Ieri mattina dopo aver fatto colazione nello splendido giardino/orto del b&b, partiamo in bicicletta alla ricerca del monastero della foresta. Imperdibile la sosta (con degustazione annessa) alla azienda vinicola piu conosciuta del Myanmar che sorge in cima a quella che chiamano Red Mountain, una collinetta coperta di filari.
Proseguiamo attraversando paesini in cui nemmeno un’anima parla inglese (il livello di conoscenza dell’inglese si sta rilevando davvero davvero basso…quasi come quello delleb eti wifi che ogni tanto miracolosamente trovi in giro 🙂 ) cercando di scoprire dove si trova questo monastero. Finalmente, dopo 1h30 di strada semi sterrata, imbocchiamo quella che dovrebbe essere la direzione giusta ma…la strada diventa sempre più ripida, la nostra graziella – style bici ha a malapena 3 cambi e ci sono sooooooolo 38 gradi. Fede perde l’uso della parola (tranne qualche sporadico insulto verso la sottoscritta). Decido di abbandonare la bici e proseguire a piedi.
Arriviamo ad un tranquillo monastero arrocato in cima alla montagna con le stanze dei monaci disposte come su dei terrazzamenti, una sopra l’altra.
L’autista che dovrebbe portarci in aeroporto non si presenta all’appuntamento perché è rimasto bloccato in aeroporto con altro clienti. Dopo un attimo di panico troviamo un altro taxi e voliamo in “aeroporto”: una casetta in cui il check-in consiste in un adesivo attaccato alla t-shirt con il nome della compagnia aerea, l’imbarco dei bagagli in un portatore che prende lo zaino e lo carica in stiva, i controlli di sicurezza in uno sguardo sommario al bagaglio a mano, un ragazzo che ti viene a chiamare per nome in sala d’attesa e ti accompagna alla scaletta dell’aereo, aereo che, avendo caricato i passeggeri che doveva caricare, parte con 35 min di anticipo!!!
Mandalay ci accoglie con 45 gradi e la sua polvere. L’impatto va attutito con un bel cocktail a bordo piscina e un’oretta di vero relax.
Cena in un ristorante dall’aspetto tristissimo con pavimento di piastrelle bianche, tavoli di alluminio e un bancone tipo self service ma dove proviamo la vera cucina birmana!! Capiamo a stento cosa stiamo mangiando e gli altri avventori (tutti locali) ci guardano come marziani da studiare…ma è davvero un’esperienza interessante!!