Mandalay di per sé non offre molto da visitare. Tutto ciò che c’è di interessante da vedere è fuori città.
Decidiamo di farci accompagnare da una ragazza locale per farci raccontare un po della cultura locale. La nostra guida si chiama Maetwei ed è una ragazza di 37 anni, figlia di un militare che, una volta in pensione, non ha più potuto garantire la sopravvivenza alla sua famiglia. Lei ha quindi dovuto trasferirsi in campagna con la madre e ha iniziato a lavorare mentre studiava all’università; una volta sposata e messi da parte un po di soldi, ha fatto il training per diventare guida. Purtroppo il turismo non è ancora abbastanza sviluppato per garantirle un lavoro stabile quindi ora si alterna fra questo lavoro e come staff nel nostro hotel. Maetwei è innamorata del suo paese, lo conosce in modo profondo perché ne ha studiato la storia e la cultura sui libri oltre che viverla.
Dedichiamo la giornata all visita delle ex capitali reali: Anamapura, Inwa e Sagaing. Vediamo tantissime pagode ognuna con la sua storia e le sue tradizioni. Le statue del buddha che vi sono dentro sono opere d’arte incredbili (un buddha di 10 mt di altezza ricavato da un unico blocco di marmo, uno ricoperto da fogli d’oro attaccati dai fedeli che hanno raggiunto uno spessore di 15 cm, un buddha reclinato di 20 mt tempestato di rubini, zaffiri e giade di cui la Birmania è ricca), mosaici del 1300, templi di teak del 1800 perfettamente conservati (uno ha tutte le pareti interne coperte d’oro).
Visitiamo anche un monastero che raccoglie alcuni fra i ragazzi piu poveri della zona. Qui assistiamo al rito della questua. Ogni giorno i monaci sfilano in rigoroso silenzio davanti ai pellegrini che donano loro una ciotola di riso e del curry di qualche tipo (questo è il pasto quotidiano di quasi tutti i birmani) e li consumano concentrandosi solo su quello che mangiano senza parlare fra loro. La maggior parte dei ragazzi che vivono qui sono novizi ovvero hanno meno di 20 anni. A quest’eta possono scegliere se ordinarsi monaci o tornare alla vita civile.
La tappa successiva è l’Ubein bridge: il ponte di teak piu lungo al mondo (1,2 km) sorretto da pali che in questa stagione secca sembrano sproporzionatamente alti ma che nella stagione delle piogge bastano a malapena per garantire il passaggio all’asciutto dei numerosi pedoni (o qualche motorino) che lo attraversano quotidianamente per raggiungere il centro di Anamapura dalle campagne al di là del fiume.
Andiamo poi ad Inwa, un paesino che sembra rimasto nell’800 in cui ci si muove solo con calessi tirati da cavalli. Qui oltre agli immancabili stupa di ogni genere abbiamo l’occasione (solo perche è la stagione giusta) di provare la sky beer, ovvero la linfa della palma che viene raccolta al mattino in vasi di coccio appesi alla palma e al pomeriggio fermenta diventando leggermente alcolica. Il nome è dato dal fatto che dato il grande caldo dopo un vado di birra finiscono tutti per terra a faccia in su!! 🙂
Questi due giorni di scoperta dei dintorni di Mandalay si concludono con una gita in barca (uno zatterone che andava a zig zag nel fiume per assecondare le correnti con una velocità di crociera forse forse di 3 nodi!) per arrivare a Mingun, un altro gioiellino isolato dal mondo dove doveva essere costruito il tempio piu grande del mondo (150 mt di altezza) per il quale era stata costruita la campana piu grande del mondo. Il tempio non fu mai finito ma la struttura incompiuta è gia di per se talmente imponente da ricordare le piramidi egizie e la campana è conservata nel paese ed è diventato il gioco si tutti i bimbi e i piccoli novizi della zona.
Il ritorno in barca al tramonto è davvero magico e nonostante la velocità sia al limite del ridicola, la mia frenesia milanese non è altro che un vago ricordo! 🙂