Ultimo tratto di strada con il nostro mitico driver Satish. Stamattina sa che abbiamo poco tempo e mette il turbo! 🙂
Dopo 4 ore di viaggio arriviamo al tempio di Ranakpur, il più grande ed importante tempio giainista dell’India. È un capolavoro d’arte del 1.300 d.C. con le sue 1.444 colonne che reggono cupole di pietra saponaria bianca tutte intarsiate: un luogo meraviglioso con una carica spirituale fortissima. Capiamo meglio quali sono i 5 principi base della dottrina giainista necessari per raggiungere il nirvana e che hanno fatto da guida anche al Mahatma Gandhi: non violenza, verità, non rubare, castità, non attaccamento ai beni materiali. Il solo fatto di essere all’interno di questo tempio fa veramente venir voglia di perseguirli tutti.
Purtroppo il ritorno alla realtà e ai problemi concreti è repentino ed inevitabile quando scopriamo che il nostro biglietto per il treno di stasera per andare a Mumbai è stato cancellato perché non ci sono più posti: smuoviamo tutti i nostri contatti locali per cercare di trovare una soluzione e ci prepariamo al peggio!!
Dopo aver tentato tutte le strade per avere un posto sul treno, ci rinunciamo e riusciamo a trovare 3 posti su un pullman notturno “sleeper” in partenza alle 17.30 da Udaipur…chissà cosa ci aspetta!!
La strada da Ranakpur ad Udaipur passa in mezzo alle montagne e ai boschi ed è molto panoramica. Lungo tutto il percorso il ciglio della strada è presidiato da simpatiche scimmiette grigie che stanno in pose buffissime. Arriviamo ad Udaipur e inizia la corsa per vedere in sole 3 ore quello che avevamo calcolato di vedere in 8 prendendo il treno!
Visitiamo il giardino delle principesse, ci addentriamo nei vicoli tortuosi e colorati del quartiere intorno al palazzo reale e ci imbarchiamo per una gita sul lago che ci mostra il lato più bello di tutti gli sfarzosi palazzi che sono stati costruiti in questa città particolarmente sicura perché protetta dal lago e dalle montagne.
Sui gatt (gli scaloni di accesso al lago) le donne lavano i panni ridendo fra loro. Una donna con i capelli bianchi come la neve, avvolta in una pudica tunica, si lava con grande cura strofinando il corpo con una spazzola e pucciando i capelli nel lago.
In mezzo al lago ci sono due isole, di cui una è completamente occupata da uno degli hotel più belli del mondo. Proviamo a sbirciare dentro…ma dalla barca non si vede un gran che!
Nonostante il breve tempo trascorso ad Udaipur ci hanno colpito profondamente alcuni picchi di povertà: i bagni pubblici con le turche comuni (senza pareti fra un bagno e l’altro) su cui le donne si accucciano coperte dai loro sari, alcuni bambini seduti in mezzo alla strada nudi e coperti di croste che sorridendo ci chiedono “soda, soda” (la coca-cola).
Arriva il nostro pullman, un vecchissimo volvo scrostato che sferraglia. All’interno, a dx e sx del corridoio, ci sono due piani di cuccette ciascuna chiudibile con una paratia scorrevole con dei materassi di vecchio velluto sintetico. Troviamo i nostri posti e ci infiliamo divertite nei nostri loculi. Ogni cuccetta ha anche uno schermo tv e una presa della corrente…non ci sembra vero! Dopo 10 minuti iniziano i però: una delle prese penzola sopra la nostra testa attaccata ai fili e appena la sfioriamo emette scintille, la tv si sintonizza su un inguardabile film di Bollywood e le casse centrali del pullman ne sparano l’audio in “dolby surround” con effetti speciali sulle scene di paura perché gracchiano talmente forte che fanno letteralmente tremare le cuccette!! Rinunciamo a chiacchierare e ci buttiamo nella lettura più o meno impegnata! 🙂
Uno dei momenti più belli però rimane la sosta “all’autogrill”: nel mezzo del nulla appare una sala mensa con tavoli e panche di legno, una specie di cucina all’aperto e a fianco due bancarelle di dolci tipo luna park! La mensa è gremita di indiani (siamo le uniche bianche oltre a 3 ragazzi inglesi) che urlano e mangiano i loro thali (vari assaggi di curry, dall, yogurt, salsine da mangiare con il pane naan) in piatti di metallo. Proviamo a chiedere un tè ma nessuno capisce mezza parola di inglese: ci facciamo aiutare da una ragazza giovane, gentilissima che sa l’inglese e ci fa da interprete. Ce lo preparano in un pentolone sul fuoco all’aperto aggiungendo le spezie masala e poi filtrandolo. Sul retro ci sono i soliti bagni in condizioni “da apnea” e sulla strada 3 vecchietti sdentati che fumano accovacciati intorno ad un braciere ormai quasi spento: uno spaccato eccezionale di indianità.
Ora ci siamo riinfilate nei nostri loculi con il sacco lenzuolo che ci dà molta sicurezza (più psicologica che batterica) ed è ora di fare la nanna! A domani!