Ci svegliamo presto per andare a comprare una scatola di dolci da portare in dono ai genitori di Dhruv. Ne approfittiamo anche per fare colazione in questo negozietto ricolmo di dolciumi di cui non ne conosciamo neanche uno! Ci divertiamo a provare un paio di cose basandoci solo sull’ispirazione: come tutti i dolci qui sono mooolto dolci ma il sapore è buono!
Abbiamo ancora 1 oretta prima che ci vengano a prendere, iniziamo a chiacchierare e a camminare e ci perdiamo per il quartiere. Imbocchiamo una stradina in salita, colorata dai sari di un gruppo di donne occupate nella toilette quotidiana loro e dei loro bambini. La strada si stringe ed entriamo in un dedalo di viuzze su cui affacciano centinaia di case: ognuna ha una piccola stanza al piano terra, in cui c’è un angolo cucina, e una stanza al piano di sopra, collegata con una scala esterna a pioli, che sembrerebbe la stanza dove dormono. Le case non hanno porte, solo delle tende colorate che tengono lontano animali, sole, polvere e concedono un minimo di privacy. Il pavimento dei vicoli è fatto di terra e fango (non voglio immaginare cosa succeda qui durante il periodo dei monsoni) ed è coperto da fasci di tubi che probabilmente distribuiscono elettricità e acqua nel quartiere. I vicoli diventano sempre più bui e stretti. Ci guardano tutti straniti, non credo vedano bianchi molto spesso girare qui. Dopo una prima sensazione di timore acquistiamo sicurezza. Sorridiamo e gli sguardi straniti diventano sorrisi di rimando.
Sbuchiamo nella piazza centrale del quartiere. Tanti ragazzi ci vengono incontro, fanno a gara per parlarci e salutarci, uno ci fa segno di seguirlo: ha deciso che ci farà da guida. Cammina velocissimo fra la folla; ci fa vedere il quartiere islamico e poi ci porta al mercato dove polli e capre sono spellati e tagliati a pezzi su pietroni rasoterra. Vorrebbe portarci a vedere la stazione ma purtroppo dobbiamo tornare verso l’hotel. Per strada una capretta è seduta su un motorino e sta mangiando il sellino, un bimbo accovacciato per terra davanti a casa si lava i denti da solo e sputa sul pavimento.
Arriviamo a casa di Dhruv dove vivono con il nonno (quando muore la moglie la tradizione vuole che lui si trasferisca in casa dei figli) e dove ci aspetta un meraviglioso brunch con cucina tipica del punjab, la regione di origine della sua famiglia: i puri (frittelle fatte con 7 farine diverse e spezie) fanno da accompagnamento ad alloo paneer (formaggio e patate speziati) e chole (un curry di ceci). Non mancano il riso pulao (con verdure), il raita (la cremina di yogurt che serve a stemperare il piccante dei curry) e dei pickles fatti in casa con peperoncini e mango. È tutto delizioso e non riesco a smettere di riservirmi!! 🙂
La mamma non si siede a tavola con noi: come da tradizione cucina per il marito e i figli e solo quando questi hanno finito, si serve nel piatto del marito e consuma il suo pasto.
Ci spostiamo in terrazzo con vista sull’oceano per mangiare il dolce: Gajar Halwa, una specie di composta di carote grattugiate che vengono cotte per 8 ore in uno sciroppo di zucchero e latte condensato con mandorle ed uvetta.
I genitori di Dhruv sono carinissimi e chiacchieriamo di viaggi e lavoro, ci raccontano un sacco di cose della cultura indiana e peculiarità della città di Mumbai viste da chi le vive nel day-by-day. Una chicca della città di Mumbai è il Dabbawala, un’efficientissima rete che ritira i lunch box dei lavoratori alle 11 dalle loro case, dove le mogli hanno cucinato, li caricano sui treni e li consegnano puntuali all’ora di pranzo sul luogo di lavoro. Dopo pranzo raccolgono i vuoti e parte la catena inversa. Questo permette alle mogli di avere il tempo per cucinare e ai lavoratori di non essere impacciati dai contenitori nel loro difficoltoso tragitto sui treni gremiti del mattino.
Salutiamo Dhruv, la sua famiglia e Giorgio (l’amico con cui Dhruv ha passato le sue vacanze) e ripartiamo per il nostro tour di Mumbai. Andiamo verso il Chor Bazar, uno dei mercati più grandi di Mumbai ma ci troviamo nel bel mezzo dei festeggiamenti della comunità islamica per la nascita di Maometto: carri ricolmi di fiori, casse che pompano musica a tutto volume, gente vestita a festa che urla preghiere e inni, bandiere che sventolano, tamburi e nacchere che suonano! La nostra macchina viene spinta dal corteo fino a quando non troviamo una via d’uscita da una stradina laterale.
Arriviamo a Victoria Terminal, la stupenda stazione centrale costruita in un mix di stili fra gotico/rinascimentale europeo e arte moghul. Oggi è domenica quindi è molto tranquilla ma durante le ore di punta dei giorni feriali tutta la zona si ricopre di talmente tante persone che vieni trasportato dalla folla senza possibilità di scegliere dove andare né di muoverti. Ecco perché i lavoratori non riescono neanche a portarsi appresso il pranzo.
Andiamo nella zona sud di Mumbai chiamata Colaba, la prima immagine della città che avevano i viaggiatori arrivando dal mare. Proprio per questo è stata posta qui Gateway of India, una gigantesca porta che simboleggia l’entrata nella città. Dietro c’è il Taj Mahal hotel, costruito da mr. Tata, che svetta maestoso con le sue cupole e finestre dalle forme arabeggianti. Per concludere degnamente la nostra visita a Mumbai ci sediamo a prendere un chai al Leopold, il bar che fa da sfondo a tantissime scene di Shantaram, il libro che negli ultimi mesi mi ha fatto, ancora di più, sognare di visitare questa città!