Antigua

Dopo 26 ore di viaggio della speranza ( con 3 ore di ritardo sul volo Miami – Città del Guatemala per cattivo tempo ovvero 4 gocce di pioggia…mah!!) arriviamo finalmente ad Antigua! Alle porte della città ci accoglie il vulcano Pacayà che, nel buio della notte, si staglia davanti a noi rosso di lava.

Il nostro hotel (La Sin Ventura) è nella via principale di Antigua, una vietta acciottolata che attraversa la piazza centrale della città ed è fiancheggiata da posadas (un tempo ricoveri per viaggiatori trasformati in hotel e ristoranti con rigogliosi giardini ombreggiati), un vecchio convento e alcuni laboratori di artigiani.

La mattina inizia al caffè Bohéme dove, sedute su sedili di paglia, gustiamo affamate ( non mangiavamo da 12 ore!!!) delle tortine e il nostro primo liquado, succo di frutta fresca con acqua.
Passeggiamo alla scoperta di Antigua e raggiungiamo il mirador della città, un punto panoramico in cima ad una collina. La cittadina, a misura d’uomo, era la vecchia capitale del paese ed il suo fulcro religioso. L’attrazione culturale maggiore sono infatti le numerose chiese e conventi che spuntano in ogni angolo della città.

Tripadvisor ci suggerisce di mangiare in un cafè a conduzione familiare. Ci fidiamo ed entriamo in un quello che apparentemente sembra un micro negozietto. Chiediamo se possiamo mangiare qualcosa e ci accompagnano nel retrobottega dove troviamo 1 solo grosso tavolo attorno al quale sono seduti due gruppetti di locali che ci invitano a sederci. Scegliamo (o meglio NON scegliamo) fra i 2 piatti proposti, un pepian de pollo (una specie di stufato con riso) e un tamal (impasto di mais e gallina cotto in foglie di banano) accompagnati da tortillas bollenti e avocado…una meraviglia. Dopo poco si aggiungono al tavolo 2 ragazzi romani che sono in viaggio in questa zona da 1 mese e ci riempiono di dritte e consigli!

Nel pomeriggio ci avventuriamo con un bus locale a San Juan de l’Obispo, un paesino appena fuori da Antigua dove sorge la chiesa cattolica più antica del centro America. È domenica pomeriggio e il paesino è a dir poco silenzioso. Arriviamo nella soleggiata piazza della chiesa che sembra anch’essa chiusa e silenziosa. Notiamo però che la porticina laterale è socchiusa e sgattaioliamo dentro. Ci troviamo di fronte a gigantesche pale dorate con dipinti meravigliosi che quasi stridono con la semplicità e la povertà del paesino intorno. Nelle prime panche c’è un gruppetto di ragazzi che ascolta silenzioso una suora che con una vocina allegra ha catturato la loro attenzione…e in breve anche la nostra. Parla delle scelte di vita, di quanto dipendano dalla nostra volontà e di quanto sia importante avere il coraggio di ascoltarsi…rimaniamo a lungo in ascolto…chissà che la sua saggezza non faccia bene anche a noi…:-)

Ritorniamo sulla strada “principale” – o almeno così sembra – ci sediamo su una pietra sul ciglio della strada con una birretta e aspettiamo che succeda qualcosa…per (s)fortuna  l’unica cosa che succede è che ad un certo punto passa un altro autobus che ci riporta ad Antigua.
Ceniamo in una posada in cui un gruppo di suonatori suona uno strano strumento che assomiglia ad uno xilofono e poi passiamo un po’ di tempo nella piazza principale ad osservare i locali e i turisti che passeggiano e si godono il fresco della sera.

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