Il panorama che scopriamo al mattino non è assolutamente più confortante. Camminiamo per 6 o 7 isolati alla ricerca di un bancomat, le case sono sgarruppate, le persone ci guardano un po stranite, non c’è neanche un “bar” per fare colazione. Riusciamo a ritirare un po’ di quetzales e poi scendiamo verso il molo dal quale partono le lance per Livingston. Sulla strada una signora ci invita a sederci nel suo cortile per fare colazione. Ci adattiamo ai costumi locali e ci facciamo portare huevitos con jamon y queso, frijoles (la loro purea di fagioli neri) e le immancabili tortillas. Prendiamo la barca che in mezz’oretta ci porta a Livingston. La costa è molto molto lussureggiante, puntellata da moli che conducono a villette per lo più private.
Arriviamo a Livingston dove fa un caldo umido soffocante. Sotto il peso degli zaini cerchiamo posto negli ostelli e hotel che avevamo trovato sulla guida e su internet ma sembra che stasera siano tutti pieni. Decidiamo di fidarci di un ragazzo del posto che ci vuole portare ad un hotel che scopriamo (troppo tardi) essere dall’altra parte della città…arriviamo quasi collassate dal caldo.
Livingston è molto diversa da quello che abbiamo visto finora perché la gente è di etnia garifuna, la pelle è nera e le fattezze sono molto più simili a quelle africane che a quelle Maya. Esce musica da ogni casa, la gente sembra svogliata – effettivamente il caldo toglie la voglia di fare qualsiasi cosa – e mi sembra anche meno aperta e cordiale.
Lasciamo i bagagli, inforchiamo il costume e corriamo sulla spiaggia. La spiaggia si estende a perdita d’occhio, la sabbia è chiara, quasi bianca, ma purtroppo è piena di rifiuti. Camminiamo per più di 2 ore sulla spiaggia (con indispensabile pausa per un margarita in riva all’acqua) poi ci addentriamo nella giungla e raggiungiamo dei laghetti che si chiamano Los Sietes Altares. In tutto il percorso avremo incrociato si e no 6 turisti e rimaniamo sole, nel silenzio dei laghetti a goderci la frescura dell’acqua.
Camminiamo per altre 2 ore per ritornare all’albergo ma chiacchierando il tempo vola (come riusciamo ad avere ancora così tanto da dirci dopo 7 giorni di convivenza stretta rimane un meraviglioso mistero) 🙂
Dopo una doccia che vorremmo ghiacciata e non è altro che fredda usciamo a fare 4 passi – dato che non abbiamo camminato abbastanza – e ci fermiamo a bere qualcosa. Scopriamo, con gran gioia di Manu, che fanno il Coco Loco, un cocktail preparato con l’acqua di cocco e servito dentro al cocco stesso…una goduria!!
Dopo aver sgranocchiato qualcosa andiamo in spiaggia a vedere le stelle…ci sono tuoni fortissimi e sopratutto lampi che illuminano a giorno tutto l’orizzonte ma lasciano il cielo limpido e le stelle brillanti. Rimaniamo a lungo affascinate in silenzio a goderci lo spettacolo.