La giornata inizia con la colazione in hotel. Il buffet mescola alimenti occidentali e giapponesi ma io naturalmente mi attacco ad un businessman giapponese e copio esattamente la sua colazione, tentennando – ma lasciandomi convincere – sul pesce marinato e sulla zuppa di alghe.
Prima tappa di oggi è il famosissimo mercato del pesce, Tsukiji. Tutto intorno al mercato coperto pullulano bancarelle e micro ristorantini che propongono ogni possibile tipo di pesce ed alga. Noi tre sembriamo nel paese dei balocchi!! Proviamo qualsiasi cosa ci passi sotto le grinfie: le palline di Mochi (dolci tipici delle feste popolari fatti da una involucro gelatinoso di farina di riso e una pasta di fagioli dolci all’interno), delle fragole bianche (che sembrano solo acerbe ma in realtà sono dolcissime), ricci di mare crudi, capesante grigliate con ricci, cracker di alghe, alghe marinate, tonno essiccato, rotolo di frittata con pasta di pesce, chele di granchio gigante…insomma non ci siamo risparmiate!!
Dopo aver mangiato per colazione,pranzo e cena insieme, ci addentriamo nel vero e proprio mercato coperto. L’ingresso a questa parte del mercato, dedicata al commercio all’ingrosso, è concesso ai turisti solo nell’ultima ora di attività, dalle 10 alle 11 de mattino. La scena è quella di un mercato in chiusura in cui tutti si affrettano verso gli ultimi affari e qualcuno incomincia già a dedicarsi alle pulizie.
Camminiamo in fretta sbirciando fra i banchi ancora in attività e cercando di identificare almeno qualcuna delle migliaia di specie di pesce in vendita. Una delle cose che ci colpisce di più e l’assenza totale di odore di pesce e la pulizia dei banchi. La maggior parte degli addetti ai lavori indossa guanti bianchi. Per il trasporto delle merci utilizzano degli strani carretti elettrici che si guidano con una ruota che assomiglia a quella delle giostre per bambini. In molti banchi a quest’ora tagliano con la sega elettrica i filetti di tonno che hanno appena congelato – e che assomigliano ora a blocchi di legno – e che partiranno verso i ristoranti di sushi all’estero.
Un signore prepara dei sushi di tonno appena pescato per lui e i suoi colleghi. Lo osserviamo con l’acquolina in bocca…e lui ci allunga 3 sushi…capiamo la differenza con tutti gli altri sushi: un’esplosione di mare in bocca!
Dopo aver passato qui quasi tutta la mattina, decidiamo di incamminarci verso Ginza. Il panorama cambia completamente: torniamo nella modernità di grattacieli e negozi di moda.
Incuriosite andiamo alla scoperta di qualche negozio e grande magazzino. Entriamo da Itsuya, la più grande cartoleria che abbia mai visto: 8 piani interi dedicati a penne, carta, agende e oggetti da ufficio.
La sister architetta ci fa fare un altro giro di splendidi edifici costruiti da archistar tra cui quello di Mikimoto e il Dear Ginza. Trovare questi palazzi senza Google maps (è la prima volta dopo 5 anni di SIM Vodafone illimitata che mi trovo a girare solo con cartine cartacee e la guida alla mano!) è un’impresa: gli indirizzi di Tokyo indicano luoghi approssimativi, con punti di riferimento alquanto vaghi anche per i locali. Fortunatamente sono tutti talmente gentili che si prodigano per aiutarci e chiedono ad altri locali finché non trovano qualcuno che conosca il posto.
Dopo tutte queste ricerche e questa modernità ci rifugiamo ai giardini imperiali, un’oasi di pace in piena Tokyo con laghetti, ponticelli, siepi colorate e ciliegi in fiore.
Ci riposiamo ai giardini leggendo la storia di Tokyo.
L’ultimo quartiere che vogliamo visitare oggi è Roppongi, quartiere ricco di Tokyo caratterizzato da alcuni grattacieli molto rinomati quali la midtown tower, Rappongi Hills e il Mori Art Museum. La parte più bella di questo quartiere si svela però inaspettata: un dedalo di piccole viette con locande, yakitori (spiedinerie) e izakaya (birrerie locali) in legno con le tipiche tende alle porte. Gironzoliamo affascinate e cerchiamo il posto più adatto per prendere una birra.
Due signori giapponesi ci approcciano chiedendo se abbiamo bisogno (non sembra essere una zona molto frequentata dai turisti!) e noi rispondiamo che stiamo solo cercando un posto per bere una birra. Ci invitano a seguirli ed entriamo in una porticina di legno senza insegna. Dentro ci sono solo due tavoli di legno. Intorno ad uno 5 signore stanno ridendo. Ci accomodiamo insieme ai nostri ospiti intorno all’altro. Ordiniamo da bere (e loro anche da mangiare) e iniziamo a chiacchierare. Sono un banchiere e un medico internista. Cerchiamo di sfruttare l’occasione per fare un sacco di domande a cui non siamo ancora riuscite a dare risposte, sopratutto su quello che mangiamo. Per esempio ci sono dei cestini di uova sul tavolo e scopriamo che sono uova fresche che loro mescolano al riso caldo e alla soia. Le uova sono gratis, il riso si paga…!! In 1 ora ciascun nostro commensale si mangia la bellezza di 3 uova crude con il riso…per il colesterolo qui è un party!!
Dopo 1 oretta ci congediamo: è la notte di Pasqua e decidiamo di partecipare alla veglia pasquale nella chiesa francescana di Roppongi…non sappiamo cosa ci aspetta!! Dopo una prima bellissima fiaccolata nel giardino della chiesa, inizia una serie di salmi cantati e letture della Bibbia che sembrano non avere fine. Complice l’illuminazione fioca dovuta solo alle candele, mamma da un lato e sorella dall’altro, non riescono a stare sveglie. Io tiro gomitate e canto a tutto volume…ma gli sforzi sembrano vani!!
Dopo 2 ore di cerimonia (non siamo neanche a metà messa!!) l’intera assemblea si sposta in una sala adiacente dove assistiamo ad un rito particolarmente emozionante: la comunità accoglie 6 nuovi membri adulti che hanno scelto di battezzarsi. Il battesimo si svolge alla maniera dei primi cristiani: uno ad uno I battezzandi si infilano in una grande vasca d’acqua dove tutto il loro corpo viene purificato e benedetto e la comunità canta un canto di gioia. Confesso che nonostante la bellezza del rito dopo 2h30 battiamo in ritirata esauste dalla giornata.
Sulla via del ritorno ci fermiamo a mangiare in un ristorantino delizioso in cui mangiamo sedute per terra su un bancone di legno che circonda la cucina a vista. La specialità del luogo è l’Oden, un brodo scuro con verdure, alghe, radici e delle specie di ravioli, cotti a vapore e immersi nel brodo.
Mia sorella è intollerante al glutine che per la cucina locale è molto complicato perché non può mangiare salsa di soia che qui è onnipresente. Questa difficoltà ha come lato positivo il fatto che interagiamo molto con cuochi e camerieri per cercare di capire che cosa può e non può mangiare. Stasera diventiamo amiche del cuoco che si prende a cuore la situazione e fa di tutto perché mi sorella posso godersi la sua cena senza pericoli. Mia sorella stasera è dispettosa, cerca di provocarmi poi mi da troppi bacini e io la scaccio: il cuoco, per niente abituato a queste dimostrazioni di affetto e giocosità scoppia a ridere in continuazione vedendoci!!