Usciamo dal lodge e l’arietta fredda di montagna ci sveglia rapidamente. Con 10 minuti di macchina arriviamo al paesino di Shirakawago. Il paesino è un villaggio di coltivatori di riso con una caratteristica ormai unica: ha conservato le tradizionali case con i tetti spioventi di paglia. Ci addentriamo nel paesino, le case tradizionali si alternano a case moderne. Il primo impatto non ci entusiasma, ci sembra poco omogeneo. A poco a poco però si svela la sua bellezza: non è un paesino da cartolina, un po’ finto, per turisti…bensì un paesino in piena attività con persone che vivono la loro vita in questi luoghi. Mi colpisce una contadina china quasi a 90 gradi sul suo aratro e mi vengono in mente le strofe di De Gregori “curva sul tramonto sembra una bambina…”
Più ci addentriamo nel paesino, più ne restiamo affascinati. È presto e non ci sono ancora troppi turisti; osserviamo i negozianti spazzare davanti al loro negozio, le sale da the con le finestre di carta di riso aperte per fare entrare qualche raggio di sole.
Dopo un paio d’ore riprendiamo il bus per Kanazawa. Quando arriviamo è ora di pranzo e ci dirigiamo verso il mercato Omi-Cho per cercare un po’ di pesce fresco. Troviamo un ristorantino di sushi: naturalmente il menù è solo in giapponese, ma ci basiamo sulle foto…e ordiniamo tutto quello che non riconosciamo!! 🙂 Non avremmo potuto scegliere meglio!
Ci avviamo verso il palazzo imperiale e ci fermiamo a prendere un caffè in un caffè giapponese. La sala è piccola con cucina a vista. Un uomo in giacca e cravatta sta pranzando da solo in un angolo risucchiando rumorosamente i suoi Udon. Osservo il cuoco con la bandana in testa lavorare dietro al bancone ma su uno schermo passano le immagini della parata militare della Corea del Nord che mi catturano e mi lasciano attonita.
Quando entriamo nei giardini del castello di Kanazawa inizia una leggera pioggerellina che nell’arco di poco diventa sempre più intensa fino a tramutarsi in scrosci d’acqua dai quali è difficile proteggersi anche con l’ombrello. Nonostante questo trascorriamo un paio d’ore a vagare fra i giardini del castello e gli incantevoli giardini di Kenroku-en. Anche qui la fioritura dei ciliegi è un po’ in ritardo cosa che ci permette di godere ancora di tanti ciliegi in fiore!
È difficile spiegare a parole la bellezza di questi giardini: la varietà di panorami e di specie vegetali dai mille colori, il silenzio e la tranquillità che vi regnano, la presenza e il rumore dell’acqua,…Il risultato è che ci si sente in un’oasi di pace anche nel bel mezzo della città!
Un po’ bagnati ma con ancora tanta voglia di scoperta andiamo a vedere il quartiere dei samurai (Nagamachi). Oggi rimangono due strette strade di case con i tetti di ceramica laccata e i portali in legno. Visitiamo una casa tradizionale con un bellissimo giardino contemplativo nascosto all’interno e una casa da te al piano alto.
La giornata si conclude con la visita al vecchio quartiere delle geishe (Higashi-chaya-gai), un quadrilatero di viuzze con casette in legno e piccole lanterne rosse. Ne riceviamo una visione un po’ melanconica: è l’ora di chiusura dei negozi di artigianato e delle sale da the che caratterizzano la zona e la pioggia sembra lavare via i colori…ma l’assenza di persone la rende anche un po’ magica.
Mangiamo dei dumplins di riso e pesce in un ristorantino non lontano dall’hotel prima di crollare nel letto dopo una doccia bollente!