Dopo colazione ci raggiunge in albergo Sajo, la nostra “guida” di oggi, una ragazza giapponese, amica di un amico, che ci porterà alla scoperta di Kyoto.
Iniziamo la nostra visita da un santuario shintoista e scopriamo alcune delle differenze fra santuario shintoista e tempio buddista. Sicuramente i miei racconti non saranno né esaustivi né particolarmente rigorosi ma sono le chiavi di lettura che ci ha dato Sajo e che mi hanno permesso di comprendere molte cose.
La prima cosa da sapere è che qui la maggior parte delle persone sono buddiste e shintoiste allo stesso tempo. Ci si reca al santuario shintoista per esprimere desideri mentre si va al tempio buddista per ringraziare e pregare per i propri antenati.
Il santuario è un luogo aperto con diverse nicchie iconografiche dedicate ad una o più divinità. Sono luoghi molto colorati, sopratutto sulle tonalità dell’arancione.
Il rito shintoista prevede di gettare una moneta in una cassetta, suonare la grossa campana che c’è nel santuario e battere forte due volte le mani per attirare l’attenzione degli dei e degli spiriti e poi esprimere il proprio desiderio.
Oggi i fedeli si recano al santuario almeno 1 volta all’anno per celebrare l’inizio dell’anno e ad ogni ricorrenza importante in cui desiderano che qualcosa si avveri: accesso all’università, esami, matrimonio, malattia,…
Il tempio invece è un luogo molto più silenzioso e raccolto, con una parte centrale coperta, solitamente in legno, dove si deve camminare senza scarpe. L’iconografia è principalmente quella del Buddha verso il quale tutti si rivolgono.
Il rito buddista prevede l’accensione di candele ed incensi, offerte e preghiere di ringraziamento. Molti fedeli pregano inginocchiati.
Visitiamo un santuario (Yasaka-jinja Shrine) e due templi (Kiyomizi-dera e Kodai-ji che è un tempio zen).
Ci sono tantissime scolaresche in visita a Kyoto e in uno dei templi un gruppo di ragazzine vestite in divisa ci chiede di scrivere dei messaggi di pace e ci consegnano i loro da diffondere nel mondo. Sono allegre e ridacchiano vergognose verso papà che scherza con loro!
Il quartiere nel quale ci troviamo si chiama Gion. Oltre che per i templi questa zona è molto nota per le geishe. Tutta l’area brulica di fedeli e turisti. Rispetto a quello che ho visto fino ad ora, sono moltissime le donne che indossano il kimono. Sajo mi spiega che una buona parte sono donne giapponesi che qui usano il kimono più di frequente o che lo affittano per occasioni speciali, altre sono turiste cinesi e coreane che lo affittano come parte della loro visita. So che non è del tutto reale…ma rende l’ambiente molto particolare e fa fare un piccolo salto nel tempo con l’immaginazione.
Visitiamo poi il bellissimo castello Nijo-jo con interni completamente dipinti in oro e un mare di ciliegi in fiore…che fanno fare “ohhhhhhhh”!!
Salutiamo la gentilissima Sajo con un dono di prelibatezze pasquali italiane e francesi e proseguiamo per l’ultima visita della giornata: il Fushimi-Inari. Questo santuario consiste in un lungo camminamento di 4km che porta alla cima del monte Inari; tutto il percorso è coperto da una galleria di torii (archi che segnano l’ingresso dei santuari) arancioni.
Questa galleria arancione si snoda in mezzo ad un bosco di bambù e conifere, formando un contrasto di colori che mette allegria. La luce del tramonto che filtra fra gli alberi aggiunge un tocco di magia.
Torniamo al Ryokan dove ci aspetta un’altra cena speciale: lo Shabu Shabu o piatto dell’amicizia. Consiste in un grosso contenitore rotondo di acqua bollente con al centro un buco per la brace che viene posto in mezzo al tavolo. Dentro si fanno cuocere carne, ravioli, spaghetti di riso e verdure che si intingono poi in diverse salse (simile alla fondue chinoise francese). La qualità degli ingredienti è sopraffina e non la smettiamo più di mangiare!! Il sake completa l’opera…:-)