Se la prima notte era stata agitata da una tempesta di vento, la scorsa notte è stata tormentata da una tempesta di pioggia.
Per fortuna gli insegnamenti scout di tirare bene il sovrattetto della tenda ci hanno salvato dall’allagamento. Ci svegliamo sole, davanti al ghiacciaio, in mezzo al verde.

Dopo la nostra ormai tradizionale colazione in macchina, ci dirigiamo di nuovo verso ovest, tornando leggermente indietro, in direzione del ghiacciaio Vatnajökull, ghiacciaio più grande Europa (8.100 kmq – quanto l’Umbria), che copre circa l’8% dell’Islanda.

Ci fermiamo a pranzare a Freysnes dove proviamo uno dei piatti più tipici di questo paese: il salmerino (charr), una specie di trota tipica dell’Atlantico del Nord.
Alle 13 abbiamo appuntamento con la nostra guida (Local Guides, costo 27.900 ISK per persona per un tour privato) che ci porterà ad esplorare il ghiacciaio.
Dopo averci attrezzato per camminata e scalata su ghiaccio, montiamo su una gigante jeep Ford (le ruote mi arrivano alle spalle!) con cui ci avviciniamo alla base del ghiacciaio. Durante il tragitto scopriamo che queste macchine hanno un sistema ingegnoso che permette all’interno dell’abitacolo di gonfiare e sgonfiare gli pneumatici per poter avanzare meglio sulla neve. Già qui inizio con un centinaio di domande!!

Alla base del ghiacciaio infiliamo i ramponi iniziamo a zampettare sul ghiaccio. La guida è molto simpatica ed è laureata in geologia quindi ci racconta un sacco di particolari interessanti sulla conformazione del ghiacciaio, delle montagne intorno e del lago formatosi ai piedi. Fa davvero impressione vedere i diversi livelli a cui era il ghiacciaio 20 e 50 anni fa. La velocità con cui si sta sciogliendo il ghiacciaio purtroppo fa pensare che fra 7/10 anni questa lingua di ghiacciaio non esisterà più.
Un’altra particolarità rispetto ai ghiacciai che sono abituata a vedere, è che questo è molto basso: siamo a 1200 m (la cima del ghiacciaio è a 2100 m). Questo fa in modo che le montagne circostanti siano coperte di erba verdissima e che alcune parti del ghiacciaio siano coperte di muschio. Inoltre essendo questo ghiacciaio sopra ad un vulcano, molte delle sue parti sono coperte da detriti lavici.
Dopo una mezz’ora di salita arriviamo alle prime pareti di ghiaccio.
Qui proviamo per la prima volta a scalare sul ghiaccio usando i ramponi e due piccozze. Facciamo alcuni tentativi aumentando sempre di più la difficoltà (solo con una piccozza e poi solo con ramponi e mani!) ma rimanendo su ghiaccio relativamente morbido. Continuiamo poi a salire sul ghiacciaio dove il ghiaccio diventa sempre più azzurro e luminoso. La guida è molto felice di avere solo due clienti che si entusiasmano ad ogni sua proposta e ci guida attraverso un percorso insolito verso la parte più alta e spettacolare del ghiacciaio.


Dopo un’altra oretta di salita arriviamo ad un grosso crepaccio con all’interno una bellissima cascata. Dopo aver preparato le corde, la guida ci dice di calarci dentro al crepaccio e di risalire con le tecniche appena apprese. Già sull’orlo del crepaccio la vista è davvero mozzafiato, ma, anche se legate, l’idea di scendere là sotto e dover ri-uscire da sola fa veramente paura. Una volta in fondo, il rumore della cascata è assordante e il ghiaccio è di un blu intenso come forse non l’ho mai visto. Inizio a piantare le piccozze per risalire ma mi accorgo subito che il ghiaccio qui non è “morbido” come fuori bensì duro come il marmo!! Le piccozze rimbalzano indietro senza alcuna intenzione di fare presa. La paura inizia a salire ma dall’alto la guida mi sorride e capisco che non ho scelta se non di farcela. Al 10º tentativo finalmente la piccozza fa presa e con un sospiro di sollievo mi ci aggrappo e riesco almeno a superare il primo pezzo in pendenza negativa. Dopo 4/5 tiri arrivo a del ghiaccio più morbido e a quel punto sembra così facile che salgo su come uno stambecco! Che esperienza!



Continuiamo la nostra ascesa del ghiacciaio per un’altra oretta e arriviamo nella parte alta del ghiacciaio, lontano dai percorsi degli altri turisti, dove il ghiaccio cambia totalmente conformazione e invece di lunghi faraglioni forma delle torri verticali. Qui ci aspetta la sfida più difficile del percorso. La guida arriva in cima ad un torrione di ghiaccio tutto in pendenza negativa e ci dice di provare a risalirlo con le piccozze. Il ghiaccio qui è ancora diverso: duro ma molto friabile quindi appena si fa forza sulla piccozza piantata, il ghiaccio si sgretola.

Saliamo di qualche metro ma dopo diversi tentativi gettiamo la spugna. Nonostante questo, lo spettacolo del ghiaccio intorno è incredibile.


Scendiamo a valle e riprendiamo la macchina per arrivare ad Höfn dove montiamo la tenda in un campeggio in riva al mare.
Km: 200
Notte: Höfn
Voti:
Vatnajökull: ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,8/5