Per la prima volta non ci svegliamo infreddolite, nella nostra piccola capanna di legno. Purtroppo le previsioni metereologiche danno acqua a catinelle ma alle 9 un gigante fuoristrada della compagnia GeoTravel ci viene a prendere per l’escursione al vulcano Askja. (210.000 ISK per 8 persone + 4.800 ISK per persona per pranzo).
Ci ricongiungiamo con Ila ed i suoi amici: la brigata al completo parte per 14 ore di escursione. Dopo pochi km imbocchiamo una strada sterrata (F88) che attraversa il deserto del Myvatn, il deserto più grande d’Europa!

Ci fermiamo subito a sgonfiare un poco le gomme in modo da procedere meglio sulla strada dissestata.
Inizia un paesaggio lunare: terra sabbiosa nera come la pece, grandi fratture nel terreno, scure rocce vulcaniche modellate dal vento e dalla pioggia. La guida ci spiega che questa zona è desertica per la conformazione del terreno molto drenante: appena l’acqua tocca il suolo, viene completamente assorbita lasciando la superficie perfettamente asciutta.

Per chilometri non si vede altro. Improvvisamente dietro una duna appare un’oasi verde: c’è un fiume che attraversa il deserto e irriga le terre circostanti.
Durante la nostra ascesa al vulcano attraversiamo 3 guadi di cui uno è un po’ troppo profondo (e sulla via del ritorno diventa decisamente impraticabile) per dei 4×4 normali. Infatti per chi non ha una jeep adeguata consigliano un altro percorso (F905 e F910), 67km più lungo ma con guadi bassi e affrontabili con macchine normali.

Facciamo uno stop in una località che fa da base ai ranger del parco e dove ci sono una guest house e una zona di camping. Qui, in un buco scavato nel terreno e coperto da pelli di cavallo, un bandito ha trascorso un intero inverno rubando pecore e pescando pesciolini nel fiume vicino: non possiamo neanche immaginare come questo sia possibile considerando le temperature invernali in questo deserto di neve.

La seconda tappa è prevista al campo base del vulcano dove pranziamo e facciamo una passeggiata di mezz’ora dentro un bellissimo canyon che termina con una cascata.

Nonostante le lunghe ore di macchina in mezzo ad un deserto, i paesaggi in continua evoluzione e così lontani da quello a cui siamo abituati, ci tengono gli occhi incollati al finestrino.
Verso le 15 raggiungiamo finalmente il parcheggio del cratere. Usciamo dalla macchina ed inizia a nevicare/grandinare con un vento gelido. Ecco, le previsioni avevano ragione e i colori del cratere non risplenderanno…sono un po’ triste!

Camminiamo sulla neve una mezz’oretta e d’improvviso ci troviamo in cima al cratere più incredibile che abbia mai visto. Come se non bastasse, il vento scaccia le nuvole e il sole fa capolino illuminando l’acqua nel cratere e il lago subito dietro: che meraviglia!

La più grande eruzione del vulcano Askja nel 1875 ha formato un grande lago Öskjuvatn ed una pozza di acqua calda proprio nel cratere del vulcano dormiente, chiamata Víti, che in islandese vuol dire inferno.

Approfittiamo del sole, scendiamo nel cratere (attenzione è molto scivolosa!) e, con coraggio (ci sono pur sempre 8 gradi), ci mettiamo il costume – con grande disappunto della guida che vorrebbe facessimo tutti il bagno all’‘islandese cioè nudi come lui. Ci immergiamo nella pozza di acqua calda (29°). Siamo soli in tutto il lago, sembra di stare in paradiso!

L’esperienza ci fa toccare con mano l’attività vulcanica ancora presente qui: in alcuni punti del lago ci scottiamo i piedi a causa delle fuoriuscite di acqua bollente dal terreno che formano delle bollicine sulla superficie dell’acqua.
Ci rivestiamo e camminiamo lungo i bordi del cratere fino a raggiungere il grande lago formatosi dietro al vulcano. La guida si mette a scavare con le mani fra i sassolini sul bordo del lago e ci fa sentire come in alcuni punti esca acqua calda. Il resto del lago è però freddissimo (d’altronde è ghiacciato per gran parte dell’anno). La conformazione attuale di questo lago è più giovane rispetto alla sua formazione iniziale. Infatti, più di recente, un pezzo di montagna sulla sponda opposta a dove siamo noi si è staccata e, cadendo nell’acqua, ha creato uno tsunami talmente violento da modificare il perimetro del lago e inondare persino il lago Víti.

Riprendiamo la Jeep e ricominciamo a scendere dalla montagna. Sono già le 18 ed il tempo è tornato ad essere nuvoloso e freddo: sembra che la finestra di sole aspettasse solo noi!
Anche lungo il viaggio di ritorno la guida ci racconta un sacco di aneddoti interessanti su questa terra incredibile. Gli chiediamo degli ultimi episodi vulcanici avvenuti qui e ci racconta che dal 2014 al 2018 si sono succedute numerose eruzioni della durata anche di mesi che facevano fuoriuscire dal terreno colate di lava nel mezzo del deserto. È strano immaginare che possa uscire della lava da un terreno pianeggiante!
Ci racconta anche delle spedizioni invernali al vulcano: per salire con solo 2 turisti sono necessarie 3 fuoristrada in quanto molto spesso le macchine si impantanano nella neve, svicolano sul ghiaccio, si rompono…quindi ci vuole sempre un aiuto per risolvere i problemi. Inoltre per l’ascesa sono necessari almeno 2 gg, con 12/14 ore di guida al giorno. Nonostante questo ci racconta di queste spedizioni con gli occhi che brillano, dicendo quanto si diverte ogni volta!
Dopo tre ore di strada ritorniamo al paese di Reykjahlid. Concludiamo la giornata con una cena alla fattoria di Vogafjós con vista sulle stalle delle mucche mangiando formaggi fatti in loco e dell’ottimo agnello.
Km: 260 (di cui 200 su strada sterrata)
Notte: Reykjahlid
Voti:
Askja: ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ 5/5