Per la prima volta soffro il fuso…sto decisamente invecchiando! Dopo 20 min di lotta interna mi tiro giù dal letto e mi preparo a riaffrontare i rumori e la polvere della città!
Come prima cosa mi dirigo di nuovo verso Durbar square per vedere la Kumari, la dea vivente.
Per arrivarci a piedi attraverso il quartiere di Thamel, molto turistico (anche se di turisti ne girano pochi in questo momento), e poi proseguo lungo Gangalal Marg, che mi conquista con una successione di immagini autentiche della vita di questa città.
Le tre cose che mi colpiscono sono:
1. non c’è distinzione di spazi fra pedoni, biciclette, motorini e macchine. Si mescolano tutti e nessuno si ferma mai, incrociandosi come le maglie di una rete in modo (quasi) perfetto e (quasi…molto quasi) senza scontri.

2. I tempietti religiosi sorgono ovunque, anche nei posti più improbabili e ci sono statue votive anche nei canali di scolo dei marciapiedi dove corrono i topi (povere divinità…)

3. La città, e soprattutto le attività commerciali, si sviluppano in verticale. Infatti la maggior parte dei negozi/bar/attività che cercate, non sono al livello della strada bensì o all’interno o al di sopra di quello che vedete affacciato sulla strada. Ieri sera, per trovare il caffè dove volevo andare, ci sono dovuta passare davanti 3 volte fino a notare un cartello con una freccia che mi portava al piano di sopra!


Mi fermo solo per brevi istanti perché voglio arrivare in tempo al Kumari Chen – il palazzo della Kumari – per vederla affacciarsi alla finestra.
La dea vivente è una bambina, in età prepuberale, scelta nella casta Newari degli Shakya, che sono buddisti. La bambina scelta intorno ai 3 anni di vita, deve avere 32 lakshina, perfezioni fisiche, deve superare una serie di prove e deve combaciare astrologicamente prima con il re, ora con il primo ministro.
Vive reclusa nel palazzo senza mai uscire fino a quando non avrà le prime mestruazioni e perderà quindi i suoi poteri divini. A quel punto ritornerà nel mondo dei mortali (dicono, ed è facile immaginare, con grandissime fatiche!)
Entro nel primo cortile del palazzo dove altri turisti già stanno aspettando. Dopo poco ci chiedono di mettere via cellulari e macchine fotografiche (è vietato fotografarla) e la Kumari si affaccia alla finestra centrale del cortile. È vestita con un saari rosso, ha gli occhi molto truccati con il kajal e un copricapo che si appoggia su una crocchia di capelli.
Ha lo sguardo molto serio, quasi severo; non sorride mai e non guarda nessuno negli occhi. Sta affacciata un paio di minuti poi sbuffa e si allontana dalla finestra scomparendo.

Da Durbar square mi dirigo verso l’Asan Bazar, il mercato della città, da sempre uno dei miei posti preferiti da visitare in ogni città in cui vado.
Più che su amovibili bancarelle, questo mercato si sviluppa attraverso microscopiche botteghe lungo 6 strade che si uniscono a raggiera in Asan Square. Ci sono anche tanti venditori di frutta che portano in giro la merce in ceste legate alle loro biciclette.







Proseguendo arrivo al Garden of Dreams, un rigoglioso giardino, piccola oasi di tranquillità, nascosto dietro ad un alto muro che lo isola anche dal rumore e dalla polvere della città. Essendo inverno non ci sono molti fiori ma immagino che in primavera sia una meraviglia.




Poco lontano si trova il palazzo reale di Narayanhiti, reso tristemente celebre dal massacro della famiglia reale del Nepal nel 2001, ancora oggi coperto da un velo di mistero.
Dalla nascita della democrazia il palazzo è diventato un museo pubblico in cui si possono vedere le stanze usate dagli ultimi monarchi con alcuni oggetti della loro quotidianità.
Visito il museo (sembra una grande casa aristocratica anni 70) e la cosa più interessante è che gli altri visitatori sono tutti nepalesi, che guardano a bocca aperta tutte le ricchezze di quelli che fino a poco tempo fa erano i loro regnanti. Ci sono anche 3 scolaresche in visita di classe. Il professore si sofferma sui segni dei proiettili che hanno ucciso la famiglia reale, per insegnare e ricordare la storia recente.
A pranzo provo un altro piatto tibetano: Thukpa, una zuppa di noodles e verdure. Anche qui l’aglio si spreca, ma a parte questo molto buona e rigenerante.

Conosco quelli che per i prossimi giorni saranno i miei compagni di viaggio e come prima cosa andiamo a fare una classe di yoga con un yogi locale che ci fa praticare e poi ci guida in una corta meditazione. Sicuramente molto benefica per togliere le tensioni dell’aereo che si fanno ancora sentire (confermo ulteriore segno di invecchiamento!).


Nel tardo pomeriggio facciamo il briefing iniziale di viaggio e poi pronti per la cena tradizionale nepalese di benvenuto.

