Sveglia all’alba (anzi ben prima: 5.30) e partenza. Anche oggi abbiamo un lungo trasferimento davanti a noi. Destinazione: parco nazionale di Chitwan.

Sembra che stiano costruendo tutte le strade del Nepal proprio sotto i nostri piedi…e non parlo dell’asfalto ma proprio del percorso della strada attraverso le montagne e sopra i fiumi. Oggi per ben 2 volte abbiamo dovuto spegnere il pulmino e aspettare che la scavatrice spostasse la montagna di sassi e terra che avevano depositato in mezzo alla carreggiata unica per costruire la seconda carreggiata. Quando si riparte, c’è la guerra al più veloce e al più piccolo che si infila fra due grossi camion o autobus. Il senso di marcia è una convenzione assolutamente teorica in questo paese: si usa quella più vuota. E se arriva qualcuno nel senso opposto?! Entrambi inchiodano e si aspetta che il flusso nel senso di marcia “giusto” lasci uno spazio all’”abusivo” di rientrare in carreggiata. Di solito, in questa frazione di tempo, qualche macchina piccola o moto approfitta e si butta in mezzo sfruttando il rallentamento dei mezzi più grossi creando giganteschi ingorghi che però si risolvono con qualche colpo di clacson e relativamente velocemente.


Dopo 5h30 di sballottamenti (e raschiate della marmitta su sassi e dossi) arriviamo in un’oasi di pace: un lodge ai margini del parco nazionale di Chitwan.

Dopo pranzo riesco a godermi mezz’ora di lettura al sole (prime pagine da quando ho messo piede in Nepal).
Partiamo poi per il safari in jeep. L’ambiente è molto diverso da quello dei Safari che ho fatto in Africa. La vegetazione è molto fitta, l’erba molto molto alta e offre un perfetto riparo agli animali, rendendo molto difficoltoso l’avvistamento. Inoltre fa freddo e questo fa venire poca voglia agli animali di muoversi anche solo per abbeverarsi (quanto li capisco ora!!).




Nonostante questo, riusciamo a vedere diversi rinoceronti, elefanti e coccodrilli, tantissimi cerbiatti e cervi, qualche scimmia e centinaia di specie diverse di uccelli.




Prima di cena, andiamo al centro della cultura Tharu, nella cittadina di Saurah, dove vediamo uno spettacolo di danze tradizionali della tribù locale. Alla fine dello spettacolo i danzatori ci invitano ad unirci a loro per un ballo finale tutti insieme.
Andando verso il ristorante mi fermo a comprare un miele molto speciale: è stato raccolto a mano da favi appesi a pareti verticali della montagna. La tecnica prevede che il raccoglitore stia aggrappato con i piedi ad una scala di liane appesa nel vuoto: una tecnica estremamente rischiosa ed a rischio di estinzione ma di grande tradizione (il National Geographic ne ha parlato qui).
A cena provo l’ultimo piatto nazionale nepalese che non avevo ancora provato: il Newari Khaja, il piatto dei festival e delle celebrazioni.
