Oggi giornata di trasferimento e shopping, ma non per questo senza emozioni…o meglio: “local experiences”!
Lasciamo Chitwan verso le 8.30 per non beccare troppo traffico e il viaggio sembra andare molto liscio (forse troppo). Ci fermiamo a pranzo alle 11.30 (stiamo prendendo gli orari locali) felici del non traffico. Ripartiamo ma, ad 1h30 da Kathmandu, dopo qualche rumore sinistro e una gran puzza di frizione…la cinghia del cambio decide di lasciarci. Ci fermiamo a bordo strada in un piccolo paesino.
L’aiuto autista, alias factotum, ci fa capire (livello di inglese basso basso se non nullo) che non c’è problema e che fra 10 minuti ripartiremo. Lui e l’autista iniziano a smontare il pulmino (ci rendiamo conto che fra noi e la strada c’è solo un piccolo strato di lamiera) e si mettono a trafficare.
Noi ne approfittiamo per vagare per questo paesino assolutamente originale e non toccato in alcun modo dai turisti, nonché molto povero.
Osserviamo le attività quotidiane dei bottegai: il sarto, il barbiere, l’elettricista, l’ortofrutta…tutto si svolge in delle specie di negozietti senza porta che si affacciano direttamente sulla strada.




Noi guardiamo loro ma loro sono altrettanto attratti da noi e ci guardano con occhioni curiosi o con un po’ di imbarazzo.
Dopo sooooolo 40 minuti (e al terzo tentativo) il cambio è come nuovo e ripartiamo per Kathmandu! L’abilità di queste persone a tirarsi fuori da qualsiasi situazione con le loro mani è qualcosa che noi occidentali abbiamo totalmente perso e che mi lascia sempre affascinata.
A Kathmandu ci prendiamo un paio d’ore per qualche acquisto di souvenir e regali. Naturalmente come prima cosa mi butto alla ricerca di un po’ di spezie da portare a casa: compro del curry, del sale homalayano, dei peperoncini nepalesi, del cumino, delle spezie per fare i momo (i ravioli che abbiamo mangiato tutti questi giorni, …
Poi cerco un po’ di abbigliamento tecnico sportivo. Dopo numerose ricerche, giungo alle seguenti conclusioni: i negozietti di Thamel vendono tutti prodotti molto simili, al 100% prodotti contraffatti, fabbricati in Cina o in Nepal, di cui non sono in grado di giudicare la qualità ma non sembra molto alta. Inoltre, il taglio dei prodotti (il fit) è quello asiatico quindi per esempio per me i pantaloni sono tutti troppi corti e troppo larghi! I prodotti originali sono venduti direttamente dai negozi monomarca (NorthFace, Marmot, Sherpa,…) che si trovano poco lontano ma che hanno prezzi solo circa 5/10% inferiori a ciò che troviamo in Europa. Non sono convinta e rinuncio a questa parte di acquisti.




Continuo i miei acquisti con dell’altro miele locale: amo il miele e ho letto da diverse fonti che il Nepal sta lavorando per sviluppare questo prodotto in quanto può essere un’ottima fonte di sostentamento per le famiglie, ha un grosso mercato potenziale in India e Cina e soprattutto potrebbe diventare un elemento di vitale importanza per l’equilibrio ambientale e climatico.
Compro qualche pashmina da regalare e dei quadernini fatti di carta riciclata e stampata a mano con delle tecniche tradizionali.
Non compro nessuna singing bowl…domani capirete perché!
La serata finisce con un attentato alla mia incolumità (sotto il phon che mi ha dato l’hotel per asciugarmi i capelli) e la nostra cena di addio (anzi sicuramente di arrivederci!) accompagnata da suonatori che suonano musiche tradizionali.

Per non farci mancare alcuna “local experience” andiamo a ballare nella discoteca più cool di Kathmandu, la 52esima (lo pubblicizzavano come se fossero la seconda!) discoteca più bella del mondo. La cosa più divertente è stata osservare le differenze delle dinamiche sociali rispetto alle nostre discoteche: uomini e donne hanno passato la serata a farsi video con noi (siamo sicuramente diventati delle star dei social nepalesi!), c’era gente di tutte le età (dai 18 ai 60 anni), vestiti in ogni modo (da vestiti di paillette con spacchi vertiginosi e tacchi a gente in felpa a uno che ballava con giubbotto, cappello e guanti da sci!!), sul mega schermo del DJ – oltre a delle grafiche fighe – passano messaggi di auguri per chi compie gli anni o festeggia un fidanzamento (con tanto di foto), si beve e si fuma al bancone del bar (ma c’è un sistema di aerazione talmente potente che non si sente quasi l’odore delle sigarette per fortuna) poi si torna a ballare, appena qualcuno fa qualcosa di sbagliato o si fa troppo pressante, viene puntato da un laser verde e redarguito dai buttafuori che sono in tutta la sala, appena qualcuno rovescia qualche goccia del cocktail arriva di corsa una signora con un moccio vileda e lava il pavimento facendosi largo fra la gente che balla.
E anche questa local experience ce la siamo portati a casa!

