La giornata inizia lenta, mi godo la colazione con vista sulle risaie, poi parto a piedi dall’hotel alla scoperta di Ubud.




Scendendo a piedi dall’hotel si attraversano delle risaie e una parte di Ubud ancora senza turisti: mi piace osservare la vita di prima mattina, le signore che sistemano la casa, i bambini all’asilo che urlano e giocano, i venditori del mercatino che aprono e sistemano le bancarelle ma soprattutto quasi ogni singola persona che ho visto stava sistemando le piccole offerte votive di fiori ed incenso che si incontrano davanti a tutte le porte e a tutte le attività commerciali siano anche solo un carretto da cui si vendono frittelle.
Lungo la strada si vedono dei bei portali d’ingresso in cima a 3/4 scalini: a prima vista sembrano dei templi ma sgattaiolando dentro trovo dei meravigliosi cortili, con alcune strutture votive e altre semplicemente abitative. Mi spiegherà poi la guida che sono la case familiare tradizionali balinesi: delle strutture quadrate con a nord la casa dei nonni capostipiti, a ovest la casa degli altri membri della famiglia, a sud la cucina, a est una casa aperta dove si svolgono le cerimonie e dove vengo posti i defunti in attesa della cremazione ed in centro il tempio di famiglia per la preghiera quotidiana. Infatti al tempio si va principalmente per una cerimonia ogni 210 giorni che dura 3 giorni e in caso muoia un membro della comunità.



La prima tappa della giornata è il Pura Taman Kemuda Saraswati o Ubud Water Palace, un tempio con delle grandi vasche piene di pesci e fiori di loto. Come sempre, la zona propriamente del tempio non è visitabile perché è riservata alla preghiera ma dai cancelli si riesce ad intravedere qualcosa. Anche solo per accedere ai giardini è necessario indossare il vestito tradizionale della preghiera: il sarong (una specie di pareo) fermato con un selendang (una cintura che bisogna sempre portare perché qualora il sarong cadesse sarebbe una grave mancanza di rispetto per la divinità), la kebaya (la camicia a maniche lunghe) e un specie di fascia sulla testa. Quella degli uomini si chiama putang e ha un triangolo/nodo sopra la fronte che indica l’attenzione rivolta alla divinità.



Dopo ho visitato il palazzo real di Ubud, aperto a tutti gratuitamente, ancora oggi utilizzato per le cerimonie ufficiali. La struttura visitabile è molto simile a quella di un tempio. Vale un’occhiata ma non serve molto tempo per visitarlo.


Terza tappa del tour, il mercato “turistico” di Ubud che si trova proprio di fronte al palazzo. Il mercato è molto vasto ma le bancarelle sembrano vendere quasi tutti le stesse merci, facendosi una competizione spietata. Compro due vestitini da una signora ma la qualità non è proprio niente di che.
Continuo in modalità shopping e trovo un bel negozio che vende prodotti artigianali in teak: ne approfitto per fare qualche acquisto per casa nuova.
Un po’ carica ma soddisfatta mi dirigo verso la foresta delle scimmie, a 15 min a piedi dal palazzo. Prima di entrare nella foresta, mi fanno lasciare tutti i miei sacchetti al deposito perché sembra che le scimmie ne vadano matte e te li rubino molto facilmente. Dopo aver pagato il biglietto, mi addentro nella giungla. Ci sono scimmie OVUNQUE. Ci sono molti avvertimenti di cosa non fare con le scimmie e, nonostante all’appartenenza siano molto carine, capisco presto anche da sola che con loro non si scherza! Ti saltano addosso, ti provano a rubare le cose e, se si spaventano, non esitano a mordere.
Per fortuna la passeggiata per me è stata senza incidenti e molto piacevole. La foresta è fitta è molto rigogliosa. All’interno ci sono 3 tempietti e si riescono a vedere le scimmie da molto vicino in tutte le loro attività.






Vado a mangiare in un Warung (la loro trattoria) carinissimo – Warung Makan Bu Rus – anche se è tardissimo e conconosco una signora italiana molto simpatica che sta viaggiando da sola e ci scambiamo un po’ di consigli.

Corro in hotel a lasciare i miei acquisti e riparto per un breve trekking fra le risaie al tramonto. Prima esploro le risaie Kajeng, subito fuori dal mio hotel, che mi affascinano molto perché ancora molto autentiche ed evidentemente poco conosciute dai turisti; incontro diversi contadini chini al lavoro e uno stormo di aironi che si leva in volo proprio davanti a me.



Poi mi incammino sulla Campuhan Ridge Walk, che originariamente doveva essere la mia camminata fra le risaie. Questo percorso di 2km invece, oltre che essere molto più turistico, è una passeggiata nel verde delle colline e, una volta arrivati in cima, si vedono le risaie. Si può fare un percorso ad anello di qualche ora ma sta arrivando il tramonto e voglio essere di ritorno con la luce quindi ripercorro i 2km di ritorno salterellando in discesa con la bellissima luce del tramonto.


Per concludere super bene la serata, mi concedo una coccola in una bellissima SPA (Taksu Wellness Center) che si trova nel centro di Ubud ma, appena varcata la soglia, sembra di entrare e perdersi nella giungla e una buona cenetta al bancone di in uno dei Warung più famosi di Ubud (Warung Biah Biah).


