Day 8 – Temples around Ubud

Mentre aspetto la mia guida che oggi mi porterà a fare un lungo giro per i templi intorno a Ubud, ne approfitto per gironzolare nel mercato locale, quello dove i balinesi vengono a comprare cibo e fiori ogni giorno. I mercati sono sempre uno dei miei posti preferiti in ogni paese dove vado, gironzolo, osservo, chiedo spiegazioni (spesso nessuno mi sa rispondere ma io ci provo lo stesso!). Anche questa volta rimango affascinata da questo mondo.

Appena salita in macchina si scatena il diluvio universale…ma 3 min fa c’era il sole!! Boh…Inizio a chiacchierare con la guida e a fare un sacco di domande per cercare di capire il significato di tante cose che ho visto ma a cui molto probabilmente non ho dato il giusto peso simbolico. La prima cosa che gli chiedo è il significato esatto dei Penjor, quei bellissimi bastoni votivi di bamboo che si vedono per strada. Mi spiega che rappresentano le montagne per invocare le divinità dei Monti e che ci sono solo in questo periodo dell’anno, perché sono legati alla festa di Galungan (che avviene ogni 210 giorni), la celebrazione della vittoria del bene sul male quando gli spiriti degli avi tornano sulla terra. La festività si conclude con Kuningan quando gli spiriti tornano in cielo ed è un periodo ricchissimo di celebrazioni e gioia. I Penjor vengo costruiti da ciascuna famiglia, esposti davanti alla propria casa a Galungan, nel cestino sottostante vengono poste offerte e poi vengono rimossi 1mese e 7 giorni dopo. Durante questa festa le famiglie si riuniscono, si uccide un grosso maiale, se ne offre una parte agli dei e si mangia tutti insieme il resto per 2/3 giorni.

La prima tappa è il Goa Lawah Temple, il tempio della caverna dei pipistrelli. Vi si accede attraverso un grande portale e come ogni ingresso qui, grande o piccolo, ha ai lati due statue: sulla destra il bene, sulla sinistra il male, lo yin e lo yang che si contrappongono e tengono l’equilibrio. Per entrare in tutti i templi bisogno indossare il sarong e le donne con le mestruazioni non possono entrare.

All’ingresso c’è anche la torre con la campana, presente in ogni tempio per richiamare le persone alle cerimonie. I templi sono strutturati in 3 cortili: il primo è per rilassarsi, ritrovarsi e prepararsi; il secondo viene usato per gli incontri importanti, per firmare accordi, per sedare contrasti; il terzo è dedicato alla preghiera.

Tutti i tempietti che ci sono all’interno, hanno un numero dispari di tetti sovrapposti che va da 1 a 11 e rappresenta l’altezza dei vulcani di Bali. 11 tetti rappresentano il vulcano più alto dell’isola, Agung, di 3.000 mt.

In ogni tempio ci sono anche numerosi ombrelli: questi servono per coprire e proteggere qualsiasi cosa sacra venga mossa durante le cerimonie e sono Bianchi, gialli, rossi o neri, i quattro colori che rappresentano sacralità.

Si racconta che nella caverna, piena di pipistrelli, viva un drago che ha la coda in questo tempio e la testa nel tempio madre di Besakih. Per questo durante le cerimonie funebri, i fedeli prima vengono a pregare qui dove offrono al drago l’anima del defunto è poi vanno a Besakih a recuperarla.

Ho la fortuna di assistere ad una cerimonia funebre e la mia guida mi spiega come funziona. Affinché l’anima si possa reincarnare bisogna che il defunto sia cremato. Le famiglie ricche possono permettersi di fare la cerimonia di cremazione subito ma la gente comune no, deve aspettare che muoiano un po’ di persone della comunità per poi fare una cremazione comune. Nel frattempo costruiscono un’icona del defunto in bamboo, fanno tutte le relative cerimonie nel tempio e poi seppelliscono il corpo (nel cimitero) e questa icona nel giardino di casa. Una volta giunto il momento di fare la cremazione, riesumano il corpo e l’icona e bruciano il tutto dentro ad una forma di mucca fatta di bamboo. Le ceneri vengono poi poste in un cocco giallo con 3 capelli di ogni membro della famiglia e vengono poi sparse in mare. Dopo 3 giorni, in un’altra cerimonia, lo spirito del defunto viene raccolto e portato nel tempio familiare in mezzo alla casa.

Spesso i balinesi pensano di riconoscere lo spirito dei loro avi reincarnato nelle nuove generazioni, in qualche nipote, cugino,…ma se la persona è stata cattiva, si reincarnerà in un cane, il più basso degli animali. A differenza dei cani, gatti, tartarughe e mucche sono sacri.

La seconda tappa è il Giardino di Kertha Gosa, nel palazzo reale di Klungkung. Qui ci sono due meravigliosi padiglioni con i soffitti affrescati dell’inizio del 18esimo secolo che servivano per le riunioni fra i re dei diversi regni di Bali o del re Klungkung con i suoi ministri. Ancora recentemente questi padiglioni sono stati utilizzati per incontri ufficiali. Gli affreschi parlano della tradizione induista e balinese. Nella parte bassa del tetto è rappresenta la lotta fra il bene ed il male, con scene di vita quotidiana o come giudizio finale; per esempio è spesso rappresentato il passaggio dall’inferno al paradiso attraverso un ponte su dell’acqua bollente: se l’anima riesce ad attraversare vuol dire che è stata buona e andrà in paradiso, se cade nell’acqua bollente sarà destinata alle pene dell’inferno. La parte alta dei tetti rappresentano invece la vita in paradiso. I padiglioni sono circondati da un bellissimo giardino.

Terza tappa è Bukit Jambul, un punto panoramico con vista sulle risaie ad un monte, Jambul, che sembra abbia il cappello.

Quarta tappa, tempio madre di Besakih. È il più grande luogo sacro di Bali e conta 23 templi arroccati alle pendici del vulcano Agung. Qui bisogna usare una guida locale per la visita: mi spiega la mia guida che un tempo si era creato un grande sistema di frodi a danno dei turisti perché venivano chieste tangenti per visitare i templi quindi il governo sta facendo opere di pulizia per non disincentivare i turisti. Io sono fortunata, mi capita una guida di 70 anni, montanaro che per anni ha guidato le persone nell’ascesa del vulcano Agung (7h di salita e 6h di discesa!). Capisce che cammino veloce quindi ho la fortuna che mi porta fino in cima, sul tempio più alto!

Dopo un pranzo in un posto per turisti americani a buffet che riesce a farmi venire il mal di pancia ma che ha una splendida vista sulle risaie e in cui vedo da vicinissimo un pipistrello, partiamo per l’ultimo tempio della giornata.

Il tempio di Pura Kehen, forse quello in cui ho sentito più spiritualità, è stato costruito intorno ad uno splendido albero quattrocentenario di banyan. Anche questo ha la tipica struttura a 3 cortili ed è arroccato su un monte. Nel centro del primo cortile c’è un tempietto intorno ad una pietra che si dice abbia preso fuoco da sola, motivo per cui hanno deciso di erigere qui il tempio. Anche la pietra, come tantissime statue fuori e dentro ai templi, è “vestita” con un sarong bianco, giallo o nero: questa pratica sta ad indicare che quella statua è sacra e che le persone devono “comportarsi bene” in quel luogo.

Ultima tappa della giornata: il villaggio di Penglipuran. Questo paesino è stato conservato perfettamente con la struttura delle case e del villaggio tradizionali: le case quadrate con il tempio, la casa dei capostipiti a nord, quella degli altri membri a ovest, la cucina a sud e la stanza aperta per le cerimonie ad est. Ci sono anche i 3 templi tipici del villaggio: un tempio centrale, un tempio vicino all’acqua e un tempio vicino al cimitero per venerare Brahma (creatore), Vishnu (conservatore) e Shiva (distruttore), le 3 principali divinità induiste.

Ritornando a Ubud passiamo vicino alle famose risaie di Tegalalang, ne approfitto per darci un’occhiata. Rientriamo a Ubud, io stanca ma il mio driver di più (era anche malato per cui abbiamo tenuto la mascherina tutto il giorno) ed ero preoccupata perché mi sembrava continuasse ad assopirsi quindi ho cercato di parlargli tutto il tempo. È vero che hanno dei momenti di pausa ma queste guide hanno delle giornate davvero lunghe: lui si era svegliato alle 4 del mattino, fatto 1h di motorino per andare a prendere la macchina dal suo capo, più altre 2h per raggiungermi, 9h di tour con me e infine aveva tutto il viaggio di ritorno come al mattino: le mie 10/11 ore di ufficio mi sono sembrate (quasi) una passeggiata!

Da domani starò per 3 gg in un silent retreat. Cosa cosa è? Ve lo spiegherò quando ne uscirò perché mica l’ho tanto capito…ma ho capito che il telefono dovrà diventare un ricordo! See you in a while…

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