Incredibilmente dormiamo tutti come bebé cullati dal treno. Al risveglio ricomincia la negoziazione incomprensibile con il capo vagone: potremo o non potremo arrivare a Khiva?!

Un ragazzo Uzbeko che parla un po’ di inglese ci spiega che “si, il treno arriva a Khiva, ma dato che il nostro biglietto è solo fino a Urgench, il capovagone è disposto a prendersi la responsabilità di portarci fino a Khiva ed eventualmente ricollocare i passeggeri che avevano prenotato il nostro posto, ma insomma…la sua responsabilità non è gratis.”
Troviamo un escamotage: gli offriamo un po’ di sigarette che lui si fuma nello spazio fra i vagoni. In particolare si esalta per le sigarette arrotolate a mano con il tabacco sfuso, dato che scopriamo che qui lo vendono solo sul mercato nero.
Senza troppi ulteriori intoppi arriviamo a Khiva.

Depositati i bagagli in hotel e rinfrescati alla bell’e meglio partiamo per il walking tour di Khiva.
Iniziamo da una breve lezione su come si cucina il pane tradizionale uzbeko: ci insegnano come fare l’impasto, come bucherellare e decorare le pagnotte e come infornarlo, appiccicandolo dall’alto sulle pareti di un forno conico fatto di fango e paglia (operazione per niente semplice senza scottarsi!).




Pranziamo nello stesso posto: finalmente vediamo tante verdure! Involtini di melanzane, spaghetti di carote marinati, insalata di cavolfiori, zuppa di patate e fagioli (mempe), ed infine verze e peperoni ripieni di carne e riso con delle verdure di contorno…sono felice! Come da tradizione, il pasto è accompagnato da the caldo, che viene bevuto in delle coppette. Finiamo il pasto con un dolcino, una specie di biscotto ripieno di ricotta…che dopo un primo boccone che lascia tutti perplessi, ci ha convinto!
Khiva mi sembra subito un gioiellino. Divenuta patrimonio dell’unesco nel 1990, la città risale quasi tutta al 18esimo e 19esimo secolo ma è molto ben conservata e dà un’idea abbastanza precisa della vita della comunità islamica del tempo con le sue moschee, madrase (scuole coraniche) e botteghe di artigiani, tutte racchiuse in una cinta muraria alta circa 10 metri. La maggior parte di queste strutture sono state costruite dai Khan (governatori) dell’epoca.
La parte antica della città, all’interno delle mura, si chiama Ichan-Qal’a, mentre la parte moderna, in cui vivono i residenti di Khiva, rimane fuori dalle mura.


Ci incuriosisce subito il fatto che vendano ovunque colbacchi di pelo di ogni forma e fattura. La guida ci spiega che questi cappelli di pelo erano una parte fondamentale dell’abbigliamento della gente, sia in estate che in inverno e, a seconda dei modelli, indicavano il mestiere della persona.


Visitiamo poi una madrasa, scuola coranica, in cui studiavano i giovani a partire dai 12 anni.
Questa in particolare, Madrasa Mohammed Amin Khan, è stato oggi convertito in hotel. Il suo bellissimo portale, del 1850, rappresenta dei melograni, simboli di fertilità ed in questo caso della ricchezza del sapere del luogo. A fianco c’è un minareto molto ben decorato ma alto solo 20 metri su 110 perché non portato a termini (intorno a questo minareto circolano diverse leggende!).




Tutta la città è decorata con maioliche dipinte, diversamente da quanto vedremo, per esempio, a Bukhara dove invece le decorazioni erano principalmente fatte da mosaici.

Poi visitiamo il Palazzo Kuhna Ark del governatore. C’è una grande sala esterna, chiusa su 3 lati per pregare 5 volte al giorno ma garantendo il ricircolo d’aria per stare più al fresco possibile nelle torride giornate estive (già oggi a fine aprile il caldo non scherza!). Tutte le porte che portano alle stanze attigue sono basse, in modo che chiunque entrasse dovesse inchinarsi per entrare in segno di rispetto.




Qui c’è anche la zecca, dove ogni governatore faceva produrre le monete con la sua effigie e dove si stampavano banconote sia su carta che su seta quando mancava la carta.


Visitiamo poi la Madrasa Mohammed Rakhim Khan, museo dei governatori e il mausoleo Pahlavon Mahmud, il luogo più sacro di Khiva, racchiuso in un meraviglioso cortile decorato.






Saliamo poi sul minareto più alto della città, 57 mt raggiungibili con soli 118 scalini…si la proporzione è corretta: sono altissimi e totalmente verticali: c’è chi è salito a quattro zampe, chi è sceso scivolando sul sedere…ma alla fine siamo riusciti tutti a goderci la vista di Khiva dall’alto.



Gli ultimi 2 monumenti che abbiamo visitato sono stati la moschea Juma – grande moschea ormai in disuso, con una capienza di 5000 persone, caratterizzata da delle colonne portanti in legno, di epoche diverse (venivano sostituite nel corso degli anni in base alle necessità), la maggior parte delle quali intagliate e ognuna diversa dall’altra – e il palazzo de re con il suo harem – dove vivevano il re, le sue 4 mogli ufficiali, tutte le sue concubine e la madre del re che era a capo di tutta la casa.






Abbiamo finito la giornata con un po’ di shopping: mi sono comprata un meraviglioso runner per la mia tavola ricamato a mano da una signora Uzbeka molto brava!
Mentre tornavo in hotel, mi sono goduta un meraviglioso tramonto che ha riscaldato tutti i colori di questa splendida città #nofilterneeded!




Abbiamo cenato in una terrazza con una splendida vista sulla piazza centrale del vecchio mercato di Khiva con tutti i monumenti illuminati…uno spettacolo!


