Stamattina riprendiamo il treno in direzione di Bukhara. Il treno è lo stesso del treno notturno con le cuccette. Il viaggio dura 7 ore. Sono in scompartimento con una signora, un nonno e un ragazzo giovane. Il ragazzo si sdraia sopra di me a dormire e non lo vediamo più fino all’arrivo. La signora mi vede palesemente deperita e mi nutre con grande insistenza per tutto il viaggio con Samsa, biscotti, cioccolatini…Il resto del tempo prega con il corano sulle gambe.
Il nonno è tenerissimo…mi sorride e prova a parlarmi in Uzbeko, gli dico che non capisco; tenta con il russo, colgo 2 parole e a quel punto non smette più di parlare pensando che io sappia il russo. Non serve neanche che la signora gli dica che sono italiana e non parlo le loro lingue…lui continua imperterrito a parlarmi. Io ad un certo punto mi metto a leggere e spero se ne faccia una ragione…!


Passiamo un paio d’ore nel vagone ristorante, anche questa volta il luogo più iconico del treno. Ci sono solo uomini; ogni tanto il treno ferma in mezzo al nulla e salgono altri uomini, probabilmente operai delle ferrovie. Sembrano stanchi, bevono té e ci osservano incuriositi.
Il panorama è lo stesso da quando siamo partiti: un’immensa distesa desertica gialla.

La cosa che continua a colpirmi è il melting pot etnico rappresentato dagli uzbeki: la loro storia all’incrocio di alcuni ceppi nomadi uzbeki e tagiki che si sono incontrati con quello russo e quello mongolo da luogo a fattezze e accostamenti che non avevo mai visto prima.
Arriviamo a Bukhara e già la discesa dal treno ci lascia un’impressione molto diversa. C’è da dire che la stazione del treno di Bukhara è a 30 min di macchina dal centro e, a giudicare a prima vista, in una zona molto povera. Mi colpisce che veniamo avvicinati, oltre che dalla solita mandria di taxisti abusivi che ci propongono “best price” e che ci ripetono di non usare l’app YandexGo perché “problem” (sicuramente di sottrazione del mercato per loro)…da un gruppetto di bambini, vestiti di stracci, sporchissimi, che ci circondano e ci chiedono le elemosina in maniera molto insistente…in certi paesi è la normalità ma qui non ci era mai successo e mi lascia un po’ quel amaro in bocca del turismo di massa sfruttato…“male”.
Arriviamo nel centro dentro alle mura, già a prima vista si intuisce la rilevanza storica di questo luogo!

Prima di cena facciamo un giretto nei cortili interni delle madrase storiche oggi riconvertite in piccoli bazar di souvenir e botteghe di artigiani. In due madrase troviamo anche spettacoli di danza e musica tradizionali e anche qui si vede la mescolanza di culture: in uno la musica e le danze sono chiaramente di stampo russo, in un altro di stampo mediorientale.


