Bukhara è una cittadina di 2.500 anni in cui oggi vivono circa 300.000 persone.
La parola Bukhara vuol dire tempio e questo deriva dal fatto che inizialmente era un centro buddhista e zoroastrista; solo dal 9 secolo è diventata un importante centro islamico nel quale, grazie alle sue madrase (scuole coraniche) e alle sue biblioteche, si sviluppò un’intensa attività culturale che diede, tra l’altro, i natali a grandi poeti. A partire dal 14 secolo, la città fiorì grazie al commercio della via della seta, con i suoi caravanserragli in cui si vendevano prodotti di ogni tipo provenienti da ogni angolo dell’Asia e non solo.
Nel 1920, l’arrivo del socialismo, interruppe tutte queste attività, sia religiose che culturali che commerciali e fino alla sua caduta, nel 1991, Bukhara, come del resto tutto il paese, attraversò un momento di stallo.
Iniziamo la nostra visita da Piazza Lyabi Khause, che vuol dire vicino al laghetto. Ancora oggi in mezzo a questa piazza c’è un bacino d’acqua. Tutto intorno si sono conservati diversi edifici storici: in primis alcune madrase, dalla tipica struttura a 4 gallerie e 2 piani, quello inferiore per studiare e quello superiore per dormire.


Poi vediamo un’altra struttura che era un dormitorio per i sufi, i mussulmani asceti, i saggi, anche chiamati “quelli della panchina” dove i compagni del Profeta erano soliti dispensare parole di saggezza e benedizioni agli imprenditori di Medina.
Qui veniamo avvicinati da un grande gruppo di turisti Uzbeki (qui troviamo molto turismo nazionale) che, come capita molto spesso, ci chiede di fare foto con loro.


Visitiamo poi quelli che erano alcuni dei più importanti caravanserai: questi erano i luoghi dove risiedevano i commercianti in visita – caravanserai vuol dire infatti palazzo dei commercianti – ed erano organizzati per regione di provenienza: Cina, India, …Sono dei cortili con al centro uno spazio ribassato dove avveniva il commercio e una parte più rialzata dove si trovavano le stalle e dove alloggiavano i mercanti.

Quando, nel 16 secolo, Bukhara è diventata la capitale del commercio, sono stati costruiti anche numerosi trading domes, delle strutture commerciali, con una cupola centrale da cui partivano diverse gallerie. Ogni dome aveva la sua funzione: uno per il cambio, un altro per il commercio dei gioielli,… Oggi ne rimangono in piedi 4.




Visitiamo poi la Moschea Maghoki-Attar prima tempio dei zoroastristi, poi trasformata in moschea dove ebrei e mussulmani pregano insieme. Sulla bellissima facciata si trovano ancora alcuni simboli del zoroastrismo, come il triangolo che simboleggia la triade di buoni pensieri, buone azioni e buone parole…insomma l’impossibile!


Il più grande trading dome era quello per le donne dove tutti i commercianti e le clienti erano donne (nel resto delle strutture commerciali esse infatti non erano ammesse e anche qui potevano accedere solo tutte coperte con una rete di crine di cavallo a mascherare il viso); quando volevano provarsi degli abiti, le porte del dome venivano chiuse.
Arriviamo in una piazza con 2 Madrase che si guardano. La prima, Madrasa Ulugh Beg, risale al 15 secolo, la seconda, la Madrasa Abdoullaziz Khan, del 17esimo, è stata costruita in grande sfarzo per superare in bellezza la sua dirimpettaia, per finire però decorata solo per metà perché erano finiti i fondi! Entrambe le facciate sono decorate con mosaici dei colori caratteristici dell’Islam: bianco, blu, giallo e verde che rappresentano i colori della natura.




A Bukhara erano famosi per la produzione di lame e coltelli ma soprattutto di spade quindi visitiamo un laboratorio che li produce ancora oggi da generazioni.
Nei complessi delle madrase c’erano solitamente 3 edifici: la scuola, la moschea con il suo minareto ed un mausoleo. È proprio questa la struttura di Khalon, con il suo minareto, il più alto della città, la sua grande moschea e l’unica madrasa ancora attiva della città, in cui è conservato il mausoleo del suo committente.
Il minareto risale al 12esimo secolo. La prima funzione dei minareti era naturalmente quella di chiamare le persone alla preghiera ma questi fungevano anche da torre di avvistamento e, in terzo luogo, come faro per indicare ai viaggiatori nel deserto la strada verso Bukhara.
Ma come mai questo minareto è giunto fino a noi, a differenza di quasi tutto il resto che è stato distrutto? La legenda racconta che quando Gengis Khan è arrivato qui, ha dovuto alzare così tanto la testa per vedere la cima che gli è caduto il cappello. Per raccoglierlo si è dovuto chinare e rialzandosi si è accorto che il minareto l’aveva così fatto inchinare a lui e per rispetto non l’ha distrutto.






Andiamo poi a visitare la cittadella fortificata, costruita per la prima volta nel 4 A.C. ma crollata o distrutta molte volte, naturalmente una delle quali è quando è arrivato Gengis Khan nel 13 esimo secolo che l’ha bruciata. Dal 14 secolo è diventata residenza dei sovrani ma nel 1920 è stata bombardata distruggendone la gran parte.


Nonostante ciò, un 20% degli edifici all’interno delle mura è rimasto integro e si può visitare: una piccola moschea, la sala del trono, le stalle, la piazza in cui i questuanti potevano rivolgere richieste al sovrano – per mezzo dei suoi servitori – ed il balcone da cui il sovrano si affacciava per assistere alle esecuzioni che avvenivano nella piazza antistante le mura della cittadella. Dall’alto della cittadella c’è anche una bella vista sul complesso di Khalon.



Gli ultimi 3 monumenti che visitiamo sono nella parte nuova di Bukhara: Boloi Hobuz – la moschea più alta della città in cui l’emiro veniva a pregare il venerdì per stare in mezzo alla gente comune – il mausoleo Chashmai Ayub – in memoria del profeta che aveva fatto uscire l’acqua dalla terra – ed il mausoleo di Ismoil Samony – una bellissima piccola costruzione in pietra che era stata sotterrata nella sabbia per non essere distrutta da Gengis Khan, piena di simboli zoroastristi e con mattoni esterni dipinti con rosso e bianco d’uovo per decorarli.




Finiamo il nostro tour al grande bazar della città moderna. Facciamo scorta di frutta secca di ogni tipo per il deserto di domani.




Dopo un giretto di shopping (in cui per poco non mi portavo a casa un tappeto di 2mtX3mt che sarebbe stato di comodo imbarco in aereo!) ci godiamo un hammam in uno dei due bagni storici della città. Rispetto agli hammam che ho visitato fino ad oggi, in cui mi hanno strigliata con sapone di Aleppo e guanto di crine, questo è una delicata coccola (decisamente turistica) ma sicuramente un momento di piacevole relax alla fine di un buon numero di kilometri a piedi!

