Day 6 – Nurata e Aydarkul

La giornata inizia con una tempesta di vento…e di conseguenza di sabbia. Anche senza tutto questo vento, la quantità di terra che c’è nell’aria è così tanta che basta appoggiare il telefono sul tavolo 10 min per ritrovarlo coperto da uno stratino di sabbia gialla. Io non ho mai avuto così tanta allergia alla polvera nella mia vita, passo le giornate a starnutire e a sfregarmi gli occhi!

Partiamo subito con un pulmino, direzione Nurata. Dopo 3 orette arriviamo in un luogo particolare: il complesso della sorgente di Chashma, che si dice sia sgorgata dove il genero del profeta Maometto piantò il suo bastone nella terra. Il complesso consiste di una moschea, un mausoleo e qualche altra costruzione religiosa costruiti intorno ad un fiumiciattolo, pieno di trote sacre, da cui i fedeli attingono l’acqua sacra che si portano via in piccole taniche.

Sulla collinetta subito dietro si possono vedere i resti di una fortezza di Alessandro Magno, costruita intorno al 300 A.C. per difendere Nurata dai nomadi della steppa che provenivano da nord: bisogna saperlo perché non c’è nessun cartello né si coglierebbe l’importanza storica del luogo ad occhio nudo. Dall’alto c’è però una migliore vista sul complesso della fonte e sullo sfondo si vedono i monti Nuratau, alti poco più di 2.000mt.

Nel complesso sacro siamo quasi gli unici turisti stranieri ma questo pullula di turisti locali, che, come sempre, ci guardano straniti ed incuriositi. Incontri ravvicinati del terzo tipo prima di ripartire con i bagni, gremiti di donne, alcune sulle turche, come sempre con le porte aperte, altre che si lavano i piedi come parte delle abluzioni preparatorie alla preghiera e poi riappoggiano i piedi sul pavimento sudicio e melmoso. Ho anche visto una mamma raccogliere da quel pavimento una corona di taralli caduti al bambino e ridarglieli da mangiare: un’esperienza di cui avrei fatto volentieri a meno!

Ripartiamo e viaggiamo per un’oretta in mezzo ad un deserto di sabbia e arbusti su una strada lunga lunga e diritta, direzione lago di Aydarkul, un bacino artificiale creato nel 1969. Non lontano dal lago, sorgono alcuni campi di Yurte, le tradizionali tende kazake rivestite di pelle di cammello, che saranno le nostre case per stasera. Il nostro campo, Quizilocum Safari Yurt Camp, è composto da una ventina di tende bianche, poste in cerchio intorno ad un falò centrale.

Dopo pranzo, facciamo una gitarella al lago. Dall’alto sembra quasi mare, ha un colore scuro, la superficie è leggermente increspata dal vento. Trascorriamo qualche ora sulla spiaggia, leggendo e passeggiando. Qualcuno mette le gambe nell’acqua ma nessuno osa tuffarsi…troppo freddo! Il panorama è molto piacevole ma purtroppo la zona è infestata da moscerini che, appena cala un pochino il vento, ci ricoprono la faccia ed il corpo. La spiaggia è anche piena di scarabei giganti!

Rientriamo al Camp e riusciamo a goderci un bel tramonto dall’alto di una duna. La cena è tradizionale: una serie di antipasti di verdura cruda (diverse insalate di barbabietole, cavoli, pomodori, …), a seguire una zuppa, con riso, patate, carne ed infine uno stufato di patate e carne. Ormai dopo qualche giorno mi sento di poter riassumere la cucina Uzbeka così: variazioni sul tema di 5 elementi principali ovvero carne, patate, cipolle, carote, pane. Per fortuna la versatilità di questi elementi ha favorito la creatività nelle diverse regioni e quindi i piatti variano abbastanza da posto a posto, soprattutto i diversi modi di preparare il pane, di cui stiamo stilando una classifica.

Dopo cena ci aspetta un bel fuoco con un cantore Uzbeko che si accompagna con una specie di mandolino e suona musiche tradizionali. Quando finisce rimaniamo intorno al fuoco e intoniamo Vecchioni…”Ridere ridere ridere ancora…non è poi così lontana Samarcanda…” – domani coroneremo il sogno di vedere questo posto leggendario.

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