Day 4 – Lago Titicaca

Comoda partenza alle 5 (anche 1h in più di sonno fa la differenza), direzione Puno, punto di partenza per il lago Titicaca.

Mi appisolo nel pulmino…ma l’altitudine non perdona…mi sveglio di colpo con un chiodo nella testa, guardo fuori e riconosco il mirador dei 5.000mt di ieri…ora capisco! Da lì il mal di testa non mi da più tregua per tutta la giornata…e nemmeno il mio fedele compagno Oki Task riesce a vincerlo.

A Puno ci imbarchiamo su un traghettino che ci porta fino alla penisola di Chucuito, al paesino di Luquina. Qui iniziamo un’esperienza molto particolare di vita con la popolazione locale.

In questo paesino sulle rive del lago vivono 70 famiglie, per un totale di circa 700 persone (non esattamente le famiglie mono filiari italiane!). 

Le case sembrano abbastanza moderne, di mattoni forati, colorate di rosso con delle belle finestrelle.

Ci dividiamo in gruppetti di 4 e veniamo affidati ad una famiglia locale. Inizia la giornata ad un ritmo che mi fa inchiodare come se passassi dalla sesta alla prima in un solo colpo. Nessuno ha l’orologio, si muovono al rallentatore, lavorano 5 min e poi fanno una pausa…e io, nella mia milanesità frenetica, cerco di copiarli impacciata.

Pranziamo nella loro sala da pranzo, vista lago, poi passiamo qualche ora a lavorare con le famiglie, ognuno secondo le necessità della giornata. Noi separiamo le fave secche dal loro bacello, prima pestando i baccelli con i piedi, poi facendo volare le fave in aria per separarle dai resti legnosi del bacello.

Andiamo poi a recuperare le pecore al pascolo, portandole tipo al guinzaglio, per riportarle nel recinto per la notte. Capisco cosa vuol dire muoversi “come una pecora” perché appena riusciamo (a spinta) a farne muovere una, le altre la seguono di corsa. Appena mi muovo un po’ più rapidamente, i 4.000 metri mi ricordano che devo andare piano…il grande mantra della mia estate. 

Con dei mini passetti – che mia nonna con il girello mi avrebbe superata – saliamo ancora di qualche decina di metri in altezza fino ad arrivare alla cima della montagnetta dietro al paesino. 

Qui facciamo un rito locale per la pachamama, la madre terra: con 3 foglie di coca in mano, che rappresentano le tre divinità della natura (il condor per il cielo, il puma per la terra, il serpente per i morti), ringraziamo la madre terra soffiando in direzione dei 4 punti cardinali e poi appoggiandocele sul cuore in ringraziamento per tutta la bellezza che abbiamo intorno.

Vediamo un bel tramonto rosso sul lago, poi ci vestiamo con i vestiti tradizionali e ci riuniamo a casa del sindaco del villaggio per fare alcune danze tradizionali. 

Finiamo la giornata a cena con la nostra famiglia ospitante, mangiando la tradizionale zuppa di pollo e poi un piatto di riso e patate, la loro alimentazione quotidiana. 

Lascia un commento