Day 5 – Isole Uros e Taquille

Notte di più di 8h (yeah!) che, a parte una botta di mal di testa lancinante che ho tamponato con del brufen a stomaco vuoto alle 4 del mattino, si è rivelata ristoratrice ed un toccasana per il mal d’altura che oggi mi ha dato tregua (o altrimenti non so quale erba magica ci fosse nel brufen di stanotte). 

Dopo una ricca colazione (la prima non “al sacco” dall’inizio del viaggio) con frittelle, marmellata, uova, succo di quinoa e caffè (una visione), partiamo per la nostra visita di alcune isole del lago Titicaca. La prima che visitiamo è Uros dove ci accolgono gli abitanti con il saluto aymara “kamisaraki”(ciao come stai?) al quale rispondiamo “waliki” (bene grazie). 

Anticamente la tribù Uros, di etnia Aymara, viveva sulla terraferma. Poi iniziarono a costruire degli isolotti galleggianti fatti di radici di giunco per evitare di essere conquistati. Arrivati sull’isolotto, ci raccontano come questi vengono costruiti: le radici dei giunchi (localmente chiamati totora) durante la stagione delle piogge, si staccano in blocchi di 10/15 mq. Gli Uros navigano lungo il lago per cercare questi blocchi che tagliano con delle seghe in blocchi più piccoli. In ogni blocco inseriscono due pali di eucalipto e legano fra di loro i pali con delle corde, unendo diversi blocchi. Poi tagliano i giunghi e li mettono sopra in fasci, sovrapponendoli in direzioni diverse per costruire una sorta di reticolato. Per compattare il tutto poi, ci giocano sopra a calcio o a pallavolo.

Le case costruite sopra all’isola sono amovibili e possono essere spostate in diverse posizioni a seconda della stabilità dei blocchi sottostanti. Le cucine sono esterne e poste sopra a delle pietre per non rischiare di incendiare i giunchi sottostanti e, di conseguenza, l’isola. 

Per costruire un’isola ci vuole circa 1anno e mezzo quindi durante la costruzione gli Uros vivono in delle barche fatte di giunchi. Queste barche vengono ancora utilizzate oggi e sono chiamate barche dell’amore perché danno alle coppie un po’ di intimità che di certo non hanno in questo isolotto di 15mt x 15mt su cui vivono 5 famiglie per un totale di 20 persone.

Le famiglie sono sia coppie sposate che coppie in convivenza che i giovani devono fare intorno ai 18 anni per “mettere alla prova” la coppia prima di sposarsi e avere figli.

Durante il giorno, le donne di quest’isola ricamano stoffe con disegni tradizionali per sostentarsi e non posso non comprare un bellissimo runner. 

La nostra seconda tappa è l’isola di Taquile, una “vera” isola, di tutt’altra dimensione. Ci inerpichiamo lungo una stradina tortuosa in salita che ci porta al paese, 150 metri sopra al livello del lago. 

Ci fermiamo nella piazza principale dove ci fanno un bellissimo timbro-visto del lago Titicaca, il lago navigabile più alto del mondo, sul passaporto e assistiamo a delle danze in costume tradizionale.

Abbiamo la fortuna di essere capitati qui nella settimana annuale di buon auspicio dei matrimoni, infatti questo mercoledì si sono sposate ben 6 coppie. I festeggiamenti durano 5 giorni, quindi oggi, che è sabato, sono ancora in festa. Risuonano musica e risate da più case; una di queste coppie è amica della nostra guida che ci accompagna a casa loro a salutare e a congratularci con gli sposi. Gli lasciamo una piccola offerta come regalo di nozze che attacchiamo a delle spille da balia sui loro abiti tradizionali. Parenti ed amici presenti bevono e ballano. 

Arriviamo nel punto più alto dell’isola, a 4.000 metri, in cui pranziamo su uno splendido terrazzamento, con una vista mozzafiato sul lago pieno di sole. 

Rientriamo a Puno, lentamente – a sì e no 4 nodi, forse per mantenere il ritmo pacato del lago – con il nostro battellino e riprendiamo il pulmino in direzione di Sicuani.

Domani grande giorno, saliremo sulla Rainbow mountain!

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