Day 2 – White stupa

Si parte!

Dopo poche (pochissime!) ore di sonno, si parte con i nostri nuovi mezzi di trasporto: due minivan sovietici che sembrano usciti direttamente dagli anni ’80 (anche se hanno solo qualche anno di vita) e una jeep 🚙 – con uno starlink attaccato al tettuccio – nella quale prenderò residenza fissa nel tentativo di salvare le poche vertebre che mi sono rimaste attaccate al collo… o almeno questa è la speranza!

Lasciamo Ulan Bataar sotto un diluvio battente ☔… se possibile, ancora più grigia e cupa di ieri.

Dopo qualche sosta strategica per cambiare i soldi e fare rifornimento, inizia l’attraversata della steppa. Il paesaggio è super omogeneo: distese sterminate, piatte e un po’ brulle, nei toni del verde e del giallo. Quando dobbiamo fare la pipì dato che non c’è neanche un arbusto, creiamo improbabili tende protettive con parei e ombrelli.

Per fortuna ci pensano gli animali a dare un po’ di vita a tutto questo: cavalli 🐎, cammelli a due gobbe 🐫, montoni… disseminati ovunque.

Per pranzo ci fermiamo in un ristorante dotato di una pomposissima sala conferenze (che qui rappresenta la sala d’onore). Ci servono pollo all’ananas 🍍🍗 su una splendida tovaglia di velluto nero… elegantissimi.

Poi ripartiamo per la nostra lunghissima traversata verso il campo ger che ci ospiterà stanotte.

Lungo la strada ci fermiamo a visitare una famiglia di allevatori di cammelli. Possiedono circa 200 capi che pascolano liberi nei dintorni. Vicino alle tende tengono solo i cuccioli nati a marzo, che devono ancora essere nutriti dal latte materno. Ogni volta che la mamma si avvicina per allattare, gli allevatori aspettano che il cucciolo abbia finito… e poi mungono quel che rimane 🥛, utilizzandolo per produrre il latte fermentato (bevanda tipica, leggermente alcolica), il formaggio essiccato che mangiano come snack e un distillato simile alla vodka. Vendono anche la lana del cammello con cui si producono tessuti pregiati 🧶.

Entriamo nella loro ger e ci offrono i loro prodotti: passo il latte (tra lattosio e condizioni igieniche non me la sento 😂) ma assaggio volentieri il formaggio – buono, anche se super saporito, tipo crosta di pecorino – e il distillato, poco saporito ma piacevole. Intorno alle ger corrono liberi decine di cavalli (una meraviglia vederli così liberi e potenti) e moltissimi montoni.

Dopo infiniti – e dolorosi – 450 km arriviamo finalmente al Gobi Mhulan Tourist Camp, un campo tendato composto dalle classiche ger bianche e tonde usate dai nomadi mongoli ⛺.

Il tempo di lasciare gli zaini e risaliamo in macchina per andare a vedere il tramonto alla Tsagaan Suvraga, la famosissima White Stupa.

Una scogliera calcarea gigantesca, in mezzo al nulla, circa 420 km a sud di Ulan Bator. Le pareti, alte tra i 30 e i 60 metri, sfumano dal bianco al rosso, passando per arancione e giallo – sembra letteralmente un canyon dipinto 🎨.

Ci godiamo la golden hour con una birra gelata 🍺 e colori da cartolina.

Per cena, bbq mongolo di montone, tenerissimo e super saporito. E, per chiudere la giornata in bellezza, una cupola di stelle ⭐️ così vicina che sembra quasi di poterla sfiorare con un dito.

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