Dopo un necessario – e ormai quasi rituale – pit stop al minimarket, ripartiamo verso il deserto del Gobi, dove dormiremo stanotte.
Lungo la strada ci fermiamo presso una famiglia locale: i nostri driver ne approfittano per mangiare e noi trascorriamo mezz’ora a giocare con i bambini della famiglia.
Basta un pallone per diventare subito grandi amici. Vivono in maniera molto semplice – come tutte le famiglie nomadi che abbiamo incontrato finora – ma con grande dignità. Le ger sono pulite e i bambini, pur giocando tutto il giorno nella polvere, sono curati e accuditi, grazie alla sorella maggiore che si occupa di loro.




Dopo un po’ di tratto asfaltato, torniamo off road. Questa volta, però, il paesaggio è diverso: iniziano le montagne e la strada passa dentro una specie di gola… uno spettacolo 🤩.
Decidiamo di fermarci per un picnic in un punto meraviglioso, circondati da queste colline rocciose. In due minuti – con il loro spirito pratico – i nostri autisti parcheggiano i furgoncini formando un riparo dal vento e ci godiamo il pranzo: il classico pollo con ananas e riso.


Poco dopo aver ripreso la marcia incontriamo un pulmino di turisti fermo sul ciglio della strada: gli si è rotto il braccetto della ruota. I nostri driver (che ormai abbiamo capito essere uomini dalle mille risorse 💪) si fermano, tirano fuori mezza officina portatile e, tra martellate e grasso, riescono a sistemare tutto.
Nel frattempo noi ci godiamo un momento di chill, passeggiando sulle colline vicine (e regalando un po’ di tregua al mio collo 😅).


Salendo sulla collina più alta, all’orizzonte vediamo quelle che, a prima vista, sembrano cime innevate… e invece sono le dune del Gobi!
Entriamo finalmente nel deserto con le jeep. La guida sulla sabbia è molto più morbida rispetto alle pietraie dei giorni scorsi.


Arriviamo al nostro camp tendato, dove – miracoloso – c’è perfino un piccolo baretto all’ombra 🍻. Fuori ci sono 39°C, quindi ne approfittiamo per un’oretta di riposo con birra, patatine e qualche sana risata.
Alle 17 partiamo per l’ascesa alla Khongor Sand Dune. Da lontano non sembra troppo impegnativa, ma più ci avviciniamo più diventa… verticale 😳.
Iniziamo la salita, piano piano diventa sempre più ripida e finiamo con gli ultimi 300 metri a 45% di pendenza! Proviamo a camminare normalmente ma ad ogni passo in sù corrisponde un mezzo passo in giù; poi proviamo a puntare le punte dei piedi come se salissimo sul ghiaccio ma dopo poco i polpacci bruciano; finiamo per salire a 4 zampe a piedi nudi e scarpe infilate nei palmi delle mani. Dopo 1h30 di sudata fatica, arriviamo in vetta!




Dopo 1h30 di sudata fatica arriviamo finalmente in vetta! 💥 Non possono mancare una birretta e una ripresa con il drone al tramonto!
La giornata si chiude con un brodo di carne e verdure con pane morbido da inzupparci dentro.