⏰ Mi sveglio alle 3 del mattino con il rumore della pioggia battente e del vento che scuote la tenda. La ger si impregna subito dell’odore di feltro bagnato (chi non l’ha mai sentito pensi… al cane bagnato 🐕💦).
Fatico a riaddormentarmi, ma resto ad ascoltare la natura.
Al risveglio, la sorpresa: siamo passati dai 39°C di ieri ai 14°C di oggi… meno male che la doccia l’ho fatta ieri sera!

Ripartiamo in direzione delle Flaming Cliffs, ma dopo neanche mezz’ora il nostro Soviet2, il mitico pulmino verde, si ferma con un brutto rumore metallico. L’autista scende e vediamo una barra penzolare dal semiasse anteriore 😱. Panico: siamo in mezzo al deserto!
Il team mongolo – guide e autisti – comincia subito a confabulare, a tirare fuori attrezzi e a studiare la situazione. Il team italiano invece… tira fuori il cellulare 📱 e inizia a chiedere a ChatGPT quale pezzo si sia rotto, con tanto di foto.




Dopo un attimo di incertezza in cui pensiamo che manchi il pezzo di ricambio, l’autista di Soviet1 pesca da sotto il sedile il pezzo rotto, si mette la giacca di pelle, accende una sigaretta 🚬 e, sotto la pioggia, prende in mano la riparazione. Noi, come massimo contributo, scopriamo che si tratta della barra antirollio e che viaggiamo su un UAZ Bukhanka, un pulmino sovietico tanto spartano quanto (dicono) indistruttibile.
Da dietro i finestrini osserviamo il lavoro sotto la pioggia. Quando sentiamo martellare forte 🛠️ chiediamo di nuovo a ChatGPT se sia una soluzione valida: risposta? Su questi mezzi sovietici il martello è spesso la soluzione!
Dopo meno di mezz’ora il guasto è sistemato e ripartiamo. Ma i colpi di scena non sono finiti: l’autista di Soviet1 si accorge di aver dimenticato il cellulare al campo e deve tornare indietro. Noi proseguiamo… con un po’ di ansia. Dopo un’ora lo vediamo comparire nello specchietto retrovisore, in una nuvola di polvere bianca.
Poco più tardi, nuovo imprevisto: dalla portiera di Soviet2 si stacca un pezzo 😅. Lo recuperano al volo e decidono di bloccarla al prossimo villaggio.
Il viaggio prosegue per un centinaio di chilometri immersi nella nebbia e nelle nuvole basse, tra vallate che ieri ci erano sembrate brulle e grigie e che oggi, invece, appaiono coperte da un manto giallo dorato. Le piogge hanno trasformato il paesaggio.


Sulla strada enormi pozzanghere riflettono la luce come neve ❄️, ma quando le jeep ci passano sopra sollevano schizzi di acqua rosso fuoco. Assistiamo anche a una scena surreale: l’autista di Soviet1 apre la portiera mentre guida, infila la testa sotto il pulmino per controllare un rumore sospetto… decisamente acrobatico! 🤸
Arriviamo infine con un buon ritardo in un villaggio, dove ci aspetta un ristorante tutto in legno che sembra catapultato da Stoccolma 🇸🇪.
Qui – come quasi sempre – i piatti sono stati preordinati al mattino, perché fra ordine e arrivo del cibo non passa mai meno di un’ora. A furia di esperienza, ormai funziona così.




Dopo pranzo ci dirigiamo finalmente alle Flaming Cliffs. Le avevamo già incontrate, “sulla carta”, al museo di natural history, dove sono conservati i fossili dei dinosauri rinvenuti da Chapman e le spedizioni degli anni ’20 proprio qui.
Le cliffs sono imponenti formazioni rocciose rosse 🔥 che si stagliano nel mezzo del nulla. Negli ultimi anni in questa zona piove molto più del normale, e così il deserto non appare grigio e ocra come ci aspettavamo, ma punteggiato di piccoli arbusti chiamati saxaul. Il colpo d’occhio è incredibile, quasi da parco americano.




Camminiamo lungo le creste fino al punto dove, per la prima volta nella storia, furono trovate uova di dinosauro 🦖. Poco più in là, enormi cammelli finti ricordano il passaggio della Tea Road, la grande via commerciale che attraversava la Mongolia.


Riprendiamo la marcia verso il monastero di Ongi, ma la strada è lunga, disconnessa e resa fangosa dalle piogge. Il sole tramonta regalando colori pazzeschi, rosa e arancio, che tingono le nuvole.

Ci rendiamo conto però che il monastero è ancora lontano e che l’oscurità incombe. I driver ci rassicurano che arriveremo in tempo, ma senza mappe consultabili non ci resta che fidarci.
Facciamo una sosta “bagno-natura” 🚻 poco dopo il tramonto e capiamo che il monastero, per oggi, è rimandato a domani mattina.
E quasi come per magia, proprio con le ultime luci del crepuscolo, avvistiamo in lontananza il nostro campo per la notte.
È buio, la cena è quasi pronta 🍲… la doccia, invece, potrà aspettare. Ah no, giusto: domani saremo ospiti di una famiglia locale che… la doccia non ce l’ha proprio! 🚿🙃