Iniziamo la giornata con la visita al tempio di Ongi… o meglio, di ciò che ne resta. Fondato nel 1660, era uno dei più grandi e influenti centri religiosi della Mongolia: comprendeva 28 templi, 4 scuole buddiste e ospitava oltre 1000 monaci.




Nel 1939 però il complesso fu completamente distrutto durante le purghe del regime comunista, e i monaci vennero giustiziati.
Solo dopo la caduta del comunismo, nel 1990, tre monaci che avevano studiato lì da giovani tornarono per iniziare la ricostruzione. Oggi si possono visitare un piccolo tempio e un museo con alcuni oggetti di culto recuperati dalle rovine.
🚐 Riprendiamo il viaggio verso nord. Oggi è il compleanno di un ragazzo del gruppo 🎉: ci fermiamo in mezzo alla steppa per un brindisi improvvisato con birra e patatine 🍻🥔.


Il pranzo lo facciamo in un villaggio, in un locale che sembra una sala da cerimonie: sedie con fiocchetti bianchi e un palco con strumenti musicali pronti all’uso.


Dopo un paio d’ore di strada, il paesaggio cambia all’improvviso: entriamo nella valle dell’Orkhon, che si apre verdissima grazie al grande fiume che la attraversa.


In fondo alla vallata si trova la cascata Orkhon, conosciuta anche come Ulaan Tsutgalan – la “confluenza rossa” – perché nasce dove il fiume Ulaan (“rosso”) si unisce all’Orkhon.
La cascata, alta 25 metri, si è formata circa 20.000 anni fa dall’azione combinata di eruzioni vulcaniche e terremoti: il fiume oggi scorre su suggestive rocce basaltiche ⛰️💦.
Con il tramonto ci concediamo una passeggiata lungo il fiume: l’atmosfera è bucolica, tra pecore che pascolano e piccoli alberelli che punteggiano il paesaggio 🌳🐑.



Dopo tante tante ore di strada, arriviamo finalmente con il buio al nostro campo ger, dove una famiglia di allevatori di yak ci accoglie con una cena calda e genuina 🏕️. Ci fanno assaggiare i loro prodotti caseari: latte fermentato di yak e yogurt di yak, dal gusto intenso e sorprendente. 🥛🐂