Day 7 – Famiglie Nomadi & Karakorum

Oggi è giornata di attività “local” 🐂.

Alle 7 usciamo dalle nostre ger, ancora calde grazie alla stufa, per andare a mungere gli yak della famiglia. Le donne della famiglia fanno uscire i piccoli dal recinto: corrono subito verso la mamma per succhiare la loro colazione 🍼. Dopo qualche minuto vengono riportati indietro e le mamme vengono munte. Proviamo anche noi… ma scopriamo presto che sembra molto più facile a guardare che a fare!

Per un’altra esperienza local ci cimentiamo persino a montare uno yak 😅.

Nel frattempo il padre della famiglia sella i cavalli e parte al galoppo per controllare gli altri animali al pascolo.

A colazione assaggiamo i prodotti caseari di yak: latte appena munto, yogurt e una deliziosa cagliata fresca 🥛.

Giochiamo un po’ con la bimba più piccola della famiglia e poi la mamma benedice noi e la nostra macchina con il latte di yak per augurarci un viaggio sicuro.

🚙 Con un’oretta di macchina raggiungiamo un’altra famiglia nomade, che ci accoglie per il pranzo e ci propone nuove attività locali. Impariamo a tirare con l’arco 🏹, a ballare una danza tradizionale 💃, a sfrecciare in moto nei prati… ma soprattutto andiamo a cavallo nella steppa, come veri Mongoli 🐎. Sopra di noi i nibbi volano radenti, mentre ci godiamo un pranzo eccellente nella loro ger.

🌾 Dopo una mattinata immersa nella vita nomade, ci dirigiamo verso l’ultima tappa del nostro viaggio: Karakorum. Il ritorno alla “civiltà” è quasi traumatico: dopo sei giorni di totale isolamento, i primi segni di urbanizzazione ci sembrano quasi estranei.

Karakorum ha una storia affascinante e travagliata. Fondata intorno al 1220 da Gengis Khan nella valle dell’Orkhon, in un luogo strategico e fertile, esattamente fra l’est e l’ovest del paese, come centro amministrativo e politico dell’impero, raggiunse il suo massimo splendore sotto il figlio Ögedei: era una città multiculturale e multi-religiosa, con templi buddisti, moschee e chiese cristiane.

Nel 1260 Kublai Khan trasferì però la capitale a Khanbaliq (l’odierna Pechino), e Karakorum iniziò a decadere, fino a essere rasa al suolo nel 1388 dall’esercito cinese della dinastia Ming.

Nel XVI secolo la zona rinacque con la costruzione del grande monastero buddista di Erdene Zuu, primo della Mongolia, edificato proprio con le pietre delle rovine della capitale. Nel 1872 il monastero contava 62 templi attivi e 1500 monaci residenti, ma nel 1936 fu colpito dalle purghe sovietiche: solo 18 costruzioni sopravvissero. Dal 1994 sono protette dall’UNESCO, permettendoci oggi di ammirarle 🛕.

🌙 Trascorriamo l’ultima sera nelle ormai familiari ger… anche se qui, rispetto ai giorni scorsi, il livello di comfort è quasi “lussuoso”, e quasi fastidioso rispetto all’autenticità vissuta finora.

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