Borres / Berducedo – 29km

Solita partenza all’alba con tanta nebbia e umidità. La strada è larga e sterrata e sale dolcemente. Al primo bivio prendiamo la direzione giusta ma poi ci inoltriamo in un pratone e perdiamo la strada. Per fortuna dietro di noi spuntano altre due torce che ci riportano velocemente sul cammino. Unico inconveniente: l’erba alta ci ha infradiciato le scarpe. In realtà ha solo anticipato l’inevitabile, infatti dopo pochissimo inizia a piovere. Mettiamo il coprizaino e la mantella e ripartiamo.

Finché siamo nel bosco va abbastanza bene…la pioggia è bloccata un po’ dagli alberi e la nebbia non è così fitta. Il vero inferno inizia appena usciamo dal bosco: nebbia che non si vede a 50mt, pioggia sferzante e vento fortissimo che sale laterale dalla valle. Le mantelle ci fanno da spinnaker….ma purtroppo non siamo di poppa!!!

La strada si mantiene larga in mezzo ai prati…anzi ogni tanto si perde in mezzo al prato e dobbiamo andare a caccia di frecce gialle che indicano il cammino. Per 22km cammineremo solo in mezzo alla natura, senza attraversare neanche un paesino…e 22km vogliono dire 5 ore di cammino se siamo brave!!!

Continuiamo a salire: oggi tocchiamo il punto più alto del cammino primitivo. Quando arriviamo in cima il vento quasi non ci fa stare in piedi, le mantelle si scoperchiano ad ogni passo, ci schiaffeggiano la faccia e ci si appiccicano alle gambe: Manu lo definisce l’Inferno!!

Ci super un gruppo di ragazzi saltellando e ridendo: si vede che hanno 17 anni e noi ci sentiamo improvvisamente vecchie!
Poi naturalmente inizia la discesa verticale…le ginocchia fumano ma almeno aumentiamo un po’ i km/h!
La pioggia diminuisce ma non si ferma e in uno scorcio fra le nuvole intravedono un paesino. Cantiamo vittoria sicure che sia l’arrivo dei 22km in mezzo al niente e quindi che ci sia un baretto dove fermarsi qualche minuto a rifoccillarci ma appena arrivati ci rendiamo conto che era solo un miraggio: 4 malghe abbandonate e nessun segno di civiltà!!

Riprendiamo il cammino ma nel frattempo ci siamo ricongiunti ad altri due drappelli di pellegrini con cui ci facciamo forza a vicenda. Camminiamo ancora 1 oretta, stavolta in un bosco di felci: sembra di essere in una giungla tropicale. Arriviamo all’agognato paesino ma a prima vista non c’è traccia di bar.

Ripartiamo sconsolate e affaticate dato che sono ormai 6 ore che camminiamo senza mai fermarci ma dopo 200mt ecco spuntare due ombrelloni da bar! Evviva!! Cerchiamo riparo sotto la tettoia e svuotiamo le scarpe da cui esce un rigagnolo d’acqua: sappiamo già che non le vedremo più asciutte prima del ritorno a Milano!!
Beviamo un caffè bollente e mangiamo qualcosa. Siamo una 20ina di pellegrini (compresa la famiglia con due bimbi piccoli che avevamo già incrociato: sempre più stima per loro!!) rifugiati qui tutti insieme e si crea un bel clima di solidarietà.

Rimettiamo le mantelle e ripartiamo per l’ultima ora di cammino. Siamo decisamente tornate in forze e facciamo tutta la strada cantando a squarciagola e ridendo (forse complice la stanchezza). Arriviamo a Berducedo, troviamo posto in un albergue molto carino e ci infiliamo sotto la doccia bollente. Proviamo ad asciugare un po’ le scarpe con il phon ma non so quanto servirà!!

Dopo un abbondante pasto ci buttiamo sul letto per una pennichella e poi passiamo il resto del pomeriggio fra libro, chiacchiere con i pellegrini e birretta di rito. Sgranocchiamo qualcosa e facciamo provviste di acqua e colazione per domani. Nanna come al solito alle 9!! 🙂

Tineo / Borres – 18km

Alle 4.45 lo stanzone inizia ad animarsi ed il sonno fugge via. Proviamo invano a riaddormentarci e dopo un po’ ci alziamo. Partiamo di nuovo con il buio e la nebbia:  anche se la tappa è breve l’albergue ha solo 16 posti e vogliamo assicurarci una branda!

Camminiamo su uno stradone sterrato, un po di fango, un po di sassi ma i pendii sono lievi saliscendi. Camminiamo nella nebbia, la rugiada illumina le tele di ragno costruite sui fili spinati che separano i pascoli.

Ci fermiamo a fare colazione con due biscotti vicino ad una fonte e ci raggiungono altri 2 italiani.
Ripartiamo e camminiamo per qualche km sull’asfalto. Raggiungiamo un paesino animato da pellegrini che mangiano o cercano un albergue. Decidiamo di non fermarci e di fare gli ultimi 6km per arrivare a Borres. Arriviamo ad un paesino perso nel nulla, 3 stalle, 3 case, 1 bar e dall’altra parte della vallata (cioè 800 dolorosi mt di saliscendi dal bar) l’albergue.
Ci fermiamo al bar per la meritata birretta con panino  (Maimoú e Manu sono ribaltati come dimostra la foto).
Il pomeriggio passa al cazzeggio: siamo un gruppo di 16 italiani, chiacchieriamo, dormiamo, leggiamo, beviamo e ceniamo tutti insieme. C’è un bellissimo spirito e ci godiamo questo aspetto del cammino.
Domani è prevista pioggia!! 😦

Cornellana / Tineo – 31km

La sveglia suona ben prima dell’alba perché sappiamo che oggi ci aspettano 7/8 ore di cammino con più di 1000mt di dislivello!
Partiamo al buio e affrontiamo i primi saliscendi alla luce della torcia. La prima ora passa velocemente, in rigoroso silenzio, fino a quando non arriviamo ad una cava di gesso che con le luci dell’alba sembra delle montagne di neve!!!

La seconda ora è un supplizio!!! Camminiamo sull’asfalto per molto tempo, non abbiamo ancora fatto colazione e arriviamo a Salas dopo 12km (1/3 del percorso) trascinandoci con il muso lungo!!! Collassiamo sulle seggiole dell’unico baretto aperto nella piazza della chiesa e ci facciamo anestetizzare da caffè e torta di mele! La proprietaria ci regala anche lo spuntino del pellegrino: una banana e un boccadillo (paninetto) con prosciutto da mangiare lungo il cammino. Le nuvole sono ancora basse e cariche di umidità!

Incrociamo una famiglia di 3 spagnoli che tarellano come degli alpini: entriamo in scia e ci facciamo tirare per le successive due ore: sono dure, ma facciamo 1000mt di dislivello più veloci di prima ed il cielo è tornato azzurro e contrasta con i prati verdissimi, mi mette allegria! 🙂  Arriviamo in cima quasi senza acqua quindi ci fermiamo nel primo paesino e chiediamo indicazioni mentre gli spagnoli fanno uno spuntino. Un’anziana signora gentilissima si offre di rifornirci d’acqua in modo da non dover uscire di strada per trovarne. Ci fermiamo 10 min a chiacchierare: anche i suoi figli hanno appena finito il cammino e ci incoraggia a non mollare perché, dice, arrivare a Santiago è un’esperienza unica!! Ci risupera la famiglia spagnola e come massimo smacco il ragazzo si accende una sigaretta alla base di una salita verticale…:-|

Con il morale abbattuto (e il fisico ancor di più) ripartiamo per l’ultimo terzo della tappa di oggi. Attraversiamo una zona di fattorie e pascoli con bellissime mucche bianche e nere da cartolina. I dolori iniziano a farsi sentire e anche se le grandi salite sono finite, ricomincia la fatica vera. Mangiamo la preziosa banana della signora di stamattina e ripartiamo.
Per fortuna il paesaggio è piacevole. Camminiamo sotto una specie di galleria di alberi che ci fanno ombra e sopra a…tanto fango! Intorno ci sono ancora pascoli e coltivazioni di mais.

Gli ultimi km per arrivare a Tineo li facciamo di nuovo un po trascinati e doloranti! Arriviamo all’albergue dove ci accoglie calorosamente la famiglia spagnola. Ci buttiamo su due brandine in uno stanzone da 30 letti….speriamo stanotte non russino tutti!!! 😛

El Escamplero / Cornellana – 27km

La sveglia del mio vicino di letto puntata alle 5.45  ha il suono di una mitragliatrice e mi fa atterrare bruscamente dal mondo dei sogni (mentre scrivo lo stesso ragazzo si è appena sistemato nella nostra stessa camerata quindi temo che la scenetta si ripeterà! 😦 ).
Ci tiriamo su velocemente e in 15min siamo pronte a partire. Fuori è ancora buio e la nebbia è fitta. Salutiamo chi è gia in piedi, sgattaioliamo fuori e iniziamo a camminare in silenzio.

Camminiamo nel bosco, la terra é umida, i sassi scivolosi. Gli uccellini iniziano a cinguettare e c’è rumore di pioggia anche se per fortuna gli alberi ci proteggono e rimaniamo asciutte.
Dopo un po di tempo ci ricongiungiamo a 2 gruppetti di pellegrini partiti un po prima e un po dopo di noi e facciamo un tratto del percorso insieme. Mi piace il fatto che ci si ritrovi e ci si allontani con naturalezza, senza impegno ma con gioia, ognuno mantenendo il suo passo.
Incontriamo una mucca che ha appena partorito…

Dopo 2h30 arriviamo a Grado. Facciamo un giretto per il paese che dorme ancora (i ritmi spagnoli sono molto lontani da quelli del cammino) ma davanti alla chiesa troviamo una pasteleria dove facciamo colazione. Il cielo in 10 min cambia colore e diventa azzurro e il sole ci asciuga l’umidità da addosso.

Riprendiamo il cammino consapevoli che ci aspetta 1h30 di salita verticale quindi attacchiamo con grinta. Attraversiamo paesini carinissimi, pieni di fiori. Un fattore della zona ferma il suo camioncino e attacca a chiacchierare (ottima scusa per riprendere il fiato). Come al solito ci chiede se siamo sorelle e si stupisce del fatto che siamo solo amiche perché dice che siamo uguali: penso che per facilità inizieremo a dire di sì…:-)

Gli ultimi 7 km sono di discesa ripida. Incrociamo una famiglia con due bimbi (2 anni e 6 mesi) che stanno facendo il nostro cammino con i bambini in braccio: ammiro il loro coraggio…e la loro resistenza!!!

L’ultimo km è di nuovo pura sofferenza ma l’arrivo ben ricompensa: arriviamo in un vecchio monastero dell’anno 1000 all’interno del quale si trova l’albergue de los peregrinos.

La giornata finisce un po doloranti, fra doccia, lavaggio di tutti i vestiti usati, abbondanti massaggi con l’arnica, pennichella, chiacchiere chiacchiere chiacchiere con gli altri pellegrini (per la maggior parte italiani + nota di merito per una famiglia della Florida!!) e la messa al monastero (più veloce del mondo: 25 min e tutti a prendere l’ape!!! Ahahahaha).

Cerchiamo invano un ristorante che serva la cena prima delle 8 e finiamo a cenare all’albergue con delle buste precotte comprate al supermercato…con questa stanchezza vale tutto…persino per me!!! 🙂

Oviedo / El Escamplero – 14km

Quest’anno a chi mi faceva la fatidica domanda: “e tu che programmi hai per quest’estate?” ho risposto in maniera insolita: “farò il cammino di Santiago di Compostela…è un sogno che è stato nel cassetto fin troppo a lungo…ed esattamente quello che mi ci vuole dopo un anno di cambiamenti!” La prima cosa divertente sono state le reazioni: tutti hanno sgranato gli occhi, la maggior parte ha commentato che ero pazza, i restanti che avrebbero sognato, un giorno, farlo anche loro. La persona con cui condividerò questo sogno è la mia inseparabile compagna di viaggio: Manu. Ma questa volta abbiamo bisogno anche di un ometto che vegli sul nostro cammino: vi presento Maimoú, la nostra mascotte!! Sarà un po’ come giocare ai pokemon: dovrete scovarlo nelle nostre foto…ma per favore niente pokeball: se lo catturate poi noi come facciamo?!? 🙂

Partenza all’alba, destinazione Oviedo. Oggi dovrebbe essere solo una giornata di relax e preparazione. Invece, non so se per un po ’ di ansia dei km che ci aspettano (320) o per la trepidazione per questa nuova ed inusuale avventura…dopo una breve visita della città, davanti ad una bottiglia di sidro…decidiamo di partire e fare il primo pezzo di cammino già oggi.

Così alle 13.30, sotto il sole delle Asturie a picco sulla testa e con in pancia acciughe e melanzane fritte (la combo dei campioni!!) muoviamo i primi passi. La prima mezz’ora vola a regolare lo zaino, cercare le prime conchiglie che ci guideranno fino a Santiago e procacciarci dell’acqua. Poi la strada inizia a salire e incominciamo a fare sul serio.
Il percorso è vario: passiamo da boschi con sentieri sterrati all’asfalto dei paesini ma siamo continuamente o in salita o in discesa…dopo 3 ore e 14km di strada, le ginocchia si fanno sentire!!

Arriviamo all’albergue de l’Escamplero dove incontriamo 3 gruppetti di italiani e qualche tedesco. Buttiamo gli zaini su due cuccette libere in traballanti letti a castello e ci godiamo una doccia rigenerante ed una birretta ghiacciata (forse ancor più rigenerante!!)

Cenetta al sole al baretto del paese con una ragazza di Mantova che sta facendo il cammino da sola, a base del piatto tipico della zona: la fasolada…un leggerissimo stufato di fagioli bianchi, chorizo e carne: credo che le salite di domani saranno ancora più “pesanti”!!!

Johannesburg

Dopo una colazione a base di toast con peanut butter & jelly – che non mangiavo da quando ero piccola e non mi ricordavo così buono!!! – una delle mamas ci accompagna a visitare Johannesburg, o meglio Soweto, la township più grande sel Sud Africa. Visitiamo una torre commemorativa delle 49 township di Johannesburg, poi un villaggio culturale in cui sono raccolte testimonianze delle tradizioni e delle credenze locali. Poi visitiamo la casa di Mandela e il museo  Hector Pieterson, il ragazzino ucciso dalle forze dell’ordine durante le manifestazioni studentesche del 1976.
Colmo finalmente qualche lacuna storico – culturale ma le domande che sorgono sono ancora di più. Per questo, anche se non era in programma, spingo per andare a vedere anche il museo dell’apartheid in centro a Johannesburg. L’esperienza è toccante. L’ingresso separa bianchi e neri (ad ognuno sul biglietto di ingresso viene assegnato un “colore” e nella parte iniziale ciascuno fa esperienza della separazione dai visitatori, magari amici, con un colore diverso dal proprio). Le fotografie sono forti e i video che vediamo ancora di più. Rimango davvero colpita, in primis dalla mia ignoranza ma sopratutto dalla storia così travagliata di questa gente. Serberò per lungo tempo quelle immagini negli occhi e nel cuore.

Purtroppo siamo giunti al termine di questo viaggio meraviglioso, è tempo di salutare i miei nuovi amici che mi hanno accompagnato in questi 17 intensi giorni di cammino. Insieme abbiamo imparato a conoscerci, a rispettarci, a fare fronte comune quando ce n’era bisogno e a lasciarci andare ad un po’ di isterismo femminile quando ce lo potevamo permettere. Insieme abbiamo riso fino a farci venire le lacrime, abbiamo cantato a squarciagola e siamo rimasti a bocca aperta sotto la maestosità di quel cielo stellato. Ci siamo scambiati pensieri, opinioni…e accenti! Insieme abbiamo trattenuto il fiato davanti a leoni e leopardi e abbiamo tirato il fiato davanti ad un birretta ghiacciata (o quasi) che fa dimenticare anche le fatiche dei giorni più roventi.

Vorrei quindi ringraziare ognuno di loro per quello che mi ha donato, per quanto mi ha arricchito, per aver percorso insieme un piccolo tratto di strada.
Ma specialmente vorrei ringraziare Elena che si è fidata ciecamente e si è lanciata, ad occhi chiusi, anima e corpo in questa avventura; ma sopratutto Manu che mi sopporta nelle mie piccole manie, che mi dà la forza di buttarmi in nuove sfide, che mi sprona a superare i miei limiti e che ha scelto di condividere con me anche questa nuova, bellissima avventura.

PS: ma come è possibile che io sia già pronta per ripartire?!?!?!

Kruger Park

Il Kruger, mentre ci avviamo verso l’uscita, ci regala due ultime scene memorabili.
La prima è quella – un po’ macabra – di un impala morto accasciato sul ramo di un albero, evidentemente portato da qualche predatore in attesa di poter usufruire del suo pasto. La seconda invece è una soap opera fra giraffe! Ci avviciniamo a quella che sembra una famigliola di giraffe: una maschio, una femmina e una giraffina. Il maschio sta corteggiando la femmina, le gira intorno, si struscia sul suo collo, la annusa. Lei fa un po’ la preziosa. Allora lui insiste, diventa più “esplicito” e le mostra…“il gioiello di famiglia”…a quel punto lei sembra convincersi un po di più…ma ecco che dall’altra parte della strada provengono dei rumori e in un batter d’occhio arrivano correndo altri 2 maschi di cui uno prontamente scaccia il seduttore e si avvicina alla femmina in segno di protezione. Inizia una danza fra giraffe: il seduttore cerca un angolo scoperto per avvicinarsi alla femmina, gli altri due maschi cercano di tenerlo lontano e la femmina si gode la scena. Il piccolo in tutto questo è stato lasciato in un angolo a cercare di mangiare foglie per lui decisamente troppo in alto!! Ridiamo come matti facendo la voce fuori campo della soap opera!
Arriviamo a Johannesburg nel pomeriggio. Stasera saremo ospiti di alcune famiglie locali che ci accoglieranno a dormire nelle loro case. Arriviamo tutti in una delle case nella quale 3 mamas stanno preparando la nostra cena. Naturalmente si scatena un acquazzone proprio mentre scendiamo dalle macchine. La casetta nella quale arriviamo é piccola ma accogliente. Entriamo dalla porta sul retro che dà su un piccolo cucinino. Più avanti c’è un salotto con una vecchia televisione nel quale ci accomodiamo. Alle 6.30 ci  servono la cena. Hanno preparato pollo arrosto, pesce fritto, riso bollito, insalata di barbabietole, insalata di cavolo e carote e spinaci in padella. Il tutto è messo a buffet sul tavolo da cui ognuno si serve. Giochiamo un po’ con i nipotini di una delle signore che, incuriositi, sono venuti a conoscerci.
Dopo cena andiamo a fare un giro per Johannesburg. Non è consigliabile girare per la città da soli, sopratutto la sera, tranne che in due zone molto precise. Andiamo prima a vedere New Town che dovrebbe essere la piazza principale e moderna della città ma l’ambiente non ci sembra rassicurante e non scendiamo neanche dalle macchine. Andiamo poi a Melville, una zona, anzi una via, in cui ci sono un sacco di baretti e localini. C’è musica ovunque. Rimaniamo impressionati dal fatto che, benché ufficialmente l’integrazione sia totale, i bar sono frequentati o da bianchi o da neri. Troviamo un solo bar che sembra frequentato da entrambi. Esce bella musica e decidiamo di entrare. Presto capiamo che qui pero c’è un altro tipo di “separazione”…è frequentato quasi esclusivamente da gay. Trascorriamo una ultima serata divertentissima ballando e ridendo insieme!

Kruger Park

La mattina inizia veeeeeeeeeramente presto: 3.30 in piedi pronte per partire per il Safari. È buio pesto, saliamo su una jeep aperta sui lati e partiamo illuminando i bordi della strada con le torce in cerca di animali. Vediamo solo qualche impala e qualche kudu (delle antilopi con le corna attorcigliate, simbolo del parco). Piano piano aumenta la luce e il ranger inchioda per la prima volta. Chiediamo eccitati cosa abbia visto e subito vediamo sbucare un leprotto. Il ranger prova a spiegarci qualche cosa su di lui ma ci risediamo delusi senza neanche prestarsi attenzione. Dopo un po’ finalmente scorgiamo un gruppetto di leonesse con un giovane leone. Stanno sdraiati sul ciglio della strada, tranquilli. Probabilmente hanno mangiato da poco e non sentono lo stimolo della fame. Poco lontano un gruppetto di iene sgranocchia una carcassa lasciata dai leoni.
Li osserviamo ad occhio nudo e poi con il binocolo per apprezzare ogni dettaglio. Ripartiamo e dopo poco si ferma una macchina che ci segnala che più avanti sulla strada ci sono 2 leoni maschi anziani. Qui nel parco capiamo velocemente che questa è la regola non scritta: chiunque veda qualcosa di interessante si ferma per segnalarlo alle altre macchine di passaggio nella zona. Troviamo effettivamente i leoni. Sono vecchi, molto magri e un po’ malandati. La guida ci spiega che quando i leoni diventano vecchi e non sono più performanti nella caccia, vengono abbandonati dal gruppo e devono cavarsela da soli. Quest’anno il cibo scarseggia perché le piogge sono state poco abbondanti quindi questi leoni rischiano fortemente di morire di fame.
Torniamo al campo e dopo una buona colazione ri-usciamo con le nostre macchine per fare qualche altro giro. E questa volta siamo davvero fortunati: é la volta del leopardo…anzi di 2 leopardi!!! Il primo ci viene segnalato da una macchina su una strada sterrata poco lontana. I leopardi riposano quasi sempre sui rami dei grandi alberi quindi per vederli, a differenza di tutti gli altri grandi animali, bisogna tenere il naso all’insù. Troviamo il nostro amico bello addormentato su un ramo, all’ombra delle fronde, in tutta la sua bellezza. È davvero splendido. Ad un certo punto si alza, si stiracchia, sbadiglia e si siede come per guardarci. Ci sono 5/6 macchine che lo stanno osservando trattenendo il fiato. Dopo un po’ il leopardo si risdraia. Proseguiamo e dopo un po di gazzelle, scimmie, rinoceronti e faraone troviamo un altro agglomerato di macchine. Ci avviciniamo molto lentamente e la macchina di fronte ci dice che c’è un altro leopardo. Questo è ancora più vicino e se possibile più bello dell’altro!
Sulla via del ritorno assistiamo ad un a scena davvero toccante: sulla strada giace un cucciolo di scimmia morto, forse colpito da una macchina. Poco lontano la mamma urla disperata. Sopra volteggia un avvoltoio che dopo poco scende in picchiata cercando di portarsi via il cucciolo. Mamma scimmia si avvicina e con tutte le sue energie si rizza in piedi e urla a più non posso per scacciare l’uccello. La scena si ripete un paio di volte…mi piange il cuore.
Al tramonto facciamo l’ultimo safari. Vediamo un gruppetto di elefanti e il ranger ci racconto il loro rito di “sepoltura” dei morti: quando un elefante muore tutti gli altri lo accerchiano e gli danno dei colpetti con la proboscide fino a quando il corpo non diventa freddo e si assicurano così che sia davvero morto. Poi iniziano a fare un rumore particolare raspando sul terreno con le zampe in modo da richiamare sul luogo tutti gli elefanti in zona. Infine staccano un ramo da un albero e lo mettono sopra al corpo senza vita per indicarne la morte. Sorprendente.
Poco dopo il tramonto vediamo arrivare verso di noi un branco di licaoni. Solitamente scappano molto facilmente quindi spegnamo la jeep e ci mettiamo ad osservare. Dopo qualche minuto sentiamo un ruggito e con un balzo due leoni atterrano in mezzo alla strada proprio di fronte a noi. I licaoni scappano abbaiando.  Un leone marchia il territorio facendo pipì e mescolandola alla sabbia e l’altro verifica che l’odore sia sufficientemente forte per tenere a debita distanza i licaoni. Poi si strusciano e si acoccolano insieme sul ciglio della strada. Che giornata emozionante!! 🙂

Kruger Park

Oggi partiamo per l’ultima ma forse più importante tappa naturalistica del viaggio: il Kruger Park.

Dopo qualche ora di macchina entriamo in questa enerme riserva naturale. Non facciamo in tempo ad entrare nel parco che siamo accolti da zebre e giraffe che mangiano poco lontano dalla strada. L’altra differenza che notiamo subito è la grande presenza di uccelli: dai piccoli uccellini che vegetano sul dorso delle giraffe alle aquile e agli avvoltoi che non avevo mai visto da così vicino. Ci sono decine di uccellini coloratissimi e tutti diversi che svolazzano intorno alla macchina.

Proseguendo facciamo un nuovo incontro: scimmiette e babbuini. Passano da una parte all’altra della strada rincorrendosi con i piccoli appena nati aggrappati sulla schiena o sulla pancia. Un babbuino grande si ferma in mezzo alla strada, ci guarda e poi si sposta al lato della strada. Si siede, appoggia i polsi sulle ginocchia con le mani penzolanti come su un trono e si guarda intorno circospetto.

Continuiamo ad esplorare il parco. Dopo diversi km – o forse erano pochi ma fatti a 30km/h sembravano comunque tanti – passiamo sopra un ponte. Alla nostra sx si intravede una pozza e notiamo del movimento. Invertiamo la rotta e cerchiamo di scoprire chi si muove fra le fronde. Scopriamo con immensa gioia che sono due immensi bufali: possiamo aggiungere una spunta alla nostra check list dei Big Five. I Big Five sono i 5 animali più grandi visibili in zona, sono uno dei simboli più importanti del Sud Africa (su ogni banconota ne è rappresentato uno) e sono l’obiettivo di ogni turista che viene qui. Fino ad ora ne abbiamo visto 4: leone, rinoceronte, elefante e bufalo. Ce ne manca uno, quello più raro: il leopardo.
Arriviamo al campo che è il più grande del parco. Sembra di essere stati improvvisamente catapultati in America. Una squadra di ranger ci accoglie, ci sistema nelle nostre casette – ognuna con 3 letti, un bagnetto e una piccola cucina esterna – ci prenota i safari per il giorno dopo. Ci sono 3 ristoranti, 2 bar, 2 piscine e un supermercato fornitissimo con una cella frigo per le birre grande come camera mia!!

Anche oggi le temperature sono pazzescamente elevate: tocchiamo i 42 gradi. Cerchiamo un po di rinfresco in piscina ma l’acqua è più calda di quella delle vasche idromassaggio alla SPA e scappiamo. L’unica soluzione è un giro nella cella frigo e conseguente stappo di birretta ghiacciata in attesa della cena.

Hlane Park

Ci svegliamo alle 4.45 del mattino per andare in cerca di animali all’alba quando l’aria è ancora fresca ed è più probabile che loro non si nascondano all’ombra degli alberi. Partiamo con un ranger del parco su una jeep aperta in modo da poter avvistare bene gli animali. Dopo poco il ranger si ferma e ci indica un albero secco. Non vediamo niente ad occhio nudo ma con il binocolo vediamo un bel pitone allungato su un ramo. Proseguiamo e vediamo dei movimenti nell’erba. Ci avviciniamo e spuntano 3 grossi leoni che si lasciano avvicinare tranquillamente. Sono bellissimi!
Li osserviamo per un po’ poi ci allontaniamo e andiamo alla ricerca degli elefanti. Dopo poco avvistiamo una famigliola di elefanti con un cucciolo. Il papà si tiene un po’ distante mentre la mamma non perde d’occhio il piccolo che avrà all’incirca 1 anno. Ad un certo punto lui attraversa la strada proprio davanti a noi. La mamma se ne accorge e lo segue. Il piccolo si avvicina un po’ alla macchina e la mamma inizia a correre nella nostra direzione per allontanarci. Scatta un attimo di panico nei nostri occhi (ci hanno appena detto che gli elefanti corrono a 40km/h) ma il ranger prontissimo ingrana la retro e si allontana! Questi immensi pachidermi passano l’80% del loro tempo a mangiare e espellono il 40% del cibo ingerito senza digerirlo. Per questo il loro sterco secco è molto utile per accendere fuochi e quello fresco viene diluito nell’acqua e bevuto dalle popolazioni locali come medicina per i dolori di stomaco.
Spunta il sole e sale la mancanza di caffeina! Il ranger ferma la jeep, alza il paraschizzi per farne un piccolo tavolino di appoggio e tira fuori un thermos di caffè e un piatto di muffin…i miei occhi si trasformano in cuoricini.
Ci scaldiamo al sole e facciamo colazione in mezzo alla savana. Riprendiamo il nostro giro e rincorriamo due giraffe. Poi andiamo a caccia di famiglie di impala, gazzelle e antilopi. Questi animali normalmente hanno tempi di gestazione di 6 mesi e partoriscono nel mese di ottobre. Quest anno ha piovuto molto poco quindi l’alimentazione è stata carente. Per questo i tempi si sono allungati e la maggior parte delle femmine ha partorito ai primi di dicembre. Ecco perché ci sono decine di cuccioli che scorazzano con le mamme.
In mezzo alla strada un gruppo di gnu ci blocca la strada. Ci guardiamo intorno per cercare anche le zebre. Infatti il ranger ci racconta che spesso le due specie viaggiano in coppia perché gli uni hanno un udito molto sviluppato e gli altri l’olfatto quindi si aiutano nel prevenire gli attacchi dei predatori. Sono anche compatibili per quanto riguarda l’alimentazione in quanto gli uni mangiano le erbe alte, gli altri le erbe basse quindi possono cibarsi nelle stesse zone senza essere in competizione.
Rientriamo al campo dopo 3 ore molto soddisfatti. Passiamo il resto della giornata al campo, al riparo dal caldo – le temperature toccano i 40 gradi – ad osservare rinoceronti, ippopotami e coccodrilli che si rinfrescano nella pozza.