Appena usciti dalla zona recintata intorno al Country Club, facciamo un simpatico incontro: a bordo strada c’è una giraffa che ci guarda pacifica. Pochi km dopo entriamo in uno dei 3 parchi nazionali dello Swaziland (il 90% del paese è parco Nazionale!!): Hlane park. Qui alloggiamo a Ndlovou Camp in delle casette di pietra con il tetto di paglia in mezzo alla sabbia. Davanti al Camp c’è l’unica grossa pozza del parco dove rinoceronti, ippopotami e coccodrilli passano gran parte della loro giornata a non fare niente con nostra grande gioia che godiamo della loro presenza a pochi metri di distanza.
Partiamo subito per fare un giro in macchina. Le strade sono tutte sterrate e la vegetazione abbastanza folta dato che qui è piena estate – come ci ricordano i 39 gradi all’ombra di oggi – quindi avvistare animali non è facilissimo. Ci dividiamo e manteniamo il contatto radio con le altre macchine in modo da avvisarsi in caso di avvistamenti. Finalmente spuntano 4 grandi giraffe che seguiamo per un po’. Il parco è pieno pieno di impala che spuntano da ogni angolo. I piccoli sono nati ai primi di dicembre quindi spesso dietro alle mamme spuntano 4 zampine traballanti dei cuccioli. Vediamo anche tanti gnu e qualche facocero. Dopo tre ore di ricerche rientriamo al campo esauriti dal caldo. Ceniamo a lume di candela, anzi a lume di lampada a petrolio che è l’unica fonte di luce che c’è al campo, e poi rimaniamo a bocca aperta per due ore sotto una delle stellate più incredibili che abbia mai visto.
Autore: martiwhites
Viaggio
Non potrei definire altrimenti il luogo della nostra giornata. Oggi infatti è stata una giornata di trasferimento. Siamo partiti da Tofo, in Mozambico, direzione sud verso lo Swaziland. Ci facciamo quattro risate per i nomi dei paesini che attraversiamo (tra i tanti meritano una menzione particolare Chissibuca e Manjacaze!!).
Ad un certo punto attraversiamo il mercato di un piccolo paesino. Rimaniamo colpiti dalla struttura del mercato che è formato da tante piccole tettoie basse di paglia sotto ognuna delle quali è accovacciata una donna con la sua poca merce. Ci fermiamo e iniziamo a gironzolare incuriositi. In pochissimo tempo abbiamo intorno un nugolo di bambini bellissimi. Distribuiamo qualche penna e qualche palloncino colorato e immortaliamo qualche sorriso con la macchina fotografica.
Ripartiamo per lo Swaziland che è un piccolissimo stato monarchico indipendente racchiuso fra i confini del Sud Africa. Leggiamo qualche nota di colore sul paese, tipo il fatto che ad ogni festa nazionale il re si sceglie una nuova moglie da aggiungere al suo harem.
Nonostante siamo partiti presto, non sappiamo bene dove arriveremo stasera ma sappiamo che dobbiamo fare più km possibili per goderci la giornata di domani fra gli animali. Riusciamo a macinare ben 600 km e ad arrivare in frontiera alle 19.50. La dogana chiude alle 20. Inizia quindi una danza di convincimento di tutte le guardie affinche ci lascino passare. Iniziano i controlli e, come tutto qui in Africa, sono lentissssssssimi. Ad un certo punto i poliziotti alzano lo sguardo e vedono che siamo ben 15!! Si lanciano un’occhiata fra di loro e ingranano la marcia Speedy Gonzales…non guardano più in faccia nessuno, aprono il passaporto e mettono un timbro al volo. Risaliamo in macchina e corriamo alla dogana dello Swaziland. Lì dopo le procedure di controllo passaporti arriviamo al cancello di ingresso nel paese e di nuovo veniamo bloccati: non potete passare…“time is over”. Scendiamo in due ragazze e iniziamo a piagnucolare che sono 12 ore che viaggiamo e che siamo stravolti. Ci dicono ok, però per 1 sola macchina. Passiamo il cancello e inziano le preghiere affinché facciano passare anche le altre due macchine. L’arma vincente si rivela la nostra cocco-radio comprata sulla spiaggia: una radio pienamente funzionante con ingresso aux e USB, alimentazione a pile e a corrente, tasti per regolare qualsiasi cosa….il tutto racchiuso in una noce vera di cocco: una meraviglia della scienza locale!! Le guardie la vedono e scoppiano in una risata fragorosa che distende l’ambiente e funziona da lasciapassare! 🙂
Troviamo da dormire al Country Club di Simunye, un villaggio protetto da guardiani, eredità coloniale, in cui c’è addirittura il ladies bar!! Dormiamo in delle palafitte di legno deliziose.
Tofo
La mattina inizia all’alba con una meravigliosa galoppata sulla spiaggia. Dopo una passeggiata di un paio di km, mentre il resto del gruppo parte per un’escursione alla ricerca infruttosa dello squalo balena, arriviamo ad una stalla dove montiamo su 3 bellissimi cavalli. La passeggiata inizia sulla spiaggia. Dopo poco partiamo al galoppo proprio dove il mare frange sulla sabbia e gli zoccoli alzano schizzi d’acqua. Saliamo poi sulle dune di sabbia dietro alla spiaggia e riscendiamo in una vallata verdissima con palme e alberi fra i quali sono nascosti i villaggi locali fatti di capanne di paglia.
In ogni radura che ce lo permette partiamo al galoppo. È una sensazione di libertà meravigliosa!
Torniamo e trascorriamo il resto della giornata in spiaggia a passeggiare, prendere il sole, leggere e chiacchierare. Andiamo al mercato locale, contrattiamo e compriamo qualche mango per colazione e qualche birretta per goderci il tramonto. Andiamo a cena in un ristorante italiano e presa dalla disperazione di tutto questo pollo, mi lancio su un piatto di spaghetti al pomodoro! 🙂 Festeggiamo il compleanno di Teresa, una compagna di viaggio, con tanto di torta e candeline.
Tofo
Lasciamo Vilanculos dopo colazione e ci dirigiamo di nuovo verso sud, attraversando il tropico del Capricorno. Non troviamo di meglio da mangiare che KFC…ma incredibilmente anche questa per me è un’esperienza mai fatta quindi va bene così!!
Usciamo dalla strada principale ed entriamo nella penisola di Tofo. Attraversiamo un villaggio molto pittoresco con una piazza piena di basse tettoie di paglia sotto ognuna delle quali c’è una donna seduta su sacchi di sabbia con poca merce in vendita davanti.
Arriviamo nel paese di Tofo e siamo catapultati in tutt’altro ambiente: le strade sono tutte di sabbia, ovunque ci sono macchine che pompano musica a palla, gruppi di ragazzi con le birre in mano, famiglie giganti che fanno picnic sulla spiaggia, centinaia di adorabili bimbetti neri che fanno il bagno. Naturalmente facciamo amicizia con una famiglia, ci facciamo raccontare le loro storie (loro sono super felici di parlare con noi e ci chiedono di fare un sacco di foto insieme) e strapazziamo un po’ i bimbi. Capiamo al volo che siamo in una località di villeggiatura per mozambicani e oggi è sicuramente una giornata di grande festa. Arriviamo all’ostello in cui la nostra camera è una specie di tenda fatta di paglia con sabbia tutto intorno…molto carina!
Il pomeriggio trascorre in relax al mare, fra bagni, letture, organizzazione del giorno successivo.
La cena, oltre alle solite 2 ore di attesa e la peculiarità di avere un intero menù per le bibite e solo 3 piatti disponibili scritti su una lavagnetta, presenta una nuova difficoltà: poco dopo il nostro arrivo salta la corrente e passiamo il resto della serata al buio illuminati solo dalla luce fioca di 2 candele.
Bazaruto & Benguerra
Iniziare l’anno su un’isola deserta credo sia davvero il sogno di molti…quest anno posso dire con gioia di aver avverato il mio!! 🙂
Partiamo presto ma stavolta con un mezzo un po più moderno e consono alle medie distanze: un gommone.
Dopo 1 oretta arriviamo a Bazaruto, un’isola caratterizzata da una grande duna di sabbia che scende a picco sul mare. Saliamo fino in cima e godiamo di una vista pazzesca….il panorama cambia ogni pochi minuti per le maree e la sabbia che emerge in superficie crea forme sempre nuove e cambia il colore dell’acqua.
Prendiamo la rincorsa e corriamo, sulla sabbia bollente, giù giù giù fino a lanciarci in acqua, senza fiato…è una sensazione di libertà meravigliosa!!
Giochiamo fra i banchi di sabbia semi emersi fino ad essere rossi come dei gamberetti…poi scappiamo sotto la tenda dove troviamo un buon pranzetto che ci aspetta. Nel pomeriggio andiamo a fare snorkeling su un tratto di barriera corallina fra le isole. Ci sono pesci coloratissimi, stelle marine giganti azzurre e coralli verde acqua. Sto scoprendo che fare snorkeling mi piace un sacco…mi dà la possibilità di godermi quel silenzio penetrante che ho sentito solo sott’acqua e di non fare altre che osservare, che è una cosa che mi piace tantissimo fare.
Ci spostiamo poi sull’isola di Benguerra, un’altra isola deserta nello stesso arcipelago, dove facciamo qualche altro bagno. Rientriamo in ostello. Andiamo a cena a casa di una ragazza del villaggio: ci accoglie nella veranda davanti a casa sua dove ha improvvisato un tavolone per 15 persone. Ci porta piatti di pesce misto (che qui sono tutti composti da gamberi, calamari e tranci di dentice rosso) e Matapa, piatto tipico della zona fatto con foglie di manioca macerate nel latte di cocco con gamberi e granchio. Le birre vengono dal baracchino davanti a casa, uno del gruppo cercando il bagno finisce nel salotto del vicino…adoro queste esperienze!!!
Vilanculos
Dopo una bella colazione con crepes e frutta, saliamo sulla nostra dhow (in italiano sambuco), barca tipica del luogo con un’unica di vela, che assomiglia più ad un vecchio lenzuolo, su cui siamo stipati come su un barcone di profughi…!
Iniziamo l’attraversata verso Magaruque, isola davanti a Vilanculos, durante la quale becchiamo, uno dopo l’altro con cambi improvvisi, sole ustionante, diluvio universale e infine vento incalzante che alza delle belle ondone…
Arriviamo su un isolotto deserto abitato solo da qualche palma. Ci incamminiamo sulla spiaggia chiacchierando e, nella migliore tradizione femminile, smettiamo solo 2 ore dopo quando completiamo il giro dell’isola. Anche qui le maree fanno cambiare in continuazione colori, forme e fauna. Infatti, appena la marea scende, si avvicina a riva uno stormo bellissimo di fenicotteri con le ali lilla e nere.
Dopo un bel bagno rinfrescante nell’acqua e uno salvatore nella crema solare, arriva l’ora del pranzo. Le nostre guide hanno allestito una griglia sulla poppa della barca e hanno preparato per noi pollo e pesce, accompagnati da riso, stufato di patate e insalata di cavolo.
Si riparte, direzione Vilanculos. Al ritorno abbiamo la corrente contro quindi il tempo di percorrenza raddoppia. Per fortuna un branco di delfini con un piccoletto ci allieta il viaggio.
Dopo la doccia, partiamo alla scoperta della cittadina di Vilanculos. I negozietti hanno pochissima merce esposta su lunghi scaffali mezzi vuoti, Vodacom – nome di Vodafone nel sud dell’Africa – con il suo colore rosso acceso, ha tappezzato tutte le pareti esterne di negozi e banchetti per strada (il nostro trade marketing ne sarebbe molto molto orgoglioso!).
Il mercato invece è, come al solito, un nugolo di bancarelle stracolme di merce. Gironzoliamo un po per capire l’ambiente. La zona dedicata al cibo non è molto grande mentre dominano quelle di abbagliamento e saponi/creme/shampoo. La maggior parte delle bancarelle sono gestite da mamme che hanno appresso i loro bambini. Manu ne conquista uno tenerissimo di circa un anno che dalle braccia della mamma le salta al collo e un po’ stupito, forse dal colore della pelle, si guarda intorno stranito. Compriamo uno shampoo e si scatena un diverbio fra 2 ragazzi di due bancarelle vicine. Uno in particolare, che non ha piu di 15 anni, diventa molto aggressivo. Mi avvicino in seguito per pagare e mi rendo conto che il problema è che è ubriaco fradicio. La cosa mi colpisce molto.
Torniamo in ostello e ci prepariamo per la cena di capodanno. Mangiamo tutti insieme scambiandoci storie di viaggi passati e poi balliamo un po (anche se la musica non è esattamente quello che siamo abituati a ballare) e poi corriamo in spiaggia per il conto alla rovescia….10…9…8…7…6…5…4…3…2…1…BUON ANNO!!!! 🙂
Vilanculos
Oggi per fortuna i 400 km scorrono molto più velocemente (forse perché andiamo anche un po’ più veloci e infatti ci becchiamo un fermo per eccesso di velocita – ai 70 km/h – con autovelox, risolto per fortuna solo con qualche euro di multa!!) e per l’ora di pranzo arriviamo a Vilanculos (si pronuncia proprio Vilancùlos), paesino di mare dal nome indicativo della sua posizione geografica!!
La gioia di vedere il mare dopo tutta questa strada è incredibile! Camminiamo verso il mare perché in questo momento c’è la bassa marea e ci sono centinaia di metri di sabbia prima di arrivare all’acqua. Sul percorso ci sono tante barche di pescatori, arenate in attesa dell’alta marea. Ci buttiamo in acqua e poi passiamo qualche ora a bighellonare sulla spiaggia ed osservare quello che succede: turisti pochissimi, quasi tutti sono pescatori locali, ragazzi che giocano a palla e ragazze che trasportano bianchera o si fanno le trecce. Tutti ci guardano e ci salutano.
Ci godiamo una birretta nel giardino vista mare dell’ostello nel quale alloggiamo. L’ostello è gestito da una ragazza brianzola che 4 anni fa è venuta qui in vacanza, si è innamorata del posto e si è fermata qualche mese. Qui ha incontrato un ragazzo mezzo cinese e mezzo mozambicano con cui si è sposata e ha deciso di fermarsi qui definitivamente e gestire l’ostello. Ci racconta della bellezza di vivere a contatto con la natura, del ritmo della luna che regola le maree e di conseguenza tutto il ciclo di vita del paese, dell’entusiasmo trasmesso da tutte le persone così diverse che passano da qui…ma allo stesso tempo dell’arretratezza del paese, della non-voglia di lavorare dei locali, dei tempi biblici per ottenere qualsiasi cosa…e così ci prepara alla cena di stasera: come previsto, il ristorante carino, sulla spiaggia che ci hanno consigliato ci mette 1ora (di orologio) prima di prendere le ordinazioni, 1 ora per preparare il cibo e 1 ora per portarci il conto (naturalmente sbagliato)! Cerchiamo di riderci sù e assorbire un po della filosofia NO STRESS del paese!
Komatipoort & Inharrime
Oggi giornata di trasferimento. Pochi km dopo Komatipoort c’è la frontiera fra Sudafrica e Mozambico. Le procedure di immigrazione sono lunghe ma relativamente facili. Dobbiamo comprare alcune dotazioni di sicurezza per la macchina (2 triangoli e 1 giubbotto catarifrangente) che sono obbligatori solo in Mozambico e non in Sud Africa quindi non vengono forniti con la macchina.
Naturalmente provano a vederci anche altre 10 cose inutili fra cui adesivi ed estintori ma per fortuna riusciamo ad evitarli. Superiamo tutti i controlli di uscita ed entrata e iniziamo a macinare kilometri in un’atmosfera totalmente diversa. Le case diventano baracche, le strade sono sterrate tranne quelle che loro chiamano “autostrade”, i paesini si diradano….e la gente parla portoghese. La giornata è lunga…moooolto lunga. Maciniamo 500 Km…che fatti ad una media di 50 Km/h diventano alquanto lunghi! Ci fermiamo a cena in un baracchino – unico posto che sembra vendere qualcosa di commestibile – che ci offre pollo e capra con patate e riso. Accettiamo di buon grado…e aspettiamo…aspettiamo…aspettiamo con pazienza e comprensione dato che secondo me 15 persone per cena non le hanno mai avute nella loro vita! 🙂
Dopo lunghe e non banali ricerche (siamo pur sempre in 15!!), troviamo da dormire in dei bungalow ad Inharrime. Arriviamo e naturalmente si scatena un bel acquazzone sopra di noi proprio mentre scarichiamo! Esausti ci buttiamo nel letto ed in meno di 1 minuto sono nel mondo dei sogni!!
Graskop & Komatipoort
Ci svegliamo a Graskop, cittadina di passaggio, in stile americano con qualche diner e pompa di benzina…l’impatto è tristanzuolo. Partiamo presto per il Blyde River Canyon, un canyon di pietra rossa tagliata da strisce di alberi verde scuro. Purtroppo non c’è il sole…ma i colori sono comunque bellissimi.
Ci spostiamo poi ai Bourke’s Luck Potholes, una serie di pozze di acqua dolce scavate fra le rocce rosse dei canyon. Mettiamo i piedi nell’acqua e ci rinfreschiamo. Le due tappe successive sono abbastanza un fallimento: prima ci fermiamo a Pilgrim’s Rest, ex cittadina di minatori, formata da un’unica strada di case vecchie ma ristrutturate e qualche piccolo museo…facciamo un giretto e dopo 10 minuti siamo pronti per ripartire. La seconda tappa sono le Mac Mac Falls, cascate inserite in un bel contesto geografico ma di per sé abbastanza insignificanti.
Ripartiamo per Komatipoort dove dormiremo. Il clima in macchina è disteso e chiacchierino ma purtroppo la cena genera le prime tensioni nel gruppo anche se penso sia normale fra 15 persone che non si conoscono.
Johannesburg & Graskop
Dopo lo scorso Natale lontana dalla mia delirante, casinista ma insostituibile famiglia, questo Natale con loro, che si è svolto nel rispetto di tuuuuutte le tradizioni (dal menù, agli schiamazzi di 12 cugini che si ritrovano dopo 1 anno, alle scenate e agli scleri familiari), mi ha riportato ad una stabilizzante (o quasi) normalità. Ma dato che io tranquilla non sono (molto) brava a starci…eccomi di nuovo con lo zaino in spalla, pronta per una nuova, diversissimia avventura che mi porta in Sud Africa e in Mozambico.
Questa volta niente guide e cartine alla mano…seguiremo un programma più o meno prestabilito, guidati da un coordinatore. “Come?!” direte voi…ebbene si…ho deciso di fare un viaggio con Avventure nel Mondo. Siamo 15 persone fra cui la mia inseparabile compagna di viaggio, Manu, e un’altra splendida nuova scoperta di Vodafone, Elena.
Non so tanto cosa aspettarmi da questo tipo di viaggio…so solo che parto entusiasta, come per ogni viaggio, ma in più aperta ad ogni confronto (anche se a volte sarà faticoso) e novità che verranno dall’incontro e dallo scambio con i miei compagni di viaggio.
Partiamo da Milano e, dopo un breve scalo a Il Cairo dove incontriamo la maggior parte del gruppo che arrivava da Roma, ripartiamo per Johannesburg. EgyptAir non ci degna neanche di uno schermetto personale per vedere un film quindi ne approfitto e piombo in 6 ore di sonno profondo e ristoratore. Atterriamo all’alba e iniziamo la parte burocratica. Per prima cosa cambiamo in Rand – moneta sudafricana – parte della cassa comune. Mi offro volontaria per questa operazione e, essendo 15, vi potete immaginare il gruzzoletto di euro che chiedo di cambiare. La ragazza del cambio sbarra gli occhi, poi inizia le operazioni e mi dice che deve andare a cercare abbatanza soldi per cambiarmeli…torna con un SACCHETTO di banconote che conta minuziosamente e mi consegna…infilo tutto nello zaino, lo stringo fortissimo sentendomi come la banda bassotti dopo un colpo in banca e torno dal gruppo!
Ritiriamo i nostri 3 pickup bianchi che saranno il nostro mezzo di trasporto per i prossimi 15gg…la comodità dei sedili è un’altra cosa, in compenso nel bagagliaio c’è posto per una festa!! 🙂
Ci dirigiamo a nord, superiamo Pretoria e arriviamo all’Horseback Africa, un lodge nel quale allevano leoncini per poi metterli in libertà e favorire la conservazione della specie che, fra cacciatori di frodo e malattie varie, è passata da 250.000 a 20.000 esemplari negli ultimi 20 anni. Facciamo una passeggiata con quattro cuccioli di leone che ci seguono giocando e lasciandosi accarezzare. Uno fra poco verrà messo in libertà quindi sta imparando a “cavarsela da solo”, gli altri sono ancora cuccioli vogliosi di giocare. Dopo una mezz’ora andiamo a conoscere i loro genitori che invece sono esemplari selezionati e tenuti in cattività proprio per riprodursi e rafforzare la specie. Sono magnifici, imponenti. Capisco perché sono considerati i re degli animali. La cosa più dolce arriva alla fine quando andiamo a conoscere 3 cuccioli di 1 mese che iniziano appena a muoversi sulle loro zampone sproporzionatamente grandi. Anche per loro è l’ora della pappa e gli diamo il biberon con il latte. È stata un’esperienza pazzesca.
Benché da un lato il vedere animali intrinsecamente selvaggi in cattività a contatto con gli uomini faccia una certa impressione, dall’altro la sensazione è quella di un ambiente estremamente positivo con persone innamorate degli animali e profondamente dedite alla loro missione. Come primo impatto direi non poteva essere migliore. Ripartiamo per quelle che dovevano essere 2 (e invece sono 4) ore di viaggio con pausa per la prima cena sudafricana della mia vita: mangiamo bistecca di antilope e un pasticcio di carne tipico di qui…molto particolari ma direi un ottimo inizio…:-)