Chiang Rai – Phuket – Phi Phi Island

Il programma della giornata si prospetta alquanto noioso per il lungo trasferimento che ci separa dalle isole andamane. Gli eventi non mancano però di mettere un po’ di peperoncino (bruciante) alla nostra giornata.

Prendiamo la macchina e ci dirigiamo in aeroporto dove la riconsegneremo. All’alba del terzo giorno con guida sulla destra posso finalmente dire che sono abbastanza a mio agio nel traffico thailandese non sempre facile. Arriviamo al cancello dell’aeroporto e sbaaaaaam arriva un colpo fortissimo da dietro. Un taxi non ha visto che eravamo ferme al semaforo rosso e ci è entrato dentro in pieno! Dopo essermi assicurata che Manu stia bene, mi preoccupo un po’ di come gestiremo la situazione e come faremo a prendere in tempo il nostro volo!

Per fortuna un poliziotto testimone dell’accaduto accorre in nostro aiuto. Non sempre in questi paesi l’arrivo della polizia semplifica le cose invece sono super piacevolmente stupita da come si preoccupa di aiutarci nonostante non parli una sola parola d’inglese.

Accorre anche un ragazzo della Hertz che ci dice di non preoccuparci che si occupa lui del resto. Siamo molto sollevate e con un forte dolore alla cervicale entriamo in aeroporto.

Chiang Rai dista 2 ore di volo da Phuket. Avevamo prenotato un taxi per raggiungere il porto (1h di macchina) cosa di cui siamo state veramente contente viste le code per prendere un taxi all’uscita dell’aeroporto!!

Il traghetto parte dal Rassada Pier abbastanza puntuale e in 2h30 arriviamo a Koh (isola) Phi Phi. Il tempo è grigio ma il mare è comunque cristallino e le long tail boats che aspettano i passeggeri con le loro bandiere colorate sopra, mi mettono gia allegria!! Il nostro hotel è raggiungibile solo via mare quindi dopo una ventina di minuti – alquanto bagnati – arriviamo al Relax Beach: un nome un programma.

Le camere sono delle casette di legno carinissime appollaiate su dei tronchi di legno, mi ricordano le casette costruite sugli alberi.

Ci accoglie un meraviglioso arcobaleno che per la prima volta nella mia vita vedo completamente intero.

Mangiamo un bel dentice appena pescato arrostito sul fuoco!

Hotel: Phi Phi Relax Beach Resort

Trasporti:

  • Taxi Phuket airport – Rassada Pier: 1h – 30€
  • Traghetto Phuket Rassada Pier – Koh Phi Phi: 2h30 – 10€

Chiang Rai

Partiamo abbastanza presto con la macchina in direzione di Chiang Rai. Sono circa 3 ore di macchina, ma prima di arrivare ci fermiamo per qualche detour molto interessante.

Il primo è il famoso White temple, un tempio recentissimo (1997), fatto da un artista thailandese, tutto in stucco bianco e vetrini che brillano sotto il sole.

Ha sicuramente tutto un altro valore rispetto ai templi visti finora ma l’impatto è davvero impressionante. Anche l’interno è molto particolare infatti gli affreschi rappresentano scene apocalittiche contemporanee (per esempio la caduta delle torri gemelle) mescolate a personaggi dei cartoni (Superman, Hello Kitty, Pokémon,…). Sicuramente è valsa la visita.

Lungo la strada attraversiamo il Singha Park (si riconosce perché il simbolo è il leone d’oro della birra Singh riprodotto in gigante all’entrata del parco) , dove si possono scoprire i segreti della coltivazione del the (oggi purtroppo il museo era chiuso per capodanno). Il parco è molto carino e l’abbiamo attraversato tutto in macchina per goderci la vista delle piantagioni di the.

Arrivate a Chiang Rai visitiamo il tempio Wat Phra Kaew dove era conservato il Buddha di smeraldo che oggi è al Grand Palace di Bangkok.

Interessante vederne una riproduzione da vicino dato che quello vero è posto talmente in alto che ci vuole la lente d’ingrandimento. Per il resto il tempio non è particolarmente memorabile.

La terza tappa della giornata è il Blue Temple (Wat Rong Sear Tean).

Anche questo è contemporaneo, anzi non ancora completato, e la sua caratteristica è che il colore dominante di tutto il tempio è il blu, cosa assolutamente insolita se non unica. Decisamente più kitch del tempio bianco ma fa comunque una certa impressione è sono contenta di esserci fermate.

Mangiamo lì davanti in un baracchino e proviamo il Khao Soi, piatto tipico di questa regione con noodles all’uovo in parte bolliti in parte fritti e croccanti, in un brodo di curry rosso e latte di cocco: delizioso!

Come al solito nessuno parla inglese ma quando si tratta di cibo non so come ma ci facciamo sempre capire!!

Prima di rientrare in città visitiamo il Baandam museum, un villaggio museo costruito da un famoso artista thailandese, composto di 40 casette di legno nero (Baan=casa, dam=nero) tutte di dimensioni e forme diverse l’una dall’altra.

L’artista ha voluto rappresentare qui la sua visione dei precetti buddhisti in contrapposizione con le più tradizionali espressioni quali quella del White Temple. Nelle costruzioni sono conservate numerose opere dell’artista e la sua collezione di pezzi d’arte raccolti durante la sua vita. Fra questi ci sono parecchie pelli di animali (coccodrilli, serpenti, orsi,…) la cui presenza ci ha un po’ rattristato. Tralasciando questo elemento, il luogo è molto suggestivo e molto interessante.

La cosa che mi è piaciuta molto delle visite di oggi è che ci hanno dato una visione dell’effervescenza artistica contemporanea di questo paese in cui la modernità si mescola alla tradizione in modo rispettoso ma creativo al tempo stesso.

Proseguiamo verso nord dirette al giardino botanico che troviamo chiuso. In compenso esso si trova all’interno dell’università di Chiang Rai quindi facciamo un giro per il bellissimo campus.

Torniamo in centro, è l’ora dell’aperitivo. Ci dirigiamo verso il Night Bazar, il mercato serale. Oltre a bancarelle di artigianato e articoli locali, c’è una piazza piena di tavolini. Tutto intorno decine di mini stand di cibo da cui prendere da mangiare. Vorremmo provare un sacco di cose ma la cosa che ci attira di più è l’hot pot, un braciere con sopra una pentola di terracotta piena di un brodo piccante e dentro al quale bisogna cuocere verdure, uovo e carne che vengono portati crudi in un cesto. Ne proviamo uno di pollo…super buono!

Ci dirigiamo poi verso la torre dell’orologio. Questo è considerato il punto centrale della città. Questa torre dorata è stata costruita dallo stesso artista che ha costruito il White temple (lo stile è effettivamente riconoscibile). Alle 7, 8 e 9 di sera, per 5 minuti dalla torre esce una musica e delle luci colorate le fanno cambiare colore. La torre è carina, lo spettacolo molto kitch e niente di speciale.

Finiamo la giornata mangiando un pad thai davanti al residence in cui alloggiamo: il più buono che abbiamo mai mangiato!! 🤩

Hotel: Na-Rak-O Resort

Pranzo: stand davanti al Blue temple

Cena: Night Bazar + Pad Thai-Thai food

Chiang Mai

Dopo una notte in pullman piena di scrolloni in cui ogni volta che aprivo gli occhi morivo dalla nausea, arriviamo a Chiang Mai alle 6 del mattino. All’ostello (Sunday Backpackers) naturalmente non c’è nessuno quindi molliamo gli zaini e andiamo a fare colazione. Dato che è ancora molto presto ne approfittiamo per vedere i templi di prima mattina ed evitare la ressa.

Visitiamo 4 templi nella città vecchia di Chiang Mai:

Wat Phan Tao

Il tempio in teak con una splendida facciata, quello dove si respira più tranquillità e pace. I templi in legno sono decisamente i miei preferiti, mi sento accolta e protetta.

Wat Chedi Luang

A fianco al primo, questo è uno dei templi più importanti della città. Bellissimo contrasto fra le rovine di pietra del vecchio chedi (una specie di piramide votiva) e il nuovo tempio d’oro scintillante. Qui stavano preparando una grande cerimonia per capodanno che durerà tutta la notte per pregare e benedire il nuovo anno.

Wat Phra Singh

Stupendo esempio di architettura Lanna. In una delle strutture del tempio ci sono degli affreschi meravigliosi. Anche il chedi tutto in oro con gli elefanti alla base è alquanto imponente

Wat Chiang Man

Il tempio più antico della città. Anche qui dominano il rosso e l’oro tranne per l’immenso chedi in pietra in cui elefanti quasi a grandezza reale sostengono la piramide.

Dopo la visita della città vecchia, siccome è ancora abbastanza presto decidiamo di affittare un motorino (6€) e di uscire dalla città per vedere un tempio in cima ad una montagna. Lo so sembrano tanti tutti questi templi ma ognuno è diverso dall’altro e ogni volta è una scoperta!

Partiamo un po’ incerte della distanza e della difficoltà del percorso: ci hanno detto che la strada è molto ripida, ventosa e oggi sarà trafficatissima per i riti di capodanno (in macchina prevedono ore di coda)! Appena uscite dalla città, la strada inizia a salire. Siamo in mezzo al verde e la strada è molto bella ma il motorino fa fatica a salire e il traffico è davvero folle (partenze in salita fra 4 macchine incastrate in coda sono decisamente impegnative per le spalle ma pilot Manu non si fa scoraggiare da niente!). Dopo 1h finalmente arriviamo in cima. Mangiamo qualche spiedino di carne per strada per rifocillarci.

Entriamo nel tempio Doi Suthep.

Lasciate le scarpe in fondo alle scale (ah si perché la vera fatica di tutti questi templi e togliersi e mettersi le scarpe 100000 volte!!), varchiamo la soglia e ci scappa un wow!!! Davanti a noi una spianata di tempietti, cupole, campane…tutto d’oro. Il panorama è davvero avvolgente. L’atmosfera è resa ancora più suggestiva da tutti i fedeli che oggi sono venuti a chiedere benedizioni ai monaci per l’inizio del nuovo anno.

Inizia a piovigginare, terrorizzate dalla discesa scappiamo via dopo aver comprato due mantelle da pioggia.

Dopo aver recuperato la macchina per domani in aeroporto, rientriamo in ostello dove ci invitano a cenare tutti insieme sul Rooftop per aspettare l’anno nuovo.

A mezzanotte un mare di lanterne si libra verso il cielo creando una costellazione di lucine che portano i sogni di tutta la città verso il cielo: anche noi accendiamo la nostra e la liberiamo in aria con i nostri sogni…buon anno!!

Ayutthaya

Stamattina prendiamo il treno per Ayutthaya. Ci sembra di essere tornate negli anni 70, treni tenuti insieme con lo scotch, sedili di plastica dura come il marmo, finestrini abbassati per far circolare un po’ d’aria e posto a sedere solo per 1/3 dei passeggeri: per fortuna il prezzo è coerente con il servizio (20 bht = 0,60€). Per miracolo riusciamo a sederci e io riesco pure ad addormentarmi accasciata sullo zaino.

Dopo quasi 2 ore (invece di 1h15 previste) arriviamo alla stazione di Ayutthaya. Questa è l’antica capitale della Thailandia, ricchissima di storia e di templi antichi.

Riusciamo ad affittare l’ultimo motorino disponibile per soli 200bht, gli affidiamo i nostri bagagli speranzose che il precetto buddhista del non rubare abbia ancora un valore e partiamo alla scoperta degli antichi splendori.

Per vedere tutti i templi sono necessari almeno un paio di giorni mentre noi ne abbiamo solo 1 quindi abbiamo fatto una selezione dei must see che non vogliamo perdere.

Ci accorgiamo entrando al primo tempio che abbiamo avuto un’altra grossa fortuna: l’entrata ai templi che di solito costa 50bht per tempio, oggi è gratuita per i festeggiamenti di fine anno! 🙂

Wat Maha That

Uno dei grandi e famosi della città dove si trova la famosa testa di Buddha incastrata nelle radici di un albero (diventata simbolo del luogo) e una grande statua di Buddha unica ad essere stata ritrovata intera

Wat Ratchaburana

Costruito nel 1424, era usato come tempio della famiglia reale. Vale la pena soprattutto la vista dello stupa principale dal portale d’ingresso.

Wat Pra Si Samphet

Formato da 3 enormi stupa ancora oggi in perfette condizioni, dentro ai quali sono conservate le ceneri di 3 importanti re del regno Ayutthay. È stato utilizzato come modello per costruire il tempio del Buddha di Smeraldo nel Grand Palace di Bangkok. È uno di quelli che mi è piaciuto di più per le dimensioni impressionanti degli stupa e la loro conservazione.

Vihara Phra Mongkhon Bophit

All’esterno sembra un normale tempio moderno ma all’interno nasconde un statua di Buddha seduto alta 16m costruita di bronzo e ricoperta d’oro. Un tempo questa statua era di oro massiccio e quando i Birmani l’hanno fusa durante un’invasione ne hanno ricavato 160kg d’oro. Alquanto impressionante!

Wat Phra Ram

Costruito sul luogo preciso in cui era stato cremato il padre del re Ramesuan. Sorgendo molto vicino al palazzo reale, ha svolto un ruolo cruciale attraverso i secoli ed è stato quindi restaurato di frequente. Non è quello che mi ha colpito di più ma sorge su una laguna sulla quale si specchia e che abbiamo potuto ammirare circumnavigandolo in motorino.

Wat Chaiwatthanaram

Si trova a sud ovest, fuori dall’isola centrale ma vale davvero la pena, probabilmente il più bello che abbiamo visto. Costruito nel 1630 sui bordi del fiume Chao Praya (lo stesso che attraversa Bangkok) con 20 anni di lavori, è un omaggio all’architettura di Angkor (a me ha ricordato molto i templi di Angkor Wat). Molto grande, la vista dai bordi del fiume è a mio avviso una delle migliori.

Wat Yai Chaimongkhon

A sud est, subito fuori dall’isola principale. Questo tempio, costruito nel 1593, è il più affollato di fedeli che abbiamo visto. È dedicato ai monaci che si recavano a studiare in Sri Lanka. Entrando sulla sinistra c’è un reclyning Buddha non particolarmente bello ma molto venerato. Bello il fatto che si può salire fino in cima allo stupa da cui si vede il complesso del tempio dall’alto. Tutto intorno sorgono le casette delle monache buddiste, molto carine e immerse nella quiete (a differenza di tutto il resto del tempio)

Wat Phanan Choeng

Anch’esso a sud est dell’isola, completamente diverso da tutti gli altri. Moderno, di stampo cinese, è formato da un grande tempio principale è tantissimi tempietti intorno. All’interno della struttura principale, tutta dipinta in rosso e oro, si trova un Buddha seduto alto 19mt, il più bello che abbia visto, con gli occhi che ti guardano benevoli dall’alto.

Stravolte ci fermiamo a bere una birra e mangiare al ristorante della stazione dove proviamo il riso cotto dentro l’ananas.

Dopo cena assoldiamo un tuk tuk per portarci – con largo anticipo – alla stazione dei bus. Il viaggio si rivela un po’ inquietante, usciamo dalla città, siamo su degli stradoni bui e ad un certo punto, a metà di una superstrada il tuk tuk ci dice di scendere che siamo arrivate!! ci rifiutiamo e cerchiamo di fargli capire che dobbiamo andare alla fermata del bus per Chiang Mai. Dopo un po’ di contrattazioni ripartiamo e ci deposita sulla stessa super strada ma davanti ad un 7eleven. Vedo un altro Europeo e mi precipito a chiedergli se aspetta anche lui il pullman per Chiang Mai. La sua conferma ci tranquillizza 🙂

Arriva un pullman, descritto sul sito come deluxe: si tiene insieme anche lui con lo scotch ma cerco di non pensarci e mi addormento.

Bangkok // Giorno 3: mercato sulla ferrovia, mercato galleggiante

Sveglia all’alba per partire per il mercato sulla ferrovia. Un pulmino ci porta in un paesino, disperso in mezzo alla campagna, che affaccia su delle saline. Dopo qualche minuto di attesa arriva un vecchio treno giallo e rosso; il capotreno, che guarda con la testa fuori dal finestrino e fischia, prende le misure a vista e fa fermare il treno con la porta davanti ad una scaletta in legno in modo da permetterci di raggiungere la porta. Saltiamo a bordo (il treno si ferma solo qualche secondo), ci sono quasi solo locali che vanno al mercato. I sedili sono dei panchetti di legno, i finestrini abbassati e delle ventole da camera appese al soffitto creano un vago ricircolo d’aria. Dopo 30 min guardiamo fuori dal finestrino e vediamo banchi del mercato così attaccati al treno che basta allungare una mano per toccarli e la gente appiattita contro i banchi (a qualche cm solo dai vagoni) per far passare il treno.

Il treno arriva qui al capolinea, scendiamo e scopriamo la vita di questo mercato: i banchetti con le merci sono appoggiati sopra i binari del treno, le tende parasole li ricoprono totalmente quindi, qualche minuto prima del passaggio del treno, inizia un’attività frenetica per spostare tutti i banchetti, tenere a mano le tende tirate sopra la testa e far passare il treno. Molti mercanti lasciano addirittura i cesti più bassi contenenti pesci e frutta attaccati alle rotaie il treno ci passa sopra senza bisogno di spostarli. Il fatto poi che il treno coli acqua e olio sulla merce non sembra preoccuparli assolutamente…io preferisco non pensare che in qualche ristorantino mangerò quelle cose!

Dopo mezz’ora il treno riparte in direzione opposta, il teatrino si ripete e noi ripartiamo con il pulmino in direzione del mercato galleggiante di Dumnoen Saduak.

Quando mi hanno parlato di mercato galleggiante, mi aspettavo di trovare dei venditori che si spostavano su delle piroghe con la loro mercanzia, vendendola a clienti che si spostavano su altre piroghe. In realtà, il mercato è principalmente sulla terraferma lungo le sponde dei canali, con tutta la lunghezza del negozio che affaccia sul canale quasi ad altezza dell’acqua in modo che i clienti sulle piroghe possano vedere e comprare senza scendere. Ci sono però anche alcuni venditori di cibo che vendono i loro prodotti direttamente dalle piroghe. Il mercato è un po’ troppo turistico per i miei gusti ma la cosa più divertente è che il traffico di piroghe, alcune a remi altre con lo strano motore dal lungo braccio, non è per niente regolato quindi agli incroci sembra di stare sugli autoscontri dove tutti spingono per riuscire a passare!!

Dopo il giretto, la fame mi induce a provare di nuovo cose strane. Da una piroga un tenero vecchietto mi vende una zuppa con interiora e sangue e da un’altra del gelato di cocco con dello sticky rice colorato di verde e rosa…immancabili 😀

Rientriamo a Bangkok e dedichiamo il resto del pomeriggio al relax con un bel massaggio.

Aperitivo sullo Skybar più alto della città (Vertigo & Moon skybar) da cui c’è una vista spettacolare. Ci godiamo il tramonto dall’alto.

Scendiamo per andare a mangiare in un mercato locale. Nei 20 min successivi che passiamo in metro si scatena un uragano di pioggia che allaga le strade fino ad altezza ginocchio! Aspettiamo mezz’ora sperando che spiova ma inutilmente. Facciamo dietrofront, corriamo sotto la pioggia fino all’hotel e ci chiudiamo dentro a mangiare una zuppa.

Bangkok // Giorno 2: Grand Palace, Wat Pho, flower market, Chinatown

Puntiamo la sveglia prestissimo per evitare il caldo ma il fuso ci impedisce di alzarci prima di una lunga serie di rinvii!

Prima tappa della giornata, il palazzo reale o Grand Palace.

Decidiamo di prendere l’audioguida (en, fr, es – no ita) che per 1h30 (tempo massimo consentito ma appena sufficiente per vedere tutto) ci guida attraverso questo grande complesso di templi, stupa e palazzi scintillanti. Nel tempio centrale è conservato il Buddha di smeraldo, uno dei più preziosi e venerati di tutto il sud est asiatico.

Seconda tappa, a pochi minuti di cammino, il Wat Pho, il tempio del gigante Buddha d’oro reclinato (46mt di lunghezza). I giardini intorno a questo tempio sono immersi nella quiete e sono costellati da centinaia di statue del Buddha in diverse posizioni (mudra).

Ci dirigiamo poi al mercato dei fiori, un mercato mai visto prima, pieno di banchetti che non vendono fiori decorativi ma solo composizioni e ghirlande votive da offrire al tempio. Le giovani ragazze che le costruiscono sono estremamente abili e intrecciano corone alla velocità della luce.

Camminando ritorniamo a Chinatown. Il panorama è completamente diverso da quello di ieri in quanto ora tutti i negozietti/banchetti sono aperti ed espongono le loro mercanzie occupando praticamente tutto il passaggio. Non (ri)conosco la maggior parte degli articoli in vendita, né alimentari, né cianfrusaglie. Vorremmo tornare a mangiare ai banchetti che c’erano ieri sera ma scopriamo che di giorno quegli spazi sono occupati da veri negozi. Ci infiliamo quindi nel primo ristorante, naturalmente cinese, che troviamo (Hua Seng Hong). Ci sono solo cinesi seduti che mangiano e questo mi dà già sicurezza. Per non smentirmi mai, identifico nel menu l’ingrediente che non ho mai mangiato e lo ordino. In questo caso si tratta della pinna di pesce spada cotta in una minestra di curry rosso e polpa di granchio. Super buono! Per completare l’opera ordiniamo un dolce che si chiama nido d’uccello. Naturalmente non riescono a spiegarci cosa sia e, dato il prezzo (10€) completamente smisurato rispetto al resto del menù, ci attendiamo chissà quale meraviglia. Ci arriva una coppetta di succo giallo con qualche pezzetto gelatinoso che galleggia. Il gusto non è male ma sicuramente non da svenire dalla bontà. Tornate a casa scopriamo che si tratta effettivamente del nido di una specie di rondini che lo costruiscono con la loro saliva ed è una super prelibatezza nel mondo cinese. Di solito il costo si aggira intorno ai 100$…in fondo abbiamo fatto un affare!!

Dopo pranzo ci aggiriamo ancora un po’ in questo affascinante quartiere poi saltiamo su un tuk tuk e andiamo alla Jim Thomson house, la casa di un architetto e mecenate americano che ha vissuto qualche anno in Thailandia prima di scomparire durante una passeggiata domenicale in Malesia. Sir Thomson era un grande estimatore e collezionista d’arte Thai e ha fatto costruire a Bangkok la sua casa trasportando qui 6 abitazioni tradizionali in teak dalla vecchia capitale Ayutthaya. La casa si visita solo con un tour guidato di 30 min (en o fr) molto interessante.

All’uscita torniamo ai centri commerciali MBK e Siam per fare un piccolo store check nel negozio di Lacoste (perfetto!) e vedere questi famosi 2000 negozi di elettronica, in realtà delle specie di stand da mercato con vetrine ricolme di cellulari e tablet ammassati. Non solo mi chiedo come uno possa scegliere da quale stand comprare ma anche come si faccia ad essere allettati da un tale casinò!

Ceniamo in un ristorantino per strada (Mama mia) nel quartiere di Patpong dove mangiamo finalmente il primo pad thai, davvero ottimo.

Bangkok // Giorno 1: canali e Chinatown

“Yindi txnrab su prathesthiy”, benvenute in Thailandia!

Bangkok ci accoglie così, calda, rumorosa, inquinata ma anche altrettanto sorridente, ricca e multiforme.

Arriviamo all’aeroporto alle 6 del mattino, stanche saltiamo su un taxi. Sono rimasta colpita dall’organizzazione dei taxi: sono tutti fermi ordinatissimi a lisca di pesce con i bauli aperti sotto un numerino luminoso. I clienti passano da una macchinetta che distribuisce loro il numero del taxi da cui recarsi.

Arriviamo all’hotel ma ripartiamo subito perché siamo affamatissime.

Girovagando ci troviamo al Sam Yan Market, mercato locale pieno di prodotti che non conosciamo. Facciamo una colazione strana ma buona con un bun di maiale e dei pesciolini di gelatina al the verde e cocco… 🙂

Ristorate – anche se fa talmente caldo che rischiamo di scioglierci – camminiamo fino all’MBK, un centro commerciale con più di 2000 negozi di elettronica. Tutto intorno è pieno di centri commerciali, e anche se sono ancora tutti chiusi, le vie brulicano si gente. Per attendere l’apertura dei negozi ci dirigiamo verso un parco. Un signore tailandese, vedendoci perse ad un incrocio, si avvicina e ci chiede dove stiamo andando. Gli spieghiamo che stiamo cercando quello che sulla cartina sembrava un parco e che si rivela invece un campo da golf! Il signore ci suggerisce di affittare una barca per fare un giro sul fiume dato che è l’ultimo giorno delle celebrazioni per Natale e Capodanno e tutti i templi intorno al fiume sono in festa. Ci sembra onestamente interessato ad aiutarci e dopo uno sguardo d’intesa decidiamo di fidarci. Il signore gentile contratta per noi con un tuk tuk (naturalmente il miglior prezzo ottenuto in tutta la giornata) che ci accompagna ad un imbarcadero (Ratchawong Express Boat Peer).

Anche qui iniziano le contrattazioni per affittare una barca per 1h30 di giro: si parte da 3000 bht, riusciamo a scendere a 2000…iniziamo a prenderci la mano!

Saliamo su una lunga piroga con un’elica attaccata ad un lungo bastone e ad una specie di motorino da 50ino senza copri motore…una sicurezza…

Ci avventuriamo sul Chao Phraya, il fiume principale di Bangkok, poi ci inoltriamo nel Bangkok Yai ed entriamo nella città di Thonburi, l’antica capitale della Thailandia. Qui, lungo i canali, sorgono le antiche abitazioni in legno ancora oggi in uso e moltissimi templi tutti ornati a festa. Ritorniamo sul fiume principale attraverso il canale Khlong Mon e terminiamo il tour al Grand Palace.

Questo è il punto più turistico della città quindi dobbiamo fermare 7 tuk tuk prima di trovarne uno che ci porti dove vogliamo ad un prezzo ragionevole!!

Destinazione: Issaya Siamese Club, un ristorante che sorge in un vecchio gentlemen’s club circondato da un rigoglioso giardino stupendo.

Ci deliziamo con specialità locali rivisitate da un grande chef.

Dopo un pit stop in albergo, ci dirigiamo a Chinatown. Inizia a fare buio e i banchetti del mercato stanno chiudendo. Camminiamo abbagliate dalle luci al neon delle insegne cinesi, ci inoltriamo in vicoli bui e dopo 2 ore di girovagamenti ci ritroviamo in una piazzetta piena di ristoranti i di street food, dove ci fermiamo a provare altre cose mai viste: in primis sgranocchiamo uno scorpione laccato, poi sorseggiamo una minestra di noodles dolci con castagne, giuggiole e ginko e infine una specie di brodo di zenzero dolce con dentro dei ravioli di riso ripieni di sesamo nero…un toccasana per il mio mal di gola da aereo! Per oggi ho avuto la mia dose di cose nuove 🙂

Aqaba e viaggio di rientro

Dopo l’esperienza di ieri, decidiamo di andare al mare in una spiaggia a 10km a sud di Aqaba dove i turisti si recano per fare immersioni sulla barriera corallina.

La spiaggia non è particolarmente pulita neanche qui ma è di gran lunga meglio di quella di Aqaba!

Fa molto caldo e mi immergo in acqua per fare un po’ di snorkeling. La barriera è attaccata alla spiaggia quindi facilissima da raggiungere. I colori della barriera sono un po’ spenti (probabilmente il sole non è all’angolazione ideale) ma ci sono dei bellissimi pesci colorati.

Il resto della mattinata passa fra bagni, partite a carte e parole incrociate.

Dopo pranzo ripartiamo in direzione di Amman, la strada è lunga.

Il bus si trasforma presto in un karaoke con perle di cantautorato napoletano che rimarranno a lungo “inconfondibili ed inossidabili” nei nostri cuori 🙂

Ridiamo, scherziamo, chiacchieriamo…

Il meteo, che ci ha giocato qualche brutto scherzo, ci regala un meraviglioso tramonto mentre costeggiamo il mar morto. Sulla sponda opposta, la palla infuocata mette in risalto la sagoma nera della città di Gerusalemme prima di sparire dietro i monti. Un cartello quasi ci sbeffeggia: “Have a safe trip back to reality”…:-(

Arriviamo ad Amman per cena: ultimo Mansaf (piatto tipico con agnello o pollo, riso alla curcuma e salsa di yogurt e tahini), ultima birretta sul terrazzo dell’hotel e mini pennica.

Alle 3 del mattino partiamo (molto assonnati) per l’aeroporto. Il (lunghiiiiiissimo) viaggio incomincia con un bagaglio inviato a Milano invece che a Roma e il certificato dei visti di tutto il gruppo perso: se questo è solo l’inizio…

Nonostante tutto arriviamo tutti (bagagli compresi) sani e salvi a destinazione.

Come alla fine di ogni viaggio, un breve bilancio è d’obbligo:

  • Compagnia: sono stata davvero fortunata per quanto riguarda i miei compagni di viaggio. Il gruppo era molto equilibrato, ho conosciuto persone davvero splendide, dei veri viaggiatori. Non ho mai sentito lamentele ma solo proposte per rendere il viaggio il più perfetto possibile. Un grazie alle coppie che hanno voluto condividere davvero il viaggio con noi e non si sono chiuse nella loro intimità. Un grazie a Fiorella per aver organizzato senza falle il viaggio ed aver provato ad assecondare ogni desiderio di cambio programma. Un grosso in bocca al lupo per tutti quelli per cui questo viaggio ha rappresentato un momento di riflessione e di cambio vita e per tutti noi affinché sappiamo mettere a frutto la ricchezza che ci hanno portato gli scambi umani che abbiamo avuto.
  • Meta: il viaggio è stato molto ricco e molto variegato come piace a me. Alcune mete (Petra e Jerash) valgono per me da sole il viaggio e consiglio a tutti di visitarle. Le esperienze della riserva naturale di Dana e del deserto hanno risposto alla mia voglia di avventure! Uniche delusioni: la giornata sul mar Rosso, non aver potuto fare canyoning nel Wadi Mujib e Petra by night che sognavo, la città moderna di Amman non vale più di un attraversamento rapido.
  • ++: la nostra guida Am Jad (eterno) è stata ECCEZIONALE. La sua cultura, la sua conoscenza, la sua voglia di raccontarci la sua terra in tutti i suoi aspetti hanno fatto gran parte della ricchezza culturale del viaggio. Al di là di questo, la componente linguistica non è da sottovalutare: il livello di inglese non è mai molto alto e avere la possibilità di comunicare in modo efficace con tutti è un elemento chiave per il successo del viaggio.

Grazie…e al next stop!

Wadi Rum e Aqaba

Ci svegliamo alle 5.30 e, ancora mezzi addormentati, ci arrampichiamo su una duna vicino al campo per vedere l’alba. È un momento di pace assoluta, la mia testa fantastica guardando le montagne intorno che incominciano a tingersi di rosa.

Dopo la colazione partiamo su delle jeep aperte alla scoperta del deserto. La cosa davvero unica di questo deserto è il suo mix di colori: si intersecano aree con sabbie rosse a sabbie gialle a sabbie nere, ci sono zone ricche di arbusti verdi e monti marroni.

Facciamo un po’ di sgommate sulle dune, poi saliamo in cima ad una duna di sabbia rossa a piedi scalzi e ci lanciamo giù correndo. Ci arrampichiamo alla scoperta di alcune incisioni sulla pietra che risalgono a 4000 anni fa e che rappresentano tutti gli animali presenti all’epoca nella zona e alcune scene di caccia. Infine andiamo verso degli archi naturali scavati dagli agenti atmosferici nella roccia. Qui i beduini ci preparano un buonissimo the alla salvia.

Usciamo dal deserto e in un’oretta raggiungiamo Aqaba, località di mare sul mar Rosso. Qui per soli 15km la Giordania ha il suo unico sbocco sul mare. Sull’altra sponda del mar Rosso si vedono Israele e l’Egitto. Subito più a sud invece c’è l’Arabia Saudita.

Appena arrivati in hotel, ci infiliamo il costume e, dato che questo è un posto turistico e zona franca, osiamo mettere un paio di pantaloncini per andare in spiaggia. Finora ho sempre messo solo pantaloni lunghi e magliette con le maniche…e mi rendo conto del perché: TUTTI ci fissano e ci fotografano come se fossimo fenomeni da baraccone. Sulla spiaggia siamo continuamente circondati e, nonostante abbia sotto il costume intero, non oso togliermi niente, anzi mi copro ulteriormente con il pareo – morendo così definitivamente di caldo!

Ceniamo a base di pesce – finalmente cambiamo un po’ rispetto al riso, pollo e agnello mangiati finora – e finiamo la nostra serata sul rooftop dell’hotel Hilton che ci permette una visione della città (che rimane comunque alquanto brutta) dall’alto.

Petra e Wadi Rum

Ci svegliamo presto per godere delle prime luci del giorno sulle facciate di Petra. Rientrare in questo sito il secondo giorno fa tutto un’altra effetto: non c’è più l’eccitazione della scoperta ma c’è l’attenzione per i particolari. Il tesoro al nostro ingresso è tagliato in due fra luce e ombra.

Riattraversiamo tutto il sito e giriamo intorno ad una montagna per raggiungere un punto panoramico per vedere il tesoro dall’alto.

Ci godiamo un the in una tenda beduina con questa magnifica vista. I beduini sono gli abitanti autoctoni della zona e fino agli anni ‘90 abitavano nelle grotte di Petra che non era ancora un’attrazione per il turismo di massa. Per questo, anche se il governo li ha spinti ad abitare nel villaggio moderno adiacente al sito archeologico, i beduini rivendicano Petra come la loro città e operano tutti i commerci turistici all’interno del sito.

Ridiscendiamo e risaliamo dal lato opposto altri 400 scalini per raggiungere l’alto monte del sacrificio, uno dei luoghi più sacri dove i Nabatei offrivano sacrifici agli dei. Il luogo domina tutta la vallata della città di Petra.

Con tutti questi saliscendi, la nostra coach ufficiale – Silla – ci annuncia che abbiamo fatto ben 196 piani e camminato 17,5km…la cena ce la siamo ben meritata!!

Arrivati in fondo alla discesa ci rendiamo conto che manca un membro del gruppo: aspettiamo, uno di noi (Davide) risale fino in cima per vedere se per caso non è rimasto indietro, camminiamo 1 ora per raggiungere l’ingresso per vedere se per caso è lì ma non lo troviamo…e scatta un po’ di panico! Davide (santo) riparte alla ricerca con un cavallo senza successo (per di più scendendo gli rubano l’orologio dal polso…). Decidiamo quindi di aspettarlo all’ingresso del sito, mangiando in un baretto iper turistico, caro e abbastanza cattivo…ma il gruppo è il gruppo!! Finalmente il disperso si fa vivo e tiriamo tutti un sospiro di sollievo!!

La prossima tappa è il deserto del Wadi Rum dove arriviamo al tramonto. Dal campo base i beduini ci portano con le jeep fino al nostro campo tendato che è nel mezzo del deserto, ridossato ad una montagna in cui siamo da soli!!

La cena è nel campo tendato vicino dove i beduini hanno preparato il loro piatto tipico: sei polletti cotti in un tegame rovente sotto la sabbia.

Torniamo alle nostre tende, chiacchieriamo e beviamo tutta la sera intorno al fuoco sotto le stelle: amo essere così immersa nella natura!