Johannesburg

Dopo una colazione a base di toast con peanut butter & jelly – che non mangiavo da quando ero piccola e non mi ricordavo così buono!!! – una delle mamas ci accompagna a visitare Johannesburg, o meglio Soweto, la township più grande sel Sud Africa. Visitiamo una torre commemorativa delle 49 township di Johannesburg, poi un villaggio culturale in cui sono raccolte testimonianze delle tradizioni e delle credenze locali. Poi visitiamo la casa di Mandela e il museo  Hector Pieterson, il ragazzino ucciso dalle forze dell’ordine durante le manifestazioni studentesche del 1976.
Colmo finalmente qualche lacuna storico – culturale ma le domande che sorgono sono ancora di più. Per questo, anche se non era in programma, spingo per andare a vedere anche il museo dell’apartheid in centro a Johannesburg. L’esperienza è toccante. L’ingresso separa bianchi e neri (ad ognuno sul biglietto di ingresso viene assegnato un “colore” e nella parte iniziale ciascuno fa esperienza della separazione dai visitatori, magari amici, con un colore diverso dal proprio). Le fotografie sono forti e i video che vediamo ancora di più. Rimango davvero colpita, in primis dalla mia ignoranza ma sopratutto dalla storia così travagliata di questa gente. Serberò per lungo tempo quelle immagini negli occhi e nel cuore.

Purtroppo siamo giunti al termine di questo viaggio meraviglioso, è tempo di salutare i miei nuovi amici che mi hanno accompagnato in questi 17 intensi giorni di cammino. Insieme abbiamo imparato a conoscerci, a rispettarci, a fare fronte comune quando ce n’era bisogno e a lasciarci andare ad un po’ di isterismo femminile quando ce lo potevamo permettere. Insieme abbiamo riso fino a farci venire le lacrime, abbiamo cantato a squarciagola e siamo rimasti a bocca aperta sotto la maestosità di quel cielo stellato. Ci siamo scambiati pensieri, opinioni…e accenti! Insieme abbiamo trattenuto il fiato davanti a leoni e leopardi e abbiamo tirato il fiato davanti ad un birretta ghiacciata (o quasi) che fa dimenticare anche le fatiche dei giorni più roventi.

Vorrei quindi ringraziare ognuno di loro per quello che mi ha donato, per quanto mi ha arricchito, per aver percorso insieme un piccolo tratto di strada.
Ma specialmente vorrei ringraziare Elena che si è fidata ciecamente e si è lanciata, ad occhi chiusi, anima e corpo in questa avventura; ma sopratutto Manu che mi sopporta nelle mie piccole manie, che mi dà la forza di buttarmi in nuove sfide, che mi sprona a superare i miei limiti e che ha scelto di condividere con me anche questa nuova, bellissima avventura.

PS: ma come è possibile che io sia già pronta per ripartire?!?!?!

Kruger Park

Il Kruger, mentre ci avviamo verso l’uscita, ci regala due ultime scene memorabili.
La prima è quella – un po’ macabra – di un impala morto accasciato sul ramo di un albero, evidentemente portato da qualche predatore in attesa di poter usufruire del suo pasto. La seconda invece è una soap opera fra giraffe! Ci avviciniamo a quella che sembra una famigliola di giraffe: una maschio, una femmina e una giraffina. Il maschio sta corteggiando la femmina, le gira intorno, si struscia sul suo collo, la annusa. Lei fa un po’ la preziosa. Allora lui insiste, diventa più “esplicito” e le mostra…“il gioiello di famiglia”…a quel punto lei sembra convincersi un po di più…ma ecco che dall’altra parte della strada provengono dei rumori e in un batter d’occhio arrivano correndo altri 2 maschi di cui uno prontamente scaccia il seduttore e si avvicina alla femmina in segno di protezione. Inizia una danza fra giraffe: il seduttore cerca un angolo scoperto per avvicinarsi alla femmina, gli altri due maschi cercano di tenerlo lontano e la femmina si gode la scena. Il piccolo in tutto questo è stato lasciato in un angolo a cercare di mangiare foglie per lui decisamente troppo in alto!! Ridiamo come matti facendo la voce fuori campo della soap opera!
Arriviamo a Johannesburg nel pomeriggio. Stasera saremo ospiti di alcune famiglie locali che ci accoglieranno a dormire nelle loro case. Arriviamo tutti in una delle case nella quale 3 mamas stanno preparando la nostra cena. Naturalmente si scatena un acquazzone proprio mentre scendiamo dalle macchine. La casetta nella quale arriviamo é piccola ma accogliente. Entriamo dalla porta sul retro che dà su un piccolo cucinino. Più avanti c’è un salotto con una vecchia televisione nel quale ci accomodiamo. Alle 6.30 ci  servono la cena. Hanno preparato pollo arrosto, pesce fritto, riso bollito, insalata di barbabietole, insalata di cavolo e carote e spinaci in padella. Il tutto è messo a buffet sul tavolo da cui ognuno si serve. Giochiamo un po’ con i nipotini di una delle signore che, incuriositi, sono venuti a conoscerci.
Dopo cena andiamo a fare un giro per Johannesburg. Non è consigliabile girare per la città da soli, sopratutto la sera, tranne che in due zone molto precise. Andiamo prima a vedere New Town che dovrebbe essere la piazza principale e moderna della città ma l’ambiente non ci sembra rassicurante e non scendiamo neanche dalle macchine. Andiamo poi a Melville, una zona, anzi una via, in cui ci sono un sacco di baretti e localini. C’è musica ovunque. Rimaniamo impressionati dal fatto che, benché ufficialmente l’integrazione sia totale, i bar sono frequentati o da bianchi o da neri. Troviamo un solo bar che sembra frequentato da entrambi. Esce bella musica e decidiamo di entrare. Presto capiamo che qui pero c’è un altro tipo di “separazione”…è frequentato quasi esclusivamente da gay. Trascorriamo una ultima serata divertentissima ballando e ridendo insieme!

Kruger Park

La mattina inizia veeeeeeeeeramente presto: 3.30 in piedi pronte per partire per il Safari. È buio pesto, saliamo su una jeep aperta sui lati e partiamo illuminando i bordi della strada con le torce in cerca di animali. Vediamo solo qualche impala e qualche kudu (delle antilopi con le corna attorcigliate, simbolo del parco). Piano piano aumenta la luce e il ranger inchioda per la prima volta. Chiediamo eccitati cosa abbia visto e subito vediamo sbucare un leprotto. Il ranger prova a spiegarci qualche cosa su di lui ma ci risediamo delusi senza neanche prestarsi attenzione. Dopo un po’ finalmente scorgiamo un gruppetto di leonesse con un giovane leone. Stanno sdraiati sul ciglio della strada, tranquilli. Probabilmente hanno mangiato da poco e non sentono lo stimolo della fame. Poco lontano un gruppetto di iene sgranocchia una carcassa lasciata dai leoni.
Li osserviamo ad occhio nudo e poi con il binocolo per apprezzare ogni dettaglio. Ripartiamo e dopo poco si ferma una macchina che ci segnala che più avanti sulla strada ci sono 2 leoni maschi anziani. Qui nel parco capiamo velocemente che questa è la regola non scritta: chiunque veda qualcosa di interessante si ferma per segnalarlo alle altre macchine di passaggio nella zona. Troviamo effettivamente i leoni. Sono vecchi, molto magri e un po’ malandati. La guida ci spiega che quando i leoni diventano vecchi e non sono più performanti nella caccia, vengono abbandonati dal gruppo e devono cavarsela da soli. Quest’anno il cibo scarseggia perché le piogge sono state poco abbondanti quindi questi leoni rischiano fortemente di morire di fame.
Torniamo al campo e dopo una buona colazione ri-usciamo con le nostre macchine per fare qualche altro giro. E questa volta siamo davvero fortunati: é la volta del leopardo…anzi di 2 leopardi!!! Il primo ci viene segnalato da una macchina su una strada sterrata poco lontana. I leopardi riposano quasi sempre sui rami dei grandi alberi quindi per vederli, a differenza di tutti gli altri grandi animali, bisogna tenere il naso all’insù. Troviamo il nostro amico bello addormentato su un ramo, all’ombra delle fronde, in tutta la sua bellezza. È davvero splendido. Ad un certo punto si alza, si stiracchia, sbadiglia e si siede come per guardarci. Ci sono 5/6 macchine che lo stanno osservando trattenendo il fiato. Dopo un po’ il leopardo si risdraia. Proseguiamo e dopo un po di gazzelle, scimmie, rinoceronti e faraone troviamo un altro agglomerato di macchine. Ci avviciniamo molto lentamente e la macchina di fronte ci dice che c’è un altro leopardo. Questo è ancora più vicino e se possibile più bello dell’altro!
Sulla via del ritorno assistiamo ad un a scena davvero toccante: sulla strada giace un cucciolo di scimmia morto, forse colpito da una macchina. Poco lontano la mamma urla disperata. Sopra volteggia un avvoltoio che dopo poco scende in picchiata cercando di portarsi via il cucciolo. Mamma scimmia si avvicina e con tutte le sue energie si rizza in piedi e urla a più non posso per scacciare l’uccello. La scena si ripete un paio di volte…mi piange il cuore.
Al tramonto facciamo l’ultimo safari. Vediamo un gruppetto di elefanti e il ranger ci racconto il loro rito di “sepoltura” dei morti: quando un elefante muore tutti gli altri lo accerchiano e gli danno dei colpetti con la proboscide fino a quando il corpo non diventa freddo e si assicurano così che sia davvero morto. Poi iniziano a fare un rumore particolare raspando sul terreno con le zampe in modo da richiamare sul luogo tutti gli elefanti in zona. Infine staccano un ramo da un albero e lo mettono sopra al corpo senza vita per indicarne la morte. Sorprendente.
Poco dopo il tramonto vediamo arrivare verso di noi un branco di licaoni. Solitamente scappano molto facilmente quindi spegnamo la jeep e ci mettiamo ad osservare. Dopo qualche minuto sentiamo un ruggito e con un balzo due leoni atterrano in mezzo alla strada proprio di fronte a noi. I licaoni scappano abbaiando.  Un leone marchia il territorio facendo pipì e mescolandola alla sabbia e l’altro verifica che l’odore sia sufficientemente forte per tenere a debita distanza i licaoni. Poi si strusciano e si acoccolano insieme sul ciglio della strada. Che giornata emozionante!! 🙂

Kruger Park

Oggi partiamo per l’ultima ma forse più importante tappa naturalistica del viaggio: il Kruger Park.

Dopo qualche ora di macchina entriamo in questa enerme riserva naturale. Non facciamo in tempo ad entrare nel parco che siamo accolti da zebre e giraffe che mangiano poco lontano dalla strada. L’altra differenza che notiamo subito è la grande presenza di uccelli: dai piccoli uccellini che vegetano sul dorso delle giraffe alle aquile e agli avvoltoi che non avevo mai visto da così vicino. Ci sono decine di uccellini coloratissimi e tutti diversi che svolazzano intorno alla macchina.

Proseguendo facciamo un nuovo incontro: scimmiette e babbuini. Passano da una parte all’altra della strada rincorrendosi con i piccoli appena nati aggrappati sulla schiena o sulla pancia. Un babbuino grande si ferma in mezzo alla strada, ci guarda e poi si sposta al lato della strada. Si siede, appoggia i polsi sulle ginocchia con le mani penzolanti come su un trono e si guarda intorno circospetto.

Continuiamo ad esplorare il parco. Dopo diversi km – o forse erano pochi ma fatti a 30km/h sembravano comunque tanti – passiamo sopra un ponte. Alla nostra sx si intravede una pozza e notiamo del movimento. Invertiamo la rotta e cerchiamo di scoprire chi si muove fra le fronde. Scopriamo con immensa gioia che sono due immensi bufali: possiamo aggiungere una spunta alla nostra check list dei Big Five. I Big Five sono i 5 animali più grandi visibili in zona, sono uno dei simboli più importanti del Sud Africa (su ogni banconota ne è rappresentato uno) e sono l’obiettivo di ogni turista che viene qui. Fino ad ora ne abbiamo visto 4: leone, rinoceronte, elefante e bufalo. Ce ne manca uno, quello più raro: il leopardo.
Arriviamo al campo che è il più grande del parco. Sembra di essere stati improvvisamente catapultati in America. Una squadra di ranger ci accoglie, ci sistema nelle nostre casette – ognuna con 3 letti, un bagnetto e una piccola cucina esterna – ci prenota i safari per il giorno dopo. Ci sono 3 ristoranti, 2 bar, 2 piscine e un supermercato fornitissimo con una cella frigo per le birre grande come camera mia!!

Anche oggi le temperature sono pazzescamente elevate: tocchiamo i 42 gradi. Cerchiamo un po di rinfresco in piscina ma l’acqua è più calda di quella delle vasche idromassaggio alla SPA e scappiamo. L’unica soluzione è un giro nella cella frigo e conseguente stappo di birretta ghiacciata in attesa della cena.

Hlane Park

Ci svegliamo alle 4.45 del mattino per andare in cerca di animali all’alba quando l’aria è ancora fresca ed è più probabile che loro non si nascondano all’ombra degli alberi. Partiamo con un ranger del parco su una jeep aperta in modo da poter avvistare bene gli animali. Dopo poco il ranger si ferma e ci indica un albero secco. Non vediamo niente ad occhio nudo ma con il binocolo vediamo un bel pitone allungato su un ramo. Proseguiamo e vediamo dei movimenti nell’erba. Ci avviciniamo e spuntano 3 grossi leoni che si lasciano avvicinare tranquillamente. Sono bellissimi!
Li osserviamo per un po’ poi ci allontaniamo e andiamo alla ricerca degli elefanti. Dopo poco avvistiamo una famigliola di elefanti con un cucciolo. Il papà si tiene un po’ distante mentre la mamma non perde d’occhio il piccolo che avrà all’incirca 1 anno. Ad un certo punto lui attraversa la strada proprio davanti a noi. La mamma se ne accorge e lo segue. Il piccolo si avvicina un po’ alla macchina e la mamma inizia a correre nella nostra direzione per allontanarci. Scatta un attimo di panico nei nostri occhi (ci hanno appena detto che gli elefanti corrono a 40km/h) ma il ranger prontissimo ingrana la retro e si allontana! Questi immensi pachidermi passano l’80% del loro tempo a mangiare e espellono il 40% del cibo ingerito senza digerirlo. Per questo il loro sterco secco è molto utile per accendere fuochi e quello fresco viene diluito nell’acqua e bevuto dalle popolazioni locali come medicina per i dolori di stomaco.
Spunta il sole e sale la mancanza di caffeina! Il ranger ferma la jeep, alza il paraschizzi per farne un piccolo tavolino di appoggio e tira fuori un thermos di caffè e un piatto di muffin…i miei occhi si trasformano in cuoricini.
Ci scaldiamo al sole e facciamo colazione in mezzo alla savana. Riprendiamo il nostro giro e rincorriamo due giraffe. Poi andiamo a caccia di famiglie di impala, gazzelle e antilopi. Questi animali normalmente hanno tempi di gestazione di 6 mesi e partoriscono nel mese di ottobre. Quest anno ha piovuto molto poco quindi l’alimentazione è stata carente. Per questo i tempi si sono allungati e la maggior parte delle femmine ha partorito ai primi di dicembre. Ecco perché ci sono decine di cuccioli che scorazzano con le mamme.
In mezzo alla strada un gruppo di gnu ci blocca la strada. Ci guardiamo intorno per cercare anche le zebre. Infatti il ranger ci racconta che spesso le due specie viaggiano in coppia perché gli uni hanno un udito molto sviluppato e gli altri l’olfatto quindi si aiutano nel prevenire gli attacchi dei predatori. Sono anche compatibili per quanto riguarda l’alimentazione in quanto gli uni mangiano le erbe alte, gli altri le erbe basse quindi possono cibarsi nelle stesse zone senza essere in competizione.
Rientriamo al campo dopo 3 ore molto soddisfatti. Passiamo il resto della giornata al campo, al riparo dal caldo – le temperature toccano i 40 gradi – ad osservare rinoceronti, ippopotami e coccodrilli che si rinfrescano nella pozza.

Hlane Park

Appena usciti dalla zona recintata intorno al Country Club, facciamo un simpatico incontro: a bordo strada c’è una giraffa che ci guarda pacifica. Pochi km dopo entriamo in uno dei 3 parchi nazionali dello Swaziland (il 90% del paese è parco Nazionale!!): Hlane park. Qui alloggiamo a Ndlovou Camp in delle casette di pietra con il tetto di paglia in mezzo alla sabbia. Davanti al Camp c’è l’unica grossa pozza del parco dove rinoceronti, ippopotami e coccodrilli passano gran parte della loro giornata a non fare niente con nostra grande gioia che godiamo della loro presenza a pochi metri di distanza.
Partiamo subito per fare un giro in macchina. Le strade sono tutte sterrate e la vegetazione abbastanza folta dato che qui è piena estate – come ci ricordano i 39 gradi all’ombra di oggi – quindi avvistare animali non è facilissimo. Ci dividiamo e manteniamo il contatto radio con le altre macchine in modo da avvisarsi in caso di avvistamenti. Finalmente spuntano 4 grandi giraffe che seguiamo per un po’. Il parco è pieno pieno di impala che spuntano da ogni angolo. I piccoli sono nati ai primi di dicembre quindi spesso dietro alle mamme spuntano 4 zampine traballanti dei cuccioli. Vediamo anche tanti gnu e qualche facocero. Dopo tre ore di ricerche rientriamo al campo esauriti dal caldo. Ceniamo a lume di candela, anzi a lume di lampada a petrolio che è l’unica fonte di luce che c’è al campo, e poi rimaniamo a bocca aperta per due ore sotto una delle stellate più incredibili che abbia mai visto.

Viaggio

Non potrei definire altrimenti il luogo della nostra giornata. Oggi infatti è stata una giornata di trasferimento. Siamo partiti da Tofo, in Mozambico, direzione sud verso lo Swaziland. Ci facciamo quattro risate per i nomi dei paesini che attraversiamo (tra i tanti meritano una menzione particolare Chissibuca e Manjacaze!!).
Ad un certo punto attraversiamo il mercato di un piccolo paesino. Rimaniamo colpiti dalla struttura del mercato che è formato da tante piccole tettoie basse di paglia sotto ognuna delle quali è accovacciata una donna con la sua poca merce. Ci fermiamo e iniziamo a  gironzolare incuriositi. In pochissimo tempo abbiamo intorno un nugolo di bambini bellissimi. Distribuiamo qualche penna e qualche palloncino colorato e immortaliamo qualche sorriso con la macchina fotografica.
Ripartiamo per lo Swaziland che è un piccolissimo stato monarchico indipendente racchiuso fra i confini del Sud Africa. Leggiamo qualche nota di colore sul paese, tipo il fatto che ad ogni festa nazionale il re si sceglie una nuova moglie da aggiungere al suo harem.
Nonostante siamo partiti presto, non sappiamo bene dove arriveremo stasera ma sappiamo che dobbiamo fare più km possibili per goderci la giornata di domani fra gli animali. Riusciamo a macinare ben 600 km e ad arrivare in frontiera alle 19.50. La dogana chiude alle 20. Inizia quindi una danza di convincimento di tutte le guardie affinche ci lascino passare. Iniziano i controlli e, come tutto qui in Africa, sono lentissssssssimi. Ad un certo punto i poliziotti alzano lo sguardo e vedono che siamo ben 15!! Si lanciano un’occhiata fra di loro e ingranano la marcia Speedy Gonzales…non guardano più in faccia nessuno, aprono il passaporto e mettono un timbro al volo. Risaliamo in macchina e corriamo alla dogana dello Swaziland. Lì dopo le procedure di controllo passaporti arriviamo al cancello di ingresso nel paese e di nuovo veniamo bloccati: non potete passare…“time is over”. Scendiamo in due ragazze e iniziamo a piagnucolare che sono 12 ore che viaggiamo e che siamo stravolti. Ci dicono ok, però per 1 sola macchina. Passiamo il cancello e inziano le preghiere affinché facciano passare anche le altre due macchine. L’arma vincente si rivela la nostra cocco-radio comprata sulla spiaggia: una radio pienamente funzionante con ingresso aux e USB, alimentazione a pile e a corrente, tasti per regolare qualsiasi cosa….il tutto racchiuso in una noce vera di cocco: una meraviglia della scienza locale!! Le guardie la vedono e scoppiano in una risata fragorosa che distende l’ambiente e funziona da lasciapassare! 🙂
Troviamo da dormire al Country Club di Simunye, un villaggio protetto da guardiani, eredità coloniale, in cui c’è addirittura il ladies bar!! Dormiamo in delle palafitte di legno deliziose.

Tofo

La mattina inizia all’alba con una meravigliosa galoppata sulla spiaggia. Dopo una passeggiata di un paio di km, mentre il resto del gruppo parte per un’escursione alla ricerca infruttosa dello squalo balena, arriviamo ad una stalla dove montiamo su 3 bellissimi cavalli. La passeggiata inizia sulla spiaggia. Dopo poco partiamo al galoppo proprio dove il mare frange sulla sabbia e gli zoccoli alzano schizzi d’acqua. Saliamo poi sulle dune di sabbia dietro alla spiaggia e riscendiamo in una vallata verdissima con palme e alberi fra i quali sono nascosti i villaggi locali fatti di capanne di paglia.
In ogni radura che ce lo permette partiamo al galoppo. È una sensazione di libertà meravigliosa!
Torniamo e trascorriamo il resto della giornata in spiaggia a passeggiare, prendere il sole, leggere e chiacchierare. Andiamo al mercato locale, contrattiamo e compriamo qualche mango per colazione e qualche birretta per goderci il tramonto. Andiamo a cena in un ristorante italiano e presa dalla disperazione di tutto questo pollo, mi lancio su un piatto di spaghetti al pomodoro! 🙂 Festeggiamo il compleanno di Teresa, una compagna di viaggio, con tanto di torta e candeline.

Tofo

Lasciamo Vilanculos dopo colazione e ci dirigiamo di nuovo verso sud, attraversando il tropico del Capricorno. Non troviamo di meglio da mangiare che KFC…ma incredibilmente anche questa per me è un’esperienza mai fatta quindi va bene così!!
Usciamo dalla strada principale ed entriamo nella penisola di Tofo. Attraversiamo un villaggio molto pittoresco con una piazza piena di basse tettoie di paglia sotto ognuna delle quali c’è una donna seduta su sacchi di sabbia con poca merce in vendita davanti.
Arriviamo nel paese di Tofo e siamo catapultati in tutt’altro ambiente: le strade sono tutte di sabbia, ovunque ci sono macchine che pompano musica a palla, gruppi di ragazzi con le birre in mano, famiglie giganti che fanno picnic sulla spiaggia, centinaia di adorabili bimbetti neri che fanno il bagno. Naturalmente facciamo amicizia con una famiglia, ci facciamo raccontare le loro storie (loro sono super felici di parlare con noi e ci chiedono di fare un sacco di foto insieme) e strapazziamo un po’ i bimbi. Capiamo al volo che siamo in una località di villeggiatura per mozambicani e oggi è sicuramente una giornata di grande festa. Arriviamo all’ostello in cui la nostra camera è una specie di tenda fatta di paglia con sabbia tutto intorno…molto carina!
Il pomeriggio trascorre in relax al mare, fra bagni, letture, organizzazione del giorno successivo.
La cena, oltre alle solite 2 ore di attesa e la peculiarità di avere un intero menù per le bibite e solo 3 piatti disponibili scritti su una lavagnetta, presenta una nuova difficoltà: poco dopo il nostro arrivo salta la corrente e passiamo il resto della serata al buio illuminati solo dalla luce fioca di 2 candele.

Bazaruto & Benguerra

Iniziare l’anno su un’isola deserta credo sia davvero il sogno di molti…quest anno posso dire con gioia di aver avverato il mio!! 🙂
Partiamo presto ma stavolta con un mezzo un po più moderno e consono alle medie distanze: un gommone.
Dopo 1 oretta arriviamo a Bazaruto, un’isola caratterizzata da una grande duna di sabbia che scende a picco sul mare. Saliamo fino in cima e godiamo di una vista pazzesca….il panorama cambia ogni pochi minuti per le maree e la sabbia che emerge in superficie crea forme sempre nuove e cambia il colore dell’acqua.
Prendiamo la rincorsa e corriamo, sulla sabbia bollente, giù giù giù fino a lanciarci in acqua, senza fiato…è una sensazione di libertà meravigliosa!!
Giochiamo fra i banchi di sabbia semi emersi fino ad essere rossi come dei gamberetti…poi scappiamo sotto la tenda dove troviamo un buon pranzetto che ci aspetta. Nel pomeriggio andiamo a fare snorkeling su un tratto di barriera corallina fra le isole. Ci sono pesci coloratissimi, stelle marine giganti azzurre e coralli verde acqua. Sto scoprendo che fare snorkeling mi piace un sacco…mi dà la possibilità di godermi quel silenzio penetrante che ho sentito solo sott’acqua e di non fare altre che osservare, che è una cosa che mi piace tantissimo fare.
Ci spostiamo poi sull’isola di Benguerra, un’altra isola deserta nello stesso arcipelago, dove facciamo qualche altro bagno. Rientriamo in ostello. Andiamo a cena a casa di una ragazza del villaggio: ci accoglie nella veranda davanti a casa sua dove ha improvvisato un tavolone per 15 persone. Ci porta piatti di pesce misto (che qui sono tutti composti da gamberi, calamari e tranci di dentice rosso) e Matapa, piatto tipico della zona fatto con foglie di manioca macerate nel latte di cocco con gamberi e granchio. Le birre vengono dal baracchino davanti a casa, uno del gruppo cercando il bagno finisce nel salotto del vicino…adoro queste esperienze!!!