Vilanculos

Dopo una bella colazione con crepes e frutta, saliamo sulla nostra dhow (in italiano sambuco), barca tipica del luogo con un’unica di vela, che assomiglia più ad un vecchio lenzuolo, su cui siamo stipati come su un barcone di profughi…!

Iniziamo l’attraversata verso Magaruque, isola davanti a Vilanculos, durante la quale becchiamo, uno dopo l’altro con cambi improvvisi, sole ustionante, diluvio universale e infine vento incalzante che alza delle belle ondone…

Arriviamo su un isolotto deserto abitato solo da qualche palma. Ci incamminiamo sulla spiaggia chiacchierando e,  nella migliore tradizione femminile, smettiamo solo 2 ore dopo quando completiamo il giro dell’isola. Anche qui le maree fanno cambiare in continuazione colori, forme e fauna. Infatti, appena la marea scende, si avvicina a riva uno stormo bellissimo di fenicotteri con le ali lilla e nere.
Dopo un bel bagno rinfrescante nell’acqua e uno salvatore nella crema solare, arriva l’ora del pranzo. Le nostre guide hanno allestito una griglia sulla poppa della barca e hanno preparato per noi pollo e pesce, accompagnati da riso, stufato di patate e insalata di cavolo.

Si riparte, direzione Vilanculos. Al ritorno abbiamo la corrente contro quindi il tempo di percorrenza raddoppia. Per fortuna un branco di delfini con un piccoletto ci allieta il viaggio.
Dopo la doccia, partiamo alla scoperta della cittadina di Vilanculos. I negozietti hanno pochissima merce esposta su lunghi scaffali mezzi vuoti, Vodacom – nome di Vodafone nel sud dell’Africa – con il suo colore rosso acceso, ha tappezzato tutte le pareti esterne di negozi e banchetti per strada (il nostro trade marketing ne sarebbe molto molto orgoglioso!).

Il mercato invece è, come al solito, un nugolo di bancarelle stracolme di merce. Gironzoliamo un po per capire l’ambiente. La zona dedicata al cibo non è molto grande mentre dominano quelle di abbagliamento e saponi/creme/shampoo. La maggior parte delle bancarelle sono gestite da mamme che hanno appresso i loro bambini. Manu ne conquista uno tenerissimo di circa un anno che dalle braccia della mamma le salta al collo e un po’ stupito, forse dal colore della pelle, si guarda intorno stranito. Compriamo uno shampoo e si scatena un diverbio fra 2 ragazzi di due bancarelle vicine. Uno in particolare, che non ha piu di 15 anni, diventa molto aggressivo. Mi avvicino in seguito per pagare e mi rendo conto che il problema è che è ubriaco fradicio. La cosa mi colpisce molto.

Torniamo in ostello e ci prepariamo per la cena di capodanno. Mangiamo tutti insieme scambiandoci storie di viaggi passati e poi balliamo un po (anche se la musica non è esattamente quello che siamo abituati a ballare) e poi corriamo in spiaggia per il conto alla rovescia….10…9…8…7…6…5…4…3…2…1…BUON ANNO!!!! 🙂

Vilanculos

Oggi per fortuna i 400 km scorrono molto più velocemente (forse perché andiamo anche un po’ più veloci e infatti ci becchiamo un fermo per eccesso di velocita – ai 70 km/h – con autovelox, risolto per fortuna solo con qualche euro di multa!!) e per l’ora di pranzo arriviamo a Vilanculos (si pronuncia proprio Vilancùlos), paesino di mare dal nome indicativo della sua posizione geografica!!

La gioia di vedere il mare dopo tutta questa strada è incredibile! Camminiamo verso il mare perché in questo momento c’è la bassa marea e ci sono centinaia di metri di sabbia prima di arrivare all’acqua. Sul percorso ci sono tante barche di pescatori, arenate in attesa dell’alta marea. Ci buttiamo in acqua e poi passiamo qualche ora a bighellonare sulla spiaggia ed osservare quello che succede: turisti pochissimi, quasi tutti sono pescatori locali, ragazzi che giocano a palla e ragazze che trasportano bianchera o si fanno le trecce. Tutti ci guardano e ci salutano.

Ci godiamo una birretta nel giardino vista mare dell’ostello nel quale alloggiamo. L’ostello è gestito da una ragazza brianzola che 4 anni fa è venuta qui in vacanza, si è innamorata del posto e si è fermata qualche mese. Qui ha incontrato un ragazzo mezzo cinese e mezzo mozambicano con cui si è sposata e ha deciso di fermarsi qui definitivamente e gestire l’ostello. Ci racconta della bellezza di vivere a contatto con la natura, del ritmo della luna che regola le maree e di conseguenza tutto il ciclo di vita del paese, dell’entusiasmo trasmesso da tutte le persone così diverse che passano da qui…ma allo stesso tempo dell’arretratezza del paese, della non-voglia di lavorare dei locali, dei tempi biblici per ottenere qualsiasi cosa…e così ci prepara alla cena di stasera: come previsto, il ristorante carino, sulla spiaggia che ci hanno consigliato ci mette 1ora (di orologio) prima di prendere le ordinazioni, 1 ora per preparare il cibo e 1 ora per portarci il conto (naturalmente sbagliato)! Cerchiamo di riderci sù e assorbire un po della filosofia NO STRESS del paese!

Komatipoort & Inharrime

Oggi giornata di trasferimento. Pochi km dopo Komatipoort c’è la frontiera fra Sudafrica e Mozambico. Le procedure di immigrazione sono lunghe ma relativamente facili. Dobbiamo comprare alcune dotazioni di sicurezza per la macchina (2 triangoli e 1 giubbotto catarifrangente) che sono obbligatori solo in Mozambico e non in Sud Africa quindi non vengono forniti con la macchina.

Naturalmente provano a vederci anche altre 10 cose inutili fra cui adesivi ed estintori ma per fortuna riusciamo ad evitarli. Superiamo tutti i controlli di uscita ed entrata e iniziamo a macinare kilometri in un’atmosfera totalmente diversa. Le case diventano baracche, le strade sono sterrate tranne quelle che loro chiamano “autostrade”, i paesini si diradano….e la gente parla portoghese. La giornata è lunga…moooolto lunga. Maciniamo 500 Km…che fatti ad una media di 50 Km/h diventano alquanto lunghi! Ci fermiamo a cena in un baracchino – unico posto che sembra vendere qualcosa di commestibile – che ci offre pollo e capra con patate e riso. Accettiamo di buon grado…e aspettiamo…aspettiamo…aspettiamo con pazienza e comprensione dato che secondo me 15 persone per cena non le hanno mai avute nella loro vita! 🙂

Dopo lunghe e non banali ricerche (siamo pur sempre in 15!!), troviamo da dormire in dei bungalow ad Inharrime. Arriviamo e naturalmente si scatena un bel acquazzone sopra di noi proprio mentre scarichiamo! Esausti ci buttiamo nel letto ed in meno di 1 minuto sono nel mondo dei sogni!!

Graskop & Komatipoort

Ci svegliamo a Graskop, cittadina di passaggio, in stile americano con qualche diner e pompa di benzina…l’impatto è tristanzuolo. Partiamo presto per il Blyde River Canyon, un canyon di pietra rossa tagliata da strisce di alberi verde scuro. Purtroppo non c’è il sole…ma i colori sono comunque bellissimi.

Ci spostiamo poi ai Bourke’s Luck Potholes, una serie di pozze di acqua dolce scavate fra le rocce rosse dei canyon. Mettiamo i piedi nell’acqua e ci rinfreschiamo. Le due tappe successive sono abbastanza un fallimento: prima ci fermiamo a Pilgrim’s Rest, ex cittadina di minatori, formata da un’unica strada di case vecchie ma ristrutturate e qualche piccolo museo…facciamo un giretto e dopo 10 minuti siamo pronti per ripartire. La seconda tappa sono le Mac Mac Falls, cascate inserite in un bel contesto geografico ma di per sé abbastanza insignificanti.

Ripartiamo per Komatipoort dove dormiremo. Il clima in macchina è disteso e chiacchierino ma purtroppo la cena genera le prime tensioni nel gruppo anche se penso sia normale fra 15 persone che non si conoscono.

Johannesburg & Graskop

Dopo lo scorso Natale lontana dalla mia delirante, casinista ma insostituibile famiglia, questo Natale con loro, che si è svolto nel rispetto di tuuuuutte le tradizioni (dal menù, agli schiamazzi di 12 cugini che si ritrovano dopo 1 anno, alle scenate e agli scleri familiari), mi ha riportato ad una stabilizzante (o quasi) normalità. Ma dato che io tranquilla non sono (molto) brava a starci…eccomi di nuovo con lo zaino in spalla, pronta per una nuova, diversissimia avventura che mi porta in Sud Africa e in Mozambico.

Questa volta niente guide e cartine alla mano…seguiremo un programma più o meno prestabilito, guidati da un coordinatore. “Come?!” direte voi…ebbene si…ho deciso di fare un viaggio con Avventure nel Mondo. Siamo 15 persone fra cui la mia inseparabile compagna di viaggio, Manu, e un’altra splendida nuova scoperta di Vodafone, Elena.

Non so tanto cosa aspettarmi da questo tipo di viaggio…so solo che parto entusiasta, come per ogni viaggio, ma in più aperta ad ogni confronto (anche se a volte sarà faticoso) e novità che verranno dall’incontro e dallo scambio con i miei compagni di viaggio.

Partiamo da Milano e, dopo un breve scalo a Il Cairo dove incontriamo la maggior parte del gruppo che arrivava da Roma, ripartiamo per Johannesburg. EgyptAir non ci degna neanche di uno schermetto personale per vedere un film quindi ne approfitto e piombo in 6 ore di sonno profondo e ristoratore. Atterriamo all’alba e iniziamo la parte burocratica. Per prima cosa cambiamo in Rand – moneta sudafricana – parte della cassa comune. Mi offro volontaria per questa operazione e, essendo 15, vi potete immaginare il gruzzoletto di euro che chiedo di cambiare. La ragazza del cambio sbarra gli occhi, poi inizia le operazioni e mi dice che deve andare a cercare abbatanza soldi per cambiarmeli…torna con un SACCHETTO di banconote che conta minuziosamente e mi consegna…infilo tutto nello zaino, lo stringo fortissimo sentendomi come la banda bassotti dopo un colpo in banca e torno dal gruppo!
Ritiriamo i nostri 3 pickup bianchi che saranno il nostro mezzo di trasporto per i prossimi 15gg…la comodità dei sedili è un’altra cosa, in compenso nel bagagliaio c’è posto per una festa!! 🙂

Ci dirigiamo a nord, superiamo Pretoria e arriviamo all’Horseback Africa, un lodge nel quale allevano leoncini per poi metterli in libertà e favorire la conservazione della specie che, fra cacciatori di frodo e malattie varie, è passata da 250.000 a 20.000 esemplari negli ultimi 20 anni. Facciamo una passeggiata con quattro cuccioli di leone che ci seguono giocando e lasciandosi accarezzare. Uno fra poco verrà messo in libertà quindi sta imparando a “cavarsela da solo”, gli altri sono ancora cuccioli vogliosi di giocare. Dopo una mezz’ora andiamo a conoscere i loro genitori che invece sono esemplari selezionati e tenuti in cattività proprio per riprodursi e rafforzare la specie. Sono magnifici, imponenti. Capisco perché sono considerati i re degli animali. La cosa più dolce arriva alla fine quando andiamo a conoscere 3 cuccioli di 1 mese che iniziano appena a muoversi sulle loro zampone sproporzionatamente grandi. Anche per loro è l’ora della pappa e gli diamo il biberon con il latte. È stata un’esperienza pazzesca.

Benché da un lato il vedere animali intrinsecamente selvaggi in cattività a contatto con gli uomini faccia una certa impressione, dall’altro la sensazione è quella di un ambiente estremamente positivo con persone innamorate degli animali e profondamente dedite alla loro missione. Come primo impatto direi non poteva essere migliore. Ripartiamo per quelle che dovevano essere 2 (e invece sono 4) ore di viaggio con pausa per la prima cena sudafricana della mia vita: mangiamo bistecca di antilope e un pasticcio di carne tipico di qui…molto particolari ma direi un ottimo inizio…:-)