Atterro all’alba a Santiago, capitale del Cile.
Qui è inverno — e se non lo avessi già capito dal freddo, me lo avrebbero ricordato le decine di persone scese dall’aereo con gli scarponi da sci in mano. Quattro gradi: uno sbalzo netto rispetto ai quaranta a cui eravamo abituati fino a poche ore fa.
Il primo impatto con la città è neutro: il cielo grigio con le nuove basse non aiuta, anche se sullo sfondo, tra un palazzo e l’altro, si intravedono le montagne innevate.
Lasciamo i bagagli in hotel e partiamo subito per una prima perlustrazione della città.
Attraversiamo il Barrio Paris-Londres, un piccolo quartiere nato negli anni ’20 su un terreno che apparteneva ai frati francescani: costretti a vendere per difficoltà economiche, lasciarono spazio a un progetto urbanistico fuori dagli schemi, con due sole vie — Paris e Londres, appunto — che rompono la griglia ortogonale tipica del centro di Santiago. Case eleganti, un mix di stili europei, ciottolato e lampioni: cammini pochi metri e hai la sensazione di essere altrove.


Proseguiamo verso il centro storico. Il Palacio de la Moneda, sede del governo cileno, si affaccia sull’omonima Plaza de la Constitución. Poco distante, la Plaza de Armas, cuore pulsante della città, con la sua cattedrale neoclassica dalle influenze barocche. Davanti alla cattedrale ci fermiamo ad assistere a uno spettacolo di musica di strada, tamburi che si rincorrono e attirano un piccolo capannello di curiosi.



Pranziamo in una taverna di pesce dentro il Mercado Central, il classico mercato alimentare dove il pesce è protagonista assoluto e dove tra un banco e l’altro si aprono decine di piccoli locali. Iniziamo con un Pisco sour, ottimo — al terzo giro, però, complice la notte quasi insonne, si fa sentire parecchio. Il piatto forte è il cholco, un pasticcio gratinato di granchio e gamberi con pane bagnato nel latte: sostanzioso, perfetto per scaldarsi…anche se non particolarmente digeribile!


Nel pomeriggio saliamo con la funicolare fino al Cerro San Cristóbal, dove svetta la statua bianca della Vergine Immacolata, con ai piedi un piccolo santuario. Da lassù la città si stende intera sotto di noi. Per scendere scegliamo il teleférico, le classiche cabinovie da comprensorio sciistico — e in effetti, vista la quota e il freddo, l’illusione di essere in montagna c’è.




Ultima tappa prima di cena: la scarpinata su per le scale ripide del Cerro Santa Lucía, piccolo parco cittadino da cui si gode un’altra prospettiva sulla città, con le montagne che continuano a fare da quinta scenografica.



Rientrando in hotel a quest’ora incrociamo gente ancora vestita da sci, casco e occhialoni in testa, snowboard sotto braccio, di ritorno da una giornata sulle piste. Che invidia — quasi quasi domani cambio programma.
La cena, in un locale tipico di cucina cilena, è un brodo di pollo con carne e verdure: il pasto perfetto per chiudere una giornata fredda e intensa.