La sveglia suona alle 4. Mi sveglio per spegnerla dopo 30 secondi nei quali non capisco neanche dove sono…
Ci vestiamo al buio più totale dato che, dalle 11 di sera alle 6 di mattina, nell’albergo non c’è elettricità. Impugnate le torce, ci incamminiamo verso le rovine: dobbiamo ritrovare il sentiero percorso ieri con la guida per raggiungere il tempio IV, da cui si dovrebbe vedere l’alba.
Dopo un po’ iniziamo a vedere qualche altro puntino luminoso e, quando capiamo che nel gruppo c’è una guida, non li perdiamo d’occhio per evitare di perderci. Camminare in silenzio, nel buio del mattino mi ricorda molto le mie route scout o le più belle ascese fatte in montagna: queste associazioni positive mi provocano un brivido di adrenalina e di piacere. 🙂
Dopo 1 oretta di cammino arriviamo al tempio e saliamo gli scalini per arrivare in cima. Naturalmente non siamo soli ma sono tutti in silenzio quindi ci sediamo anche noi su uno scalone e aspettiamo l’alba. Il caldo anche a quest’ora è soffocante ma per fortuna qui in alto c’è un po’ di aria.
Dopo mezz’oretta inizia ad albeggiare e quello che prima era un presentimento è ora una certezza: l’orizzonte è coperto di nuvole e l’alba non si vedrà. Un po’ delusi sgranocchiamo qualche biscotto e aspettiamo comunque le 6 speranzosi. Quando anche l’ultima possibilità sfuma ci incamminiamo per tornare in albergo e fare colazione (me le fanno veramente sudare queste colazioni!!!!).
Sulla via del ritorno, nel risveglio della giungla, incontriamo tanti animali: scimmie, pappagalli, scoiattoli ma sopratutto un grossissimo gruppo di quegli animali che abbiamo visto ieri che sembrano formichieri con la coda all’insù. Non sembrano per niente spaventati dalla nostra presenza, ci avviciniamo piano piano per osservarli da vicino. Manu inizia a giocare con uno che prende confidenza e si avvicina fino quasi a farsi toccare. Altri due poco lontano fanno la lotta e si rotolano fra le frasche emettendo buffi rumori.
Dopo colazione partiamo con un pulmino. La nostra destinazione finale è Caye Caulker ma la giornata sarà lunga e faticosa perché dovremo cambiare un po’ di mezzi di trasporto. A El Remate cambiamo il primo pulmino con il quale passiamo la frontiera fra Guatemala e Belize. Dobbiamo scendere e scaricare i nostri bagagli, passare a piedi i controlli della dogana in uscita e in entrata dai due paesi e risalire sul pulmino. Un tizio sale a bordo e chiede se vogliamo cambiare soldi per dollari beliziani.
Ripartiamo e dopo qualche ora arriviamo a Belize City. Questi spostamenti, oltre che lunghi, per me che soffro il pullman, non sono particolarmente piacevoli e arrivo sempre un po’ provata. Per fortuna il mio angelo custode Manu è riuscita a trovare un modo per distrarmi un po’: ascolto l’audio libro del libro che sto leggendo (Cent’anni di solitudine)!!
A Belize City cerchiamo un Bancomat in attesa di imbarcarci sul traghetto per Caye Caulker. Davanti alla banca un gruppo di ragazzi garifuni inizia a chiacchierare e a scherzare con noi. Sul traghetto ri-incontriamo anche Carlo e Laura: il gruppo si allarga!!! 🙂
Sul tragitto passiamo di fianco a meravigliosi isolotti di mangrovie e sabbia bianca.
Arrivati sull’isola, molliamo i bagagli e ci fiondiamo al Lazy Lizard, chioschetto sulla punta dell’isola, istituzione assoluta delle serate di tutti quelli che sono passati da qui!!!
Fra Panty Ripper, Punch dell’isola e Pina Colada ghiacciata ci godiamo il tramonto!
Con un certo languorino ritorniamo in centro dove troviamo una terrazza su cui ci offrono aragosta alla griglia con contorni, 3 punch (che abbiamo capito essere il drink dell’isola – rum e succo di frutta) e il dolce per poco più di 10€…inutile dire che accettiamo senza pensarci due volte!
