Tikal

La sveglia suona alle 4. Mi sveglio per spegnerla dopo 30 secondi nei quali non capisco neanche dove sono…

Ci vestiamo al buio più totale dato che, dalle 11 di sera alle 6 di mattina, nell’albergo non c’è elettricità. Impugnate le torce, ci incamminiamo verso le rovine: dobbiamo ritrovare il sentiero percorso ieri con la guida per raggiungere il tempio IV, da cui si dovrebbe vedere l’alba.
Dopo un po’ iniziamo a vedere qualche altro puntino luminoso e, quando capiamo che nel gruppo c’è una guida, non li perdiamo d’occhio per evitare di perderci. Camminare in silenzio, nel buio del mattino mi ricorda molto le mie route scout o le più belle ascese fatte in montagna: queste associazioni positive mi provocano un brivido di adrenalina e di piacere. 🙂

Dopo 1 oretta di cammino arriviamo al tempio e saliamo gli scalini per arrivare in cima. Naturalmente non siamo soli ma sono tutti in silenzio quindi ci sediamo anche noi su uno scalone e aspettiamo l’alba. Il caldo anche a quest’ora è soffocante ma per fortuna qui in alto c’è un po’ di aria.

Dopo mezz’oretta inizia ad albeggiare e quello che prima era un presentimento è ora una certezza: l’orizzonte è coperto di nuvole e l’alba non si vedrà. Un po’ delusi sgranocchiamo qualche biscotto e aspettiamo comunque le 6 speranzosi. Quando anche l’ultima possibilità sfuma ci incamminiamo per tornare in albergo e fare colazione (me le fanno veramente sudare queste colazioni!!!!).
Sulla via del ritorno, nel risveglio della giungla, incontriamo tanti animali: scimmie, pappagalli, scoiattoli ma sopratutto un grossissimo gruppo di quegli animali che abbiamo visto ieri che sembrano formichieri con la coda all’insù. Non sembrano per niente spaventati dalla nostra presenza, ci avviciniamo piano piano per osservarli da vicino. Manu inizia a giocare con uno che prende confidenza e si avvicina fino quasi a farsi toccare. Altri due poco lontano fanno la lotta e si rotolano fra le frasche emettendo buffi rumori.

Dopo colazione partiamo con un pulmino. La nostra destinazione finale è Caye Caulker ma la giornata sarà lunga e faticosa perché dovremo cambiare un po’ di mezzi di trasporto. A El Remate cambiamo il primo pulmino con il quale passiamo la frontiera fra Guatemala e Belize. Dobbiamo scendere e scaricare i nostri bagagli, passare a piedi i controlli della dogana in uscita e in entrata dai due paesi e risalire sul pulmino. Un tizio sale a bordo e chiede se vogliamo cambiare soldi per dollari beliziani.

Ripartiamo e dopo qualche ora arriviamo a Belize City. Questi spostamenti, oltre che lunghi, per me che soffro il pullman, non sono particolarmente piacevoli e arrivo sempre un po’ provata. Per fortuna il mio angelo custode Manu è riuscita a trovare un modo per distrarmi un po’: ascolto l’audio libro del libro che sto leggendo (Cent’anni di solitudine)!!

A Belize City cerchiamo un Bancomat in attesa di imbarcarci sul traghetto per Caye Caulker. Davanti alla banca un gruppo di ragazzi garifuni inizia a chiacchierare e a scherzare con noi. Sul traghetto ri-incontriamo anche Carlo e Laura: il gruppo si allarga!!! 🙂
Sul tragitto passiamo di fianco a meravigliosi isolotti di mangrovie e sabbia bianca.

Arrivati sull’isola, molliamo i bagagli e ci fiondiamo al Lazy Lizard, chioschetto sulla punta dell’isola, istituzione assoluta delle serate di tutti quelli che sono passati da qui!!!
Fra Panty Ripper, Punch dell’isola e Pina Colada ghiacciata ci godiamo il tramonto!
Con un certo languorino ritorniamo in centro dove troviamo una terrazza su cui ci offrono aragosta alla griglia con contorni, 3 punch (che abbiamo capito essere il drink dell’isola – rum e succo di frutta) e il dolce per poco più di 10€…inutile dire che accettiamo senza pensarci due volte!

Tikal

Il risveglio con i rumori della giungla è molto dolce.
Dopo la colazione in riva al fiume, ci facciamo portare con una lancia dal simpatico (ma non simpaticissimo) proprietario di casa Perico alla partenza degli autobus: direzione Flores.

L’inizio del viaggio fa presagire il peggio…siamo in piedi schiacciate come sardine in un vecchio autobus malandato con 40 gradi, umidità del 90% e naturalmente nessuna aria condizionata. Per fortuna dopo 1 oretta di viaggio scende una famiglia che è seduta proprio a fianco a noi…ci lanciamo sui sedili e li conquistiamo!!! Il viaggio assume tutta un’altra prospettiva.

Dopo 4 ore arriviamo a Flores e prendiamo una coincidenza per Tikal. Dopo qualche fermata e contrattempo arriviamo nel sito archeologico più importante del Guatemala.
Ad aspettarci ci sono i “ritrovati” Cugi e Bob e due nuove entry, Max e Lucia: finalmente il gruppo si ricompone! 🙂

Partiamo subito alla scoperta delle piramidi Maya con una guida…un vecchietto sdentato con gli occhi fuori dalle orbite ma che, dalla naturalezza e sicurezza con cui ci racconta i loro aneddoti, sembra essere nato all’epoca dei Maya in mezzo alla giungla! Ci spiega molti aspetti del mondo e della cultura Maya che ci aiutano a decifrare le rovine e ci porta su e giù da palazzi e torri di osservazione astronomica attraverso ripidissime scalinate di pietra. Il caldo rende le ascese ancora più complesse ma non toglie la soddisfazione è la vista che si gode da lassù! Vediamo delle simpaticissime scimmie che si lanciano da un ramo all’altro, pavoni, aironi, pappagalli, una volpacchiotta, un picchio (che fa un rumore assordate!!), qualche scoiattolo e gruppetti di animali che sembrano formichieri con la coda dritta in sù. Rimaniamo nella foresta fino al tramonto quando inizia ad essere pericoloso.

La maggior parte dei turisti viene al sito in giornata, mentre noi abbiamo scelto di dormire dentro per goderci l’alba, quindi la sera i rumori “umani” sono davvero pochi. Mangiamo in un comedor vuoto che ci prepara delle ottime fajitas e poi rimaniamo 1 oretta sotto le stelle ad ascoltare i rumori – davvero spaventosi – della giungla sotto una stellata che, nel buio della lontananza dal centro abitato, sembra ancora più maestosa!!

Rio Dulce

Abbiamo imparato che se vuoi fare colazione in Guatemala devi calcolare 1 ora. Infatti prima che ti portino da mangiare passano almeno 45 min…e chi mi conosce bene, e sa che prima di colazione non parlo e ho il grugno, può capire la sofferenza di questa attesa.
Dopo colazione prendiamo una barca per attraversare il Rio Dulce. Appena imbarcati, tutti i barcaioli iniziano ad agitarsi e a passarci i giubbotti salvataggio chiedendoci di indossarli. Siamo molto sorpresi da questa improvvisa attenzione per le dotazioni di sicurezza e guardandoci intorno ci accorgiamo che due ufficiali della guardia costiera ci stanno controllando con i fucili spianati e capiamo il perché di tutto quel fermento.

Il viaggio è molto panoramico. Il fiume è verde e sembra un prato su cui poggiano le mangrovie. Attraversiamo una zona piena di fiori di loto dove una bimba si avvicina con la sua canoa, si appende al bordo della nostra barca e, divertita dal gioco, ci sorride.

Arriviamo a Rio Dulce e decidiamo di passare una notte in un bungalow. Una lancetta ci porta a casa Perico, una serie di casette in legno nascoste fra le mangrovie nel mezzo del nulla. Il nostro bungalow è il più isolato di tutti e ha una terrazza con vista sulla giungla con amaca su cui siamo stese dopo 10 min con una birra ghiacciata in mano…not bad!!

Dopo esserci rifocillate prendiamo una barchetta di legno a remi per fare un giretto esplorativo. Sembra la barca della Sirenetta nella scena di “baciala” con tutte le mangrovie che creano gallerie verdi sotto cui passare…peccato manchi il principe azzurro…argh!!!
Ci fermiamo in mezzo al fiume dove c’è una chiatta ormeggiata da cui possiamo fare il bagno…l’acqua marroncina non ispira neanche un po’ ma il caldo è tale che ci tuffiamo! Dopo poco spuntano dall’acqua 4 testoline nere…sono quattro ragazzini del posto che, incuriositi, sono venuti a conoscerci. Ci fanno un sacco di domande e noi ne facciamo altrettante a loro…chi sono, dove vivono, quali sono egli animali che si incontrano nella zona,…trascorriamo qualche ora davvero piacevole. Torniamo mentre il tramonto si riflette sul fiume e ci godiamo i rumori serali della giungla.

Livingston

Il panorama che scopriamo al mattino non è assolutamente più confortante. Camminiamo per 6 o 7 isolati alla ricerca di un bancomat, le case sono sgarruppate, le persone ci guardano un po stranite, non c’è neanche un “bar” per fare colazione. Riusciamo a ritirare un po’ di quetzales e poi scendiamo verso il molo dal quale partono le lance per Livingston. Sulla strada una signora ci invita a sederci nel suo cortile per fare colazione. Ci adattiamo ai costumi locali e ci facciamo portare huevitos con jamon y queso, frijoles (la loro purea di fagioli neri) e le immancabili tortillas. Prendiamo la barca che in mezz’oretta ci porta a Livingston. La costa è molto molto lussureggiante, puntellata da moli che conducono a villette per lo più private.

Arriviamo a Livingston dove fa un caldo umido soffocante. Sotto il peso degli zaini cerchiamo posto negli ostelli e hotel che avevamo trovato sulla guida e su internet ma sembra che stasera siano tutti pieni. Decidiamo di fidarci di un ragazzo del posto che ci vuole portare ad un hotel che scopriamo (troppo tardi) essere dall’altra parte della città…arriviamo quasi collassate dal caldo.

Livingston è molto diversa da quello che abbiamo visto finora perché la gente è di etnia garifuna, la pelle è nera e le fattezze sono molto più simili a quelle africane che a quelle Maya. Esce musica da ogni casa, la gente sembra svogliata – effettivamente il caldo toglie la voglia di fare qualsiasi cosa – e mi sembra anche meno aperta e cordiale.

Lasciamo i bagagli, inforchiamo il costume e corriamo sulla spiaggia. La spiaggia si estende a perdita d’occhio, la sabbia è chiara, quasi bianca, ma purtroppo è piena di rifiuti. Camminiamo per più di 2 ore sulla spiaggia (con indispensabile pausa per un margarita in riva all’acqua) poi ci addentriamo nella giungla e raggiungiamo dei laghetti che si chiamano Los Sietes Altares. In tutto il percorso avremo incrociato si e no 6 turisti e rimaniamo sole, nel silenzio dei laghetti a goderci la frescura dell’acqua.

Camminiamo per altre 2 ore per ritornare all’albergo ma chiacchierando il tempo vola (come riusciamo ad avere ancora così tanto da dirci dopo 7 giorni di convivenza stretta rimane un meraviglioso mistero) 🙂
Dopo una doccia che vorremmo ghiacciata e non è altro che fredda usciamo a fare 4 passi – dato che non abbiamo camminato abbastanza – e ci fermiamo a bere qualcosa. Scopriamo, con gran gioia di Manu, che fanno il Coco Loco, un cocktail preparato con l’acqua di cocco e servito dentro al cocco stesso…una goduria!!
Dopo aver sgranocchiato qualcosa andiamo in spiaggia a vedere le stelle…ci sono tuoni fortissimi e sopratutto lampi che illuminano a giorno tutto l’orizzonte ma lasciano il cielo limpido e le stelle brillanti. Rimaniamo a lungo affascinate in silenzio a goderci lo spettacolo.

Chichicastenango

La mattina inizia presto perché vogliamo arrivare al mercato prima degli altri turisti che vengono da tutto il Guatemala per questo mercato. Bighelloniamo fra i banchetti in allestimento che vendono di tutto: frutta e verdura, carne, pesce, spezie, maschere tradizionali, vestiti, tessuti, ferramenta, oggetti usati…

Donne e uomini indossano abiti e copricapo tradizionali, i bambini più piccoli sono avvolti in fasce attaccati alla schiena delle loro mamme, quelli più grandicelli aiutano ad allestire e a vendere.
Ci fermiamo a fare colazione in un terrazzo proprio sopra la via principale del mercato e stiamo ad osservare il via vai.
Il mercato sorge intorno alla piazza principale dove ci sono il municipio e la chiesa cattolica che svolge però un ruolo fondamentale anche per i rituali Maya. La scalinata che porta all’ingresso della chiesa si è trasformata in un mercato dei fiori. Davanti all’ingresso tre donne pregano inginocchiate su mucchi di fili d’erba e due uomini incensano.

All’interno sta finendo la messa. Le donne sono tutte inginocchiate e hanno scampoli di tessuti tradizionali sopra al capo. Nella navata centrale della chiesa ci sono grosse pietre rettangolari su cui i fedeli lasciano candele accese.
Ci inerpichiamo sulla collina subito fuori dal centro di Chichicastenango per raggiungere un luogo particolarmente venerato dai Maya dove si svolgono importanti riti. Rimaniamo un po’ perplessi alla vista…un ammasso di spazzatura e calcinacci fanno da sfondo a delle specie di altarini votivi su cui sono poste bottiglie vuote di birra e Coca-Cola e qualche fiore appassito…va beh per fortuna la passeggiata in mezzo al verde è stata molto piacevole!
Incomincia la seconda esperienza con un chickenbus che ci porterà a Città del Guatemala dove prenderemo un vero autobus per attraversare il paese verso est.
Il bus è solo apparentemente più vuoto di quello di ieri cosa che in realtà non aiuta per niente perché l’autista ingaggia una specie di rally giù dai tornanti di montagna facendo scivolare a destra e sinistra sui sedili tutti i passeggeri che credevano di essere fortunati ad avere abbastanza spazio per respirare!! Al terzo tornante abbandono lo stomaco al suo destino e mi concentro sul bimbo che viaggia accanto a me e che è rimasto affascinato dal mio orologio e che mi fa tornare il sorriso. La cosa peggiore è che dopo mezz’ora di viaggio l’autista fa partire, a tutto volume, sullo schermo della televisione appesa sopra la sua testa, video di…non so neanche come definirli…“congressi religiosi” di fanatici che cantano canzoni religiose con ritmi pop e ballano tutti insieme…AGGHIACCIANTI. Dopo 1 ora l’istinto è tutt’altro che cristiano…Mi sparo del sano rock nelle orecchie e cerco di distrarmi!

Arriviamo a città del Guatemala, cambiamo stazione dei bus e vediamo dei veri bus. Sulla porta c’è scritto Wi-Fi, A/C, WC,…non ci vogliamo credere….e per non abituarci troppo bene andiamo prima a mangiare in un comedor all’angolo della strada illuminato solo con le candele e in cui un signore deve alzarsi per farci posto in uno dei 4tavolini disponibili. Anche in questo caso la padrona è davvero gentilissima e ci serve un pasto essenziale ma buonissimo.

Partiamo per 6 lunghe ore di bus…che avendo tutte queste comodità perde però anche un po’ il divertimento dell’imprevisto!
Arriviamo a Puerto Barrios con il buio. Ci viene a prendere un ragazzo dell’hotel che abbiamo prenotato al telefono e arriviamo in quello che sembra un micro motel americano nel mezzo del nulla!! Rinunciamo velocemente alla cena e sgranocchiamo un pacchetto di patatine sedute sul letto guardando un film prima di addormentarci.

Santiago La Laguna

Dopo i bagordi della sera precedente alle 8 del mattino San Pedro sembra deserta. Vaghiamo per cercare un posto carino per la colazione e troviamo un cortile pieno di fiori dove beviamo il nostro abituale liquado (succo di frutta fresca e acqua).

Appena arrivate al molo per Santiago veniamo avvicinate da un ragazzo del posto che ci chiede se dobbiamo andare a Santiago. Come al solito pensiamo che sia un accalappia turisti che vuole offrirci una barca privata facendoci pagare molto di più quindi tiriamo dritte senza dargli retta…e ancora una volta ci sbagliamo: è proprio il barcaiolo del traghetto pubblico che voleva aiutarci a prendere la barca giusta e darci informazioni sugli orari! Continuo a rimanere meravigliata della gentilezza e disponibilità dei Maya locali nei nostri confronti e mi rimprovero per la mia eccessiva diffidenza.

Arriviamo a Santiago in poco meno di 30 minuti, bagnate fradice (meno male che non fa così freddo)!! Stiamo camminando da qualche minuto fuori dal porto quando ci ferma un ragazzo che si offre di farci da guida alla scoperta delle cose che hanno reso famosa questa cittadina. Ci guardiamo chiedendoci se sia una fregatura ma, memori di quanto appena successo con il barcaiolo, decidiamo di fidarci e saltiamo sul suo tuc tuc. La prima fermata è nel negozietto di una vecchia signora, divenuta famosa come modella perché rappresentata con il suo copricapo tradizionale (che naturalmente non perdiamo l’occasione di provare) sulle monete da 1 Quetzal. Saliamo poi su un mirador a goderci la vista e andiamo a rendere omaggio a Maximón, spirito veneratissimo dai Maya con forti influenze cattoliche (viene assimilato alla figura di Giuda). I fedeli lo invocano per avere soldi, amore e salute ma anche per augurare cattiva sorte a chi ha fatto loro un torto!! La guida ci mostra poi fiero il parco della Pace, luogo in cui, durante la guerra civile, gli abitanti di Santiago hanno, secondo la tradizione, convinto per primi i militari a non sparare sulla folla innocente.

Riprendiamo la barca per tornare a San Pedro e, per evitare di bagnarci di nuovo, ci sediamo al centro. Incominciamo a chiacchierare con un ragazzo che fa il maestro di spagnolo al liceo. Non ha capito che fra le due quella che parla spagnolo non sono io e spara domande a raffica…faccio un tremendo mix di 4 lingue…ma in qualche modo ci capiamo!!!

Una volta a San Pedro inizia la nostra prima esperienza in chickenbus. Arriviamo alla fermata con mezz’ora d’anticipo ma il bus è già pienissimo. Lanciamo gli zaini sul tetto e ci sediamo nel corridoio a cavallo fra i sedili pieni…ma dobbiamo ritenerci fortunate, molti fanno il viaggio in piedi! Un poco alla volta il bus si svuota e riusciamo a conquistare un intero sedile ma la tregua dura poco…alla fermata successiva sale un vecchietto che porta sulla schiena una pianta più alta di lui…ci spinge contro il finestrino e si siede di fianco a me…non è difficile immaginare come sia riuscito a farmi la permanente ai capelli!!

Arriviamo a Los Encuentros…quale posto migliore per incontrare finalmente la Cugi (alias Fede) e Bob?!?!
Insieme prendiamo un altro minibus per completare il nostro viaggio di oggi che ci porta a Chichicastenango. Piccolo inconveniente con l’hotel che non ha registrato la nostra prenotazione e ora vuol farci pagare molto di più!!! :@
Scortati da 3 bambini locali cerchiamo una soluzione alternativa per la notte e dopo qualche tentativo troviamo una camera a Casa Belen, modesta ma decente.
Si scatena un acquazzone che ad un certo punto sembra darci il tempo per raggiungere il ristorante…illusi…l’acqua non perdona e arriviamo al ristorante letteralmente da strizzare!! Ci facciamo una risata e ci godiamo la cenetta a 4 raccontandoci le avventure dei giorni precedenti.

San Pedro

Mitica Manu…non so come abbia fatto ma è riuscita a trovarmi un corso di cucina anche a San Pedro!! Ci viene a prendere una ragazza di 27 anni che si chiama Anita, mamma di un meraviglioso bimbo di 5 anni, che ci porta al mercato di San Pedro a fare la spesa per il nostro pranzo. Con noi ci sono un papà con suo figlio, originari del New Mexico.

Decidiamo insieme il menù della giornata e incominciamo a fare la spesa. Prima compriamo l’impasto per fare le tortillas da due ragazze che le preparano al mercato e che ci fanno provare a farle. Poi è la volta della verdura e delle erbe aromatiche, poi la carne e infine le spezie e gli avocado per l’immancabile guacamole. Anita ci racconta che il mercato c’è tutti i giorni perché quasi nessuno ha un frigo dove conservare gli alimenti quindi bisogna fare la spesa tutti i giorni!

Ci racconta dei ritmi di vita della gente del posto, principalmente agricoltori che passano le giornate nei campi mentre le donne stanno a casa ad aspettarli preparando i pasti quotidiani e badano alla casa e ai bambini. È molto fiera di aver ricevuto un’educazione grazie ai sacrifici di suo padre, di conoscere l’inglese e di avere l’opportunità di lavorare; è socialmente molto impegnata per far si che le donne non siano solo schiave dei loro uomini ma abbiano una dignità per l’importantissimo lavoro che svolgono. A San Pedro vi è una fortissima tradizione di tessuti, portata avanti da donne che coltivano il cotone, lo tessono e ne fanno meravigliosi tessuti colorati da cui producono i loro abiti tradizionali. Questa tradizione è davvero una ricchezza e per questo Anita ha fondato una cooperativa di donne, madri sole che hanno ricevuto il lascito di questo mestiere dalle loro ave e hanno voglia di trarne i frutti, che produce tessuti, sciarpe, tovaglie… Questa attività insieme ai suoi corsi di cucina le permettono di fare la sua parte nel tramandare la cultura Maya di cui è parte. Ci mostra come si fila il cotone e ci fa provare.

Prepariamo un buonissimo stufato di manzo con verdure e spezie e un dolce di banane, pomodori, spezie e cioccolato che è davvero una rivelazione.

Nel pomeriggio decidiamo di fare una passeggiata a cavallo. Attraversiamo le viette di San Pedro che scopriamo non essere poi così piccola (18.000 abitanti anche se sembra un paesino di 500 anime) e poi partiamo al galoppo su uno sterrato fino ad arrivare ad un mirador da cui si può ammirare tutto il lago al tramonto (o almeno così dovrebbe essere ma le predette nuvolacce non ce lo fanno godere a pieno). La vista è comunque molto bella. Rientriamo accompagnate dalle nostre due guide, due ragazzini del posto molto carini e desiderosi di chiacchierare.
Una volta in camera si scatena un bel acquazzone. Quando si placa riusciamo ad uscire per andare a mangiare qualcosa. Sentiamo musica dal vivo provenire da un locale sul lago ed entriamo. Appena sedute ci rendiamo conto di essere appena piombate in mezzo ad un gruppo di hippie al colmo della gioia (e della fattanza)…nessuno cammina dritto, tutti sorridono e ballano scatenati ma non al ritmo della musica bensì al loro ritmo interiore. 🙂 L’odore di herba buena è così forte che credo ne subirò gli effetti passivi! Proviamo a chiedere qualcosa da mangiare ma ci rinunciamo quasi subito e ci accontentiamo di un pacco di chips di platano comprate dal baracchino davanti! Iniziamo a ridere e a cantare anche noi trascinate dall’assurdità della situazione.

San Pedro

Il fuso non sappiamo proprio dove stia di casa…ci tira giù dal letto la sveglia alle 7 mentre dormiamo angeliche…:-)

Prendiamo un bus per Panajachel e da qui una barchetta per attraversare il lago Atitlan, un grande lago vulcanico situato sugli altopiani del Guatemala, circondato da 3 vulcani inattivi e sulle cui acque si affacciano numerosi paesini di cultura Maya. Ogni paesino ha le sue peculiarità. Ci fermiamo a San Pedro, paesino un pochino più grande degli altri da cui si riesce a muoversi con più facilità. Qui troviamo una camera con terrazzo, vista sul lago e amaca per la folle cifra di 4€ a testa e incontriamo Carlo e Laura, due amici di Milano che stanno facendo un viaggio molto simile al nostro. Insieme andiamo a San Marcos La Lauguna, un paesino davanti a San Pedro, dedito alla meditazione, allo yoga e alla chinesioterapia.

Mangiamo il classico pollo con riso, verdure e guacamole e poi andiamo alla scoperta del paesino. Ci sembra che ci sia ben poco da vedere tranne un maestoso fico strangolatore, poi per sbaglio finiamo dentro ad un centro di meditazione e rimaniamo affascinati dalla quiete del posto. Ci prendiamo gusto e iniziamo a sbirciare e ad intrufolarci ovunque. Fuori da queste oasi di pace incontriamo hippie e hipster di ogni sorta, non ultimo un locale in uno stanzino con scritto “change”. Entriamo a chiedere a quanto ci cambierebbe gli euro e immediatamente ci accorgiamo che il tasso di cambio è scritto su un post-it attaccato sul retro del pc portatile aperto davanti a lui. Lui con sguardo perso nel vuoto è una pannocchia sgranocchiata sotto l’ascella tipo baguette ci dice che deve controllare sul pc quindi facciamo finta di niente e aspettiamo. Dopo 10 min non ne è ancora venuto a capo…ci dice una cifra diversa da quella che c’è scritta…poi come se avesse avuto una folgorazione gira il pc e legge il bigliettino…deve aver fumato roba buona!!! 😛

Torniamo a San Pedro con il vento in prua…ci arrivano delle secchiate d’acqua in faccia! Carlo e Laura ci dicono che il meteo qui è così: la mattina c’è il sole…alle 4 il cielo si copre di nuvoloni neri e arriva il freddo…buono a sapersi per domani!
Dopo una doccia freddina ma comunque ristoratrice ci godiamo un bloody mary da urlo nel pub del paese e poi una cenetta in un locale sul lago che si dichiara israeliano ma che di israeliano ha ben poco!:-)

Antigua

Dopo 26 ore di viaggio della speranza ( con 3 ore di ritardo sul volo Miami – Città del Guatemala per cattivo tempo ovvero 4 gocce di pioggia…mah!!) arriviamo finalmente ad Antigua! Alle porte della città ci accoglie il vulcano Pacayà che, nel buio della notte, si staglia davanti a noi rosso di lava.

Il nostro hotel (La Sin Ventura) è nella via principale di Antigua, una vietta acciottolata che attraversa la piazza centrale della città ed è fiancheggiata da posadas (un tempo ricoveri per viaggiatori trasformati in hotel e ristoranti con rigogliosi giardini ombreggiati), un vecchio convento e alcuni laboratori di artigiani.

La mattina inizia al caffè Bohéme dove, sedute su sedili di paglia, gustiamo affamate ( non mangiavamo da 12 ore!!!) delle tortine e il nostro primo liquado, succo di frutta fresca con acqua.
Passeggiamo alla scoperta di Antigua e raggiungiamo il mirador della città, un punto panoramico in cima ad una collina. La cittadina, a misura d’uomo, era la vecchia capitale del paese ed il suo fulcro religioso. L’attrazione culturale maggiore sono infatti le numerose chiese e conventi che spuntano in ogni angolo della città.

Tripadvisor ci suggerisce di mangiare in un cafè a conduzione familiare. Ci fidiamo ed entriamo in un quello che apparentemente sembra un micro negozietto. Chiediamo se possiamo mangiare qualcosa e ci accompagnano nel retrobottega dove troviamo 1 solo grosso tavolo attorno al quale sono seduti due gruppetti di locali che ci invitano a sederci. Scegliamo (o meglio NON scegliamo) fra i 2 piatti proposti, un pepian de pollo (una specie di stufato con riso) e un tamal (impasto di mais e gallina cotto in foglie di banano) accompagnati da tortillas bollenti e avocado…una meraviglia. Dopo poco si aggiungono al tavolo 2 ragazzi romani che sono in viaggio in questa zona da 1 mese e ci riempiono di dritte e consigli!

Nel pomeriggio ci avventuriamo con un bus locale a San Juan de l’Obispo, un paesino appena fuori da Antigua dove sorge la chiesa cattolica più antica del centro America. È domenica pomeriggio e il paesino è a dir poco silenzioso. Arriviamo nella soleggiata piazza della chiesa che sembra anch’essa chiusa e silenziosa. Notiamo però che la porticina laterale è socchiusa e sgattaioliamo dentro. Ci troviamo di fronte a gigantesche pale dorate con dipinti meravigliosi che quasi stridono con la semplicità e la povertà del paesino intorno. Nelle prime panche c’è un gruppetto di ragazzi che ascolta silenzioso una suora che con una vocina allegra ha catturato la loro attenzione…e in breve anche la nostra. Parla delle scelte di vita, di quanto dipendano dalla nostra volontà e di quanto sia importante avere il coraggio di ascoltarsi…rimaniamo a lungo in ascolto…chissà che la sua saggezza non faccia bene anche a noi…:-)

Ritorniamo sulla strada “principale” – o almeno così sembra – ci sediamo su una pietra sul ciglio della strada con una birretta e aspettiamo che succeda qualcosa…per (s)fortuna  l’unica cosa che succede è che ad un certo punto passa un altro autobus che ci riporta ad Antigua.
Ceniamo in una posada in cui un gruppo di suonatori suona uno strano strumento che assomiglia ad uno xilofono e poi passiamo un po’ di tempo nella piazza principale ad osservare i locali e i turisti che passeggiano e si godono il fresco della sera.

Si parte! Guatemala, Belize e Messico!

Non avere sonno anche se si è stravolti, svegliarsi con il cuore in gola, ripassare mentalmente 1000 volte la lista delle cose da non dimenticarsi, puntare 4 sveglie perché “non si sa mai…una potrebbe non suonare” e non si può rischiare….la sintomatologia è indubbia: È TEMPO DI PARTIREEEEEE!!
Ed eccomi in aeroporto con la mia instancabile compagna di avventure, Manu.
Iniziamo con una brutta sorpresa: il pagamento della carta di credito è andato in KO e non me ne ero accorta (Whites….e metticeli due soldi sulla carta di credito!!!) quindi bisogna rifare i biglietti…corri a destra, corri a sinistra…e non ho ancora fatto colazione!!! Ahhhhhhhhh Appena fatto check in e controlli di sicurezza, Manu, che conosce i miei risvegli difficili e i miei gusti ancora più difficili, fa una virata secca e mi catapulta al bancone del bar di Oldani…vedi…basta poco e la vita torna a sorridere! 🙂

Prima tappa Miami, destinazione finale Città del Guatemala da dove comincerà il nostro tour estivo che ci porterà in Guatemala, Belize e Messico!

Seguitemi gente…la Whites è di nuovo a zonzo per il mondo!!! 😀