Ultimo giorno. Tristissime ci svegliamo presto per fare l’ultima mattina di spiaggia. Camminiamo nella direzione opposta a ieri, attraversiamo un tratto di mare con gli zaini in testa per arrivare alla lingua di sabbia emergente su cui si posano i fenicotteri. Camminiamo in mezzo al mare, è una sensazione bellissima, dominiamo il panorama. Arriviamo ad una spiaggetta bianca con dei tronchi che emergono dall’acqua e fra i quali ci divertiamo a fare foto. Facciamo merenda in acqua…abbiamo scoperto questo modo di mangiare che ci piace un sacco e ci dà un po’ di tregua dal caldo. Chiacchieriamo, cerchiamo modi per resistere al tragico rientro, programmiamo i prossimi viaggi, le prossime fughe, i motivi che ci faranno entrare in ufficio con il sorriso i prossimi mesi, nonostante tutto…perché in fondo ė questo che amiamo: viaggiare, scoprire mondi diversi, entrare in contatto con le persone e sentirci vive. In questi ultimi giorni abbiamo davvero dimenticato cellulare e orologio…mangiamo quando abbiamo fame e ci svegliamo quando si alza il sole, chi ci aspetta a casa ormai sa che stiamo vivendo la nostra avventura e non aspetta notizie. Ci godiamo questa libertà che ti mette in ascolto del mondo.
Ritorniamo verso l’ostello. Ci mangiamo l’ultimo cocktail di gamberi e guacamole in riva al mare. Lo sguardo è perso verso l’orizzonte ma Manu mi riporta alla realtà: dove sono i nostri passaporti?!?! Ci rendiamo conto di averli lasciati in ostello, sotto il materasso dove li avevamo nascosti. Ritorniamo di corsa nella nostra camera dove c’è già un’altra ragazza che riposa sul letto. Ci scusiamo ma non abbiamo scelta e per fortuna li troviamo esattamente dove li avevamo lasciati: tiriamo un sospiro di sollievo. Non mi era mai capitato di rientrare nella mia camera d’albergo dopo che vi si era già sistemato qualcun altro. È molto strano; quella camera, che hai vissuto solo per una notte, la senti già tua e quando vedi qualcun altro dentro ti sembra che ti stiano portando via qualcosa. Manu mi fa una domanda e torno con i piedi per terra: dobbiamo andare, il traghetto parte e il taxi ci sta aspettando per portarci a Cancun.
Arriviamo in un albergo vicino all’aeroporto, il classico albergo business, 4 stelle, in mezzo al nulla ma studiando il sito abbiamo già il nostro piano: jacuzzi e cena in camera. Le aspettative iniziano ad essere deluse con la jacuzzi. Chiediamo alla reception dove sia e ci indicano il terrazzo sul tetto. Arriviamo sul terrazzo ma la jacuzzi non funziona (da un bel po’ a giudicare dalle incrostazioni sulla tastierino di comando). Torniamo in reception e ci dicono un non-convincente: chiaro che non funziona…è in mantenimento…ma potete stare comunque nella vasca!! Graaaaaaaaaaaaaazie!!!
Poi è la volta della cena. La sveglia è puntata alle 5 del mattino e il ristorante dell’hotel è tristanzuolo. Decidiamo quindi di mangiare in camera guardando un film. Chiamo tre volte il servizio in camera, poi la reception che prova invano a passarmi la cucina, poi di nuovo la reception che mi dice di avere pazienza che forse sono occupati e riinoltra la mia chiamata. Tento un ultima volta il numero diretto poi perdo la pazienza e usciamo. Sottolineo alla reception che il loro servizio fa schifo poi guardo nel ristorante dove c’è 1 e 1 solo tavolo pieno e gli dico che non è possibile che siano occupati con 1 solo tavolo! Ci guardiamo intorno e l’unico posto illuminato è la stazione di servizio con i soliti Burger King, Subway e 7Eleven…mmmmmmm maluccio. Ci prendiamo 2 succhi e 2 muffin e ci consoliamo mangiandoceli davanti ad un film.
Chiudo gli occhi, mi scorrono davanti tutte le meravigliose immagini di queste ultime settimane, penso che domani questo sogno finirà ma so che non ho il diritto di essere triste perché sono davvero, davvero fortunata: ho visto luoghi stupendi e animali incredibili, ho scoperto la gentilezza e la voglia di aiutarti di questa gente (soprattutto in Guatemala), ho vissuto il viaggio vero, quello a volte scomodo, a volte imprevedibile, a volte stancante ma che ti mette a contatto con le persone e ti fa vivere il paese in modo autentico.
Sono fortunata perché ho un’amica meravigliosa che ha condiviso con me gioie e fatiche, che ha camminato al mio fianco per ore, che ogni volta che scendevo da un bus verde e nauseata era lì pronta ad offrirmi la sua spalla per sorreggermi, che sa stare in silenzio, rendendo il silenzio dolce e mai imbarazzante, che dopo 21 giorni ha ancora voglia di ascoltare i miei racconti e non smetteremmo mai di chiacchierare, che ha già voglia di ripartire con me per la prossima avventura!
Sono fortunata perché in questo viaggio ho condiviso momenti emozionanti con ben 9 altri amici, alcuni previsti (grazie Cugi, Bob, Max, Lucia, Dede, Lalla e Cri), altri una piacevolissima sorpresa (grazie Laura e Carlo).
E adesso non resta altro che pianificare il prossimo viaggio…dove si va?!?! 🙂