Holbox

Ultimo giorno. Tristissime ci svegliamo presto per fare l’ultima mattina di spiaggia. Camminiamo nella direzione opposta a ieri, attraversiamo un tratto di mare con gli zaini in testa per arrivare alla lingua di sabbia emergente su cui si posano i fenicotteri. Camminiamo in mezzo al mare, è una sensazione bellissima, dominiamo il panorama. Arriviamo ad una spiaggetta bianca con dei tronchi che emergono dall’acqua e fra i quali ci divertiamo a fare foto. Facciamo merenda in acqua…abbiamo scoperto questo modo di mangiare che ci piace un sacco e ci dà un po’ di tregua dal caldo. Chiacchieriamo, cerchiamo modi per resistere al tragico rientro, programmiamo i prossimi viaggi, le prossime fughe, i motivi che ci faranno entrare in ufficio con il sorriso i prossimi mesi, nonostante tutto…perché in fondo ė questo che amiamo: viaggiare, scoprire mondi diversi, entrare in contatto con le persone e sentirci vive. In questi ultimi giorni abbiamo davvero dimenticato cellulare e orologio…mangiamo quando abbiamo fame e ci svegliamo quando si alza il sole, chi ci aspetta a casa ormai sa che stiamo vivendo la nostra avventura e non aspetta notizie. Ci godiamo questa libertà che ti mette in ascolto del mondo.

Ritorniamo verso l’ostello. Ci mangiamo l’ultimo cocktail di gamberi e guacamole in riva al mare. Lo sguardo è perso verso l’orizzonte ma Manu mi riporta alla realtà: dove sono i nostri passaporti?!?! Ci rendiamo conto di averli lasciati in ostello, sotto il materasso dove li avevamo nascosti. Ritorniamo di corsa nella nostra camera dove c’è già un’altra ragazza che riposa sul letto. Ci scusiamo ma non abbiamo scelta e per fortuna li troviamo esattamente dove li avevamo lasciati: tiriamo un sospiro di sollievo. Non mi era mai capitato di rientrare nella mia camera d’albergo dopo che vi si era già sistemato qualcun altro. È molto strano; quella camera, che hai vissuto solo per una notte, la senti già tua e quando vedi qualcun altro dentro ti sembra che ti stiano portando via qualcosa. Manu mi fa una domanda e torno con i piedi per terra: dobbiamo andare, il traghetto parte e il taxi ci sta aspettando per portarci a Cancun.

Arriviamo in un albergo vicino all’aeroporto, il classico albergo business, 4 stelle, in mezzo al nulla ma studiando il sito abbiamo già il nostro piano: jacuzzi e cena in camera. Le aspettative iniziano ad essere deluse con la jacuzzi. Chiediamo alla reception dove sia e ci indicano il terrazzo sul tetto. Arriviamo sul terrazzo ma la jacuzzi non funziona (da un bel po’ a giudicare dalle incrostazioni sulla tastierino di comando). Torniamo in reception e ci dicono un non-convincente: chiaro che non funziona…è in mantenimento…ma potete stare comunque nella vasca!! Graaaaaaaaaaaaaazie!!!

Poi è la volta della cena. La sveglia è puntata alle 5 del mattino e il ristorante dell’hotel è tristanzuolo. Decidiamo quindi di mangiare in camera guardando un film. Chiamo tre volte il servizio in camera, poi la reception che prova invano a passarmi la cucina, poi di nuovo la reception che mi dice di avere pazienza che forse sono occupati e riinoltra la mia chiamata. Tento un ultima volta il numero diretto poi perdo la pazienza e usciamo. Sottolineo alla reception che il loro servizio fa schifo poi guardo nel ristorante dove c’è 1 e 1 solo tavolo pieno e gli dico che non è possibile che siano occupati con 1 solo tavolo! Ci guardiamo intorno e l’unico posto illuminato è la stazione di servizio con i soliti Burger King, Subway e 7Eleven…mmmmmmm maluccio. Ci prendiamo 2 succhi e 2 muffin e ci consoliamo mangiandoceli davanti ad un film.

Chiudo gli occhi, mi scorrono davanti tutte le meravigliose immagini di queste ultime settimane, penso che domani questo sogno finirà ma so che non ho il diritto di essere triste perché sono davvero, davvero fortunata: ho visto luoghi stupendi e animali incredibili, ho scoperto la gentilezza e la voglia di aiutarti di questa gente (soprattutto in Guatemala), ho vissuto il viaggio vero, quello a volte scomodo, a volte imprevedibile, a volte stancante ma che ti mette a contatto con le persone e ti fa vivere il paese in modo autentico.

Sono fortunata perché ho un’amica meravigliosa che ha condiviso con me gioie e fatiche, che ha camminato al mio fianco per ore, che ogni volta che scendevo da un bus verde e nauseata era lì pronta ad offrirmi la sua spalla per sorreggermi, che sa stare in silenzio, rendendo il silenzio dolce e mai imbarazzante, che dopo 21 giorni ha ancora voglia di ascoltare i miei racconti e non smetteremmo mai di chiacchierare, che ha già voglia di ripartire con me per la prossima avventura!

Sono fortunata perché in questo viaggio ho condiviso momenti emozionanti con ben 9 altri amici, alcuni previsti (grazie Cugi, Bob, Max, Lucia, Dede, Lalla e Cri), altri una piacevolissima sorpresa (grazie Laura e Carlo).

E adesso non resta altro che pianificare il prossimo viaggio…dove si va?!?! 🙂

Holbox

Mi sveglio molto emozionata: oggi andiamo alla ricerca dello squalo balena, il pesce più grande al mondo. Dopo 1 oretta di barca arriviamo in una zona in mezzo al nulla, che mi chiedo come facciano a riconoscere senza gps, rallentiamo e il capitano e la guida iniziano a guardarsi intorno molto attentamente. Dopo una decina di minuti il capitano ci dice di prepararci ad entrare in acqua e nell’acqua vediamo spuntare un’enorme bocca che ci viene incontro. A poca distanza spuntano due pinne che indicano la presenza di un secondo squalo. Mentre le pinne sono grigie il resto del corpo è di un colore fra il grigio scuro e il blu con dei grossi pois bianchi. Proprio per questo sono conosciuti anche come “domino sharks” (le foto subacquee originali arriveranno ma intanto vi allego una foto non mia per farvi capire di cosa stiamo parlando). Possiamo entrare in acqua solo a due a due con la guida per nuotare a fianco di uno degli squali. Quando tocca a me e Manu ci buttiamo a meno di 1 metro dall’enorme bocca, ci riprendiamo velocemente dallo stupore e iniziamo a nuotare a fianco del pescione, all’altezza delle sue branchie. Da fuori sembra che nuoti lentissimo ma una volta in acqua mi rendo conto di quanto devo sbattere le pinne per riuscire a stargli dietro!! Questi due squali sono lunghi circa 14 metri e pesano più o meno 18 tonnellate…immaginate quanto mi sentivo piccina vicino a lui!! Per fortuna, nonostante le sue 310 file di piccoli denti, è totalmente inoffensivo per l’uomo.

Intorno allo squalo nuotano branchi di pesciolini mentre altri, un po’ più grossi, gli stanno proprio attaccati alla pelle da cui traggono nutrimento. Lo squalo balena invece si nutre di plancton e di quei pesciolini che ingenuamente gli nuotano intorno alla bocca…ingerisce fino a 2 MILIONI di litri d’acqua all’ora che filtra nella bocca per estrarre il nutrimento.

Stiamo nell’acqua solo una decina di minuti ma è veramente emozionante. Risaliamo sulla barca e dopo una mezz’oretta facciamo un secondo giro.
Stanchi ma molto soddisfatti ritorniamo verso l’isola di Holbox ma ci fermiamo ancora un paio di volte. La prima sulla barriera per fare un po’ di snorkeling. Qui l’acqua non è azzurra e trasparente come a Isla Mujeres o a Caye Caulker perché in questo punto il mar dei Caraibi si incontra con il golfo del Messico e crea correnti e acque non limpide quindi inizialmente siamo un po’ scettiche. Ci allontaniamo dal gruppo e ci muoviamo piano piano senza far rumore. A poco a poco spuntano i pesci più belli che abbia mai visto! Ci sono dei pesci grandi con i colori dell’arcobaleno e delle labbra colorate che sembra abbiano il rossetto, dei pesci a righe gialle e nere come quelli di Nemo, pesci triangolari a pois, pesci neri con il bordo azzurro intenso che si muove come una criniera e disegna un’onda,…che mondo meraviglioso!!
La seconda fermata è vicino ad un banco di sabbia che emerge dall’acqua e dove stanno appollaiati fenicotteri e aironi. Le due specie non si mescolano e creano delle intense macchie di colore. Ci ancoriamo nell’estuario di un fiume, in un punto in cui si formano un sacco di laghetti con l’acqua bassa e mangiamo un’ottima ceviche preparata al momento dal nostro capitano!

La nostra dose si sport quotidiano non è ancora soddisfatta quindi facciamo una lunga passeggiata sulla spiaggia per raggiungere punta Coco, l’estremità nord occidentale dell’isola, a poco più di 1 ora di cammino dal centro. Facciamo un bellissimo bagno lì…la spiaggia è stupenda e siamo completamente sole! Ritorniamo verso l’ostello, prendiamo due birrette ghiacciate e ci godiamo il tramonto facendo aperitivo a mollo nell’acqua!

Isla Mujeres e Holbox

Ci svegliamo presto presto per goderci le ultime ore qui Isla Mujeres. Colazione in spiaggia, un po’ di blog, bagnetto, dondolarsi sulle altalene all’ombra delle palme,…this is life!! Prossima tappa Holbox. Riprendiamo il traghetto per tornare a Cancun e da lì, naturalmente ad un orario imprecisato, un pullman. Aspettiamo nel terminal dei bus dove decidiamo di prendere un frullato di frutta per pranzo. Ci mettono davanti un beverone da 1 litro!!

Saliamo su un pullman con morbidi (alias sfondati) sedili reclinabili (ma poi non tornavano più sù) e ci prepariamo ad un viaggio “comodo e piacevole”. Come non detto: dopo mezz’ora di scrolloni su strada statale anche io, che mi addormento moooolto difficilmente da seduta, mi abbandono al sonno. Dopo poco incomincia a piovere e improvvisamente mi arriva addosso una cascata di acqua ghiacciata che mi fa svegliare di soprassalto con un urletto. Purtroppo non è lo scherzone di un bulacco estivo…con la mia solita fortuna da un foro sopra di me entra tutta l’acqua della tempesta che si sta scatenano fuori!! Un ragazzo tedesco mi allunga un sacchetto di plastica che tengo vicino al buco e con cui raccolgo l’acqua. Poi prendo il coprizaino impermeabile e mi ci avvolgo dentro per riuscire a sedermi sul sedile fradicio…l’autista, avvisato del fatto, dice che è impossibile e non viene neanche a vedere…mah!!

Dopo un paio d’ore di viaggio scatta una nuova emergenza: il beverone di frutta sta facendo effetto e se non facciamo pipì moriamo. Capiamo che mancano 2 ore di viaggio e, forse anche per effetto psicologico, non resistiamo più. Manu tenta la posizione in piedi ma è troppo tardi. Una ragazza davanti a noi corre dall’autista e capiamo che ha lo stesso problema. Al terzo sollecito l’autista si ferma in mezzo alla strada, scendiamo di corsa e, sotto la pioggia, ci infiliamo nella case e nei negozietti intorno per cercare un bagno. Perdo di vista Manu ma è più forte l’emergenza e mi infilo in un cortile, in un cunicolo di bagno con due zaini e faccio le acrobazie per riuscire a fare pipì. Appena risalite sul pullman, con un sospiro di sollievo, scopro che lei ha vissuto un’esperienza ancora più buffa: si è trovata con l’altra ragazza “in crisi” davanti ad un bagno molto particolare, con 4 wc uno di fianco all’altro. Si sono guardate, sono scoppiate a ridere e, messi da parte pudore e vergogna, hanno fatto pipì una vicino all’altra.

Arrivate finalmente a Chiquilà, prendiamo il traghetto per Holbox, sul quale conosciamo due ragazzi israeliani con cui chiacchieriamo un sacco di viaggi, presenti, passati e futuri. Ci sistemiamo in una cabana di legno e paglia carinissima nell’ostello Ida y Vuelta e ci buttiamo in acqua dove rimaniamo, in cerca di un po’ di frescura, fino a quando la nostra pelle non è cotta mentre tre bambini messicani giocano intorno a noi curiosi. Mangiamo una grossa cernia buonissima e facciamo una lunga passeggiata sulla spiaggia.

Isla Mujeres

Ma possibile che gli orari degli autobus siano sempre un mistero?!? Sembra che il primo bus per Cancun sia alle 12 ma noi abbiamo fretta di arrivare al mare. Abbiamo passato la serata di ieri a programmare i prossimi giorni. Stufe delle alghe abbiamo cercato i due posti che apparentemente sono ancora salvi, Isla Mujeres e Isla Holbox, e ora non abbiamo nessuna intenzione di perdere mezza giornata ad aspettare il bus. Ci ingegniamo e, con i preziosi consigli della Silvietta (grazie!) che ha vissuto qui 1 anno e sa esattamente come muoversi, troviamo dei colectivos che ci portano a Playa del Carmen e da lì altri due per arrivare al porto di Cancun. Ormai stiamo diventando bravine a muoverci con tutti questi mezzi locali e a capire come spostarci abbastanza velocemente (per quanto lo permettano i ritmi messicani) e spendendo poco. Il cielo è nerissimo e ogni tanto c’è qualche scroscio d’acqua. Non ci demoralizziamo. Arriviamo a Isla, troviamo una camera in un semplice hotel sul porto e corriamo sulla spiaggia. Il bagno è d’obbligo anche sotto questo cielo che però ci permette anche di mangiare in spiaggia. Affittiamo un golf cart per fare il giro dell’isola. Ci avventuriamo fuori strada, sulla sabbia e in mezzo al pantano, sperando che il cart non ci molli e finiamo in mezzo al nulla a rincorrere dei granchi tutti blu!

Arriviamo alla punta sud dove si vede dall’alto tutta la costa ovest. Il mare è azzurro come non l’ho mai visto. Ci arrampichiamo su delle rocce per fare qualche foto. Tentiamo un autoscatto impossibile ma per fortuna un ragazzo italiano che fa il fotografo di professione e che ci ha visto in difficoltà viene in nostro aiuto e ci fa un reportage meraviglioso…amerei fare foto così!!

Facciamo amicizia anche con un’iguana che si lascia avvicinare senza problemi.
Dato che è ancora un po’ presto (ma solo un po’) per l’aperitivo, ci concediamo un massaggino rigenerante all’ombra di una tenda sulla spiaggia.

Ci sono ancora un sacco di nuvole quindi facciamo un giretto in centro in cerca di un posto carino dove bere qualcosa. Ad un certo punto giriamo in una via e in fondo, verso la spiaggia vediamo il cielo infuocato dal tramonto, con nuvole rosa e rosse. Ci guardiamo e senza dire niente ci mettiamo a correre. Arriviamo giusto in tempo per vedere la palla rossa del sole immergersi nel mare. Ci sediamo ad un tavolino e ci godiamo i colori del tramonto fino all’imbrunire sorseggiando un margarita.

Continuiamo il nostro margarita’s tour a La Lomita, ristorantino di un messicano simpaticissimo, suggerito sempre dalla Silvietta, in cui facciamo una scorpacciata di pesce annaffiato da drink ghiacciati!

Tulum

Ci svegliamo prima dell’alba per arrivare alle rovine di Cobà prima che faccia troppo caldo anche se qui buio non vuol dire fresco.

Arriviamo in centro con le nostre bici e prendiamo un bus che ci porta al sito archeologico. Per fortuna crolliamo addormentate alla seconda curva e ci risvegliamo (grazie Manu di aver puntato la sveglia se no avremmo sicuramente perso la fermata!) a destinazione. Giriamo per le rovine da sole, arrangiandoci fra guida, internet e memori di quello che ci aveva raccontato la guida a Tikal. Scaliamo i 120 gradini della piramide più alta e ci godiamo il panorama.

Camminiamo per più di 2 ore nella giungla alla scoperta di templi e piramidi. Quando usciamo scopriamo che non ci sono bus per tornare in centro. Prendiamo un taxi e chiediamo di portarci ad un cenote, una delle grotte con laghetti naturali che caratterizzano questa zona. Il taxista ci consiglia di evitare quello più famoso e ci porta in uno più piccolo e frequentato solo da locali. È domenica e ci sono tante famiglie che fanno bagno e picnic. Ci rilassiamo e facciamo lo stesso. Prendiamo le maschere, ci immergiamo e sbuchiamo in una piccola grotta segreta tutta azzurra.

Dopo qualche ora decidiamo di cambiare cenote. Camminiamo fino alla strada principale nella speranza di trovare un bus o un taxi. Davanti a noi il silenzio!! Aspettiamo sotto il sole del primo pomeriggio…ma non bisogna mai perdere le speranze: alla fine passa un taxi. Ci porta ad un cenote che si chiama Dos Ojos perché è un’unica caverna con due entrate. Qui ci bardiamo con muta, pinne, maschera e torcia e ci immergiamo in un mondo segreto fatto di grotte piene di stalagmiti e stalattiti di calcare bianco. Siamo un gruppetto di sei persone: gli altri quattro sono timorosi, si stancano a nuotare, chiedono aiuto. Io e Manu buttiamo sotto la testa per non sentire e ci godiamo il paesaggio magico. Io esco tremante dal freddo nonostante la muta.

Torniamo a Tulum. Affamate ci fermiamo in una taqueria a fare aperitivo con tacos y cerveza, facciamo la spesa e ci prepariamo un’altra buonissima cenetta italiano-messicana nella nostra casetta.

Mahahual

Al nostro risveglio rimaniamo shockate: i nostri ciondoli d’argento fino a ieri sera lucenti e brillanti sono completamente neri. Diamo la colpa alla pestilenziale presenza delle alghe e decidiamo di scappare il più presto possibile. Durante una tristissima colazione con vista sulle alghe in un hotel che sembra abbandonato, come del resto quasi tutto il paese, scopriamo che le alghe sono qui da 8 mesi…e tutto quello che fanno per combatterle è raccoglierle con un rastrello!!! Naturalmente data la mole immensa di queste alghe l’effetto del rastrellamento è praticamente nullo!! Rimaniamo colpite dalla rassegnazione con cui i ristoratori e albergatori stanno affrontando il problema, senza reagire in nessun modo.

Camminiamo su e giù per il paese cercando di capire gli orari degli autobus per andare a Tulum. Come al solito le informazioni sono discordanti quando non sono avvolte di mistero. Alla fine saltiamo su un colectivo, un mini van pubblico, che ci porta all’incrocio con la strada principale e poi al volo su un autobus per Tulum (che per fortuna è in ritardo dei soliti 20 min e ci evita di dover aspettare 2 ore per quello dopo!).

Arriviamo a Tulum e, sotto il caldo soffocante del primo pomeriggio, camminiamo alla ricerca del nostro residence. Ancora una volta (in questi giorni ci sta capitando spesso) la mappa di TripAdvisor segna il punto sbagliato e dopo mezz’ora di vagabondaggio, litri di liquidi dispersi e sull’orlo di una crisi di nervi, saliamo su un taxi che finalmente sa dove portarci. Un po’ preoccupate per la distanza dal centro, arriviamo in un tranquillo residence gestito da una ragazza italiana, mamma di tre bimbi, che vive qui da 15 anni. Ci accoglie molto calorosamente, ci spiega tutto quello che potremmo fare in zona, ci presta due bici e ci sentiamo subito a casa. Naturalmente non riusciamo ad aspettare neanche 5 minuti, inforchiamo le bici e partiamo alla scoperta della città. Sono le 4 e non abbiamo ancora pranzato.

Abbiamo voglia di qualcosa di leggero e che non sappia neanche lontanamente di pollo!! Ci fermiamo in un baretto molto carino, tutto di legno, con davanti un’ape car che fa da bancone del bar con una macchina per spremere il succo di canna da zucchero fresco per fare il mojito!! Scopriamo subito che il merito di tutta questa eleganza è di una ragazza italiana…ordiniamo una focaccia farcita e un tagliere di verdure e formaggi che sa molto di casa e ce li godiamo sorseggiando un freschissimo mojito allo zenzero. Conosciamo un ragazzo toscano che da 4 anni gira per il Sudamerica è da 1 annetto vive qui in Messico. Ci racconta un sacco di avventure e ci da qualche consiglio.

Riprendiamo le biciclette e andiamo verso il mare. Per fortuna abbiamo le bici….pedaliamo per una decina di km. Arriviamo ad una delle due spiagge che ci hanno consigliato. Purtroppo anche qui le alghe hanno infestato tutto. L’odore è meno intenso ma, a parte un albergo che fa lavorare una scavatrice, tutti gli altri sembrano rassegnati al problema. Lungo tutta la spiaggia ci sono alberghi e resort ma i lettini e i tavolini appoggiati sulla sabbia bianchissima sono tutti vuoti, camerieri nullafacenti appoggiati ai banconi guardano il mare. Camminiamo a lungo sulla spiaggia fino a quando non tramonta il sole, la sabbia è velluto sotto i piedi.

Sulla via del ritorno ci fermiamo in un supermercato. È il primo vero supermercato in cui entriamo. Giriamo alla scoperta di prodotti che non conosciamo…e scopriamo di avere ancora un’altra passione in comune!! 🙂

Torniamo a casa e ci cuciniamo una buona pasta al pomodoro.

Bacalar

Ci svegliamo presto, o meglio puntiamo la sveglia presto ma non so perché stamattina siamo tutte e due assonnatissime quindi ricadiamo addormentate per un’altra mezz’oretta. Inizia la nostra scoperta dei mezzi di trasporto messicani. Decidiamo di prendere un bus per andare a Bacalar. Ci dicono di tirare fuori la mano quando vediamo un pullman azzurro per farlo fermare. Ci proviamo senza successo un paio di volte. Deluse tentiamo la stessa cosa con un taxi. Si ferma subito uno che chiaramente non ha nessuna voglia di portarci dove dobbiamo andare infatti ci spara un prezzo senza senso. Lo lasciamo andare e ci riproviamo. Non si ferma nessuno. Lo smacco più grande arriva quando due ragazzi locali si fermano di fianco a noi e fanno la stessa cosa: dopo 3 minuti si ferma un taxi e li carica…ma noi non ci perdiamo d’animo. Si ferma un’altra ragazza a fianco a noi ad aspettare e, forse perché pensano che siamo con lei, dopo poco finalmente si ferma un taxi. Ci carica e stiamo per ripartire quando si avvicina una coppia di signori anziani che vivono a Bacalar che cercano un taxi per tornare a casa. Ci stringiamo e ripartiamo. Iniziamo subito a chiacchierare e i tre fanno a gara ad elencarci i motivi per cui ameremo Bacalar e non vorremo più andarcene!!

Arriviamo alla laguna. È un grande lago ma l’acqua è azzurra chiarissima come quella di Goff’s Caye!!
Ci sdraiamo al sole. Siamo le uniche turiste. Intorno a noi ci sono solo messicani con le famiglie che fanno il bagno con i bambini e il picnic.

Ci rilassiamo: vita da spiaggia, bagni, libro, pranzetto di ceviche in riva all’acqua…
Alle 5 riprendiamo un bus che in un paio d’ore ci porta a Mahahual, cittadina di mare ancora poco turistica. Purtroppo al nostro arrivo ci accolgono le alghe che impestano tutta la cost est del paese e le sue meravigliose spiagge bianche.

Il problema principale di queste alghe è che, oltre a rendere impossibile fare il bagno, emanano una puzza tremenda di zolfo!!! È davvero insopportabile!

Un po’ demoralizzate ci consoliamo con una super cenetta da Fernando’s 100% Agave, dove un simpaticissimo cameriere argentino ci coccola con Margarita’s e succulenti piattini di pesce.

Laguna Milagros

Alle 6 siamo già fuori dal terzo hotel (si perché siamo riuscite a cambiarne ben 3 in 3 notti stando nello stesso posto). Ci fermiamo a prendere un caffè con La Cugi e Bob che partono con noi per il Messico e prendiamo il water taxi, direzione Chetumal. Raramente sono stata su un traghetto che balla più di questo. Mi ricorda gli aliscafi con cui ci si sposta nelle Cicladi. Poco a poco perdo colore e credo di assumere un colorito verdognolo dato che Manu si gira e tira fuori cracker e sacchetto di plastica senza che io dica niente!!

Giungo quasi incolume alla frontiera. Facciamo tutti i controlli (per fortuna sono tutti molto gentili ma i cani antidroga ci girano intorno sniffando qualsiasi cosa con dei militari armati di tutto punto), salutiamo Cugi e Bob che partono per Playa del Carmen e saltiamo su un taxi che ci porta alla Laguna Milagros. Qui affittiamo una cabana con il tetto di paglia a due piani con i letti appesi a quattro corde come delle altalene e una terrazza con accesso privato all’acqua. La laguna ha l’acqua azzurro chiaro ed è circondata da colline coperte di verde brillante. Inizia il nostro pomeriggio di relax: libro, musica, blog, bagni, giretto nel pueblo in caccia di provviste (per pranzo prendiamo del pollo e delle cipolle cotti su una mega griglia a legna subito fuori da pueblo con tortillas…buonissimi!!), aperitivo sdraiate davanti al tramonto.

Ci addormentiamo chiacchierando sulle sdraio fino a quando delle simpatiche formiche rosse non decidono di arrampicarsi su tutto il corpo e farci la festa…ahia!!!