È arrivato il giorno della meraviglia del mondo: Machu Picchu. La sveglia è come al solito alle 4.30, ci prepariamo e ci mettiamo in coda per prendere i pullman che ci portano in cima alla montagna di Machu Picchu (Machu = vecchio o grande, Picchu = montagna).
Il sito archeologico richiede un’organizzazione pazzesca, ogni ora dalle 6 alle 17, 24 pullman portano i turisti da Aguas Calientes all’ingresso del sito a 2.400 mt di altitudine, per un totale di più di 5.000 visitatori al giorno.
Entrando, la prima cosa che si vede, è una stupenda vista di queste rovine dall’alto. Machu Picchu, era una cittadina costruita dalla civiltà Quechua nel XV secolo, in un punto strategico dal punto di vista geografico ed astronomico: a nord il monte Machu Picchu, a sud il monte Huayna Picchu, a est e a ovest due dei ghiacciai più alti del Sud America, sotto il canyon del fiume Urubamba, a metà strada fra le Ande e la foresta amazzonica.




Fuori dalle mura della città, c’erano terrazzamenti ad uso agricolo scavati sul fianco della montagna e magazzini per lo stoccaggio degli alimenti. All’interno delle mura, a cui si accede attraverso una porta costruita perfettamente a sud, invece, abitazioni ad uso privato con una sola camera, tranne quella del Inca (che vuol dire Re) che aveva anche un bagno separato, e alcuni edifici ad uso religioso. Molto interessante è il tempio del sole, costruito in modo strategico per cui le cui finestre vengono attraversate perfettamente dal sole nei giorni dei solstizi d’estate e d’inverno.


Si suppone che la città sia stata fondata dall’imperatore inca Pachacútec, intorno all’anno 1.440 e che sia rimasta abitata fino alla conquista spagnola del 1.532. La città era utilizzata probabilmente come luogo di villeggiatura dal sovrano e la sua posizione rimase segreta a lungo. Ad un certo punto la città fu abbandonata, forse perché stavano arrivando gli spagnoli quindi la popolazione quechua fuggì verso le Ande per nascondersi e la città venne piano piano nascosta completamente dalla vegetazione.
Rimase così abbandonata fino agli inizi del ‘900 quando fu scoperta per caso da uno storico americano.




Passeggiamo dentro al complesso delle rovine da cui ammiriamo scorci stupendi sulle montagne. Le emozioni sono tantissime: vedere questo complesso, anche se non poi così incredibilmente antico, riesce a proiettarci in un’altra dimensione, in mezzo alla civiltà Inca; il luogo è sicuramente permeato da una forte energia della Pachamama che cerchiamo di assorbire togliendoci le scarpe e restando in contatto con la terra; vedere Machu Picchu rappresenta un sogno che si avvera per tanti di noi e l’apice di un viaggio desiderato fortemente. È incredibile come le emozioni di ciascuno di noi, sommate e condivise in gruppo riescano ad aumentare così tanto l’intensità di questo momento.
Dopo un paio d’ore in questo luogo magico, incominciamo la nostra discesa verso Agua Calientes. Decidiamo di scendere a piedi lungo un sentiero che attraversa la foresta Amazzonica, piena di uccellini che cantano e tanti altri animali che si muovono fra le fronde. Il sentiero è, per la maggior parte, una scalinata in pietra con gradini larghi che aiutano a scendere come degli alpaca saltellanti. Il clima è totalmente diverso da quello che abbiamo avuto fino ad ora, molto più caldo e soprattutto umido, tanto che arriviamo in fondo dopo 45 minuti gocciolanti ma felici.


Dopo un pranzo ad Aguas Calientes, riprendiamo il treno per Ollantaytambo. Nonostante il percorso sia lo stesso dell’andata, è talmente bello che non mi stanco di guardare fuori dal finestrino e riempirmi gli occhi di questi paesaggi incredibili. Rientriamo a Cusco in bus e ceniamo in un ristorantino molto carino a San Blas.




L’ultimo giorno è dedicato al rientro a Lima – in aereo per fortuna – e alla visita del quartiere di Barranco, il quartiere artistico della città.






Un enorme GRAZIE alle splendide persone con cui ho conquistato passo per passo e metro per metro questo viaggio: è stato il viaggio più intenso e faticoso che abbia mai fatto ma anche questi piccoli e grandi traguardi quotidiani, hanno fatto parte della bellezza del viaggio. E come dice il nostro coordi…see you soon “In the world” (cit. Adal).





























































































































































