Day 9, 10 & 11 – Bali Silent Retreat

Eccomi di ritorno dai miei 3 gg di ritiro silenzioso. Ora credo di poter spiegare un po’ meglio che cosa sia. Iniziamo dal posto: 1h30 a nord ovest di Ubud c’è un posto che si chiama Bali Silent Retreat. Il posto è isolato, in mezzo alle risaie, quelle vere, bellissime.

È composto da un lodge centrale dove si mangia, dove c’è una grande biblioteca e dove ci si può riposare e da una tettoia dove ci si ritrova per gli esercizi giornalieri di stretching, yoga e meditazione. Tutto intorno ci sono dei bungalow e delle case tradizionali in legno e paglia dove soggiornano gli ospiti, una zona dove si fa il fuoco alla sera e un labirinto. Il resto è natura. Ci sono l’orto e il giardino delle piante medicinali, una sorgente termale, un fiume e tanta tanta giungla! Dispersi nella natura ci sono tanti angolini con tavolini, seggioline, amache, panchine dove ci si può sedere per riflettere, ascoltare i rumori della natura, scrivere, leggere, guardare le stelle e si, anche piangere (c’è proprio una crying bench). Le uniche regole ferree da rispettare sono: non si può parlare e i cellulari devono rimanere all’entrata nello spazio dedicato.

La cosa per me più bella è stato sentire come la vita qui segua il ritmo della natura: ci si sveglia al sorgere del sole, si va a dormire al tramonto, si mangia solo quello che l’orto e i campi circostanti offrono, i rumori sono solo quelli degli animali, della pioggia che cade e del vento che passa fra le foglie.

Il tempo viene scandito da 2 gong: quello di metallo per la sveglia e il richiamo alle sessioni di esercizi, quello di legno per i pasti. Alle 6.30 suona il primo gong per la sveglia (per fortuna ero sempre sveglia prima perché escludo l’avrei sentito!), alle 6.45 il secondo per recarsi agli esercizi. Alle 7 inizia una sessione di 45 min di stretching/preparazione per posizioni yoga, 30 min di meditazione silenziosa (la più grande sfida) e 15 min di shavasana, rilassamento (la mia gioia!).

Dalle 8.30 alle 10 si può fare colazione, dalle 11.30 alle 15 si può pranzare, dalle 15 alle 16.30 seconda sessione di esercizi e dalle 16.30 alle 18 si può cenare. Gli esercizi non sono assolutamente obbligatori. Il resto del tempo si può passeggiare, usare tutti gli spazi nella natura per rilassarsi o meditare o dormire…l’importante è stare in silenzio.

Un giorno, la mattina dopo la colazione sono andata ad una fonte termale calda a 10 min dal retreat, un vero toccasana per la mia schiena!

Tutto il cibo è vegano, fatto in casa con i prodotti disponibili. La colazione è composta da frutta fresca e granola con latte di anacardi, pancake o muffin balinesi e pane fresco con marmellata e peanutbutter.

A pranzo banco dell’ insalata con tanti tipi di verdura cruda, germogli e condimenti diversi (al mango, al tamarindo, agli anacardi,al peperoncino,…). Forse il pranzo è quello che mi ha stupito di più per la qualità degli ingredienti: i pomodori erano un tripudio di gusto, le rape crude dolcissime e sugose, la rucola veramente amara…wow!

La cena un buffet di 10/12 piatti di verdura, cucinati in modo diverso, uno più buono dell’altro accompagnati da riso bianco o rosso cotti in maniere diverse. Ogni tanto si vede qualche uovo ma non ho mai visto legumi: mi chiedo solo come facciano per le proteine…ma per 3 gg di detox da tutto il pollo e le uova mangiate nei giorni precedenti è stato meraviglioso.

La prima sera era luna nuova, quindi ci siamo ritrovati sotto la veranda e abbiamo fatto una cerimonia del fuoco al tramonto: abbiamo ripetuto dei mantra di ringraziamento e abbiamo offerto ciascuno una buona intenzione.

Un’altra sera una ragazza balinese ci ha mostrato molte delle piante medicinali che hanno qui nell’orto e ci ha spiegato come e per cosa usarle.

Non è mai facile fermarsi, stare in silenzio e soprattutto, soli con se stessi, guardarsi dentro: prima ci si sente di star perdendo tempo, poi sorgono pensieri, preoccupazioni, senso di inadeguatezza, ma se ci si riesce davvero a fermare, ad affidare tutto questo ad una forza più grande e a volersi un po’ bene…si rinasce!Questa è un’esperienza potente che auguro a tutti di fare prima o poi.

Domani si torna a Milano…

NAMASTÉ BALI ❤️

Day 8 – Temples around Ubud

Mentre aspetto la mia guida che oggi mi porterà a fare un lungo giro per i templi intorno a Ubud, ne approfitto per gironzolare nel mercato locale, quello dove i balinesi vengono a comprare cibo e fiori ogni giorno. I mercati sono sempre uno dei miei posti preferiti in ogni paese dove vado, gironzolo, osservo, chiedo spiegazioni (spesso nessuno mi sa rispondere ma io ci provo lo stesso!). Anche questa volta rimango affascinata da questo mondo.

Appena salita in macchina si scatena il diluvio universale…ma 3 min fa c’era il sole!! Boh…Inizio a chiacchierare con la guida e a fare un sacco di domande per cercare di capire il significato di tante cose che ho visto ma a cui molto probabilmente non ho dato il giusto peso simbolico. La prima cosa che gli chiedo è il significato esatto dei Penjor, quei bellissimi bastoni votivi di bamboo che si vedono per strada. Mi spiega che rappresentano le montagne per invocare le divinità dei Monti e che ci sono solo in questo periodo dell’anno, perché sono legati alla festa di Galungan (che avviene ogni 210 giorni), la celebrazione della vittoria del bene sul male quando gli spiriti degli avi tornano sulla terra. La festività si conclude con Kuningan quando gli spiriti tornano in cielo ed è un periodo ricchissimo di celebrazioni e gioia. I Penjor vengo costruiti da ciascuna famiglia, esposti davanti alla propria casa a Galungan, nel cestino sottostante vengono poste offerte e poi vengono rimossi 1mese e 7 giorni dopo. Durante questa festa le famiglie si riuniscono, si uccide un grosso maiale, se ne offre una parte agli dei e si mangia tutti insieme il resto per 2/3 giorni.

La prima tappa è il Goa Lawah Temple, il tempio della caverna dei pipistrelli. Vi si accede attraverso un grande portale e come ogni ingresso qui, grande o piccolo, ha ai lati due statue: sulla destra il bene, sulla sinistra il male, lo yin e lo yang che si contrappongono e tengono l’equilibrio. Per entrare in tutti i templi bisogno indossare il sarong e le donne con le mestruazioni non possono entrare.

All’ingresso c’è anche la torre con la campana, presente in ogni tempio per richiamare le persone alle cerimonie. I templi sono strutturati in 3 cortili: il primo è per rilassarsi, ritrovarsi e prepararsi; il secondo viene usato per gli incontri importanti, per firmare accordi, per sedare contrasti; il terzo è dedicato alla preghiera.

Tutti i tempietti che ci sono all’interno, hanno un numero dispari di tetti sovrapposti che va da 1 a 11 e rappresenta l’altezza dei vulcani di Bali. 11 tetti rappresentano il vulcano più alto dell’isola, Agung, di 3.000 mt.

In ogni tempio ci sono anche numerosi ombrelli: questi servono per coprire e proteggere qualsiasi cosa sacra venga mossa durante le cerimonie e sono Bianchi, gialli, rossi o neri, i quattro colori che rappresentano sacralità.

Si racconta che nella caverna, piena di pipistrelli, viva un drago che ha la coda in questo tempio e la testa nel tempio madre di Besakih. Per questo durante le cerimonie funebri, i fedeli prima vengono a pregare qui dove offrono al drago l’anima del defunto è poi vanno a Besakih a recuperarla.

Ho la fortuna di assistere ad una cerimonia funebre e la mia guida mi spiega come funziona. Affinché l’anima si possa reincarnare bisogna che il defunto sia cremato. Le famiglie ricche possono permettersi di fare la cerimonia di cremazione subito ma la gente comune no, deve aspettare che muoiano un po’ di persone della comunità per poi fare una cremazione comune. Nel frattempo costruiscono un’icona del defunto in bamboo, fanno tutte le relative cerimonie nel tempio e poi seppelliscono il corpo (nel cimitero) e questa icona nel giardino di casa. Una volta giunto il momento di fare la cremazione, riesumano il corpo e l’icona e bruciano il tutto dentro ad una forma di mucca fatta di bamboo. Le ceneri vengono poi poste in un cocco giallo con 3 capelli di ogni membro della famiglia e vengono poi sparse in mare. Dopo 3 giorni, in un’altra cerimonia, lo spirito del defunto viene raccolto e portato nel tempio familiare in mezzo alla casa.

Spesso i balinesi pensano di riconoscere lo spirito dei loro avi reincarnato nelle nuove generazioni, in qualche nipote, cugino,…ma se la persona è stata cattiva, si reincarnerà in un cane, il più basso degli animali. A differenza dei cani, gatti, tartarughe e mucche sono sacri.

La seconda tappa è il Giardino di Kertha Gosa, nel palazzo reale di Klungkung. Qui ci sono due meravigliosi padiglioni con i soffitti affrescati dell’inizio del 18esimo secolo che servivano per le riunioni fra i re dei diversi regni di Bali o del re Klungkung con i suoi ministri. Ancora recentemente questi padiglioni sono stati utilizzati per incontri ufficiali. Gli affreschi parlano della tradizione induista e balinese. Nella parte bassa del tetto è rappresenta la lotta fra il bene ed il male, con scene di vita quotidiana o come giudizio finale; per esempio è spesso rappresentato il passaggio dall’inferno al paradiso attraverso un ponte su dell’acqua bollente: se l’anima riesce ad attraversare vuol dire che è stata buona e andrà in paradiso, se cade nell’acqua bollente sarà destinata alle pene dell’inferno. La parte alta dei tetti rappresentano invece la vita in paradiso. I padiglioni sono circondati da un bellissimo giardino.

Terza tappa è Bukit Jambul, un punto panoramico con vista sulle risaie ad un monte, Jambul, che sembra abbia il cappello.

Quarta tappa, tempio madre di Besakih. È il più grande luogo sacro di Bali e conta 23 templi arroccati alle pendici del vulcano Agung. Qui bisogna usare una guida locale per la visita: mi spiega la mia guida che un tempo si era creato un grande sistema di frodi a danno dei turisti perché venivano chieste tangenti per visitare i templi quindi il governo sta facendo opere di pulizia per non disincentivare i turisti. Io sono fortunata, mi capita una guida di 70 anni, montanaro che per anni ha guidato le persone nell’ascesa del vulcano Agung (7h di salita e 6h di discesa!). Capisce che cammino veloce quindi ho la fortuna che mi porta fino in cima, sul tempio più alto!

Dopo un pranzo in un posto per turisti americani a buffet che riesce a farmi venire il mal di pancia ma che ha una splendida vista sulle risaie e in cui vedo da vicinissimo un pipistrello, partiamo per l’ultimo tempio della giornata.

Il tempio di Pura Kehen, forse quello in cui ho sentito più spiritualità, è stato costruito intorno ad uno splendido albero quattrocentenario di banyan. Anche questo ha la tipica struttura a 3 cortili ed è arroccato su un monte. Nel centro del primo cortile c’è un tempietto intorno ad una pietra che si dice abbia preso fuoco da sola, motivo per cui hanno deciso di erigere qui il tempio. Anche la pietra, come tantissime statue fuori e dentro ai templi, è “vestita” con un sarong bianco, giallo o nero: questa pratica sta ad indicare che quella statua è sacra e che le persone devono “comportarsi bene” in quel luogo.

Ultima tappa della giornata: il villaggio di Penglipuran. Questo paesino è stato conservato perfettamente con la struttura delle case e del villaggio tradizionali: le case quadrate con il tempio, la casa dei capostipiti a nord, quella degli altri membri a ovest, la cucina a sud e la stanza aperta per le cerimonie ad est. Ci sono anche i 3 templi tipici del villaggio: un tempio centrale, un tempio vicino all’acqua e un tempio vicino al cimitero per venerare Brahma (creatore), Vishnu (conservatore) e Shiva (distruttore), le 3 principali divinità induiste.

Ritornando a Ubud passiamo vicino alle famose risaie di Tegalalang, ne approfitto per darci un’occhiata. Rientriamo a Ubud, io stanca ma il mio driver di più (era anche malato per cui abbiamo tenuto la mascherina tutto il giorno) ed ero preoccupata perché mi sembrava continuasse ad assopirsi quindi ho cercato di parlargli tutto il tempo. È vero che hanno dei momenti di pausa ma queste guide hanno delle giornate davvero lunghe: lui si era svegliato alle 4 del mattino, fatto 1h di motorino per andare a prendere la macchina dal suo capo, più altre 2h per raggiungermi, 9h di tour con me e infine aveva tutto il viaggio di ritorno come al mattino: le mie 10/11 ore di ufficio mi sono sembrate (quasi) una passeggiata!

Da domani starò per 3 gg in un silent retreat. Cosa cosa è? Ve lo spiegherò quando ne uscirò perché mica l’ho tanto capito…ma ho capito che il telefono dovrà diventare un ricordo! See you in a while…

Day 7 – Ubud

La giornata inizia lenta, mi godo la colazione con vista sulle risaie, poi parto a piedi dall’hotel alla scoperta di Ubud.

Scendendo a piedi dall’hotel si attraversano delle risaie e una parte di Ubud ancora senza turisti: mi piace osservare la vita di prima mattina, le signore che sistemano la casa, i bambini all’asilo che urlano e giocano, i venditori del mercatino che aprono e sistemano le bancarelle ma soprattutto quasi ogni singola persona che ho visto stava sistemando le piccole offerte votive di fiori ed incenso che si incontrano davanti a tutte le porte e a tutte le attività commerciali siano anche solo un carretto da cui si vendono frittelle.

Lungo la strada si vedono dei bei portali d’ingresso in cima a 3/4 scalini: a prima vista sembrano dei templi ma sgattaiolando dentro trovo dei meravigliosi cortili, con alcune strutture votive e altre semplicemente abitative. Mi spiegherà poi la guida che sono la case familiare tradizionali balinesi: delle strutture quadrate con a nord la casa dei nonni capostipiti, a ovest la casa degli altri membri della famiglia, a sud la cucina, a est una casa aperta dove si svolgono le cerimonie e dove vengo posti i defunti in attesa della cremazione ed in centro il tempio di famiglia per la preghiera quotidiana. Infatti al tempio si va principalmente per una cerimonia ogni 210 giorni che dura 3 giorni e in caso muoia un membro della comunità.

La prima tappa della giornata è il Pura Taman Kemuda Saraswati o Ubud Water Palace, un tempio con delle grandi vasche piene di pesci e fiori di loto. Come sempre, la zona propriamente del tempio non è visitabile perché è riservata alla preghiera ma dai cancelli si riesce ad intravedere qualcosa. Anche solo per accedere ai giardini è necessario indossare il vestito tradizionale della preghiera: il sarong (una specie di pareo) fermato con un selendang (una cintura che bisogna sempre portare perché qualora il sarong cadesse sarebbe una grave mancanza di rispetto per la divinità), la kebaya (la camicia a maniche lunghe) e un specie di fascia sulla testa. Quella degli uomini si chiama putang e ha un triangolo/nodo sopra la fronte che indica l’attenzione rivolta alla divinità.

Dopo ho visitato il palazzo real di Ubud, aperto a tutti gratuitamente, ancora oggi utilizzato per le cerimonie ufficiali. La struttura visitabile è molto simile a quella di un tempio. Vale un’occhiata ma non serve molto tempo per visitarlo.

Terza tappa del tour, il mercato “turistico” di Ubud che si trova proprio di fronte al palazzo. Il mercato è molto vasto ma le bancarelle sembrano vendere quasi tutti le stesse merci, facendosi una competizione spietata. Compro due vestitini da una signora ma la qualità non è proprio niente di che.

Continuo in modalità shopping e trovo un bel negozio che vende prodotti artigianali in teak: ne approfitto per fare qualche acquisto per casa nuova.

Un po’ carica ma soddisfatta mi dirigo verso la foresta delle scimmie, a 15 min a piedi dal palazzo. Prima di entrare nella foresta, mi fanno lasciare tutti i miei sacchetti al deposito perché sembra che le scimmie ne vadano matte e te li rubino molto facilmente. Dopo aver pagato il biglietto, mi addentro nella giungla. Ci sono scimmie OVUNQUE. Ci sono molti avvertimenti di cosa non fare con le scimmie e, nonostante all’appartenenza siano molto carine, capisco presto anche da sola che con loro non si scherza! Ti saltano addosso, ti provano a rubare le cose e, se si spaventano, non esitano a mordere.

Per fortuna la passeggiata per me è stata senza incidenti e molto piacevole. La foresta è fitta è molto rigogliosa. All’interno ci sono 3 tempietti e si riescono a vedere le scimmie da molto vicino in tutte le loro attività.

Vado a mangiare in un Warung (la loro trattoria) carinissimo – Warung Makan Bu Rus – anche se è tardissimo e conconosco una signora italiana molto simpatica che sta viaggiando da sola e ci scambiamo un po’ di consigli.

Corro in hotel a lasciare i miei acquisti e riparto per un breve trekking fra le risaie al tramonto. Prima esploro le risaie Kajeng, subito fuori dal mio hotel, che mi affascinano molto perché ancora molto autentiche ed evidentemente poco conosciute dai turisti; incontro diversi contadini chini al lavoro e uno stormo di aironi che si leva in volo proprio davanti a me.

Poi mi incammino sulla Campuhan Ridge Walk, che originariamente doveva essere la mia camminata fra le risaie. Questo percorso di 2km invece, oltre che essere molto più turistico, è una passeggiata nel verde delle colline e, una volta arrivati in cima, si vedono le risaie. Si può fare un percorso ad anello di qualche ora ma sta arrivando il tramonto e voglio essere di ritorno con la luce quindi ripercorro i 2km di ritorno salterellando in discesa con la bellissima luce del tramonto.

Per concludere super bene la serata, mi concedo una coccola in una bellissima SPA (Taksu Wellness Center) che si trova nel centro di Ubud ma, appena varcata la soglia, sembra di entrare e perdersi nella giungla e una buona cenetta al bancone di in uno dei Warung più famosi di Ubud (Warung Biah Biah).

Day 6 – from Canggu to Ubud

La mattina inizia provando un altro centro yoga – Radiantly Alive Canggu – dove faccio una pratica di Power Yoga. Il centro è molto bello ma il contesto è un filo meno tipico (sotto alla sala della pratica invece di un giardinetto con Buddha e ruscelletti c’è un moderno spazio di coworking). Una volta saliti però ci si ritrova in una grande sala aperta sui lati con un bellissimo tetto di bambù sotto cui cantano gli uccellini.

Lo yogi che ci guida è un giovane ragazzo australiano molto simpatico che ci mette alla prova con quasi 2h di pratica. Esco stravolta ma allo stesso tempo piena di energia!

Dopo un abbondante, guadagnato, avocado toast, torno a casa, bagnetto in piscina e preparo le valige: si va a Ubud!

Saluto il mio amico che mi ha gentilmente ospitato e che deve tornare a Singapore e chiamo un Grab (ma macchina questa volta, non motorino!). Il viaggio dura meno di 1h30, nonostante un po’ di solito traffico.

Arrivo in un parcheggio dove mi viene a prendere una persona dello staff in motorino perché l’hotel è in mezzo alle risaie e non c’è accesso per le macchine: già mi piace! Dal mio letto, vedo le risaie attraverso un grandissima vetrata. Questo posto infonde tranquillità e mi rimanda l’immagine di Bali che avevo nella mia immaginazione.

Esco subito in esplorazione di Ubud. L’hotel, nonostante sia circondato da risaie, è a 10 min a piedi dal centro. Le strade principali sono trafficate e rumorose anche qui ma ci sono tante viettine laterali molto più tranquille piene di ristorantini carini e negozietti. Faccio un lungo giro di perlustrazione e poi mi fermo in un ristorante delizioso, in un cortile interno che sembra un tempietto (In Da Compound Warung). Mangio un piatto tipico balinese che è un insieme di piattini tutti diversi, serviti in foglie di banano in cui riconosco del riso, un piccolo curry, un’insalata di germogli di soia, delle frittelle di verdura, degli spiedini di tofu e delle cose fritte fatte con gli arachidi che non riesco meglio a decifrare.

Day 5 – Mount Batur e Uluwatu

La notte è molto molto breve quando ci si alza a mezzanotte e mezza ma naturalmente ho dormito abbastanza per rimanere sveglia come un grillo in macchina. La cosa bella è che non c’è traffico!

In un paio d’ore raggiungiamo il – così chiamato – Campo Base del Mont Batur, un vulcano di 1.700mt d’altezza. Ci danno una mini colazione, un caffè e una specie di crepe molto sottile con qualche fetttina di banana e ripartiamo in macchina. Il campo base (ancora di più mi fa ridere che gli abbiano dato questo nome) non è alle pendici del vulcano ma su un altro monte quindi saliamo e scendiamo per strade ripide fino ad arrivare veramente alle pendici del nostro vulcano. Fa freddo…sono felice di incominciare a camminare.

Siamo un piccolo gruppo di 5 italiani, tutti giovani e, forse per il freddo, forse per superare un gruppo di francesi, partiamo con un passo molto sostenuto, quasi di corsa. Dentro di me penso che ci schianteremo dopo 20 min…invece il gruppo tiene il passo, sorprendendo anche la guida. La strada che percorriamo è una via di mezzo fra un sentiero e una carrozzabile sterrata. Camminiamo con le torce in mano, ogni tanto passa un motorino o una moto da cross che trasporta in cima qualcuno che non riesce a camminare.

1h30 (invece di 2h previste) e 700mt di dislivello dopo siamo in vetta…l’alba è ancora lontana, ci sediamo ad aspettare. La guida ci porta pane e banana è una tazza di the fumante ma, nonostante abbia addosso una maglietta asciutta, un golf, una giacca ed il guscio, fa sempre più freddo ed, tremante, affitto (per 3€) una coperta da avvolgermi intorno. Ci sono anche qui tanti turisti (la guida dice un migliaio) ma per fortuna la nostra guida ci ha fatto fare la strada più ripida ma siamo saliti senza nessun’altra e arrivando presto abbiamo trovato un posticino ideale per goderci l’alba.

C’è una stellata perfetta con solo uno spicchietto di luna che permette di godersi lo spettacolo ancora meglio! Verso le 6 il cielo inizia a schiarire e intorno spuntano Monti, vulcani, un lago ed il mare! Come per il tramonto, il sole sorge molto rapidamente e nel giro di mezz’ora è già alto nel cielo e finalmente ci scalda. Il tempo era perfetto, qualche nuvoletta ha reso i colori ancora più accesi ed è sempre una grande emozione per me vedere l’alba.

Riprendiamo il sentiero e scendiamo a valle in meno di 1h. È ora di andarsi a riposare in spiaggia: la macchina punta a sud ed in poco più di 2h arriviamo alla punta più a sud di Bali, il promontorio di Uluwatu. La spiaggia di oggi si chiama Karma Kandara e appena metto il naso dentro alla porta del beach club capisco che sia una delle più belle spiagge che ho mai visto! Uluwatu è un promontorio alto sul mare con scogliere a picco sull’acqua. Infatti dall’ingresso a livello della strada, per arrivare alla spiaggia prendiamo una piccola funicolare che ci porta al livello del mare. La sabbia è bianca, l’acqua cristallina, il reef è a 200 mt dalla spiaggia e fa frangere le grandi onde dell’oceano rendendo l’acqua vicino alla spiaggia molto tranquilla e il bagno molto piacevole. Nonostante non arrivino le onde è pazzesca la corrente che si forma in vortici e ti sposta senza che neanche ci se ne accorga.

Passiamo la giornata in relax in questa meraviglia di posto. Per l’aperitivo ci spostiamo sulla punta più ad ovest del promontorio di Uluwatu, al Single Fin Bali, una terrazza a sbalzo su uno degli spot più amati dai surfisti di tutto il mondo (Uluwatu Beach). Nonostante una dispettosissima scimmia sia saltata sul bancone e mi abbia rubato il cocktail (e l’abbia scaraventato giù dal tetto!) ci godiamo un meraviglioso tramonto.

Day 4 – Nusa Penida

Dato che le ultime giornate sono state troppo poco “di scoperta” per i miei standard, oggi ho deciso di spingermi un po’ più in là ed andare a scoprire Nusa Penida, un isolotto abbastanza grande a sud est di Bali, conosciuto per i suoi faraglioni a picco sul mare e le sue spiagge bianche.

L’organizzazione è stata veramente facilissima: ho contattato via whatsapp ieri nel tardo pomeriggio Yande che organizza Bali Friend Tour chiedendo se avevano un day tour per Nusa Penida per l’indomani e in 15 min mi ha mandato il programma, il preventivo (80€ tutto incluso) e l’appuntamento con il driver che mi è venuto a prendere sotto casa alle 6.30.

Da Canggu al porto di Sanur sono circa 45 min di macchina (a quell’ora); una volta arrivati, il driver mi ha portato agli uffici della compagnia Axe Stone dove ho pagato il tour e ricevuto i biglietti per la speed boat. Lì ho iniziato a preoccuparmi per il numero di turisti che mi circondavano però devo ammettere che tutto il flusso è stato gestito con un’efficienza impressionante!

La speed boat in 35min ci ha portato sull’isola dove mi aspettava un altro driver, Putu, che è stato il mio compagno di avventure di oggi!

La prima tappa è stata la Angel’s Billabong, una piscina naturale rialzata rispetto al livello del mare che si insinua all’interno dei faraglioni e che si riempie quando arrivano le onde più grandi. Con il sole riflette dei colori stupendi e le rocce intorno sembrano proprio proteggerla.

Da lì, a piedi, ci si dirige alla Broken Beach. Ci = io e lo stuolo di persone che stanno facendo esattamente il mio giro con lo stampino! Chiedo a Putu se è sempre così e mi conferma che, tranne da febbraio a maggio, ovvero nella stagione delle piogge, il turismo è sempre molto forte, sopratutto dall’India (secondo lui circa 50% dei turisti), da altri paesi asiatici e dall’australi (10%). La Broken Beach è un bellissimo faraglione in cui si è aperto un arco che lascia entrare l’acqua e quindi anche qui si è creata una specie di piscina naturale. I “CI” fanno foto all’impazzata e anche Putu mi chiede se voglio qualche scatto: ho capito che fa proprio parte dei ruoli delle guide che praticamente hanno un master in fotografia su iPhone e si scambiano i consigli per le migliori angolazioni e le impostazioni dei diversi modelli di telefono…io, che rinomatamente aaaaaaamo farmi fotografare, rimango basita e ad ogni angolo devo fermarlo al centesimo scatto (e ora mi toccherà pure selezionare la meno peggio…cosa che forse odio più che farmele scattare!!)

All’uscita mi rendo conto che l’astuto Putu (non ho ancora capito come) è riuscito a farmi evitare una coda all’ingresso del parcheggio che ad occhio e croce durerà 1oretta! Lo ringrazio e ripartiamo (lentamente incolonnati con altre macchine) verso Kelingking, il posto in assoluto più spettacolare che abbia visto! Anche questo è un faraglione a picco sul mare che dicono abbia la forma di un T-Rex – ma ci vuole un po’ di immaginazione! Il faraglione è più chiaro di quelli di prima e sotto c’è una meravigliosa spiaggia bianca da cartolina!

Mangio dei noodles in un posto lungo la strada, incluso nel tour, diciamo che mi hanno tolto la fame, non di più! Ripartiamo verso nord. Le strade sono tutte molto strette, motivo per cui in molti punti si va a sensi di marcia alterni e si crea coda. Sono però anche molto belle perché costeggiate da canne di bambù votive, piegate e decorate, che servono per le cerimonie induiste (si chiamano Benjor) e tutto intorno è pieno di palme e di altri alberi.

Ultima tappa del tour è la Crystal Beach, una vera spiaggia da cui è possibile fare il bagno, con davanti dei faraglioni verdi che emergono dall’acqua (mi ricorda un po’ la Thailandia). Faccio giusto in tempo a mettere giù l’asciugamano e a fare due foto sperando di rilassarmi un po’ …che mi accorgo di non avere più la borsa con il passaporto. Mi parte il panico, recupero asciugamano e zaino e corro a cercare Putu: ci sono decine di driver che aspettano i loro clienti ma si sparge la voce in un attimo e tutti si attivano per aiutarmi. Trovo Putu e mi faccio accompagnare alla macchina: per fortuna, la borsa era solo scivolata sul lato del sedile ed era al sicuro!

Ora riesco a godermi la mia oretta di spiaggia e nuotate (la foto non rende giustizia al posto ma è stato il momento in cui mi sono resa conto di non avere più la borsa).

Alle 4 rientriamo al porto di Nusa Penida, riprendo la speed boat e rientro a Bali. A parte il gran numero di turisti, l’isola mi è piaciuta molto e consiglierei di dormirci una notte in modo da avere modo di andare anche nella parte est dell’isola, oltre che riuscire a visitare questi luoghi prima dell’arrivo dei daily Tours da Bali!

Bagnetto in piscina, cena rapida nel ristorantino davanti a casa e nanna che la sveglia è puntata a mezzanotte e mezza per partire per il trek dell’alba al monte Batur!

Day 3 – Seminyak

Bali, oltre che per il surf, è molto famosa per lo yoga. Stamattina inizio con una bellissima pratica di Hatha allo studio The Practice, nel centro di Canggu. La sessione è aperta a praticanti di tutti i livelli, è guidata molto bene ma non la consiglierei ad un principiante (ci sono classi dedicate). Pratichiamo in una grande stanza rotonda, aperta da un lato, sotto un enorme bellissimo tetto di paglia e dopo ci riposiamo nel giardinetto del centro.

Dopo una bella colazione vado alla scoperta di Seminyak. Il centro è un reticolato di stradine piene di bar, ristoranti, negozi di abbigliamento e arredamento (anche molto belli) e spa/centri massaggi…il tutto molto (forse troppo per i miei gusti) occidentalizzato. Per fortuna il tempo è un po’ nuvoloso ma appena escono due raggi di sole in queste stradine ci si scioglie.

Seconda coccola della giornata, uno splendido massaggio alla Jari Menari, una scuola professionale e centro massaggi. Il nome significa dita danzanti, sono tutti massaggiatori uomini e sono specializzati in massaggi decontratturanti e terapeutici. Le stanzette dei massaggi sono aperte sul giardino interno e arriva una piacevole brezza e il rumore dell’acqua che scorre. Un “perfect massage” da 90 minuti costa circa 35€…ce ne sono di più economici ma avendo fatto tanti massaggi nella mia vita, posso confermare che sono di super qualità!

Dopo un rapido pranzetto, parto per una bella passeggiata sulla spiaggia di Seminyak. C’è bassa marea quindi la spiaggia è molto ampia e si cammina bene sulla battigia. Dato che sulla spiaggia si affacciano ben poche strade carrozzabili e molti grandi hotel e resort (nei quali la gente sembra non gradire le onde dell’oceano, preferendo stare in piscina) ci sono interi tratti di spiaggia vuota! Questo la rende estremamente piacevole per una passeggiata. Camminando arrivo fino a Canggu (e mi accorgo di quanto in realtà siano vicine, sembrano distanti solo perché, per come sono fatte le strade, bisogna fare dei giri dell’oca e perché il traffico è mostruoso in questa stagione!)

Stasera missione tramonto: puntiamo la macchina verso sud e andiamo a mangiare pesce fresco con i piedi nella sabbia di Jimbaran. Qui ci si può godere un bel tramonto che finisce nel mare, illuminando il porticciolo dei pescatori. Bisogna ricordarsi due cose a questa latitudine: il sole scende velocissimo e presto (verso le 6)…quindi per godersi un bel tramonto non bisogna distrarsi! 🙂

Day 2 – Tanah Lot

Ho aperto gli occhi (incredula) 12h dopo averli chiusi e, dopo un tuffetto in piscina, ho fatto un giretto nei dintorni alla ricerca della colazione. Canggu è un posto turistico quindi si trova di tutto da mangiare ma è anche più difficile fare un’immersione nella cultura indonesiana. Questa mattina scelgo di iniziare con una colazione brasiliana, Acai bowl con frutta fresca e granola.

Durante il mio giretto mattutino, ho riassunto le cose che mi hanno colpito in questi primi due giorni:

– sembra che l’intera isola sia in costruzione, ci sono cantieri ovunque uno si giri…indice di un buono sviluppo ma anche rischio di snaturamento del luogo

– il traffico è un vero problema in questa zona: a tutte le ore, alcuni incroci chiave, bloccano la circolazione dell’intera area, anche se il problema non sembra di impossibile soluzione (forse una rotatoria invece di un vigile già semplificherebbe di molto). Inoltre, invece di un reticolo di strade, hanno costruito delle specie di pettini in cui, da una sola strada principale si accede a tutte le viettine laterali che sono senza sbocco. Per questo, spesso, per andare da un punto ad un altro, che in linea d’aria distano poche centinaia di metri, si devono percorrere diversi chilometri. Nonostante ciò i balinesi rimangono molto tranquilli e non strombazzano come in altri paesi.

– il numero di motorini in circolazione è enorme, alcuni incroci son un unico grande ingorgo di motorini. Lungo la strada, i motorini tendono a cercare di superare le macchine ma le strade sono molto strette quindi questi hanno occupato quello che dovrebbe essere il marciapiede e che invece diventa una corsia dedicata ai motorini (anche se spesso devono salire e scendere da gradini, evitare tombini aperti, superare buchi enormi,…)

– tutto (o quasi) ciò di cui potresti aver bisogno lo trovi su Grab, un’app locale su cui puoi trovare un taxi, un moto taxi, qualsiasi food delivery, un massaggio a domicilio, un biglietto per un evento…anche prima di arrivare, installare l’app e salvare la carta di credito sono un must!

Canggu è un posto di mare e una dei migliori passatempi qui è rilassarsi in riva all’oceano. Ci sono beach club di tutti tipi e per tutte le tasche (attenzione solo che in molti beach club c’è un minimo di spesa in consumazione). Noi scegliamo di passare qualche ora al The Lawn, che ha anche una bellissima piscina a sbalzo che guarda l’oceano. In acqua tantissimi ragazzi fanno surf. Quando si fa il bagno sempre attenzione alle onde perché possono essere molto forti e risucchiarci nel frangente.

Nel pomeriggio facciamo due visite: la prima ad una piantagione di caffè dove sono specializzati nella produzione di caffè Luwak. I chicchi di questo caffè sono ricavati in modo molto particolare: questo animale, il Luwak, che sembra un ermellino, sceglie di mangiare solo bacche di caffè perfettamente mature e di ottima qualità. Il frutto viene digerito ma il chicco fermenta dentro al suo intestino e viene poi defecato intero. Le feci vengono raccolte, fatte seccare e poi i chicchi lavati, spellati e arrostiti per 45 minuti. Dopo questo lungo processo vengono macinati e se ne ricava un caffè dal profumo intenso ma particolarmente dolce. Facciamo la degustazione di questo caffè anche di altri 15 caffè e té speciali di questa zona. Alcuni sono molto interessanti, altri un po’ troppo dolci per me che amo il caffè amaro, ma il Luwak coffee è davvero buono!

Con tutta questa caffeina in corpo, ci dirigiamo al Tanah Lot Temple, una delle attrazioni culturali più importanti di Bali. Ad essere onesti, questo tempio non è niente di spettacolare in sé, anzi non è neanche visitabile, ma sorge su un promontorio che durante il giorno è circondato dal mare e che verso l’ora del tramonto, grazie alla bassa marea, esce dall’acqua ed è raggiungibile a piedi. La cosa più particolare di questo luogo sono proprio queste rocce che emergono e gli archi di pietra che si tingono dei colori del tramonto. Il luogo è molto turistico ma basta camminare cinque minuti e ci si ritrova da soli su una spiaggia con la vista sul tempio illuminato dal sole.

La sera ci spostiamo a Seminyak e ceniamo in un bellissimo ristorante (Merah Putih) ricavato in una chiesa sconsacrata che serve cucina tipica indonesiana di grandissima qualità, davvero un’esperienza speciale!

Day 1 – Canggu

Le vacanze quest’anno sono state una vera e propria conquista: prima di nuovo qualche complicazione di salute, poi il mutuo – con tutte le sue peripezie – poi il trasloco, infine una bellissima – ma stancantissima – settimana al servizio dei più bisognosi alla mensa/servizio docce per i poveri, con influenza inclusa…insomma, il livello di stanchezza ha raggiunto vertici di una certa importanza!

Ieri mattina, ho preso un volo di Qatar Airways che mi ha portato prima a Doha e poi, dopo un breve scalo, a Denpasar, capitale dell’isola di Bali, in Indonesia! Sotto un piccolo recap di geografia per chi potrebbe piazzare Bali ugualmente nel Pacifico o nell’Atlantico (spoiler è nel Pacifico!).

I primi giorni starò nella zona di Canggu da un carissimo amico che ha una casetta qui.

Le zone di Seminyak e Canggu, a nord ovest della capitale Denpasar, sono le più turistiche. Si sono sviluppate soprattutto intorno all’ambiente del surf, sono piene di locali e ristoranti molto carino…ma nelle piccole e sgangherate strade che le collegano si genera un sacco di traffico quindi oggi abbiamo passato parecchio tempo fermi in macchina per cercare di spostarci.

Siamo stati in due posti molto carini: The Avocado Factory per pranzo, dove quasi tutti i piatti sono costruiti intorno all’ ingrediente avocado e La Brisa Bali dove abbiamo preso un aperitivo a bordo piscina con vista mare.

Oggi giornata di relax, domani iniziano i giretti…non vedo l’ora! 🤩