Aqaba e viaggio di rientro

Dopo l’esperienza di ieri, decidiamo di andare al mare in una spiaggia a 10km a sud di Aqaba dove i turisti si recano per fare immersioni sulla barriera corallina.

La spiaggia non è particolarmente pulita neanche qui ma è di gran lunga meglio di quella di Aqaba!

Fa molto caldo e mi immergo in acqua per fare un po’ di snorkeling. La barriera è attaccata alla spiaggia quindi facilissima da raggiungere. I colori della barriera sono un po’ spenti (probabilmente il sole non è all’angolazione ideale) ma ci sono dei bellissimi pesci colorati.

Il resto della mattinata passa fra bagni, partite a carte e parole incrociate.

Dopo pranzo ripartiamo in direzione di Amman, la strada è lunga.

Il bus si trasforma presto in un karaoke con perle di cantautorato napoletano che rimarranno a lungo “inconfondibili ed inossidabili” nei nostri cuori 🙂

Ridiamo, scherziamo, chiacchieriamo…

Il meteo, che ci ha giocato qualche brutto scherzo, ci regala un meraviglioso tramonto mentre costeggiamo il mar morto. Sulla sponda opposta, la palla infuocata mette in risalto la sagoma nera della città di Gerusalemme prima di sparire dietro i monti. Un cartello quasi ci sbeffeggia: “Have a safe trip back to reality”…:-(

Arriviamo ad Amman per cena: ultimo Mansaf (piatto tipico con agnello o pollo, riso alla curcuma e salsa di yogurt e tahini), ultima birretta sul terrazzo dell’hotel e mini pennica.

Alle 3 del mattino partiamo (molto assonnati) per l’aeroporto. Il (lunghiiiiiissimo) viaggio incomincia con un bagaglio inviato a Milano invece che a Roma e il certificato dei visti di tutto il gruppo perso: se questo è solo l’inizio…

Nonostante tutto arriviamo tutti (bagagli compresi) sani e salvi a destinazione.

Come alla fine di ogni viaggio, un breve bilancio è d’obbligo:

  • Compagnia: sono stata davvero fortunata per quanto riguarda i miei compagni di viaggio. Il gruppo era molto equilibrato, ho conosciuto persone davvero splendide, dei veri viaggiatori. Non ho mai sentito lamentele ma solo proposte per rendere il viaggio il più perfetto possibile. Un grazie alle coppie che hanno voluto condividere davvero il viaggio con noi e non si sono chiuse nella loro intimità. Un grazie a Fiorella per aver organizzato senza falle il viaggio ed aver provato ad assecondare ogni desiderio di cambio programma. Un grosso in bocca al lupo per tutti quelli per cui questo viaggio ha rappresentato un momento di riflessione e di cambio vita e per tutti noi affinché sappiamo mettere a frutto la ricchezza che ci hanno portato gli scambi umani che abbiamo avuto.
  • Meta: il viaggio è stato molto ricco e molto variegato come piace a me. Alcune mete (Petra e Jerash) valgono per me da sole il viaggio e consiglio a tutti di visitarle. Le esperienze della riserva naturale di Dana e del deserto hanno risposto alla mia voglia di avventure! Uniche delusioni: la giornata sul mar Rosso, non aver potuto fare canyoning nel Wadi Mujib e Petra by night che sognavo, la città moderna di Amman non vale più di un attraversamento rapido.
  • ++: la nostra guida Am Jad (eterno) è stata ECCEZIONALE. La sua cultura, la sua conoscenza, la sua voglia di raccontarci la sua terra in tutti i suoi aspetti hanno fatto gran parte della ricchezza culturale del viaggio. Al di là di questo, la componente linguistica non è da sottovalutare: il livello di inglese non è mai molto alto e avere la possibilità di comunicare in modo efficace con tutti è un elemento chiave per il successo del viaggio.

Grazie…e al next stop!

Wadi Rum e Aqaba

Ci svegliamo alle 5.30 e, ancora mezzi addormentati, ci arrampichiamo su una duna vicino al campo per vedere l’alba. È un momento di pace assoluta, la mia testa fantastica guardando le montagne intorno che incominciano a tingersi di rosa.

Dopo la colazione partiamo su delle jeep aperte alla scoperta del deserto. La cosa davvero unica di questo deserto è il suo mix di colori: si intersecano aree con sabbie rosse a sabbie gialle a sabbie nere, ci sono zone ricche di arbusti verdi e monti marroni.

Facciamo un po’ di sgommate sulle dune, poi saliamo in cima ad una duna di sabbia rossa a piedi scalzi e ci lanciamo giù correndo. Ci arrampichiamo alla scoperta di alcune incisioni sulla pietra che risalgono a 4000 anni fa e che rappresentano tutti gli animali presenti all’epoca nella zona e alcune scene di caccia. Infine andiamo verso degli archi naturali scavati dagli agenti atmosferici nella roccia. Qui i beduini ci preparano un buonissimo the alla salvia.

Usciamo dal deserto e in un’oretta raggiungiamo Aqaba, località di mare sul mar Rosso. Qui per soli 15km la Giordania ha il suo unico sbocco sul mare. Sull’altra sponda del mar Rosso si vedono Israele e l’Egitto. Subito più a sud invece c’è l’Arabia Saudita.

Appena arrivati in hotel, ci infiliamo il costume e, dato che questo è un posto turistico e zona franca, osiamo mettere un paio di pantaloncini per andare in spiaggia. Finora ho sempre messo solo pantaloni lunghi e magliette con le maniche…e mi rendo conto del perché: TUTTI ci fissano e ci fotografano come se fossimo fenomeni da baraccone. Sulla spiaggia siamo continuamente circondati e, nonostante abbia sotto il costume intero, non oso togliermi niente, anzi mi copro ulteriormente con il pareo – morendo così definitivamente di caldo!

Ceniamo a base di pesce – finalmente cambiamo un po’ rispetto al riso, pollo e agnello mangiati finora – e finiamo la nostra serata sul rooftop dell’hotel Hilton che ci permette una visione della città (che rimane comunque alquanto brutta) dall’alto.

Petra e Wadi Rum

Ci svegliamo presto per godere delle prime luci del giorno sulle facciate di Petra. Rientrare in questo sito il secondo giorno fa tutto un’altra effetto: non c’è più l’eccitazione della scoperta ma c’è l’attenzione per i particolari. Il tesoro al nostro ingresso è tagliato in due fra luce e ombra.

Riattraversiamo tutto il sito e giriamo intorno ad una montagna per raggiungere un punto panoramico per vedere il tesoro dall’alto.

Ci godiamo un the in una tenda beduina con questa magnifica vista. I beduini sono gli abitanti autoctoni della zona e fino agli anni ‘90 abitavano nelle grotte di Petra che non era ancora un’attrazione per il turismo di massa. Per questo, anche se il governo li ha spinti ad abitare nel villaggio moderno adiacente al sito archeologico, i beduini rivendicano Petra come la loro città e operano tutti i commerci turistici all’interno del sito.

Ridiscendiamo e risaliamo dal lato opposto altri 400 scalini per raggiungere l’alto monte del sacrificio, uno dei luoghi più sacri dove i Nabatei offrivano sacrifici agli dei. Il luogo domina tutta la vallata della città di Petra.

Con tutti questi saliscendi, la nostra coach ufficiale – Silla – ci annuncia che abbiamo fatto ben 196 piani e camminato 17,5km…la cena ce la siamo ben meritata!!

Arrivati in fondo alla discesa ci rendiamo conto che manca un membro del gruppo: aspettiamo, uno di noi (Davide) risale fino in cima per vedere se per caso non è rimasto indietro, camminiamo 1 ora per raggiungere l’ingresso per vedere se per caso è lì ma non lo troviamo…e scatta un po’ di panico! Davide (santo) riparte alla ricerca con un cavallo senza successo (per di più scendendo gli rubano l’orologio dal polso…). Decidiamo quindi di aspettarlo all’ingresso del sito, mangiando in un baretto iper turistico, caro e abbastanza cattivo…ma il gruppo è il gruppo!! Finalmente il disperso si fa vivo e tiriamo tutti un sospiro di sollievo!!

La prossima tappa è il deserto del Wadi Rum dove arriviamo al tramonto. Dal campo base i beduini ci portano con le jeep fino al nostro campo tendato che è nel mezzo del deserto, ridossato ad una montagna in cui siamo da soli!!

La cena è nel campo tendato vicino dove i beduini hanno preparato il loro piatto tipico: sei polletti cotti in un tegame rovente sotto la sabbia.

Torniamo alle nostre tende, chiacchieriamo e beviamo tutta la sera intorno al fuoco sotto le stelle: amo essere così immersa nella natura!

Petra

La mattina inizia con una nuova delusione: il brutto tempo ci perseguita e la visita a Petra è a rischio. Siamo tutti molto innervositi e discutiamo su come modificare il programma per riuscire a vedere Petra con il sole. Alla fine decidiamo di visitare Petra sia oggi che domani sperando in qualche momento di sole.

Per chi non è mai stato a Petra, la particolarità di questa città – unica al mondo – è la sua conformazione in quanto è tutta scavata nella roccia. Lo spettacolo artistico sta quindi principalmente nelle imponenti facciate cesellate che identificano gli ingressi di tombe e abitazioni (oggi grossi spazi vuoti scavati nella montagna). Il tutto reso particolarmente affascinante dal colore rosso dell’arenaria del luogo e dalla posizione della città che si apre in fondo ad un canyon lungo e stretto (siq).

Percorriamo il sinuoso siq largo in alcuni punti 8 mt in altri solo 2 con la roccia che per lunghi tratti forma quasi un tetto sopra di noi. Camminiamo per 1,5 km fino a quando il tesoro di Petra non si svela davanti a noi: che spettacolo!! Questa tomba reale dell’epoca dei Nabatei (popolazione che fondò questa città nel 300a.c. e vi rimase fino al 106d.c.) è il monumento più importante del sito ed decorata con colonne e statue. Arriviamo che la facciata è illuminata dal sole: missione compiuta!:-)

La cosa che mi ha colpito di più di Petra è la sua vastità: abbiamo camminato per chilometri e chilometri con tombe e case scavate nella roccia lungo tutto il percorso sulla destra e sulla sinistra. L’esperienza è quindi incredibilmente immersiva ed è facile fantasticare sulla vita qui più di 2000 anni fa.

Dopo un rapido pranzo all’ombra (che la nostra mitica guida ha persino aiutato a preparare per assicurarsi che la verdura fosse lavata a dovere e che non ci mettessero una vita a preparare…un angelo!) ripartiamo alla volta del monastero. Questo monumento si trova in cima ad una scalinata di 850 gradini scavanti nell’arenaria. Il cielo inizia a rannuvolarsi e scurirsi. Arriviamo su in tempo record ma appena in cima si staglia davanti a noi un cielo nero e un muro d’acqua. La luce che filtra fra le nuvole è incredibile e illumina la tomba del monastero rendendola rosata.

Ci godiamo la vista dall’alto qualche minuto poi ritorniamo di corsa verso le scale per non farci cogliere dalla pioggia sulla discesa scivolosa.

I tuoni si fanno sempre più forti e quasi in fondo alla scalinata si scatena una pioggia a catinelle accompagnata da un sacco di vento! Qualcuno riesce a rifugiarsi subito in un ristorante, qualcuno arriva dopo qualche minuto gocciolante!

La pioggia continua a scrosciare e ci dicono che si è formato un fiume d’acqua che trascina giù sassi e detriti lungo il siq che è diventato quindi totalmente impraticabile: siamo bloccati dentro al sito! Lanciano il piano evacuazione e dopo 1 oretta arrivano i ranger che ci fanno uscire dal sito su delle jeep (tutti in piedi dentro al cassone come delle bestie) attraverso la strada di servizio…decisamente un’esperienza che ricorderemo!

Gocciolanti e infreddoliti, sulla via del ritorno ci concediamo una calda pausa in un hammam: prima il bagno turco, poi lo scrub (fatto dall’unico Giordano figo che abbiamo incontrato finora), infine, stesi sulla pietra calda, un massaggio fatto con il sapone nero. Un piccolo ristoro che ci rimette in sesto. 🙂

Dana, Shobak, Little Petra e Petra

Dopo una fredda notte, partiamo alla scoperta della riserva naturale di Dana. Percorriamo il sentiero del Shag il Riish che attraversa una zona semidesertica con torrioni di arenaria che creano gole e giochi di colori. Questa pietra infatti è molto friabile e si è modellata nei secoli creando grandi panettoni levigati con striature rosse dovute alla presenza di rame.

Camminiamo un paio d’ore poi ci fermiamo in una radura: la guida raccoglie i legnetti, accende il fuoco, tira fuori la teiera e ci prepara un bel the fumante. 🙂

Camminiamo un’altra oretta e finiamo il percorso dal lato opposto della vallata dove ci aspetta il nostro “scuolabus”…

Ho una fame che mi sbranerei un bue…ci fermiamo lungo una strada in un chiosco che fa panini: mi faccio arrotolare in una pita del hummus (mi trasformerò in un cece prima della fine della vacanza…se la mia pancia gonfia non prende il volo prima!!), dei falafel (idem come sopra) e del pollo al curry…mi sembra buonissima!

Il chiosco vicino fa il caffè: presi dalla voglia di caffeina ci lanciamo tutti all’avanscoperta ma è caffè arabo,

spesso come cioccolata calda, pieno di polvere di caffè…solo in 2 riusciamo a finirlo…io dopo la prima golata non lo trovo neanche così male 😉

Ripartiamo per il castello di Siq-al-Barid, un altro castello crociato che domina le colline circostanti. Dall’alto notiamo 2 peculiarità di queste colline: la roccia che forma queste colline sembra striata come se fosse fatta di stratificazioni di rocce diverse (in realtà opera del vento) e sono puntellate di porticine che davano accesso alle case/caverne dei contadini del luogo.

Il nostro tour quotidiano termina con la visita a Siq-al-Barid anche nota come piccola Petra, un prima assaggio della grande Petra. Piccola Petra era probabilmente un caravanserraglio di Petra, ovvero dove le carovane, che trasportavano tutte le merci sulla via dei Re, si fermavano e dove avvenivano gli scambi. Questa però non era sicuramente la sua unica funzione in quanto ci sono resti di tombe e di sale da banchetti.

Facciamo anche conoscenza con i beduini, popolazione indigena con tratti somatici e costumi molto diversi dagli altri giordani.

La serata si prospetta magica con la visita del tesoro di Petra by night. Siamo tutti molto eccitati di essere finalmente davanti alla tanto attesa meraviglia del mondo. Purtroppo 5 min prima dell’inizio, si scatena un uragano di pioggia con tuoni e fulmini e tutto viene annullato…dopo la nebbia al monte Nebo e il canyoning annullato, iniziamo a prendercela con la malasorte…😡

Ci rifugiamo in un gigantesco cena e un paio di buone bottiglie di Porto bevute in onore del mio “non-compleanno” nella hall dell’albergo.

Madaba, Mar Morto, Karak

Dopo tutto il caldo di ieri, ci svegliamo con il rumore di pioggia…questa ce l’ho anche a Parigi però ufff!!

Iniziamo la giornata con la visita di San Giorgio, una chiesa ortodossa moderna all’interno della quale è però conservato un meraviglioso mosaico di epoca romana che rappresenta la più antica cartina della Palestina tuttora esistente. Sono rappresentate le regioni che circondano il mar morto (Egitto, Palestina e Giordania) con tanto di didascalie che segnalano i principali luoghi biblici.

Ripartiamo da Madaba alla volta del Mar Morto. Durante tutti i tragitti in pullman la nostra guida (che chiamiamo “eterno” dalla traduzione del suo nome arabo) ci racconta la storia di questo paese e le sue tradizioni. Ci racconta della condizione delle donne, delle problematiche della società, l’impatto della religione e tutta la storia dall’epoca romana ad oggi.

Per ora l’immagine che mi sono fatta è quella di un paese moderno e pacifico che soffre di una posizione geografica povera di risorse e materie prime e crocevia di numerosi conflitti (basti pensare che il paese conta 9 MLN di cittadini e 4,5 MLN di profughi).

Arriviamo al Mar Morto, il tempo è ancora nuvoloso e tira vento: l’idea di tuffarmi in questo grande lago salato mi fa già venire i brividi. La zona in cui arriviamo, sulle sponde del mar morto, è un orrendo ammasso di hotel e resort, tutti dello stesso color ocra. Se si vuole fare l’esperienza del bagno nel mar morto si deve passare per uno degli hotel in quanto sono gli unici ad avere l’accesso al mare. Nonostante le reticenze, mi infilo il costume. Camminiamo sulla costa rocciosa fino ad arrivare al mare dove troviamo una ciotolona di fango: naturalmente mi copro di fango dalla testa ai piedi!:-)

Aspettiamo che il fango sia bello secco e poi ci lanciamo nell’acqua salatissima – rigorosamente di schiena per non salare occhi e bocca. Avevo già fatto l’esperienza del bagno nel mar morto ma ero piccola e ne conservavo solo un vago ricordo: la sensazione di rimanere a galla senza sforzo mi piace molto perché mi toglie quel leggero ma costante disagio che ho sempre quando nuoto.

Mangiamo all’hotel (dove c’è un buffet giiiiiigante di dolci) e ci rivestiamo per andare a fare canyoning in una gola che dalle foto presenta colori splendidi. A differenza della maggior parte delle persone del gruppo che non vede l’ora di andare a Petra, questo canyon è stato per me uno dei principali motivi di scelta del viaggio…ma la fortuna non è dalla mia: la pioggia di stanotte ha fatto crollare dei massi nel canyon che quindi rimarrà chiuso per 3 giorni…LUTTO!! 😦

Ripartiamo e costeggiamo tutto il lato est del mar morto verso sud. Ad occhio nudo si vede chiaramente quanto il mare si stia ritirando (si abbassa di 1mt l’anno!!) e il sale si accumuli sulle sponde. Ripieghiamo sulla visita di un grandissimo castello crociato (del 1100 d.C.) costruito per difendere la cittadina di Karak dagli attacchi degli islamici durante la prima crociata.

Dopo un paio di ore su e giù per le montagne arriviamo alla riserva naturale di Dana dove passeremo la notte.

Ci accolgono (il freddo e) i beduini che ci preparano una cena tipica e del the caldo aromatizzato al timo.

Amman e Jerash

A 1 anno dal meraviglioso viaggio fra i ciliegi in fiore, la Whites è pronta per una nuova avventura!

La destinazione è un piccolo paese ricchissimo di storia e di cultura: la Giordania.

A differenza del viaggio in Giappone, per il quale avevo studiato e programmato ogni minimo dettaglio, questo viaggio parto “a scatola chiusa” con un gruppo di Viaggi e Avventure nel Mondo.

Il vantaggio: posso veramente staccare il cervello. Lo svantaggio: spero che il mio lato control freak stia buono buono per 10 gg 🙂

Il gruppo con il quale condividerò questa avventura è composto da 16 ragazzi, 9 donne e 7 uomini. Partiamo un po’ da Milano e un po’ da Roma e dopo un viaggio eterno (come tutti i piani voli di Avventure nel Mondo), arriviamo stremati ad Amman alle 3 del mattino.

Iniziamo la giornata con una colazione tipica sul tetto dell’hotel: hummus, pomodori, feta, uova sode e l’immancabile pita.

Conosciamo la nostra guida, un architetto Giordano molto simpatico che un paio di volte l’anno accompagna gruppi in giro per il suo paese. Ha studiato architettura a Napoli e poi ha iniziato a lavorare in Italia, restandovi 19 anni! Parla quindi perfettamente italiano.

Iniziamo con la visita alla cittadella di Amman, ovvero le rovine dell’insediamento greco ed in seguito romano che ha fondato questa città. In cima ad una collina (Amman è stata fondata su 7 colli come Roma) troviamo un tempio dedicato ad Ercole, le rovine di una basilica, un foro e una grande sala del trono. Più a valle si vedono il gigantesco teatro romano (5000 posti di capienza) e l’odeon (un mini teatro dedicato ai più benestanti), usati ancora oggi durante il festival della canzone araba.

Nel resto di Amman le case sono tutte molto simili, massimo 4 piani coperte (per legge) da pietra bianca. Fanne eccezione i qualche grattacieli che svettano nei quartieri più ricchi in quanto sono investimenti esteri quindi…”super legge”!

Pranziamo in una micro gastronomia, scelta assolutamente a caso, su sgabellini posti sul marciapiede, ordinando “a little bit of everything” perché non capiamo 1 sola parola di quello che ci dice!! Ci arrivano una serie di intingoli tipo hummus, baba ghanouj, pure di fagioli, frittatine, fegatini, falafel, verdure sottaceto …il tutto da mangiare solo con la pita (posate inesistenti) alla modica cifra di 1€!

Finiamo con il dolce tipico di Amman: Kunafa, fatto di formaggio fresco ricoperto di sottilissima pasta fillo e granella di pistacchi, immerso naturalmente nello sciroppo.

Soddisfatti del nostro pranzo partiamo alla volta di Jerash, antica e maestosissima città romana del I secolo d.C. Entriamo dal trionfale arco di Adriano e ci ritroviamo velocemente nell’antico foro colonnato da cui parte il cardo. Questa città aveva 2 teatri, 1 ippodromo, 2 terme…tutti segni della sua potenza e della sua ricchezza. Dall’alto del tempio di Giove ci si rende conto della vastità dell’area delle rovine emerse (e più della metà è ancora sommersa)…in piccolo ma ricorda Pompei. La città è stata abbandonata per più di 1000 anni, per questo si è conservata così bene.

Nonostante sia ancora la stagione mite, il sole picchia forte e cerchiamo di proteggerci come possibile ma finiamo la visita rossi come dei peperoni…:-/

Riprendiamo il nostro pulmino (sembriamo una comitiva su un bus scolastico) e crolliamo addormentati fino a Madaba.

Un mitico compagno di viaggio fa capolino nella mia stanza con una insperata birra ghiacciata scovata in un’enoteca (essendo paese mussulmano l’alcol non si trova facilmente)…mi si stampa un mega sorriso, è arrivato il mio momento preferito della giornata 😀

Ceniamo nel bellissimo cortile di un ristorante Giordano non lontano dall’hotel che ci serve una montagna di meze (antipasti caldi e freddi) e una grigliata di carne. Finiamo la serata in maniera improbabile nel bar (chiuso) di un hotel dove il proprietario (dopo una buona dose di whisky) ci invita a guardare la semifinale di Champions dove gioca la Roma con i suoi amici!!