Ultimo giorno della nostra vacanza…o meglio del nostro viaggio.
Prendiamo un volo da Mumbai a Delhi dove troviamo ad aspettarci un nuovo driver che ci porterà a visitare la parte nuova della città. Prima però non può mancare un ultimo giro al bazar per comprare ancora qualche pashmina e sciarpa di seta. Non bastano in 4 venditori per starci dietro, gli facciamo aprire centinaia di sciarpe e saltelliamo da una parte all’altra indecise. Poi inizia la parte della contrattazione in cui Ila la fa da padrona e riesce a farsi fare sconti a destra e sinistra.
Ci ributtiamo nella cultura e visitiamo il minareto più alto del mondo e la tomba di Humayun, imperatore Moghul per il quale la moglie ha costruito un mausoleo che ha fatto da modello al Taj Mahal. Il palazzo presidenziale si trova in fondo ad un lunghissimo viale alberato al cui estremo opposto c’è un arco di trionfo: ricorda molto la struttura degli Champs-Elysées anche se non ha certo lo stesso splendore!
L’ultima visita è ad uno dei templi Sikh più importanti dell’India dove questa religione monoteista è nata. Per entrare bisogna togliersi scarpe e calze: guardiamo il fiume di persone intorno a noi e, anche se con un po di reticenza, ci rassegniamo a fare altrettanto. I cortili intorno al tempio sono di marmo bianco e uno contiene una grandissima piscina probabilmente per la purificazione. L’interno è ricoperto d’oro e al centro vengono portate le offerte . Cerchiamo di scoprire qualche cosa in più riguardo ai loro riti ma molte cose ci rimangono oscure (perché non possono tagliarsi peli o capelli? Perché possono usare la violenza per garantire il rispetto dei loro valori? Perché devono cucinare e mangiare tutti insieme?).
Finiamo la nostra scoperta di Delhi a Connaught place, un’immensa piazza verde con due grandissime strade concentriche intorno sulle quali hanno costruito tanti palazzi identici in stile coloniale; la piazza è talmente grande ed uniforme che è necessario identificare ciascun settore con una lettera. Qui i negozi sono quelli dei grandi marchi internazionali: Nike, Tommy Hilfiger, Bata, Costa Coffee,…
Facciamo l’ultima cena in compagnia di due ragazze di Milano molto simpatiche amiche di Manu che avevamo già incrociato a Jaipur. Ridiamo delle nostre avventure/disavventure di viaggio: le lotte negli alberghi per avere l’acqua calda e l’heater (un improbabile trabicolo con una resistenza elettrica che avrebbe dovuto scaldare le camere), la difficoltà di riconoscere la propria macchina fra le centinaia di auto bianche tutte identiche nei parcheggi (noi la riconoscevamo dalla coroncina di peperoncini porta fortuna che era appesa davanti al cofano), l’immensa incognita delle mance (ma voi quanto date di tip? Ma è poco? Ma no per loro è tantissimo! Ma in fin dei conti sono solo 2 euro…siamo sicure?!), la difficoltà di comunicare con quelli che l’inglese lo parlano solo per dire “yes ma’m” (nel deserto il nostro “body guard” non faceva altro che contraddirsi: gli chiedevamo se potevamo rimanere altri dieci minuti e la sua risposta ripetuta in continuazione era “ok ok 10 minutes” e dopo 1 secondo “go go” con il dito puntato!!).
Andando verso l’aeroporto ci fermiamo in una zona dove tante persone vivono per strada. I marciapiedi sono illuminati da piccoli fuocherelli con cui i poveri cercano di scaldarsi. Scendiamo e regaliamo loro un po’ di vestiti e di biscotti. In questi giorni abbiamo constatato che gli indiani non ringraziano, mai, neanche quando gli fai un regalo…ma gli occhi di quelle donne esprimevano il grazie più bello del viaggio. Ripartiamo con il cuore un po’ stretto, grate della coperta che anche stanotte ci terrà calde.
Arriviamo in aeroporto con un po’ di anticipo, gran parte del quale viene perso per la lentezza esasperante di ogni cosa in questo paese, e troviamo una SPA. Ci concediamo un bel massaggio per rilassarci prima del volo che su di me ha sortito un ottimo risultato dato che mi sono addormentata ancora prima di decollare! 🙂
Ed eccoci arrivate veramente alla fine del viaggio, un viaggio meraviglioso che mi ha scatenato tantissime emozioni, forti e contrastanti che sicuramente mi servirà tempo per elaborare. La povertà estrema, le condizioni igieniche deplorevoli, le differenze culturali così ampie e difficili da capire mi hanno messo alla prova (sia fisicamente che psicologicamente) e mi hanno costretta a mettermi in discussione.
Ho avuto la fortuna di condividere tutto questo con due persone meravigliose che hanno saputo tirare fuori il meglio dei loro punti di forza e metterli a fattor comune, non facendo pesare le cose che non gli andavano bene né i momenti di debolezza.
Voglio ringraziare Ila per la sua allegria perenne, per la sua capacità di scherzare e di prendermi(/ci) in giro, per la sua dolcezza, per la grandiosa capacità di adattamento che ci ha dimostrato; se non fosse per lei la parte social e di contrattazione del nostro viaggio sarebbe stata disastrosa :-)! Voglio ringraziare Manu, la mia compagna di avventure dell’anno, per le sue attenzioni, la sua capacità di cogliere con uno sguardo un momento di difficoltà o un’emozione che chiedeva di essere condivisa, per le chiacchiere aperte e sincere; se non ci fosse stata lei non mi sarei mai lanciata a provare tutti quegli street food indimenticabili.
Davvero, non potevo sperare in compagne di viaggio migliori, grazie!! 🙂