Ultimo giorno con il meraviglioso gruppo con cui ho condiviso un grande pezzo di questo viaggio incredibile!

Ci viene a prendere la bravissima guida che mi ha accompagnato alla scoperta di Patan e Kathmandu il primo giorno al mio arrivo: Dipendra.
Oggi abbiamo un programma molto intenso.
Per prima cosa ci rechiamo a Bhaktapur, che dista circa 45 min in macchina da Kathmandu.

Bhaktapur è detta museo vivente…e appena entrati nella città vecchia, capiamo subito perché. In ogni stradina ci sono antiche case con finestre e balconi in legno, ad ogni angolo tempietti conservati molto bene, ci sono i vecchi bagni pubblici ancora tutti decorati in pietra e soprattutto ci sono ben 4 piazze centrali con importanti tempi e monumenti.




Due di queste piazze sono anche famose per l’artigianato prodotto: in una l’incisione del legno, nell’altra la terracotta.




A differenza di Kathmandu, qui è tutto più tranquillo e silenzioso, c’è meno traffico, meno inquinamento, più spazio per l’uomo…e passerei l’intera giornata ad osservare la gente che lavora e che passa.




Forse è il posto in assoluto più bello che abbia visto in Nepal…ne rimango affascinata.




Prima di ripartire facciamo una sosta ad una importante scuola di pittura buddista, la Lama Thanka Painting School.

Qui ci mostrano e ci raccontano l’arte dei Thanka, le pitture sacre buddiste. “Than” vuol dire cotone e “Ka” pigmento. Questa tradizione viene dal Tibet ed ha origini nel 7/8 secolo.
Ci sono 4 disegni principali per i Thanka:
1. Kaal sacra mandala – mandala della pace, disegnato per la prima volta dal Dalai Lama

2. Il mandala della meditazione- disegnato dal Buddha

3. Il cerchio della vita – anch’esso disegnato dal Buddha

4. Il ciclo della storia di vita del Buddha

Per fare ciascun dipinto, anche quelli grandi come un palmo, ci vogliono settimane…fino ad arrivare ad anni di lavoro per i formati più grandi. In questa scuola vendono i lavori fatti dagli allievi base (che già per me sono sovraumani) e dagli allievi senior del master.
Non possiamo non tornare a casa con uno di questi pezzi d’arte!

La seconda tappa è il Pashupatinath Temple. Questo luogo di altissima sacralità per gli induisti, è uno dei simboli del Nepal. Qui, oltre ad esserci questo importante tempio, hanno luogo la maggior parte delle cremazioni dell’area di Kathmandu e tutti quelli che hanno i mezzi per farlo cercano di far cremare qui i loro cari.
Il rito si svolge in due tempi: prima i riti pre-crematori sulla riva del fiume di fronte al tempio, poi un breve corte funebre porta la salma su una delle pire allestite al di qua del ponte, sempre lungo il fiume sacro Bagmati (il corrispettivo del Gange per i nepalesi).




Assistiamo ad alcuni riti stando a rispettosa distanza dall’altra parte del fiume. Dipendra ci racconta molte cose sui riti e sulla fede nella reincarnazione dell’induismo. Sono nozioni fondamentali per riuscire a capire cosa sta succedendo davanti ai nostri occhi: per esempio il rogo viene appiccato sulla bocca del defunto come primo punto perche questa è considerata la parte più impura del nostro corpo e quindi la prima che deve essere purificata per una buona reincarnazione.
Intorno a questo luogo si riuniscono bràmini che compiono diverse celebrazioni, come per esempio quelle delle ricorrenze della morte dei propri genitori. Questi bràmini (forse più per afflusso turistico che per credenza locale) fanno la lettura della mano e alcuni di noi decidono di cimentarsi in questa esperienza. Ci sono inoltre dei “santoni”, molto agghindati, con cui – naturalmente a pagamento – si può fare una foto, e questa invece non me lascio scappare come ricordo di questo luogo così particolare ed emotivamente intenso.



Terza tappa: Boudhanath Stupa. Questo è uno dei più grandi stupa esistenti. È immenso, al centro di una piazza rotonda che gli fa da cornice. È anch’esso uno dei simboli del Nepal (si riconosce dalle 4 paia di occhi disegnate sui quattro lati della parte più alta dello stupa) ed è da secoli particolarmente venerato dai buddisti tibetani perché era un punto di preghiera e di richiesta di protezione per il viaggio lungo la via della seta.




Mangiamo in un ristorante sul tetto di uno dei palazzi che circondano la piazza in modo da avere una bellissima vista sullo stupa.
Dopo ci spostiamo in cima ad un altro palazzo (qui si entra in delle porticine e si salgono decine di scalini e su ogni piano si scopre un commercio diverso) dove siamo accolti dai ragazzi del Natural Healing Center. Qui scopriamo (o meglio io ri-scopro) la magia delle singing (o healing) bowls, quelle ciotole che suonano quando le si tocca. Si possono utilizzare sia per meditare sia, quelle di dimensioni maggiori, per terapie curative. Si possono colpire con delle specie di martelli coperti di feltro (tipo gong) oppure far suonare sfregando un legnetto coperto di pelle scamosciata sul bordo. I due suoni che emetterà la ciotola sono molto diversi. Le ciotole sono costruite da una mescola di 7 metalli diversi e quelle più pregiate sono forgiate durante le notti di luna piena. Facciamo una dimostrazione completa: dal vedere come ribolle l’acqua posta dentro alla ciotola quando vibra ai suoni sentiti quando ci mettono la ciotola sulla testa e la suonano alla sensazione delle vibrazioni quando la ciotola che vibra viene passata sopra o vicino al corpo. Anche questa seconda dimostrazione (come quella ricevuta a Patan il primo giorno) mi colpisce molto e decido di fare un investimento e comprarmene una curativa (chissà che non riesca a sconfiggere una volta per tutte la malattia che mi trascino da quasi 2 anni)!
Da ultimo, visitiamo il Jamchen Lhakhang Monastery, monastero buddista legato allo stupa. All’interno c’è una gigantesca statua dorata del Buddha e una altrettanto gigantesca ruota della preghiera.


Quarta tappa: ci spostiamo al Swayambhu Temple anche conosciuto come Monkey Temple dato il grandissimo numero di scimmie che popolano questo complesso di templi, stupa e architetture votive.




Questo complesso sorge in cima ad una collina e ci arriviamo proprio all’ora del tramonto…magico: sopra di noi uno stormo di aquile (apparentemente in Nepal persino le aquile girano in stormi, mica come in Valle d’Aosta che se ne vedi una è già un miracolo!) e sullo sfondo le montagne che circondano Kathmandu.




Per concludere questa giornata senza farci mancare nessuna local experience, facciamo una cooking class per imparare a cucinare I Mo-Mo: mai più senza!





















































































































