Madaba, Mar Morto, Karak

Dopo tutto il caldo di ieri, ci svegliamo con il rumore di pioggia…questa ce l’ho anche a Parigi però ufff!!

Iniziamo la giornata con la visita di San Giorgio, una chiesa ortodossa moderna all’interno della quale è però conservato un meraviglioso mosaico di epoca romana che rappresenta la più antica cartina della Palestina tuttora esistente. Sono rappresentate le regioni che circondano il mar morto (Egitto, Palestina e Giordania) con tanto di didascalie che segnalano i principali luoghi biblici.

Ripartiamo da Madaba alla volta del Mar Morto. Durante tutti i tragitti in pullman la nostra guida (che chiamiamo “eterno” dalla traduzione del suo nome arabo) ci racconta la storia di questo paese e le sue tradizioni. Ci racconta della condizione delle donne, delle problematiche della società, l’impatto della religione e tutta la storia dall’epoca romana ad oggi.

Per ora l’immagine che mi sono fatta è quella di un paese moderno e pacifico che soffre di una posizione geografica povera di risorse e materie prime e crocevia di numerosi conflitti (basti pensare che il paese conta 9 MLN di cittadini e 4,5 MLN di profughi).

Arriviamo al Mar Morto, il tempo è ancora nuvoloso e tira vento: l’idea di tuffarmi in questo grande lago salato mi fa già venire i brividi. La zona in cui arriviamo, sulle sponde del mar morto, è un orrendo ammasso di hotel e resort, tutti dello stesso color ocra. Se si vuole fare l’esperienza del bagno nel mar morto si deve passare per uno degli hotel in quanto sono gli unici ad avere l’accesso al mare. Nonostante le reticenze, mi infilo il costume. Camminiamo sulla costa rocciosa fino ad arrivare al mare dove troviamo una ciotolona di fango: naturalmente mi copro di fango dalla testa ai piedi!:-)

Aspettiamo che il fango sia bello secco e poi ci lanciamo nell’acqua salatissima – rigorosamente di schiena per non salare occhi e bocca. Avevo già fatto l’esperienza del bagno nel mar morto ma ero piccola e ne conservavo solo un vago ricordo: la sensazione di rimanere a galla senza sforzo mi piace molto perché mi toglie quel leggero ma costante disagio che ho sempre quando nuoto.

Mangiamo all’hotel (dove c’è un buffet giiiiiigante di dolci) e ci rivestiamo per andare a fare canyoning in una gola che dalle foto presenta colori splendidi. A differenza della maggior parte delle persone del gruppo che non vede l’ora di andare a Petra, questo canyon è stato per me uno dei principali motivi di scelta del viaggio…ma la fortuna non è dalla mia: la pioggia di stanotte ha fatto crollare dei massi nel canyon che quindi rimarrà chiuso per 3 giorni…LUTTO!! 😦

Ripartiamo e costeggiamo tutto il lato est del mar morto verso sud. Ad occhio nudo si vede chiaramente quanto il mare si stia ritirando (si abbassa di 1mt l’anno!!) e il sale si accumuli sulle sponde. Ripieghiamo sulla visita di un grandissimo castello crociato (del 1100 d.C.) costruito per difendere la cittadina di Karak dagli attacchi degli islamici durante la prima crociata.

Dopo un paio di ore su e giù per le montagne arriviamo alla riserva naturale di Dana dove passeremo la notte.

Ci accolgono (il freddo e) i beduini che ci preparano una cena tipica e del the caldo aromatizzato al timo.

Amman e Jerash

A 1 anno dal meraviglioso viaggio fra i ciliegi in fiore, la Whites è pronta per una nuova avventura!

La destinazione è un piccolo paese ricchissimo di storia e di cultura: la Giordania.

A differenza del viaggio in Giappone, per il quale avevo studiato e programmato ogni minimo dettaglio, questo viaggio parto “a scatola chiusa” con un gruppo di Viaggi e Avventure nel Mondo.

Il vantaggio: posso veramente staccare il cervello. Lo svantaggio: spero che il mio lato control freak stia buono buono per 10 gg 🙂

Il gruppo con il quale condividerò questa avventura è composto da 16 ragazzi, 9 donne e 7 uomini. Partiamo un po’ da Milano e un po’ da Roma e dopo un viaggio eterno (come tutti i piani voli di Avventure nel Mondo), arriviamo stremati ad Amman alle 3 del mattino.

Iniziamo la giornata con una colazione tipica sul tetto dell’hotel: hummus, pomodori, feta, uova sode e l’immancabile pita.

Conosciamo la nostra guida, un architetto Giordano molto simpatico che un paio di volte l’anno accompagna gruppi in giro per il suo paese. Ha studiato architettura a Napoli e poi ha iniziato a lavorare in Italia, restandovi 19 anni! Parla quindi perfettamente italiano.

Iniziamo con la visita alla cittadella di Amman, ovvero le rovine dell’insediamento greco ed in seguito romano che ha fondato questa città. In cima ad una collina (Amman è stata fondata su 7 colli come Roma) troviamo un tempio dedicato ad Ercole, le rovine di una basilica, un foro e una grande sala del trono. Più a valle si vedono il gigantesco teatro romano (5000 posti di capienza) e l’odeon (un mini teatro dedicato ai più benestanti), usati ancora oggi durante il festival della canzone araba.

Nel resto di Amman le case sono tutte molto simili, massimo 4 piani coperte (per legge) da pietra bianca. Fanne eccezione i qualche grattacieli che svettano nei quartieri più ricchi in quanto sono investimenti esteri quindi…”super legge”!

Pranziamo in una micro gastronomia, scelta assolutamente a caso, su sgabellini posti sul marciapiede, ordinando “a little bit of everything” perché non capiamo 1 sola parola di quello che ci dice!! Ci arrivano una serie di intingoli tipo hummus, baba ghanouj, pure di fagioli, frittatine, fegatini, falafel, verdure sottaceto …il tutto da mangiare solo con la pita (posate inesistenti) alla modica cifra di 1€!

Finiamo con il dolce tipico di Amman: Kunafa, fatto di formaggio fresco ricoperto di sottilissima pasta fillo e granella di pistacchi, immerso naturalmente nello sciroppo.

Soddisfatti del nostro pranzo partiamo alla volta di Jerash, antica e maestosissima città romana del I secolo d.C. Entriamo dal trionfale arco di Adriano e ci ritroviamo velocemente nell’antico foro colonnato da cui parte il cardo. Questa città aveva 2 teatri, 1 ippodromo, 2 terme…tutti segni della sua potenza e della sua ricchezza. Dall’alto del tempio di Giove ci si rende conto della vastità dell’area delle rovine emerse (e più della metà è ancora sommersa)…in piccolo ma ricorda Pompei. La città è stata abbandonata per più di 1000 anni, per questo si è conservata così bene.

Nonostante sia ancora la stagione mite, il sole picchia forte e cerchiamo di proteggerci come possibile ma finiamo la visita rossi come dei peperoni…:-/

Riprendiamo il nostro pulmino (sembriamo una comitiva su un bus scolastico) e crolliamo addormentati fino a Madaba.

Un mitico compagno di viaggio fa capolino nella mia stanza con una insperata birra ghiacciata scovata in un’enoteca (essendo paese mussulmano l’alcol non si trova facilmente)…mi si stampa un mega sorriso, è arrivato il mio momento preferito della giornata 😀

Ceniamo nel bellissimo cortile di un ristorante Giordano non lontano dall’hotel che ci serve una montagna di meze (antipasti caldi e freddi) e una grigliata di carne. Finiamo la serata in maniera improbabile nel bar (chiuso) di un hotel dove il proprietario (dopo una buona dose di whisky) ci invita a guardare la semifinale di Champions dove gioca la Roma con i suoi amici!!

Naoshima

Decidiamo di restare a Naoshima anche oggi invece di spostarci nella vicina isola di Teshima. L’ultima giornata passa all’insegna del relax. Andiamo a fare una corsetta mattutina sulla spiaggia zigzagando fra installazioni ed opere d’arte. Poi ci godiamo il sole e la vista sull’arcipelago dalla terrazza dell’hotel. Finiamo il nostro percorso culturale con il museo Chichu, il cui ingresso riproduce il giardino di Monet a Giverny…un’esplosione di fiori e colori!

Sono in treno, guardò fuori e cerco le parole giuste per provare a trasmettere le sensazioni provate a Naoshima: è davvero difficile. Essere circondati da opere d’arte che toccano tutti e 5 i sensi contemporaneamente, il bello della natura e dell’opera dell’uomo che si integrano perfettamente, la sensazione di isolamento di essere su un isola ma pur sempre protetti da tutte le isolette circostanti, il tempo che sembra essersi fermato in quelle casette di legno oggi trasformate in opere d’arte, il silenzio totale nei musei, i rumori del vento e del mare che oggi così raramente sentiamo nella loro purezza, l’ordine la pulizia il rispetto giapponesi che trapelano in ogni incontro…ecco cosa mi è rimasto nel cuore.

Naoshima è stata un’esperienza mai provata prima; sicuramente non è l’immagine rappresentativa del Giappone ma non credo che in nessun’altra parte del mondo sarebbero riusciti a farmi provare tutto questo contemporaneamente.

Prendiamo un treno speciale, tutto in legno che ci porta per la prima ora del nostro viaggio. Poi 4 ore di Shinkansen ci riportano a Tokyo.
Prima di riprendere l’aereo non può mancare un’ultima scorpacciata di sushi e saké. Troviamo uno standing sushi bar, un posto da dopolavoro in cui i giapponesi vanno a mangiare un boccone in piedi da soli prima di tornare a casa, uno dei pochi che non chiude alle 21.30. Lo colonizziamo e lasciamo che il sushichef ci coccoli a dovere!!

È stato un viaggio molto denso, ricchissimo di esperienze molto diverse l’una dall’altra. È stato un viaggio per il quale ho dedicato molto tempo alla preparazione e che mi ha lasciata estremamente arricchita e vogliosa di andare ancora più a fondo di quello che ho “assaggiato”.

Per molti aspetti è il paese perfetto in cui viaggiare, tutto è iper organizzato e non lascia spazio all’imprevisto, tutto è estremamente pulito, il cibo eccellente, le persone incredibilmente gentili.
È vero anche però che la cultura giapponese è molto molto diversa dalla nostra e richiede un rispetto quasi ossequioso, uno sforzo di comprensione e l’accettazione dell’incomprensione; il livello di inglese parlato è estremamente basso quindi è difficile interagire e avere uno scambio profondo con i giapponesi.

Ho avuto la fortuna di condividere questi ultimi 10 splendidi giorni con la mia famiglia, come non succedeva da tantissimo tempo e sono molto grata di questo dono. Le risate, le coccole, i discorsi seri e quelli stupidi, il vivere esperienze forti insieme e confrontarsi…è questo che ci ha sempre tenuto strettamente uniti e non dobbiamo mai dimenticarci di alimentare questi legami e darli per scontanti. Ci siamo dati appuntamento fra 5 anni: chissà cosa sarà la mia vita allora, ma so che loro ci saranno!

Naoshima

Ci svegliamo nel porto di Uno, che già di per se non è un gran posto, per di più stamattina è coperto da una sottile pioggerellina stile inglese!
Prendiamo il traghetto per Naoshima, un’isola-museo dedicata all’arte contemporanea, progettata dall’architetto Tadao Ando.

L’avvicinamento all’isola avvolta nella nebbia è un po’ spettrale ma sopratutto sa di mistero. Appena scesi dal traghetto ci troviamo circondati da opere d’arte: una grossa zucca rossa e nera su una banchina, una nuvola metallica bianca sull’altro lato del porto, giganteschi specchi che ricoprono la stazione e riflettono l’acqua del mare.

Lasciamo i bagagli all’hotel e iniziamo la perlustrazione dell’isola a piedi. Su ogni spiaggia, dietro ogni collinetta, spuntano nuove opere d’arte. Anche alberi, fiori e laghetti fanno parte di uno studiatissimo percorso espositivo. Ci ritroviamo all’ingresso del primo museo assolutamente per caso, andando a curiosare dietro uno strano muro di cemento armato ai piedi di una collina!! Tutti i musei dell’isola sono stati progettati da Tadao Ando utilizzando gli stessi materiali e le stesse finiture; questo crea un senso di uniformità incredibile e dà l’impressione di non uscire mai dal museo.
Visitiamo diversi musei e installazioni di svariati artisti. Due cose mi rimangono impresse:
1. Lo stile di Tadao Ando con la purezza delle sue linee in cemento armato con lunghe fessure che fanno entrare fasci di luce: mi piace da morire!!
2. I giochi di luci di James Tarrell che mi ha fatto scoprire la potenza e la versatilità dei nostri occhi. La sua prima installazione che visitiamo è una stanza completamente buia in cui ti fanno sedere su una panchina e stare fermo con gli occhi aperti per 8 minuti. Non vedo assolutamente niente e i primi 2 minuti ho solo una sensazione di nausea e disagio, poi piano piano inizia a delinearsi davanti a me un rettangolo di luce bianca, non definito che appare e scompare. Dopo 8 minuti il rettangolo bianco sembra lo schermo di un cinema e lo vedo chiaramente definito: mi alzo e gli vado incontro e scopro che è uno spazio vuoto dipinto di bianco. Mi giro e improvvisamente vedo le sagome delle persone intorno a me…eppure la luce della stanza non è assolutamente cambiata…pazzesco!! La seconda installazione è una stanza fatta a tronco di cono rovesciato con un’apertura quadrata nel soffitto che fa apparire un pezzetto di cielo. All’ora del tramonto ci sediamo lungo le pareti della stanza e guardiamo in su. I primi minuti sento solo male al collo e mi dò della cretina per aver pagato per stare in questa stanza 35 minuti. Poi delle luci iniziano a colorare le pareti della stanza fino al buco che fa apparire il cielo e per contrasto sembra che anche il cielo cambi totalmente colore: seconda della luce diventa blu, viola, rosa, verde, grigio, bianco…sembra ci sia uno schermo che cambia colore. Non ho mai vissuto un’esperienza sensoriale simile!

Ci godiamo un’ottima cena e una visita al museo in notturna…un bellissimo modo per finire la giornata!!

Kyoto & Hiroshima

Stamattina scegliamo di fare la vera colazione giapponese. L’aspetto è esteticamente bellissimo ma non differisce molto da una cena con pesce grigliato, tofu, zuppa miso, riso, sottoaceti, frittata…e sulle prime tentenniamo. L’esitazione dura poco…è tutto molto buono anche se non so se la farei tutti i giorni!

La prima tappa di oggi è il padiglione d’oro, un palazzo trasformato in tempio completamente ricoperto di lamine d’oro che sorge su un laghetto. Il riflesso dell’oro nel laghetto e il giardino giapponese intorno completano il quadro. Anche qui pullula di scolaresche in gita ma invece che provare “oppressione da turisti”, mi sento immersa nella cultura locale e mi guardo intorno curiosa.

Dopo il padiglione d’oro ci rechiamo alla foresta di bambù. Siamo nella periferia nord-ovest di Kyoto e dato che abbiamo poco tempo ci stiamo muovendo da un posto all’altro in taxi anche se sono sicura che gli autobus funzionerebbero benissimo. Per ammirare la foresta di bambù si percorre un sentiero di circa 1 km immersi fra questi giganteschi tronchi. La loro altezza ti fa sentire un piccolo puffo.
Compriamo dei cachi secchi (prima volta che li vedo) da una bancarella e del the matcha da un simpaticissimo coltivatore locale.

Pranziamo in treno – sempre alla scoperta delle cose più improbabili che troviamo – diretti a Hiroshima. Ammetto che ero un po’ restia ad inserire questa tappa nel nostro percorso ma a posteriori credo davvero sia una tappa fondamentale dal punto di vista storico e di coscienza.
A Hiroshima c’è un parco della memoria con un cenotafio, la fiamma della pace, un monumento in memoria dei bambini, uno in memoria dei coreani e un museo della memoria che racconta quello che è successo. La visita mi colpisce molto per la potenza distruttrice di questa bomba all’epoca “sconosciuta”, per gli impatti a distanza di così tanti anni e per le conseguenze che l’hanno reso un tale disastro: la bomba è caduta una mattina in cui più di 6.000 bambini erano stati chiamati ad aiutare per abbattere dei palazzi e costruire dei frangifuoco per i raid aerei. Anche per questo, ha fatto così tanti morti fra i bambini di 12/13 anni…una vera tragedia!!

Ripartiamo da Hiroshima diretti a Uno, dove dormiamo pronti per imbarcarci verso l’isola di Naoshima.

Kyoto

Dopo colazione ci raggiunge in albergo Sajo, la nostra “guida” di oggi, una ragazza giapponese, amica di un amico, che ci porterà alla scoperta di Kyoto.

Iniziamo la nostra visita da un santuario shintoista e scopriamo alcune delle differenze fra santuario shintoista e tempio buddista. Sicuramente i miei racconti non saranno né esaustivi né particolarmente rigorosi ma sono le chiavi di lettura che ci ha dato Sajo e che mi hanno permesso di comprendere molte cose.
La prima cosa da sapere è che qui la maggior parte delle persone sono buddiste e shintoiste allo stesso tempo. Ci si reca al santuario shintoista per esprimere desideri mentre si va al tempio buddista per ringraziare e pregare per i propri antenati.

Il santuario è un luogo aperto con diverse nicchie iconografiche dedicate ad una o più divinità. Sono luoghi molto colorati, sopratutto sulle tonalità dell’arancione.
Il rito shintoista prevede di gettare una moneta in una cassetta, suonare la grossa campana che c’è nel santuario e battere forte due volte le mani per attirare l’attenzione degli dei e degli spiriti e poi esprimere il proprio desiderio.
Oggi i fedeli si recano al santuario almeno 1 volta all’anno per celebrare l’inizio dell’anno e ad ogni ricorrenza importante in cui desiderano che qualcosa si avveri: accesso all’università, esami, matrimonio, malattia,…

Il tempio invece è un luogo molto più silenzioso e raccolto, con una parte centrale coperta, solitamente in legno, dove si deve camminare senza scarpe. L’iconografia è principalmente quella del Buddha verso il quale tutti si rivolgono.
Il rito buddista prevede l’accensione di candele ed incensi, offerte e preghiere di ringraziamento. Molti fedeli pregano inginocchiati.

Visitiamo un santuario (Yasaka-jinja Shrine) e due templi (Kiyomizi-dera e Kodai-ji che è un tempio zen).
Ci sono tantissime scolaresche in visita a Kyoto e in uno dei templi un gruppo di ragazzine vestite in divisa ci chiede di scrivere dei messaggi di pace e ci consegnano i loro da diffondere nel mondo. Sono allegre e ridacchiano vergognose verso papà che scherza con loro!

Il quartiere nel quale ci troviamo si chiama Gion. Oltre che per i templi questa zona è molto nota per le geishe. Tutta l’area brulica di fedeli e turisti. Rispetto a quello che ho visto fino ad ora, sono moltissime le donne che indossano il kimono. Sajo mi spiega che una buona parte sono donne giapponesi che qui usano il kimono più di frequente o che lo affittano per occasioni speciali, altre sono turiste cinesi e coreane che lo affittano come parte della loro visita. So che non è del tutto reale…ma rende l’ambiente molto particolare e fa fare un piccolo salto nel tempo con l’immaginazione.

Visitiamo poi il bellissimo castello Nijo-jo con interni completamente dipinti in oro e un mare di ciliegi in fiore…che fanno fare “ohhhhhhhh”!!

Salutiamo la gentilissima Sajo con un dono di prelibatezze pasquali italiane e francesi e proseguiamo per l’ultima visita della giornata: il Fushimi-Inari. Questo santuario consiste in un lungo camminamento di 4km che porta alla cima del monte Inari; tutto il percorso è coperto da una galleria di torii (archi che segnano l’ingresso dei santuari) arancioni.
Questa galleria arancione si snoda in mezzo ad un bosco di bambù e conifere, formando un contrasto di colori che mette allegria. La luce del tramonto che filtra fra gli alberi aggiunge un tocco di magia.

Torniamo al Ryokan dove ci aspetta un’altra cena speciale: lo Shabu Shabu o piatto dell’amicizia. Consiste in un grosso contenitore rotondo di acqua bollente con al centro un buco per la brace che viene posto in mezzo al tavolo. Dentro si fanno cuocere carne, ravioli, spaghetti di riso e verdure che si intingono poi in diverse salse (simile alla fondue chinoise francese). La qualità degli ingredienti è sopraffina e non la smettiamo più di mangiare!! Il sake completa l’opera…:-)

Nara & Kyoto

La sveglia suona all’alba e come tutte le mattine mia sorella continua a ronfare serafica fino a quando non la sveglio (dolcemente se no diventa una specie di iena fino a pranzo!!

Prendiamo il treno in direzione di Kyoto e dopo due ore ci si propone la prima sfida della giornata: in 20 minuti dobbiamo lasciare le valigie al deposito, comprare da mangiare e cambiare treno. Più che una sfida per noi è una sfida alla tanto citata organizzazione giapponese… e anche stavolta vince lei! Ripartiamo con la coincidenza per Nara.

Nara è una meta turistica molto conosciuta soprattutto dai buddisti perché nel grande parco a est della cittadina si trova una delle più grandi statue bronzee del mondo, il Daibutsu, ovvero Grande Buddha. La statua è racchiusa in un enorme edificio ligneo chiamato Todai-ji. L’impatto è impressionante, sopratutto per chi ha avuto poche esperienze con le statue buddiste. Intorno a noi è pieno di scolaresche in divisa in gita di classe che si accalcano intorno ad una colonna del tempio. Alla base della colonna c’è un buco che rappresenta una narice del Buddha: chi riuscirà a passare attraverso il buco avrà assicurata l’illuminazione. Naturalmente papà non resiste e si butta nella folla dei bambini per provarci!

Ritorniamo nel parco in cui vivono centinaia di daini liberi e ormai totalmente abituati alla presenza dell’uomo. Scattiamo l’immancabile selfie con due daini e partiamo per una passeggiata che ci conduce ad alcuni templi minori nascosti fra la vegetazione. Sono dei piccoli gioiellini di legno, ben conservati e animati da una fervente attività.

Il tempo scorre troppo veloce e purtroppo ho considerato troppo poco tempo per goderci Nara; dobbiamo correre in stazione a riprendere il treno. Prima di salire facciamo un’incursione in un piccolo supermercatino dove arraffiamo qualcosa per il pranzo: tanto per cambiare prendiamo tutto quello che non riusciamo ad identificare!!

La fretta di tornare a Tokyo è dovuta al fatto che ci aspetta il Miyako Odori, lo spettacolo teatrale delle geishe che celebra la primavera a Kyoto (spettacolo solo ad aprile). È molto difficile apprezzare l’arte di una geisha se non si è invitati in uno dei bar privati nei quali queste si esibiscono la sera. Se ne può però avere un assaggio durante lo spettacolo del Miyako Odori in cui le geishe danzano e cantano raccontando lo svolgersi delle 4 stagioni attraverso poemi epici giapponesi.
Lo spettacolo è incantevole e ci proietta in un mondo un po’ artificiale ma altrettanto segreto ed intrigante.

Usciti ci incamminiamo lungo il Sentiero del Filosofo, un percorso che corre lungo un canale all’ombra dei ciliegi in fiore. L’ora del tramonto e gli alberi in fiore rendono la passeggiata particolarmente suggestiva e romantica.

Arriviamo nel Ryokan, l’albergo tradizionale giapponese, che abbiamo scelto. L’ingresso è un salottino rettangolare con un grande focolare al centro e una teiera sul fuoco. La nostra stanza è composta da 5 ambienti, una piccola sala da pranzo, due stanzine vuote coperte di tatami (stuoie di bambù) dove dopo cena verranno posti i tatami (letti tradizionali) per dormire, una toilette e una sala da bagno tradizionale (onsen) con degli sgabelli sui quali sedersi per lavarsi con una doccia e una vasca di legno piena di acqua calda dove rilassarsi.

Dopo l’onsen ci forniscono un kimono che dobbiamo indossare per la cena. La cena Kaiseki, cena tradizionale di Kyoto di 13 portate che mescola piatto di verdure, zuppa e pesce, ci viene servita innaffiata di sake…una vera gioia per occhi e palato!!

Shirakawago & Kanazawa

Usciamo dal lodge e l’arietta fredda di montagna ci sveglia rapidamente. Con 10 minuti di macchina arriviamo al paesino di Shirakawago. Il paesino è un villaggio di coltivatori di riso con una caratteristica ormai unica: ha conservato le tradizionali case con i tetti spioventi di paglia. Ci addentriamo nel paesino, le case tradizionali si alternano a case moderne. Il primo impatto non ci entusiasma, ci sembra poco omogeneo. A poco a poco però si svela la sua bellezza: non è un paesino da cartolina, un po’ finto, per turisti…bensì un paesino in piena attività con persone che vivono la loro vita in questi luoghi. Mi colpisce una contadina china quasi a 90 gradi sul suo aratro e mi vengono in mente le strofe di De Gregori “curva sul tramonto sembra una bambina…”

Più ci addentriamo nel paesino, più ne restiamo affascinati. È presto e non ci sono ancora troppi turisti; osserviamo i negozianti spazzare davanti al loro negozio, le sale da the con le finestre di carta di riso aperte per fare entrare qualche raggio di sole.

Dopo un paio d’ore riprendiamo il bus per Kanazawa. Quando arriviamo è ora di pranzo e ci dirigiamo verso il mercato Omi-Cho per cercare un po’ di pesce fresco. Troviamo un ristorantino di sushi: naturalmente il menù è solo in giapponese, ma ci basiamo sulle foto…e ordiniamo tutto quello che non riconosciamo!! 🙂 Non avremmo potuto scegliere meglio!

Ci avviamo verso il palazzo imperiale e ci fermiamo a prendere un caffè in un caffè giapponese. La sala è piccola con cucina a vista. Un uomo in giacca e cravatta sta pranzando da solo in un angolo risucchiando rumorosamente i suoi Udon. Osservo il cuoco con la bandana in testa lavorare dietro al bancone ma su uno schermo passano le immagini della parata militare della Corea del Nord che mi catturano e mi lasciano attonita.

Quando entriamo nei giardini del castello di Kanazawa inizia una leggera pioggerellina che nell’arco di poco diventa sempre più intensa fino a tramutarsi in scrosci d’acqua dai quali è difficile proteggersi anche con l’ombrello. Nonostante questo trascorriamo un paio d’ore a vagare fra i giardini del castello e gli incantevoli giardini di Kenroku-en. Anche qui la fioritura dei ciliegi è un po’ in ritardo cosa che ci permette di godere ancora di tanti ciliegi in fiore!

È difficile spiegare a parole la bellezza di questi giardini: la varietà di panorami e di specie vegetali dai mille colori, il silenzio e la tranquillità che vi regnano, la presenza e il rumore dell’acqua,…Il risultato è che ci si sente in un’oasi di pace anche nel bel mezzo della città!

Un po’ bagnati ma con ancora tanta voglia di scoperta andiamo a vedere il quartiere dei samurai (Nagamachi). Oggi rimangono due strette strade di case con i tetti di ceramica laccata e i portali in legno. Visitiamo una casa tradizionale con un bellissimo giardino contemplativo nascosto all’interno e una casa da te al piano alto.

La giornata si conclude con la visita al vecchio quartiere delle geishe (Higashi-chaya-gai), un quadrilatero di viuzze con casette in legno e piccole lanterne rosse. Ne riceviamo una visione un po’ melanconica: è l’ora di chiusura dei negozi di artigianato e delle sale da the che caratterizzano la zona e la pioggia sembra lavare via i colori…ma l’assenza di persone la rende anche un po’ magica.

Mangiamo dei dumplins di riso e pesce in un ristorantino non lontano dall’hotel prima di crollare nel letto dopo una doccia bollente!

Tokyo & Shirakawago

Oggi iniziamo la giornata con una bella figuraccia: dato che in hotel c’è una piscina, io e mamma inforchiamo accappatoio e ciabatte e scendiamo per farci una nuotata mattutina. Un membro dello staff, appena si aprono le porte dell’ascensore, ci vede da lontano e ci corre incontro con le braccia a X urlandoci “change change”!! Tutti si voltano pensando ad un allarme…la scena è super imbarazzante ma altrettanto esilarante e a stento tratteniamo le risate!! Spieghiamo che stiamo cercando la piscina ma non sente ragioni e, senza darci l’informazione richiesta, urla solo “change change”. Ritorniamo in camera a vestirci di tutto punto e ripartiamo ma stavolta mancano i 2€ per entrare in piscina…rinuncio alla nuotata…mi è bastata la camminata a mettermi fame!!!

Partiamo con i bagagli per andare alla stazione dove dobbiamo convertire i japan rail pass acquistati in Italia in biglietti validi per gli Shinkansen (i “freccia rossa” locali) e aspettare papà.
Iniziamo a capire qualcosa della metropolitana locale e a muoverci abbastanza abilmente. Stamattina però notiamo una cosa nuova: alcuni vagoni sono indicati come “women only”! L’ora di punta deve essere davvero un inferno qui!!

Recuperiamo papà che, per riuscire a prendere il nostro treno deve fare uno scatto da centometrista, ma finalmente siamo tutti e 4 insieme!
Dopo 3 ore di treno arriviamo a Kanazawa dove abbiamo la corrispondenza con il pullman per Shirakawago, un villaggio tradizionale giapponese con le casette in paglia.

La campagna che attraversiamo è ricca di coltivazioni di riso e ciliegi in fiore. La strada inizia a salire ed appaiono macchie di neve: guardiamo le nostre maniche corte e ci chiediamo dove stiamo finendo!!

Scendiamo dal bus e una navetta ci porta fino al lodge: ci troviamo davanti ad moderno rifugio…immerso nella neve!!!
Mettiamo su ON la modalità montagna e via! La camera ha 4 loculi con dentro letti singoli e la finestra è coperta da quasi 2 mt di neve.

Modalità montagna vuol anche dire relax quindi andiamo a fare un onsen – le terme tradizionali giapponesi. Il rito prevede si spogliarsi nudi in una anticamera, entrare in una prima stanza dove ci si siede su uno sgabello e lavarsi interamente, poi immergersi nelle vasche di acqua molto alcalinica che sgorga calda dalle montagne. Il nostro onsen ha una vasca interna e una – stupenda – esterna fatta di grosse pietre scure e una fontanella che immette l’acqua nella vasca. Relax totale!!

Tokyo

La giornata inizia con la colazione in hotel. Il buffet mescola alimenti occidentali e giapponesi ma io naturalmente mi attacco ad un businessman giapponese e copio esattamente la sua colazione, tentennando – ma lasciandomi convincere – sul pesce marinato e sulla zuppa di alghe.

Prima tappa di oggi è il famosissimo mercato del pesce, Tsukiji. Tutto intorno al mercato coperto pullulano bancarelle e micro ristorantini che propongono ogni possibile tipo di pesce ed alga. Noi tre sembriamo nel paese dei balocchi!! Proviamo qualsiasi cosa ci passi sotto le grinfie: le palline di Mochi (dolci tipici delle feste popolari fatti da una involucro gelatinoso di farina di riso e una pasta di fagioli dolci all’interno), delle fragole bianche (che sembrano solo acerbe ma in realtà sono dolcissime), ricci di mare crudi, capesante grigliate con ricci, cracker di alghe, alghe marinate, tonno essiccato, rotolo di frittata con pasta di pesce, chele di granchio gigante…insomma non ci siamo risparmiate!!

Dopo aver mangiato per colazione,pranzo e cena insieme, ci addentriamo nel vero e proprio mercato coperto. L’ingresso a questa parte del mercato, dedicata al commercio all’ingrosso, è concesso ai turisti solo nell’ultima ora di attività, dalle 10 alle 11 de mattino. La scena è quella di un mercato in chiusura in cui tutti si affrettano verso gli ultimi affari e qualcuno incomincia già a dedicarsi alle pulizie.
Camminiamo in fretta sbirciando fra i banchi ancora in attività e cercando di identificare almeno qualcuna delle migliaia di specie di pesce in vendita. Una delle cose che ci colpisce di più e l’assenza totale di odore di pesce e la pulizia dei banchi. La maggior parte degli addetti ai lavori indossa guanti bianchi. Per il trasporto delle merci utilizzano degli strani carretti elettrici che si guidano con una ruota che assomiglia a quella delle giostre per bambini. In molti banchi a quest’ora tagliano con la sega elettrica i filetti di tonno che hanno appena congelato – e che assomigliano ora a blocchi di legno – e che partiranno verso i ristoranti di sushi all’estero.
Un signore prepara dei sushi di tonno appena pescato per lui e i suoi colleghi. Lo osserviamo con l’acquolina in bocca…e lui ci allunga 3 sushi…capiamo la differenza con tutti gli altri sushi: un’esplosione di mare in bocca!

Dopo aver passato qui quasi tutta la mattina, decidiamo di incamminarci verso Ginza. Il panorama cambia completamente: torniamo nella modernità di grattacieli e negozi di moda.
Incuriosite andiamo alla scoperta di qualche negozio e grande magazzino. Entriamo da Itsuya, la più grande cartoleria che abbia mai visto: 8 piani interi dedicati a penne, carta, agende e oggetti da ufficio.

La sister architetta ci fa fare un altro giro di splendidi edifici costruiti da archistar tra cui quello di Mikimoto e il Dear Ginza. Trovare questi palazzi senza Google maps (è la prima volta dopo 5 anni di SIM Vodafone illimitata che mi trovo a girare solo con cartine cartacee e la guida alla mano!) è un’impresa: gli indirizzi di Tokyo indicano luoghi approssimativi, con punti di riferimento alquanto vaghi anche per i locali. Fortunatamente sono tutti talmente gentili che si prodigano per aiutarci e chiedono ad altri locali finché non trovano qualcuno che conosca il posto.

Dopo tutte queste ricerche e questa modernità ci rifugiamo ai giardini imperiali, un’oasi di pace in piena Tokyo con laghetti, ponticelli, siepi colorate e ciliegi in fiore.
Ci riposiamo ai giardini leggendo la storia di Tokyo.

L’ultimo quartiere che vogliamo visitare oggi è Roppongi, quartiere ricco di Tokyo caratterizzato da alcuni grattacieli molto rinomati quali la midtown tower, Rappongi Hills e il Mori Art Museum. La parte più bella di questo quartiere si svela però inaspettata: un dedalo di piccole viette con locande, yakitori (spiedinerie) e izakaya (birrerie locali) in legno con le tipiche tende alle porte. Gironzoliamo affascinate e cerchiamo il posto più adatto per prendere una birra.
Due signori giapponesi ci approcciano chiedendo se abbiamo bisogno (non sembra essere una zona molto frequentata dai turisti!) e noi rispondiamo che stiamo solo cercando un posto per bere una birra. Ci invitano a seguirli ed entriamo in una porticina di legno senza insegna. Dentro ci sono solo due tavoli di legno. Intorno ad uno 5 signore stanno ridendo. Ci accomodiamo insieme ai nostri ospiti intorno all’altro. Ordiniamo da bere (e loro anche da mangiare) e iniziamo a chiacchierare. Sono un banchiere e un medico internista. Cerchiamo di sfruttare l’occasione per fare un sacco di domande a cui non siamo ancora riuscite a dare risposte, sopratutto su quello che mangiamo. Per esempio ci sono dei cestini di uova sul tavolo e scopriamo che sono uova fresche che loro mescolano al riso caldo e alla soia. Le uova sono gratis, il riso si paga…!! In 1 ora ciascun nostro commensale si mangia la bellezza di 3 uova crude con il riso…per il colesterolo qui è un party!!

Dopo 1 oretta ci congediamo: è la notte di Pasqua e decidiamo di partecipare alla veglia pasquale nella chiesa francescana di Roppongi…non sappiamo cosa ci aspetta!! Dopo una prima bellissima fiaccolata nel giardino della chiesa, inizia una serie di salmi cantati e letture della Bibbia che sembrano non avere fine. Complice l’illuminazione fioca dovuta solo alle candele, mamma da un lato e sorella dall’altro, non riescono a stare sveglie. Io tiro gomitate e canto a tutto volume…ma gli sforzi sembrano vani!!
Dopo 2 ore di cerimonia (non siamo neanche a metà messa!!) l’intera assemblea si sposta in una sala adiacente dove assistiamo ad un rito particolarmente emozionante: la comunità accoglie 6 nuovi membri adulti che hanno scelto di battezzarsi. Il battesimo si svolge alla maniera dei primi cristiani: uno ad uno I battezzandi si infilano in una grande vasca d’acqua dove tutto il loro corpo viene purificato e benedetto e la comunità canta un canto di gioia. Confesso che nonostante la bellezza del rito dopo 2h30 battiamo in ritirata esauste dalla giornata.

Sulla via del ritorno ci fermiamo a mangiare in un ristorantino delizioso in cui mangiamo sedute per terra su un bancone di legno che circonda la cucina a vista. La specialità del luogo è l’Oden, un brodo scuro con verdure, alghe, radici e delle specie di ravioli, cotti a vapore e immersi nel brodo.
Mia sorella è intollerante al glutine che per la cucina locale è molto complicato perché non può mangiare salsa di soia che qui è onnipresente. Questa difficoltà ha come lato positivo il fatto che interagiamo molto con cuochi e camerieri per cercare di capire che cosa può e non può mangiare. Stasera diventiamo amiche del cuoco che si prende a cuore la situazione e fa di tutto perché mi sorella posso godersi la sua cena senza pericoli. Mia sorella stasera è dispettosa, cerca di provocarmi poi mi da troppi bacini e io la scaccio: il cuoco, per niente abituato a queste dimostrazioni di affetto e giocosità scoppia a ridere in continuazione vedendoci!!