Ao Nang

Ci svegliamo presto e un semi raggio di sole penetra dalla finestra…ci scappa un grido di gioia!! Saltiamo giù dal letto, recuperiamo i bagagli e in mezz’ora siamo su un taxi dirette alla spiaggia più vicina (Ao Nang Beach).

Ao Nang, a 25 min di macchina da Krabi Town, è il punto di partenza delle long tail boats che portano alle spiagge accessibili solo via mare e alle isolette della zona. Purtroppo quindi c’è un gran via vai di barche con i loro motori scoperti che fanno un gran rumore e un sacco di fumo nero.

Camminiamo lungo la spiaggia, ci allontaniamo dalle barche e troviamo un posticino tranquillo sotto i faraglioni di roccia caratteristici della zona. Finalmente splende il sole e tutto intorno è un’esplosione di colori.

Abbiamo ammonticchiato tutti i nostri bagagli sulla spiaggia e, dato che fa troppo caldo per stare sdraiate sulla sabbia, passiamo gran parte della mattinata nell’acqua bassa a camminare e sguazzare.

Dopo un ultimo Pad Thai e una limonata ghiacciata in riva al mare (al The Last Fisherman Bar), ancora salate e con i costumi bagnati prendiamo il taxi per andare all’aeroporto di Krabi.

Da qui prendiamo un volo per Don Mueang, il secondo aeroporto di Bangkok.

Stanotte dormiremo in un hotel vicino all’aeroporto Suvarnabhumi da cui domani mattina all’alba ripartiremo per rientrare.

Krabi

La mattina crogioliamo in hotel, fuori la pioggia non da tregua e non sembra esserci niente da fare al coperto.

Verso l’ora di pranzo, il peggio sembra passato e decidiamo di concederci un ristorantino carino in centro. Mangiamo benissimo alla Gecko Cabane, gestita da una coppia thailando-francese.

Dopo pranzo approfittiamo di un momento senza pioggia per fare una lunga passeggiata lungo il fiume (Pak Nam Krabi) che costeggia Krabi. Formazioni rocciose coperte di vegetazione lussureggiante, spuntano da in mezzo al fiume creando un bellissimo panorama. Peccato che l’acqua sia molto torbida a causa della pioggia.

Ricomincia il diluvio e ci rifugiamo di nuovo al centro massaggi di ieri, questa volta per un massaggio thai completo.

Ceniamo in un ristorantino tutto in legno vicino all’hotel (Prantalay Seafood) e proviamo il granchio con i noodles…in questa località di mare sembra andare per la maggiore! C’è un ragazzo thailandese che fa musica dal vivo ma ad un certo punto un anziano signore, chiaramente un turista, gli ruba la scena e ci intona Elvis con un “Can’t help falling in love” da brividi.

Phi Phi Islands – Krabi

Ci svegliamo pronte per prendere il traghetto per Phuket. L’albergo ci conferma che il traghetto partirà e ci vende i biglietti, tranquillizzandoci che, anche se i biglietti non sono numerati, avremo posto sul traghetto.

Una volta arrivate all’imbarcadero, ci dicono invece che l’unico traghetto che partirà per i prossimi giorni è quello delle 9 per Krabi (nella direzione opposta alla nostra). Esitiamo su quale sia la migliore strategia, ma alla fine riteniamo più saggio allontanarci il prima possibile dalle isole.

In porto c’è il panico e ondate di turisti corrono da una parte all’altra cercando di capire come scappare e salendo su traghetti stracolmi. Dalle notizie sappiamo che ci sono 50mila persone che,come noi, stanno cercando rifugio dal ciclone.

Ricomprato finalmente il biglietto per Krabi, ci mettiamo in coda per salire e dopo poco il traghetto davanti ai nostri occhi molla gli ormeggi e parte. Si leva un mormorio di rabbia dalla folla, terrorizzata di rimanere a terra. Per fortuna dopo qualche minuto attraccano altri due traghetti che cominciano ad imbarcare passeggeri. Non fanno parte della stessa compagnia di quello prima, ma in qualche modo facciamo accettare il nostro biglietto (comprare un terzo biglietto no eh!).

Il mare è molto grosso e in questo traghetto entra acqua da tutte le parti. Per fortuna il viaggio dura solo due ore, tempo sufficiente di pianificare le prossime mosse. Per prima cosa prenotiamo un aereo da Krabi a Bangkok, per avere un’alternativa di rientro sulla capitale. Poi è la volta dell’hotel. Robusto, lontano dal mare e con una camera sufficientemente grande per viverci rinchiuse 2 giorni: ecco le caratteristiche che cerchiamo.

Una volta al porto di Krabi è di nuovo la corsa ai taxi, che naturalmente non erano preparati ad una tale affluenza. Veniamo spinte su un taxi con altri due turisti che, a differenza della maggior parte dei passeggeri del traghetto, rimangono a Krabi invece che spostarsi direttamente a Phuket via terra.

Lasciati i bagagli in albergo, ne approfittiamo per fare un giro nella cittadina di Krabi prima che arrivi la pioggia. Ci fermiamo a mangiare in un ristorantino musulmano (non abbiamo capito perché, ma qui ci sono un sacco di esercizi musulmani, probabilmente la comunità è molto presente).

Krabi town non sembra offrire gran che, tranne un buon numero di caffè molto carini. Ci sono gruppetti di turisti che come noi vagano alla ricerca di qualcosa da fare in attesa del maltempo. Saliamo al tempio (Wat Kaew) – unica cosa da “visitare” in città – ma dopo tutti i templi meravigliosi che abbiamo visitato, questo non ci dice veramente niente.

Finiamo per infilarci in un centro massaggi (Body Kneads) a goderci il foot massage più bello che abbia mai fatto.

Quando usciamo la pioggia ha notevolmente rinforzato. Rientriamo in albergo a guardarci un film.

Al momento di cena proviamo a mettere il naso fuori, ma la pioggia è decisamente troppa anche per le nostre super mantelle comprate a Chiang Mai. Facciamo quindi dietrofront e mangiamo nel tristissimo ristorante dell’albergo.

Phi Phi Islands

Il tempo non è niente di speciale ma è in peggioramento quindi decidiamo di fare ugualmente stamattina il giro delle baie più belle di queste isole.

Partiamo su una long tail boat, le barche in legno tipiche di questa zona.

Ci fermiamo prima allo shark point vicino al porto dove spesso stanno gli squali adulti. Il mare è leggermente mosso quindi l’acqua è un po’ torbida. Vediamo qualche pesce colorato ma di squali neanche l’ombra.

Ci spostiamo su Koh Phi Phi Lee.

Qui ci fermiamo prima alla Viking Cave, grotta in cui le rondini fanno i nidi che, come scoperto a Bangkok al ristorante cinese, sono considerati una vera prelibatezza. Per questo all’ingresso delle grotte c’è un guardiano che vive qui tutto l’anno e si arrampica nelle insenature della roccia grazie a dei lunghi pali di bambù per raccogliere i nidi.

La seconda tappa è la Pileh Lagoon, una baia quasi chiusa in cui l’acqua cristallina non fa un’onda. Nonostante il cielo sia ancora grigio, qui l’acqua brilla tantissimo!

Nella baia successiva riscendiamo in acqua con le maschere: qui dopo una breve nuotata arriviamo in una piccola insenatura rocciosa sulla sinistra della baia e a un braccio di distanza sotto di noi una dozzina di piccoli squaletti girano in tondo in cerca di piccoli pesciolini per colazione. Ad un certo punto mi ritrovo da sola con loro…e mi scorre un brivido lungo la schiena.

La tappa successiva è la famosissima Maya bay. Questa baia meravigliosa purtroppo è stata sovra sfruttata dal turismo quindi a giugno scorso il governo ha deciso di chiuderla per permettere ai coralli di ripopolarsi. Riusciamo a vederla da dietro le boe e, complice il fatto che sia completamente sgombra dalle barche turistiche, sembra davvero speciale!

L’ultima tappa è la spiaggia delle scimmie (Monkey Beach). Questa baia è popolata da simpatiche scimmiette che vivono sulla spiaggia e sulle rocce circostanti a picco sul mare. Ad un certo punto vedo una cosa muoversi nell’acqua: è una scimmia che nuota!! Non avevo idea sapessero anche nuotare, sono troppo carine…

Torniamo in hotel e trascorriamo il resto del pomeriggio in spiaggia (anche se il sole continua a non farsi vedere) a leggere. La sera dopo cena andiamo a ritirare i biglietti del traghetto per la prossima isola: Koh Ngai.

Arriva la brutta notizia: c’è un ciclone in arrivo e tutti i traghetti per le altre isole domani sono sospesi! Inizialmente sembra solo una piccola allerta ma più arrivano le informazioni più capiamo che è una cosa seria e attiviamo il piano di emergenza di rientro sulla terraferma: domani si rientra a Phuket (da dove abbiamo il volo per Bangkok) e speriamo in bene!

Chiang Rai – Phuket – Phi Phi Island

Il programma della giornata si prospetta alquanto noioso per il lungo trasferimento che ci separa dalle isole andamane. Gli eventi non mancano però di mettere un po’ di peperoncino (bruciante) alla nostra giornata.

Prendiamo la macchina e ci dirigiamo in aeroporto dove la riconsegneremo. All’alba del terzo giorno con guida sulla destra posso finalmente dire che sono abbastanza a mio agio nel traffico thailandese non sempre facile. Arriviamo al cancello dell’aeroporto e sbaaaaaam arriva un colpo fortissimo da dietro. Un taxi non ha visto che eravamo ferme al semaforo rosso e ci è entrato dentro in pieno! Dopo essermi assicurata che Manu stia bene, mi preoccupo un po’ di come gestiremo la situazione e come faremo a prendere in tempo il nostro volo!

Per fortuna un poliziotto testimone dell’accaduto accorre in nostro aiuto. Non sempre in questi paesi l’arrivo della polizia semplifica le cose invece sono super piacevolmente stupita da come si preoccupa di aiutarci nonostante non parli una sola parola d’inglese.

Accorre anche un ragazzo della Hertz che ci dice di non preoccuparci che si occupa lui del resto. Siamo molto sollevate e con un forte dolore alla cervicale entriamo in aeroporto.

Chiang Rai dista 2 ore di volo da Phuket. Avevamo prenotato un taxi per raggiungere il porto (1h di macchina) cosa di cui siamo state veramente contente viste le code per prendere un taxi all’uscita dell’aeroporto!!

Il traghetto parte dal Rassada Pier abbastanza puntuale e in 2h30 arriviamo a Koh (isola) Phi Phi. Il tempo è grigio ma il mare è comunque cristallino e le long tail boats che aspettano i passeggeri con le loro bandiere colorate sopra, mi mettono gia allegria!! Il nostro hotel è raggiungibile solo via mare quindi dopo una ventina di minuti – alquanto bagnati – arriviamo al Relax Beach: un nome un programma.

Le camere sono delle casette di legno carinissime appollaiate su dei tronchi di legno, mi ricordano le casette costruite sugli alberi.

Ci accoglie un meraviglioso arcobaleno che per la prima volta nella mia vita vedo completamente intero.

Mangiamo un bel dentice appena pescato arrostito sul fuoco!

Hotel: Phi Phi Relax Beach Resort

Trasporti:

  • Taxi Phuket airport – Rassada Pier: 1h – 30€
  • Traghetto Phuket Rassada Pier – Koh Phi Phi: 2h30 – 10€

Chiang Rai

Partiamo abbastanza presto con la macchina in direzione di Chiang Rai. Sono circa 3 ore di macchina, ma prima di arrivare ci fermiamo per qualche detour molto interessante.

Il primo è il famoso White temple, un tempio recentissimo (1997), fatto da un artista thailandese, tutto in stucco bianco e vetrini che brillano sotto il sole.

Ha sicuramente tutto un altro valore rispetto ai templi visti finora ma l’impatto è davvero impressionante. Anche l’interno è molto particolare infatti gli affreschi rappresentano scene apocalittiche contemporanee (per esempio la caduta delle torri gemelle) mescolate a personaggi dei cartoni (Superman, Hello Kitty, Pokémon,…). Sicuramente è valsa la visita.

Lungo la strada attraversiamo il Singha Park (si riconosce perché il simbolo è il leone d’oro della birra Singh riprodotto in gigante all’entrata del parco) , dove si possono scoprire i segreti della coltivazione del the (oggi purtroppo il museo era chiuso per capodanno). Il parco è molto carino e l’abbiamo attraversato tutto in macchina per goderci la vista delle piantagioni di the.

Arrivate a Chiang Rai visitiamo il tempio Wat Phra Kaew dove era conservato il Buddha di smeraldo che oggi è al Grand Palace di Bangkok.

Interessante vederne una riproduzione da vicino dato che quello vero è posto talmente in alto che ci vuole la lente d’ingrandimento. Per il resto il tempio non è particolarmente memorabile.

La terza tappa della giornata è il Blue Temple (Wat Rong Sear Tean).

Anche questo è contemporaneo, anzi non ancora completato, e la sua caratteristica è che il colore dominante di tutto il tempio è il blu, cosa assolutamente insolita se non unica. Decisamente più kitch del tempio bianco ma fa comunque una certa impressione è sono contenta di esserci fermate.

Mangiamo lì davanti in un baracchino e proviamo il Khao Soi, piatto tipico di questa regione con noodles all’uovo in parte bolliti in parte fritti e croccanti, in un brodo di curry rosso e latte di cocco: delizioso!

Come al solito nessuno parla inglese ma quando si tratta di cibo non so come ma ci facciamo sempre capire!!

Prima di rientrare in città visitiamo il Baandam museum, un villaggio museo costruito da un famoso artista thailandese, composto di 40 casette di legno nero (Baan=casa, dam=nero) tutte di dimensioni e forme diverse l’una dall’altra.

L’artista ha voluto rappresentare qui la sua visione dei precetti buddhisti in contrapposizione con le più tradizionali espressioni quali quella del White Temple. Nelle costruzioni sono conservate numerose opere dell’artista e la sua collezione di pezzi d’arte raccolti durante la sua vita. Fra questi ci sono parecchie pelli di animali (coccodrilli, serpenti, orsi,…) la cui presenza ci ha un po’ rattristato. Tralasciando questo elemento, il luogo è molto suggestivo e molto interessante.

La cosa che mi è piaciuta molto delle visite di oggi è che ci hanno dato una visione dell’effervescenza artistica contemporanea di questo paese in cui la modernità si mescola alla tradizione in modo rispettoso ma creativo al tempo stesso.

Proseguiamo verso nord dirette al giardino botanico che troviamo chiuso. In compenso esso si trova all’interno dell’università di Chiang Rai quindi facciamo un giro per il bellissimo campus.

Torniamo in centro, è l’ora dell’aperitivo. Ci dirigiamo verso il Night Bazar, il mercato serale. Oltre a bancarelle di artigianato e articoli locali, c’è una piazza piena di tavolini. Tutto intorno decine di mini stand di cibo da cui prendere da mangiare. Vorremmo provare un sacco di cose ma la cosa che ci attira di più è l’hot pot, un braciere con sopra una pentola di terracotta piena di un brodo piccante e dentro al quale bisogna cuocere verdure, uovo e carne che vengono portati crudi in un cesto. Ne proviamo uno di pollo…super buono!

Ci dirigiamo poi verso la torre dell’orologio. Questo è considerato il punto centrale della città. Questa torre dorata è stata costruita dallo stesso artista che ha costruito il White temple (lo stile è effettivamente riconoscibile). Alle 7, 8 e 9 di sera, per 5 minuti dalla torre esce una musica e delle luci colorate le fanno cambiare colore. La torre è carina, lo spettacolo molto kitch e niente di speciale.

Finiamo la giornata mangiando un pad thai davanti al residence in cui alloggiamo: il più buono che abbiamo mai mangiato!! 🤩

Hotel: Na-Rak-O Resort

Pranzo: stand davanti al Blue temple

Cena: Night Bazar + Pad Thai-Thai food

Chiang Mai

Dopo una notte in pullman piena di scrolloni in cui ogni volta che aprivo gli occhi morivo dalla nausea, arriviamo a Chiang Mai alle 6 del mattino. All’ostello (Sunday Backpackers) naturalmente non c’è nessuno quindi molliamo gli zaini e andiamo a fare colazione. Dato che è ancora molto presto ne approfittiamo per vedere i templi di prima mattina ed evitare la ressa.

Visitiamo 4 templi nella città vecchia di Chiang Mai:

Wat Phan Tao

Il tempio in teak con una splendida facciata, quello dove si respira più tranquillità e pace. I templi in legno sono decisamente i miei preferiti, mi sento accolta e protetta.

Wat Chedi Luang

A fianco al primo, questo è uno dei templi più importanti della città. Bellissimo contrasto fra le rovine di pietra del vecchio chedi (una specie di piramide votiva) e il nuovo tempio d’oro scintillante. Qui stavano preparando una grande cerimonia per capodanno che durerà tutta la notte per pregare e benedire il nuovo anno.

Wat Phra Singh

Stupendo esempio di architettura Lanna. In una delle strutture del tempio ci sono degli affreschi meravigliosi. Anche il chedi tutto in oro con gli elefanti alla base è alquanto imponente

Wat Chiang Man

Il tempio più antico della città. Anche qui dominano il rosso e l’oro tranne per l’immenso chedi in pietra in cui elefanti quasi a grandezza reale sostengono la piramide.

Dopo la visita della città vecchia, siccome è ancora abbastanza presto decidiamo di affittare un motorino (6€) e di uscire dalla città per vedere un tempio in cima ad una montagna. Lo so sembrano tanti tutti questi templi ma ognuno è diverso dall’altro e ogni volta è una scoperta!

Partiamo un po’ incerte della distanza e della difficoltà del percorso: ci hanno detto che la strada è molto ripida, ventosa e oggi sarà trafficatissima per i riti di capodanno (in macchina prevedono ore di coda)! Appena uscite dalla città, la strada inizia a salire. Siamo in mezzo al verde e la strada è molto bella ma il motorino fa fatica a salire e il traffico è davvero folle (partenze in salita fra 4 macchine incastrate in coda sono decisamente impegnative per le spalle ma pilot Manu non si fa scoraggiare da niente!). Dopo 1h finalmente arriviamo in cima. Mangiamo qualche spiedino di carne per strada per rifocillarci.

Entriamo nel tempio Doi Suthep.

Lasciate le scarpe in fondo alle scale (ah si perché la vera fatica di tutti questi templi e togliersi e mettersi le scarpe 100000 volte!!), varchiamo la soglia e ci scappa un wow!!! Davanti a noi una spianata di tempietti, cupole, campane…tutto d’oro. Il panorama è davvero avvolgente. L’atmosfera è resa ancora più suggestiva da tutti i fedeli che oggi sono venuti a chiedere benedizioni ai monaci per l’inizio del nuovo anno.

Inizia a piovigginare, terrorizzate dalla discesa scappiamo via dopo aver comprato due mantelle da pioggia.

Dopo aver recuperato la macchina per domani in aeroporto, rientriamo in ostello dove ci invitano a cenare tutti insieme sul Rooftop per aspettare l’anno nuovo.

A mezzanotte un mare di lanterne si libra verso il cielo creando una costellazione di lucine che portano i sogni di tutta la città verso il cielo: anche noi accendiamo la nostra e la liberiamo in aria con i nostri sogni…buon anno!!

Ayutthaya

Stamattina prendiamo il treno per Ayutthaya. Ci sembra di essere tornate negli anni 70, treni tenuti insieme con lo scotch, sedili di plastica dura come il marmo, finestrini abbassati per far circolare un po’ d’aria e posto a sedere solo per 1/3 dei passeggeri: per fortuna il prezzo è coerente con il servizio (20 bht = 0,60€). Per miracolo riusciamo a sederci e io riesco pure ad addormentarmi accasciata sullo zaino.

Dopo quasi 2 ore (invece di 1h15 previste) arriviamo alla stazione di Ayutthaya. Questa è l’antica capitale della Thailandia, ricchissima di storia e di templi antichi.

Riusciamo ad affittare l’ultimo motorino disponibile per soli 200bht, gli affidiamo i nostri bagagli speranzose che il precetto buddhista del non rubare abbia ancora un valore e partiamo alla scoperta degli antichi splendori.

Per vedere tutti i templi sono necessari almeno un paio di giorni mentre noi ne abbiamo solo 1 quindi abbiamo fatto una selezione dei must see che non vogliamo perdere.

Ci accorgiamo entrando al primo tempio che abbiamo avuto un’altra grossa fortuna: l’entrata ai templi che di solito costa 50bht per tempio, oggi è gratuita per i festeggiamenti di fine anno! 🙂

Wat Maha That

Uno dei grandi e famosi della città dove si trova la famosa testa di Buddha incastrata nelle radici di un albero (diventata simbolo del luogo) e una grande statua di Buddha unica ad essere stata ritrovata intera

Wat Ratchaburana

Costruito nel 1424, era usato come tempio della famiglia reale. Vale la pena soprattutto la vista dello stupa principale dal portale d’ingresso.

Wat Pra Si Samphet

Formato da 3 enormi stupa ancora oggi in perfette condizioni, dentro ai quali sono conservate le ceneri di 3 importanti re del regno Ayutthay. È stato utilizzato come modello per costruire il tempio del Buddha di Smeraldo nel Grand Palace di Bangkok. È uno di quelli che mi è piaciuto di più per le dimensioni impressionanti degli stupa e la loro conservazione.

Vihara Phra Mongkhon Bophit

All’esterno sembra un normale tempio moderno ma all’interno nasconde un statua di Buddha seduto alta 16m costruita di bronzo e ricoperta d’oro. Un tempo questa statua era di oro massiccio e quando i Birmani l’hanno fusa durante un’invasione ne hanno ricavato 160kg d’oro. Alquanto impressionante!

Wat Phra Ram

Costruito sul luogo preciso in cui era stato cremato il padre del re Ramesuan. Sorgendo molto vicino al palazzo reale, ha svolto un ruolo cruciale attraverso i secoli ed è stato quindi restaurato di frequente. Non è quello che mi ha colpito di più ma sorge su una laguna sulla quale si specchia e che abbiamo potuto ammirare circumnavigandolo in motorino.

Wat Chaiwatthanaram

Si trova a sud ovest, fuori dall’isola centrale ma vale davvero la pena, probabilmente il più bello che abbiamo visto. Costruito nel 1630 sui bordi del fiume Chao Praya (lo stesso che attraversa Bangkok) con 20 anni di lavori, è un omaggio all’architettura di Angkor (a me ha ricordato molto i templi di Angkor Wat). Molto grande, la vista dai bordi del fiume è a mio avviso una delle migliori.

Wat Yai Chaimongkhon

A sud est, subito fuori dall’isola principale. Questo tempio, costruito nel 1593, è il più affollato di fedeli che abbiamo visto. È dedicato ai monaci che si recavano a studiare in Sri Lanka. Entrando sulla sinistra c’è un reclyning Buddha non particolarmente bello ma molto venerato. Bello il fatto che si può salire fino in cima allo stupa da cui si vede il complesso del tempio dall’alto. Tutto intorno sorgono le casette delle monache buddiste, molto carine e immerse nella quiete (a differenza di tutto il resto del tempio)

Wat Phanan Choeng

Anch’esso a sud est dell’isola, completamente diverso da tutti gli altri. Moderno, di stampo cinese, è formato da un grande tempio principale è tantissimi tempietti intorno. All’interno della struttura principale, tutta dipinta in rosso e oro, si trova un Buddha seduto alto 19mt, il più bello che abbia visto, con gli occhi che ti guardano benevoli dall’alto.

Stravolte ci fermiamo a bere una birra e mangiare al ristorante della stazione dove proviamo il riso cotto dentro l’ananas.

Dopo cena assoldiamo un tuk tuk per portarci – con largo anticipo – alla stazione dei bus. Il viaggio si rivela un po’ inquietante, usciamo dalla città, siamo su degli stradoni bui e ad un certo punto, a metà di una superstrada il tuk tuk ci dice di scendere che siamo arrivate!! ci rifiutiamo e cerchiamo di fargli capire che dobbiamo andare alla fermata del bus per Chiang Mai. Dopo un po’ di contrattazioni ripartiamo e ci deposita sulla stessa super strada ma davanti ad un 7eleven. Vedo un altro Europeo e mi precipito a chiedergli se aspetta anche lui il pullman per Chiang Mai. La sua conferma ci tranquillizza 🙂

Arriva un pullman, descritto sul sito come deluxe: si tiene insieme anche lui con lo scotch ma cerco di non pensarci e mi addormento.

Bangkok // Giorno 3: mercato sulla ferrovia, mercato galleggiante

Sveglia all’alba per partire per il mercato sulla ferrovia. Un pulmino ci porta in un paesino, disperso in mezzo alla campagna, che affaccia su delle saline. Dopo qualche minuto di attesa arriva un vecchio treno giallo e rosso; il capotreno, che guarda con la testa fuori dal finestrino e fischia, prende le misure a vista e fa fermare il treno con la porta davanti ad una scaletta in legno in modo da permetterci di raggiungere la porta. Saltiamo a bordo (il treno si ferma solo qualche secondo), ci sono quasi solo locali che vanno al mercato. I sedili sono dei panchetti di legno, i finestrini abbassati e delle ventole da camera appese al soffitto creano un vago ricircolo d’aria. Dopo 30 min guardiamo fuori dal finestrino e vediamo banchi del mercato così attaccati al treno che basta allungare una mano per toccarli e la gente appiattita contro i banchi (a qualche cm solo dai vagoni) per far passare il treno.

Il treno arriva qui al capolinea, scendiamo e scopriamo la vita di questo mercato: i banchetti con le merci sono appoggiati sopra i binari del treno, le tende parasole li ricoprono totalmente quindi, qualche minuto prima del passaggio del treno, inizia un’attività frenetica per spostare tutti i banchetti, tenere a mano le tende tirate sopra la testa e far passare il treno. Molti mercanti lasciano addirittura i cesti più bassi contenenti pesci e frutta attaccati alle rotaie il treno ci passa sopra senza bisogno di spostarli. Il fatto poi che il treno coli acqua e olio sulla merce non sembra preoccuparli assolutamente…io preferisco non pensare che in qualche ristorantino mangerò quelle cose!

Dopo mezz’ora il treno riparte in direzione opposta, il teatrino si ripete e noi ripartiamo con il pulmino in direzione del mercato galleggiante di Dumnoen Saduak.

Quando mi hanno parlato di mercato galleggiante, mi aspettavo di trovare dei venditori che si spostavano su delle piroghe con la loro mercanzia, vendendola a clienti che si spostavano su altre piroghe. In realtà, il mercato è principalmente sulla terraferma lungo le sponde dei canali, con tutta la lunghezza del negozio che affaccia sul canale quasi ad altezza dell’acqua in modo che i clienti sulle piroghe possano vedere e comprare senza scendere. Ci sono però anche alcuni venditori di cibo che vendono i loro prodotti direttamente dalle piroghe. Il mercato è un po’ troppo turistico per i miei gusti ma la cosa più divertente è che il traffico di piroghe, alcune a remi altre con lo strano motore dal lungo braccio, non è per niente regolato quindi agli incroci sembra di stare sugli autoscontri dove tutti spingono per riuscire a passare!!

Dopo il giretto, la fame mi induce a provare di nuovo cose strane. Da una piroga un tenero vecchietto mi vende una zuppa con interiora e sangue e da un’altra del gelato di cocco con dello sticky rice colorato di verde e rosa…immancabili 😀

Rientriamo a Bangkok e dedichiamo il resto del pomeriggio al relax con un bel massaggio.

Aperitivo sullo Skybar più alto della città (Vertigo & Moon skybar) da cui c’è una vista spettacolare. Ci godiamo il tramonto dall’alto.

Scendiamo per andare a mangiare in un mercato locale. Nei 20 min successivi che passiamo in metro si scatena un uragano di pioggia che allaga le strade fino ad altezza ginocchio! Aspettiamo mezz’ora sperando che spiova ma inutilmente. Facciamo dietrofront, corriamo sotto la pioggia fino all’hotel e ci chiudiamo dentro a mangiare una zuppa.

Bangkok // Giorno 2: Grand Palace, Wat Pho, flower market, Chinatown

Puntiamo la sveglia prestissimo per evitare il caldo ma il fuso ci impedisce di alzarci prima di una lunga serie di rinvii!

Prima tappa della giornata, il palazzo reale o Grand Palace.

Decidiamo di prendere l’audioguida (en, fr, es – no ita) che per 1h30 (tempo massimo consentito ma appena sufficiente per vedere tutto) ci guida attraverso questo grande complesso di templi, stupa e palazzi scintillanti. Nel tempio centrale è conservato il Buddha di smeraldo, uno dei più preziosi e venerati di tutto il sud est asiatico.

Seconda tappa, a pochi minuti di cammino, il Wat Pho, il tempio del gigante Buddha d’oro reclinato (46mt di lunghezza). I giardini intorno a questo tempio sono immersi nella quiete e sono costellati da centinaia di statue del Buddha in diverse posizioni (mudra).

Ci dirigiamo poi al mercato dei fiori, un mercato mai visto prima, pieno di banchetti che non vendono fiori decorativi ma solo composizioni e ghirlande votive da offrire al tempio. Le giovani ragazze che le costruiscono sono estremamente abili e intrecciano corone alla velocità della luce.

Camminando ritorniamo a Chinatown. Il panorama è completamente diverso da quello di ieri in quanto ora tutti i negozietti/banchetti sono aperti ed espongono le loro mercanzie occupando praticamente tutto il passaggio. Non (ri)conosco la maggior parte degli articoli in vendita, né alimentari, né cianfrusaglie. Vorremmo tornare a mangiare ai banchetti che c’erano ieri sera ma scopriamo che di giorno quegli spazi sono occupati da veri negozi. Ci infiliamo quindi nel primo ristorante, naturalmente cinese, che troviamo (Hua Seng Hong). Ci sono solo cinesi seduti che mangiano e questo mi dà già sicurezza. Per non smentirmi mai, identifico nel menu l’ingrediente che non ho mai mangiato e lo ordino. In questo caso si tratta della pinna di pesce spada cotta in una minestra di curry rosso e polpa di granchio. Super buono! Per completare l’opera ordiniamo un dolce che si chiama nido d’uccello. Naturalmente non riescono a spiegarci cosa sia e, dato il prezzo (10€) completamente smisurato rispetto al resto del menù, ci attendiamo chissà quale meraviglia. Ci arriva una coppetta di succo giallo con qualche pezzetto gelatinoso che galleggia. Il gusto non è male ma sicuramente non da svenire dalla bontà. Tornate a casa scopriamo che si tratta effettivamente del nido di una specie di rondini che lo costruiscono con la loro saliva ed è una super prelibatezza nel mondo cinese. Di solito il costo si aggira intorno ai 100$…in fondo abbiamo fatto un affare!!

Dopo pranzo ci aggiriamo ancora un po’ in questo affascinante quartiere poi saltiamo su un tuk tuk e andiamo alla Jim Thomson house, la casa di un architetto e mecenate americano che ha vissuto qualche anno in Thailandia prima di scomparire durante una passeggiata domenicale in Malesia. Sir Thomson era un grande estimatore e collezionista d’arte Thai e ha fatto costruire a Bangkok la sua casa trasportando qui 6 abitazioni tradizionali in teak dalla vecchia capitale Ayutthaya. La casa si visita solo con un tour guidato di 30 min (en o fr) molto interessante.

All’uscita torniamo ai centri commerciali MBK e Siam per fare un piccolo store check nel negozio di Lacoste (perfetto!) e vedere questi famosi 2000 negozi di elettronica, in realtà delle specie di stand da mercato con vetrine ricolme di cellulari e tablet ammassati. Non solo mi chiedo come uno possa scegliere da quale stand comprare ma anche come si faccia ad essere allettati da un tale casinò!

Ceniamo in un ristorantino per strada (Mama mia) nel quartiere di Patpong dove mangiamo finalmente il primo pad thai, davvero ottimo.