Iniziamo la nostra giornata a Samarcanda dal mausoleo di Tamerlano. Qui, oltre alla tomba dell’emiro, c’era un albergo per accogliere i dervisci (asceti islamici) e una madrasa per i figli dei militari.


Tamerlano era di estrazione abbastanza umile ma era amico di diversi potenti che ha prima sfruttato per accrescere il suo potere e poi eliminato per espandere il suo dominio fino a creare un vasto impero che andava dall’Anatolia alle rive del Gange passando per l’Egitto. Nella sua bandiera c’erano infatti tre pallini che rappresentavano i 3 continenti su cui si estendeva il suo potere.

All’interno sono sepoliti, oltre a Tamerlano, anche due suoi nipoti, di cui uno è il famoso studioso Ulugh Beg, e alcuni dei suoi figli – Tamerlano aveva 18 mogli ma sono giunte notizie solo di 4 figli, di cui alla sua morte ne era sopravvissuto solo uno. Qui si trova inoltre uno sceicco dell’Islam, riconoscibile come persona sacra dal pendaglio di crine di cavallo che pende sopra alla sua tomba. La parte bassa dell’interno del mausoleo è fatta di onice, mentre le decorazioni della parte alta sono di cartapesta dipinta.




Andiamo poi alla piazza Registan. Il nome significa sabbia rossa, in quanto si dice che qui tagliassero le dita a chi commetteva reati quali furti.
Questo divenne un luogo estremamente importante per lo sviluppo della cultura del regno in quanto, fra il 1400 e il 1600, furono costruite tre madrase, le scuole dove si studia il Corano: Ulugh Beg, Tilya-Kori e Sher-Dor. Gli studenti vivevano nelle scuole, in delle stanze che condividevano con un altro studente, dove al piano di sotto studiavano e al piano di sopra soppalcato dormivano. Lo studio di ciascuna materia richiedeva un percorso di 3 anni ma gli studenti studiavano qui per circa 10 anni approfondendo diverse materie.
La madrasa di Ulugh Beg è la più antica e risale al regno timuride (1420). Nella madrasa Tilya-Kori (che significa “dorata”), risalente al 1660, vi è anche una grande moschea, appunto dorata. Sulla facciata della madrasa Sher-Dor, del 1636, sono rappresentate delle tigri, scelta molto interessante dal momento che viola il divieto nell’Islam di raffigurare esseri viventi sugli edifici religiosi.






Visitiamo poi la moschea di Tamerlano anche chiamata moschea di Bibi-Khanym, dal nome di sua moglie, attorno alla quale è nata una leggenda. Si narra che mentre Tamerlano era in viaggio, la moglie chiese ad un grande architetto di costruire una grandiosa moschea per sorprendere il marito al ritorno dal suo viaggio. L’architetto accettò ma si invaghì di Bibi e le disse che non avrebbe finito la costruzione a meno di non ricevere da lei un bacio. Bibi accettò ma il bacio lasciò un segno che il marito notò e, preso dalla furia, fece giustiziare l’architetto ed impose che tutte le donne portassero un velo davanti al volto in modo da non far cadere in tentazione gli uomini che non fossero loro mariti.
Legenda a parte, la moschea era uno dei più ambiziosi progetti architettonici dell’epoca ma ebbe dei grossi problemi strutturali e di scelta dei materiali e dopo poco la cupola e i minareti iniziarono a sgretolarsi. A metà del 20esimo secolo era ridotta a un cumulo di rovine ma i russi, riconoscendo l’importanza storica di questo luogo, come delle madrase di piazza Registan, procedettero ad un’importante opera di restauro (forse un po’ troppo massiccia ed invasiva ma che sicuramente ci permette oggi di proiettarci bene in quello che era lo splendore e l’imponenza di questo luoghi).






Ci fermiamo per pranzo e per un giretto al Bazar. La qualità dei souvenir non è un gran che ma mangiamo un buon pane sfogliato. In realtà è tutto quello che riusciamo a mangiare perché lo street food in Uzbekistan non è per niente sviluppato (l’unica cosa che si trova a volte sono i samsa, delle specie di fagottini di pasta ripieni di carne).
L’ultima tappa di questo tour è la meravigliosa necropoli di Shah-i-Zinda, che significa “il re vivente”, dalla legenda che narra che un cugino di Maometto, dopo essere stato decapitato per la sua religione, abbia preso la sua testa e sia andato a vivere proprio qui in un pozzo profondo e che ancora viva.

C’è anche un’altra legenda che ruota intorno a questo luogo. Si dice che bisogna contare gli scalini di accesso a questo complesso. Se la conta è la stessa in ingresso ed in uscita, allora l’anima è pura, altrimenti è impura…per fortuna il mio conto era uguale sia in salita che in discesa!
La necropoli è formata da una serie di mausolei, affiancati lungo una stradina, e da alcuni altri luoghi sacri tipo alcune moschee. Tutto è decorato con splendide maioliche, dai colori tipici, e si sviluppa verso l’alto come se andasse verso il cielo…che luogo meraviglioso!








Qui si conclude purtroppo la nostra bellissima esperienza Uzbeka…grazie a tutte le splendide persone che mi hanno accompagnato nella scoperta di questa terra, con allegria e passione da veri viaggiatori (Lorenzo, Martina, Claudia, Carlo, Lorenzo, Giorgia, Giampiero, Laura, Andres, Flavio, Giacomo)!
Ci vediamo al prossimo viaggio!




























































































































































