Arzúa / Santiago di Compostela – 40 Km

 

Mi sveglio alle 3.30 pensando che sia gia l’ora di alzarsi. Prima di riuscire a riaddormentarmi passa un po’ di tempo e più che dai pensieri vengo travolta da un sacco di emozioni: la voglia di arrivare a Santiago dopo tutti questi km ma allo stesso tempo il desiderio che l’esperienza del cammino non finisca così presto, la speranza di arrivare a Santiago con qualcuno degli amici con cui abbiamo condiviso il cammino, la tristezza di lasciare Ila e Gigetto appena ritrovati, la voglia di arrivare con loro a Santiago anche se sappiamo che dovremo andare più veloci per arrivare entro stasera…

Usciamo e iniziamo da subito ad incontrare altri pellegrini, tra cui non mancano volti (o meglio ombre a quest’ora del mattino) conosciuti, ma siamo ancora tutti un po’ addormentati per chiacchierare.

Camminiamo per un po’ nel bosco, poi a bordo strada ma per fortuna sulla terra: essendo il tratto più frequentato del cammino qui fanno molta attenzione a non far camminare i pellegrini proprio sulla strada. Notiamo la differenza anche dal numero di bar che ci sono e soprattutto dal numero di questi che sono aperti alle 6 del mattino!!

Oggi dobbiamo fare 41 Km…quindi dosiamo bene le energie e  facciamo qualche pausa in più per rifocillarci. Per la prima volta incontriamo anche tanti pellegrini in bici che invidiamo tantissimo durante le discese. Ci sono pellegrini che vengono da 3 cammini diversi, la maggior parte zoppica o accusa dolori e conta i km che mancano ma tutti hanno la grinta di chi sta per concludere il cammino.

Attraversiamo molti paesini, molti pellegrini si fermano a Lavacolla e concluderanno il cammino domani. Saliamo fino al Monte Gozo, salita faticosa per la stanchezza e il cemento ma da lassù finalmente vediamo la meta: Santiago.
L’ingresso nella città è purtroppo rovinato dai grandi svincoli stradali che dobbiamo attraversare ma siamo troppo stanche per darci peso.

Mano a mano che ci avviciniamo al centro ci sono sempre più pellegrini che hanno già concluso il loro cammino che si mescolano a quelli che stanno arrivando e li incitano. Mi colpisce in particolare un ragazzo handicappato che ha fatto il suo cammino su una bici con i pedali a mano e ci urla di non mollare: non riesco a smettere di pensare alla sua forza di volontà e al sorriso con cui ci ha incoraggiato.
Il passo diventa sempre più veloce, le gambe vanno da sole: mancano 300 mt, mi salgono le lacrime agli occhi (anche a ripensarci), prendo Manu per mano ed entriamo nella piazza della cattedrale al suono delle cornamuse. Le lacrime mi scorrono sulle guance, un raggio di sole ha appena fatto capolino fra le nuvole: guardo in alto e dico GRAZIE!

Ci sdraiamo per terra al centro della piazza, gli zaini ancora addosso. Guardo la cattedrale di San Giacomo apostolo, la meta tanto attesa, ancora incredula e ripercorro mentalmente tutte le tappe di questi ultimi 11 giorni e mezzo. Il secondo giorno ho dubitato ce l’avremmo fatta, il terzo giorno ero certa che saremmo andate a Santiago il giorno dopo in pullman, il quarto giorno abbiamo fatto il patto che saremmo arrivate solo fino a Lugo, a 100 km da Santiago…e oggi invece siamo qui!!
Mi giro verso Manu e la ringrazio per aver stretto i denti ad ogni dolore (e sono stati tanti) che ha provato, per avermi dimostrato che è bello farsi aiutare e che solo così si possono battere i propri limiti, per essere stata la mia spalla nei momenti di difficoltà e avermi trascinata quando mi mancavano le forze, per avermi ricordato, ogni volta che serviva, che se la tua bocca guarda in sù a sorriso torna anche il buon umore.

Dico un grazie anche a Maimoú, la nostra mascotte, che ha creato un’occasione di gioco e di “rifugio” quando avevamo bisogno di una coccola.

Penso ai legami che abbiamo creato, in cui non importano l’età, il ritmo del cammino o le sofferenze fisiche ma importa solo la voglia di camminare insieme e condividere le emozioni del cammino. Penso alle prime tappe dove contava solo arrivare prima degli altri per avere il posto nell’albergue e le ultime dove, quando arrivavamo per prime, scrutavamo l’orizzonte sperando di veder arrivare i nostri compagni di viaggio.

Ci godiamo a lungo lo spettacolo dei pellegrini che arrivano, urlano, cantano, piangono, scattano foto e partecipiamo alla loro gioia.
Quando riusciamo a rialzarci ci rendiamo conto che ci fa male ogni singolo muscolo…e che abbiamo una fame boia!! Ci godiamo un buon pranzetto di pesce in un ristorantino vicino alla cattedrale dopo il quale andiamo a prendere la Compostela, il certificato ufficiale del pellegrinaggio, che “sigilla” i 343 Km fatti a piedi da Oviedo a Santiago.

Ma il vero cammino per me è finito il mattino dopo (motivo per cui ho aspettato a condividere questo post) per due ragioni.
La prima è che i nostri compagni di cammino sono arrivati il mattino dopo, senza di loro non era finito neanche il mio cammino ed accoglierli alla cattedrale è stato emozionante quasi come arrivare di nuovo: Ila e Gigetto, i Mantovani, i vet, Nico, i padovani.
La seconda è stata la meravigliosa messa degli italiani in cattedrale che ha magicamente dato un senso a tutto quel camminare, che mi ha aperto il cuore e che credo mi terrà “in cammino” ancora per molto tempo.

As Seixas / Arzúa – 30 km

Stamattina siamo pigre e rimandiamo persino la sveglia di 15 min! 😛 Usciamo con altri 2 pellegrini. Per fortuna siamo in forze e camminiamo da subito abbastanza veloci.

Il sentiero sale e prosegue in costa regalandoci una bella vista sull’alba. Camminiamo per 3 ore fino ad arrivare a Melide dove confluiscono il cammino del Norte, quello Primitivo e quello Francese. La cittadina è molto carina ma per noi cambia completamente il paesaggio: ci sono pellegrini che spuntano da ogni parte, di tutti i tipi e cartelli pubblicitari di qualsiasi cosa diretta ai pellegrini. Siamo un po’ frastornate.
Qui ci ricongiungiamo finalmente con Ila e Jason, che, nonostante un’assurda giornata che li ha costretti a fare 40km, arrivano provati ma felici della loro avventura.

Riprendiamo insieme il cammino chiacchierando e raccontandoci le diversissime esperienze dei due cammini: non solo altitudine, km, tipo di percorso sono differenti ma anche lo spirito delle persone che hanno incontrato, le motivazioni, i momenti di condivisione vissuti. È arricchente e bellissimo poter vivere questo scambio con delle persone che ti conoscono bene e che, avendo vissuto un’esperienza simile, ti possono davvero capire. Capiamo un po’ di più la differenza tra i cammini perché in questo tratto è pieno di pellegrini che camminano con noi, cosa a cui, sul nostro cammino in montagna, non eravamo assolutamente abituate.

Con ritmi un po’ altalenanti a seconda dei dolori dell’uno o dell’altro arriviamo a Ribadisco, un paesino meraviglioso sul fiume con casette in pietra e un bellissimo ponte romano. Buttiamo giù gli zaini e ci immergiamo fino alle ginocchia nell’acqua ghiacciata del fiume.

Arriviamo a Arzúa dopo gli ultimi 3 km e ci sistemiamo all’albergue dove soggiorniamo tutti insieme. Doccia e pranzo in centro (che non è particolarmente carino ma sicuramente vivace).
Dopo una siesta e la messa di ferragosto, per caso trovata in italiano con benedizione speciale per i pellegrini (che domani per gli ultimi 40 km ci servirà tutta!!) ci godiamo un’ultima birretta prima della nanna con un gruppetto di nuovi amici pellegrini.

Lugo / As Seixas – 33 km

La camminata mattutina inizia su un bellissimo ponte romano che passa sopra il rio Miño, che costeggia il lato sud di Lugo. Ci raccontiamo i sogni della notte, sbocconcellando la nostra colazione. È stranissimo: da quando sono qui ho ricominciato a ricordarmi un sacco di sogni che faccio…e preoccupantemente sono uno più assurdo dell’altro!!

Camminiamo un po’ rallentate dai dolori muscolari, il ginocchio di Manu non le dà pace neanche con gli antidolorifici. Verso le 7 Manu, che è davanti e dà il ritmo, inizia inspiegabilmente a rallentare. Penso sia il ginocchio ma ad un certo punto si accascia al ciglio della strada vomitando. Mi spavento, più che altro perché siamo in mezzo al nulla e anche solo trovare un taxi sarà un’impresa. Fa freddo, ci copriamo quanto possibile. Manu riprende colore e stoicamente mi dichiara che è pronta a ripartire.

Ci rimettiamo in marcia; inizia un tratto di sterrato, che aiuta l’andatura e il recupero di Manu che cerco di far idratare e nutrire in continuazione per riacquistare le forze. Il sole è rosso fuoco, la campagna è abbastanza monotona.
Quando ritorniamo sull’asfalto per distrarci infiliamo gli auricolari. Io ascolto l’audiolibro di  Siddharta: mi lascio trasportare dalla storia e mi chiedo come sia possibile che lui superi esercitazioni di privazioni e digiuni, sopportazione di dolore, silenzio e meditazione mentre io non riesco a smettere di pensare al dolore che mi provoca la vescica che ho sul piede che è tornata ad essere grossa come un pomodorino!! 😦

Ci fermiamo a fare pausa colazione / cura vesciche nella fiorita piazzetta di San Roman de Retorta. Da qui il paesaggio cambia e attraversiamo una serie di paesini romanici uno più carino dell’altro, ciascuno con 3 case in croce ed almeno una stalla. Dalla porta di una di queste spunta una signora che ci offre del formaggio fresco appena fatto.

Riprendiamo il cammino con una salita verticale. I piedi gemono. A 6 km dall’arrivo troviamo un baretto aperto dove fanno il caffè in una specie di teiera, tipico della zona. Arriviamo ad As Seixas poco dopo le 13. Doccia rigenerante e poi un bel panino al comedor locale.

Pomeriggio con nuovi compagni di cammino: oggi per la prima volta incontriamo qualche pellegrino che ha fatto il francese mentre aspettiamo invano i mantovani, i padovani e i vet che però devono essersi fermati da qualche altra parte…avete osato abbandonare “le Vodafone” così?!?! 😦
Ci rilassiamo all’ombra degli alberi, massaggi con olio di arnica, pediluvi ghiacciati e chiacchiere sui libri che stiamo leggendo (il tutto in spagnolo quindi la mia partecipazione si limita a qualche breve commento…ahahahha).

Castroverde / Lugo – 26 km

Stamattina ce la prendiamo con calma…ehm…gli amici che stanno facendo la meravigliosa vita da spiaggia non credo concordino con questa affermazione dato che la sveglia è suonata alle 6…ma a noi è sembrato un lusso!!

Partiamo al buio con la solita colazione “on the way”.
Oggi la tappa dovrebbe essere breve secondo la guida…anche se alla fine il GPS segna 26 km quindi breve mica tanto!!!
Il vero problema è che la maggior parte é su strada asfaltata…e spacca i piedi, le caviglie e le ginocchia!!

In compenso potrei definirla la tappa “in compagnia”: la maggior parte del tempo abbiamo camminato in compagnia di qualche amico…prima incontriamo i 6 ragazzi mantovani che fanno colazione e optano per una deviazione (pazzi!!) per andare a vedere una chiesa romanica, poi ci raggiunge Lele, del trio dei padovani, che è rimasto solo e zoppica e insieme raggiungiamo i due “vet”(erinari) veneti. Il tempo, parlando, passa un po’ più in fretta…condividiamo le esperienze dei giorni scorsi, i timori organizzativi dei prossimi giorni in cui i cammini si mescolano e ci saranno molti più “concorrenti” per i posti negli albergue.
Entrando a Lugo becchiamo anche “Lo sborone” con la sua pazientissima compagna di cammino che naturalmente si vanta delle sue prossime e future imprese…mah!!!

Al 9° giorno di cammino posso dire che la fatica è quasi al 100% una questione di psicologia: ieri la tappa è stata molto, molto più faticosa con salite e discese ripide, lunghe ore senza ristoro, tanto caldo…ma è passata “velocemente”. Oggi le aspettative sono di una tappa facile e corta…e il nostro corpo era preparato a questo. Quindi il fatto che, nonostante i km scorrano, la meta rimanga lontana, che 10 minuti sul cemento sembrino durare un’eternità, che ogni conversazione sembri troppo breve….è solo segno che le aspettative non corrispondevano alla realtà!! O forse è solo la prima grande vescica che è spuntata sul tallone che mi ricorda ogni metro che percorro?!

Avvistiamo Lugo, una città rotonda in cima ad una collina con palazzoni moderni, colorati ed anonimi fuori, ma con un cuore antico protetto dalle mura romane. Ci fermiamo a fare colazione in piazza con caffè e torta. In questa zona, in quasi tutti i bar, hanno la bellissima abitudine di passare fra i tavoli con stuzzichini vari all’ora dell’aperitivo quindi dalla torta passiamo direttamente alla tortilla di patate, cozze in umido, mozzarelline in carrozza e crema di funghi…ma alla fine è mezzogiorno….che male c’è?!

Attraversiamo tutta la città, saliamo e scendiamo ripide rampe di scale e finalmente arriviamo all’ostello. Le attività del pomeriggio sono più o meno sempre quelle: pisolino, biancheria, birretta. Mangiamo alle 6.30 : siamo decisamente sballate come orario….non sappiamo se stiamo facendo un pranzo spagnolo o una cena tedesca…ma l’importante è nutrirsi: domani ci aspettano 33 km e tanto cemento!!

Facciamo un paio di km dopo cena giusto per “far girare l’acido lattico”…e poi ci rilassiamo con libro e chiacchiere prima della nanna!
Siamo esattamente a -100 km da Santiago!!!! 😀

Padrón / Castroverde – 33 km

La tappa di oggi si prevede lunga (33 km) ma, dai commenti su internet e a giudicare dalle carte altimetriche, facile e tranquilla. Io invece la chiamerei la tappa infame: è vero, ogni chilometro probabilmente finisce con un saldo altimetrico pari a 0 ma è composto da 500 mt di salita verticale e altrettanti di discesa verticale, un andamento davvero imparagonabile a quella degli altri giorni!!

Alle 5.30 inizia, rigorosamente al buio, la nostra danza di saliscendi. Per fortuna il cielo è limpido e pieno di stelle: vediamo anche due stelle cadenti lunghissime!
Dopo 1 oretta di marcia, mentre stiamo camminando su un sentiero in salita stretto fra i rovi, ancora al buio, ci troviamo davanti un grande covone di paglia che ci sbarra la strada. Ci chiediamo se non abbiamo sbagliato strada ma il GPS sembra dire di no quindi, ridendo e maledicendo il male ai muscoli, ci arrampichiamo e superiamo l’inaspettato ostacolo…ormai è diventato un allenamento da marines!!

L’arrivo in cima al primo picco della giornata ci regala  un’alba dagli splendidi colori. Discendiamo poi in una vallata ed entriamo in un banco di nebbia. La temperatura crolla improvvisamente di 10 gradi poi risale e inizia un saliscendi anche della temperatura che ha sbalzi di 5/6 gradi ogni tornante.

Come previsto, tutti i bar dei paesini che incontriamo lungo il cammino sono chiusi. Verso le 9.30, dopo 19km, arriviamo in un paesino dove sappiamo esserci un bar sul quale riponiamo tutte la nostra fiducia per un caffè: ancora una volta, con grande delusione e affaticamento, troviamo la saracinesca abbassata!

Ripartiamo e facciamo i 5km che ci separano da Cadavo, una cittadina un po’ più grande dove molti pellegrini fanno tappa. Finalmente troviamo un bar aperto (con delle orrende brioche confezionate) nel quale conosciamo un gruppetto di pellegrini che ci racconta che in quei giorni c’è la festa del paese e che ieri c’è stata musica fino alle 5 del mattino con i vecchietti del luogo scatenati che ballavano! Loro hanno festeggiato fino alle 2 ecco perché non sono ancora partiti: inizia a fare molto molto caldo e non li invidio per niente!!

Gli ultimi 8 km fino a Castroverde sono in discesa…molto in discesa. Cerchiamo di farla un po’ allegre per non soffrire troppo il male alle ginocchia e ci becchiamo anche i complimenti per il passo da un pellegrino che ha dimostrato doti di gran camminatore. Passiamo vicino ad un bellissimo monastero.
Arriviamo all’albergue seconde solo ad un gruppetto di giovani spagnoli con le gambe lunghe il doppio delle nostre…e ci riteniamo molto soddisfatte della nostra performance!! 🙂

A cose fatte scopriamo di aver fatto 1.100 mt di dislivello in salita e 1.700 in discesa, oltre ai 33 km…non stento a credere che l’ho trovata la tappa più difficile del cammino!! :-O

Ci trasciniamo in doccia e poi in un comedor a mangiare un po’ di pulpo a la Gallega, la specialità locale!
Torniamo all’albergue dove nel frattempo sono arrivate molte nostre vecchie conoscenze delle tappe precedenti. Molti si “leccano le ferite” (= si bucano le vesciche). Dopo un po’ di chiacchiere e di racconti ci appisoliamo. Ceniamo (ehm…forse chiamare cena le insalate pronte in vaschetta è un parolone ma in questo albergue ci sono fornelli ma non pentole o padelle né piatti quindi era l’unica alternativa possibile) tutti insieme all’albergue, da domani ci mescoleremo al cammino del Norte e dopodomani a quello francese quindi sarà sempre più difficile ritrovare gli stessi compagni di viaggio che ci hanno accompagnato fin qui. 😦

Castro / Padrón – 27 km

Sgattaioliamo fuori dall’albergue silenzioso e ci troviamo sotto una nuova meravigliosa stellata. Ci fermiamo 5 minuti con il naso all’insù sbocconcellando un biscotto poi ripartiamo.

La prima oretta la facciamo fra bosco e strada ma l’asfalto non è ancora caldo e non ci sono macchine quindi non soffriamo. Il ginocchio di Manu però inizia a lamentarsi e l’Intercity accenna qualche battuta d’arresto.
Attraversiamo il paesino di Peñafuente e ricominciamo a salire nel bosco. Dopo un po’ attraversiamo un cancello ed entriamo nella zona delle pale eoliche. È bellissimo camminarci così vicino, sentire il rumore che fanno, vedere la forma delle pale. Costeggiamo le pale per qualche ora, in mezzo a cespugli di lavanda.
Il ginocchio fuma e ci costringe a rallentare e a fermarci ogni poco, fino a quando l’adorato Moment non fa effetto.

Scendiamo 500 mt di dislivello fino ad arrivare al paesino di Cabreira dove lasciamo le Asturie ed entriamo in Galizia: ce ne accorgiamo dal fatto che la conchiglia segnavia si gira di 180°, ora è la parte larga della conchiglia che punta verso Santiago, non più l’attaccatura. La cosa ci destabilizza per 1 minuto ma poi capiamo. Arriviamo a Fonfría dove ricarichiamo le borracce e poi proseguiamo fino Barbeitos dove facciamo la nostra adorata pausa caffè.

Siamo ricaricate e decisamente meno doloranti e in poco più di 1 ora raggiungiamo la città di A Fonsagrada, la più brutta cittadina vista finora con grandi caseggiati fatiscenti e negozi spogli che sembrano aver di recente passato una guerra. Entriamo in un supermercatino a fare la spesa perché nel paesino di stasera non c’è neanche un bar.

Cariche di provviste usciamo da A Fonsagrada e arriviamo in un paesino piccolissimo che si chiama Padrón dove c’è l’albergue. Inizia il descanso: doccia, pranzo, lavaggio panni e un po’ di sole (ma occhio a non bruciarsi i piedini se no domani urliamo doppio! 🙂

Andiamo a fare quattro passi per il paesino e facciamo acqua, poi massaggio di rito con olio di arnica e birretta ghiacciata! Stasera ci tocca pure cucinare perché non c’è niente intorno: ebbene si…dopo tutte queste ore di marcia non ho neanche voglia di mettermi ai fornelli! 😉

Berducedo / Castro – 27 km

La mattina di san Lorenzo ci regala un cielo limpido pieno di stelle al posto della solita nebbia. Il prezzo da pagare è un vento gelido da cui proviamo a proteggerci con le mantelle ma i 6°C si fanno sentire.
Partiamo con un gruppo di spagnoli che hanno con se un cagnolino che non sembra aver particolarmente apprezzato la sveglia all’alba e si fa trascinare.
La strada nel bosco è coperta da lastroni di pietra tutti rotti e non è facilissimo camminare ma non è molto ripida e avanziamo velocemente fino a perdere le tracce degli spagnoli.

Albeggia quando iniziamo a camminare lungo la strada asfaltata che porta a La Mesa. Attaversiamo il paesino che dorme ancora con la sua splendida chiesetta romanica illuminata dal primo sole. Usciamo da La Mesa su una salita verticale ma la luce rosa del sole che illumina le nuvolette grige ci distrae abbastanza da non soffrire. 🙂

In cima alla salita inizia la discesa più lunga del cammino: più di 1000 mt di dislivello in circa 7km…le ginocchia della povera Manu fumano!! Scendiamo con vista su un bellissimo lago artificiale e in fondo attraversiamo la diga di Salime. Risaliamo sull’altro versante, finalmente al sole.
La cosa bellissima di oggi è che per due volte siamo scese su un versante della montagna, abbiamo raggiunto il fondo della valle e siamo risalite sul versante opposto, cosa che ci ha permesso di gustarci la vista di tutta la strada percorsa.

Appena arriviamo al sole spunta nel mezzo del nulla un bar con una splendida terrazza vista lago su cui ci coccoliamo con un buon caffè. Ripartiamo dopo una mezz’oretta durante la quale la strada si è popolata di pellegrini. Intercity Manu ha messo il turbo: camminiamo a 6 km/h in salita verticale!!! Raggiungiamo il gruppo dei ragazzi mantovani e li trasciniamo con noi.

Attraversiamo un boschetto e saliamo fino a raggiungere Grandas de Salime, la nostra destinazione…ma Manu mi stupisce ancora e super carica mi propone di fare altri 6km che ci separano dal prossimo paesino “perché ho letto che è più desolato e più bello…e per portarci avanti”.
Effettivamente ne vale assolutamente la pena: arriviamo in un delizioso paesino da presepe con chiesetta romanica e tutte le case in pietra. L’albergue è una casa con un portico di vite che ricorda le case greche.

Dopo la doccia andiamo ad un altro albergue per pranzo e lunga la strada un’anziana signora che stava stendendo il bucato, da dietro un muretto a secco ci ferma e come prima cosa ci dice: “dame un abrazo”! All’inizio pensiamo di non aver capito poi lei allarga le braccia, noi ci avviciniamo, ci abbraccia e ci dà un bacio!! Poi chiacchieriamo del più e del meno, ci dice che questo vento (sta soffiando a 46 km/h!!!!) l’ha visto in altri mesi ma mai ad agosto!
La salutiamo e proseguiamo sorridendo di questo bel incontro. Mangiamo un buon piatto di minestra e uno stufato poi collassiamo al sole.

L’ora dell’aperitivo ci vede a bere la sidra e a provare a versarla (bisognerebbe tenere la bottiglia 1 mt sopra al bicchiere per far areare la bevanda durante la caduta) e a giocare a dadi nella piazzetta del paese con altri pellegrini che descansano. 🙂

Borres / Berducedo – 29km

Solita partenza all’alba con tanta nebbia e umidità. La strada è larga e sterrata e sale dolcemente. Al primo bivio prendiamo la direzione giusta ma poi ci inoltriamo in un pratone e perdiamo la strada. Per fortuna dietro di noi spuntano altre due torce che ci riportano velocemente sul cammino. Unico inconveniente: l’erba alta ci ha infradiciato le scarpe. In realtà ha solo anticipato l’inevitabile, infatti dopo pochissimo inizia a piovere. Mettiamo il coprizaino e la mantella e ripartiamo.

Finché siamo nel bosco va abbastanza bene…la pioggia è bloccata un po’ dagli alberi e la nebbia non è così fitta. Il vero inferno inizia appena usciamo dal bosco: nebbia che non si vede a 50mt, pioggia sferzante e vento fortissimo che sale laterale dalla valle. Le mantelle ci fanno da spinnaker….ma purtroppo non siamo di poppa!!!

La strada si mantiene larga in mezzo ai prati…anzi ogni tanto si perde in mezzo al prato e dobbiamo andare a caccia di frecce gialle che indicano il cammino. Per 22km cammineremo solo in mezzo alla natura, senza attraversare neanche un paesino…e 22km vogliono dire 5 ore di cammino se siamo brave!!!

Continuiamo a salire: oggi tocchiamo il punto più alto del cammino primitivo. Quando arriviamo in cima il vento quasi non ci fa stare in piedi, le mantelle si scoperchiano ad ogni passo, ci schiaffeggiano la faccia e ci si appiccicano alle gambe: Manu lo definisce l’Inferno!!

Ci super un gruppo di ragazzi saltellando e ridendo: si vede che hanno 17 anni e noi ci sentiamo improvvisamente vecchie!
Poi naturalmente inizia la discesa verticale…le ginocchia fumano ma almeno aumentiamo un po’ i km/h!
La pioggia diminuisce ma non si ferma e in uno scorcio fra le nuvole intravedono un paesino. Cantiamo vittoria sicure che sia l’arrivo dei 22km in mezzo al niente e quindi che ci sia un baretto dove fermarsi qualche minuto a rifoccillarci ma appena arrivati ci rendiamo conto che era solo un miraggio: 4 malghe abbandonate e nessun segno di civiltà!!

Riprendiamo il cammino ma nel frattempo ci siamo ricongiunti ad altri due drappelli di pellegrini con cui ci facciamo forza a vicenda. Camminiamo ancora 1 oretta, stavolta in un bosco di felci: sembra di essere in una giungla tropicale. Arriviamo all’agognato paesino ma a prima vista non c’è traccia di bar.

Ripartiamo sconsolate e affaticate dato che sono ormai 6 ore che camminiamo senza mai fermarci ma dopo 200mt ecco spuntare due ombrelloni da bar! Evviva!! Cerchiamo riparo sotto la tettoia e svuotiamo le scarpe da cui esce un rigagnolo d’acqua: sappiamo già che non le vedremo più asciutte prima del ritorno a Milano!!
Beviamo un caffè bollente e mangiamo qualcosa. Siamo una 20ina di pellegrini (compresa la famiglia con due bimbi piccoli che avevamo già incrociato: sempre più stima per loro!!) rifugiati qui tutti insieme e si crea un bel clima di solidarietà.

Rimettiamo le mantelle e ripartiamo per l’ultima ora di cammino. Siamo decisamente tornate in forze e facciamo tutta la strada cantando a squarciagola e ridendo (forse complice la stanchezza). Arriviamo a Berducedo, troviamo posto in un albergue molto carino e ci infiliamo sotto la doccia bollente. Proviamo ad asciugare un po’ le scarpe con il phon ma non so quanto servirà!!

Dopo un abbondante pasto ci buttiamo sul letto per una pennichella e poi passiamo il resto del pomeriggio fra libro, chiacchiere con i pellegrini e birretta di rito. Sgranocchiamo qualcosa e facciamo provviste di acqua e colazione per domani. Nanna come al solito alle 9!! 🙂

Tineo / Borres – 18km

Alle 4.45 lo stanzone inizia ad animarsi ed il sonno fugge via. Proviamo invano a riaddormentarci e dopo un po’ ci alziamo. Partiamo di nuovo con il buio e la nebbia:  anche se la tappa è breve l’albergue ha solo 16 posti e vogliamo assicurarci una branda!

Camminiamo su uno stradone sterrato, un po di fango, un po di sassi ma i pendii sono lievi saliscendi. Camminiamo nella nebbia, la rugiada illumina le tele di ragno costruite sui fili spinati che separano i pascoli.

Ci fermiamo a fare colazione con due biscotti vicino ad una fonte e ci raggiungono altri 2 italiani.
Ripartiamo e camminiamo per qualche km sull’asfalto. Raggiungiamo un paesino animato da pellegrini che mangiano o cercano un albergue. Decidiamo di non fermarci e di fare gli ultimi 6km per arrivare a Borres. Arriviamo ad un paesino perso nel nulla, 3 stalle, 3 case, 1 bar e dall’altra parte della vallata (cioè 800 dolorosi mt di saliscendi dal bar) l’albergue.
Ci fermiamo al bar per la meritata birretta con panino  (Maimoú e Manu sono ribaltati come dimostra la foto).
Il pomeriggio passa al cazzeggio: siamo un gruppo di 16 italiani, chiacchieriamo, dormiamo, leggiamo, beviamo e ceniamo tutti insieme. C’è un bellissimo spirito e ci godiamo questo aspetto del cammino.
Domani è prevista pioggia!! 😦

Cornellana / Tineo – 31km

La sveglia suona ben prima dell’alba perché sappiamo che oggi ci aspettano 7/8 ore di cammino con più di 1000mt di dislivello!
Partiamo al buio e affrontiamo i primi saliscendi alla luce della torcia. La prima ora passa velocemente, in rigoroso silenzio, fino a quando non arriviamo ad una cava di gesso che con le luci dell’alba sembra delle montagne di neve!!!

La seconda ora è un supplizio!!! Camminiamo sull’asfalto per molto tempo, non abbiamo ancora fatto colazione e arriviamo a Salas dopo 12km (1/3 del percorso) trascinandoci con il muso lungo!!! Collassiamo sulle seggiole dell’unico baretto aperto nella piazza della chiesa e ci facciamo anestetizzare da caffè e torta di mele! La proprietaria ci regala anche lo spuntino del pellegrino: una banana e un boccadillo (paninetto) con prosciutto da mangiare lungo il cammino. Le nuvole sono ancora basse e cariche di umidità!

Incrociamo una famiglia di 3 spagnoli che tarellano come degli alpini: entriamo in scia e ci facciamo tirare per le successive due ore: sono dure, ma facciamo 1000mt di dislivello più veloci di prima ed il cielo è tornato azzurro e contrasta con i prati verdissimi, mi mette allegria! 🙂  Arriviamo in cima quasi senza acqua quindi ci fermiamo nel primo paesino e chiediamo indicazioni mentre gli spagnoli fanno uno spuntino. Un’anziana signora gentilissima si offre di rifornirci d’acqua in modo da non dover uscire di strada per trovarne. Ci fermiamo 10 min a chiacchierare: anche i suoi figli hanno appena finito il cammino e ci incoraggia a non mollare perché, dice, arrivare a Santiago è un’esperienza unica!! Ci risupera la famiglia spagnola e come massimo smacco il ragazzo si accende una sigaretta alla base di una salita verticale…:-|

Con il morale abbattuto (e il fisico ancor di più) ripartiamo per l’ultimo terzo della tappa di oggi. Attraversiamo una zona di fattorie e pascoli con bellissime mucche bianche e nere da cartolina. I dolori iniziano a farsi sentire e anche se le grandi salite sono finite, ricomincia la fatica vera. Mangiamo la preziosa banana della signora di stamattina e ripartiamo.
Per fortuna il paesaggio è piacevole. Camminiamo sotto una specie di galleria di alberi che ci fanno ombra e sopra a…tanto fango! Intorno ci sono ancora pascoli e coltivazioni di mais.

Gli ultimi km per arrivare a Tineo li facciamo di nuovo un po trascinati e doloranti! Arriviamo all’albergue dove ci accoglie calorosamente la famiglia spagnola. Ci buttiamo su due brandine in uno stanzone da 30 letti….speriamo stanotte non russino tutti!!! 😛