Islanda Reykjavik – giorno 14

Ultimo giorno di questo meraviglioso viaggio. Decidiamo di trascorrerlo a Reykjavík che in realtà non era prevista nel nostro piano di viaggio perché non ci ispirava particolarmente – e che invece si è rivelata una bellissima scoperta!

Quando arriviamo, il centro è chiuso al traffico e non capiamo subito perché. Parcheggiamo e proseguiamo a piedi. Ci addentriamo nel centro storico – Old Reykjavík – e scopriamo che questo week-end la città è in festa per la Culture Night. Le strade sono gremite di persone, c’è una maratona che si sta svolgendo proprio fra le vie del centro storico, c’è una banda che suona e musica che esce da tutte le porte. Facciamo un giro nella zona del lago Tjörnin, su cui si affacciano diversi edifici storici e case di lamiera colorata. A pochi passi dal lago di trova uno dei luoghi più animati della zona durante i weekend d’estate: la piazza di Austurvöllur, una prato verde dove rilassarsi e fare un picnic. Intorno a questa piazza sorgono il parlamento della città (Alpingi) e l’unica cattedrale cattolica del paese (Dómkirkjan í Reykjavík).

Pranziamo su un tavolino al sole all’Icelandic Street Food, un simpatico baretto che propone zuppa di agnello o di pesce, servita dentro una pagnotta di pane nero. Si può fare il bis gratuitamente e alla fine ci si può servire liberamente di biscotti, brownies e waffles al bancone.

Continuiamo la nostra passeggiata per le strade di Laugavegur, a est della città vecchia. L’ambiente di festa è davvero frizzante! Percorriamo la Skólavördustígur, la via degli artisti e dell’“arcobaleno” del pride, e arriviamo fino alla Hallgrímskirkja, la grande chiesa di cemento, uno dei principali simboli della città. Anche se sicuramente imponente ed interessante dal punto di vista architettonico, non mi conquista dal punto di vista estetico.

Percorriamo Laugavegur, la via pedonale più famosa di Reykjavik per lo shopping. Incrociamo la via Klappartígur, una piccola via in salita, piena di tavolini all’aperto che troviamo inondata di sole. Poco più sotto un DJ sceglie la nostra colonna sonora. La situazione è troppo invitante: ci fermiamo a bere l’ultima birra della vacanza, finalmente al sole! Beviamo una Icelandic White Ale, una weiss locale, leggermente acidula, molto profumatamente perfetta per quest’ora!

Terminiamo il nostro giro della città nella zona del Old Harbour. Anche qui l’ambiente è vivace, c’è musica e tante famiglie che passeggiano. La zona è molto carina, ci sono vecchi pescherecci in secca e diversi ristorantini sui moli. Siamo davvero dispiaciute di dover restituire la macchina stasera in aeroporto e non poterci fermare qui per la serata: l’ambiente promette una serata stupenda!

Riportiamo la macchina al Blue Car Rental all’aeroporto di Keflavik, ancora un po’ infastidite dal “traffico” che abbiamo ritrovato intorno alla capitale dopo 14 giorni di solitudine e pace. Trascorriamo l’ultima notte in un hotel vicino all’aeroporto (Base Hotel).

Dopo 14 giorni di scoperta, posso dire che sono rimasta incredibilmente affascinata da questo paese. Le alte aspettative con cui sono partita sono state pienamente attese.

Panorami vastissimi, paesaggi e colori in continuo cambiamento, centinaia di chilometri di natura incontaminata: mari, montagne, laghi, deserti, …

È stato un viaggio “chilometrico” (3300 km guidati) e un po’ freddo, ma anche estremamente rilassante per la mente ed arricchente per occhi e spirito. Ho visto almeno 2 panorami che sono entrati a far parte della top 10 delle più belle immagini impresse nella mia memoria: il Brenninsteinsalda e il cratere del vulcano Askja.

Un grazie speciale alla migliore compagna di viaggio che si possa desiderare – Manu – che viaggio dopo viaggio, esperienza dopo esperienza, mi spalleggia, rassicura, incita…ma con cui soprattutto, senza bisogno di parole, riesco a condividere ogni emozione che il viaggio ci regala.

Un grazie immenso anche per tutte le bellissime foto che pazientemente scatta e seleziona per il mio blog…senza di lei rimarrebbero solo parole 🙂

Km: 110

Notte: Keflavik

Voti:

Reykjavik : ⭐️⭐️⭐️⭐️ 3,7/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda Brennisteinsalda – giorno 13

Ci svegliamo sotto la pioggerellina ma stavolta non ho avuto freddo neanche un secondo in tutta la notte!! Compriamo un caffé caldo (di giorno c’è un vecchio autobus in fondo al camping adibito a mini market) e decidiamo quale trekking fare per scoprire questa zona.

Scegliamo un percorso di 12 km che parte dalla strada F208, circa 1km prima del camping (indicazioni per Sudurnámur).

Il percorso sale subito a 950mt di altitudine (da 600mt), abbastanza in verticale, poi prosegue in costa per circa 4km. Proprio quando arriviamo in cima spunta il sole e ci mostra i colori del Brenninsteinsalda in tutto il loro splendore: è uno spettacolo incredibile, forse il più bel panorama che abbia mai visto in montagna!

Il percorso riscende su un lago di sabbia bianca, a est del monte Brenninsteinsalda per risalire fino alla cima del monte e scendere dal lato opposto, passando in mezzo ad una distesa di massi lavici neri.

È davvero difficile descrivere i paesaggi e i colori che vediamo. Ogni raggio di luce e ogni ombra donano una tonalità diversa ai colori delle montagne. Il paesaggio è in continuo cambiamento. Il Brenninsteinsalda è principalmente rosso, ocra, verde e nero. I monti circostanti prendono le tonalità del verde bottiglia, dell’oro e dell’azzurro del cielo. Purtroppo in alcuni tratti scendono le nuvole e cade una pioggerellina leggera ma da quanto ci hanno detto al camping questo accade molto di frequente, anzi, il fatto di aver avuto il sole per parte del percorso è la notizia eccezionale.

Camminiamo circa 4h30 con numerose pause per cercare (con scarsissimo successo) di catturare i colori e le luci che compaiono solo vagamente in qualche foto.

Dopo esserci rifocillate, riprendiamo la macchina e ritorniamo verso nord sulla F208. Il percorso è ancora più bello con qualche raggio di sole. Appena finisce lo sterrato, passiamo sopra un ponte dal quale notiamo un fiume con l’acqua eccezionalmente azzurra. Prendiamo la prima stradina laterale sulla destra per cercare di scoprire da dove venga. Ci troviamo davanti ad una bellissima cascata (Sigoldufoss), in cima ad un canyon che forma diversi laghetti con colori da cartolina.

Riprendendo la strada in direzione di Selfoss, facciamo una breve deviazione a Gjáin. Non sappiamo bene cosa stiamo andando a vedere, prendiamo una strada sterrata per un paio di km e arriviamo in un piccolo parcheggio. Ci affacciamo oltre il bordo del canyon e ci appare un piccolo giardino bucolico con cascatelle, ponticelli, piccole grotte, fiori e piante ovunque…sembra di essere in un giardino giapponese o in un racconto sulle ninfe degli antichi greci.

Dormiamo a Selfoss dove ci concediamo un’ottima cena di pesce al ristorante Tryggvaskali.

Km: 180

Notte: Selfoss

Voti:

Brenninsteinsalda: ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ 5/5

Sigoldufoss: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,1/5

Gjáin: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,3/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda Golden Circle – giorno 12

Nonostante non piova e non tiri vento, stanotte ho sofferto il freddo come mai nella vacanza: ero un blocco di ghiaccio dentro il sacco a pelo! Dopo una doccia calda e un litro di caffè bollente, ripartiamo!

Prendiamo la strada F550, una strada sterrata ma percorribile facilmente con un 4×4. Il paesaggio è stupendo, in mezzo a montagne e ghiacciai. Passiamo vicino al Okjökull, il primo ghiacciaio scomparso in Islanda a causa del surriscaldamento globale, la cui scomparsa hanno commemorato proprio qualche giorno fa.

La strada termina nel parco nazionale di Thingvellir, dove i vichinghi fondarono il primo parlamento democratico del mondo, l’Alpingi. Iniziamo da qui il nostro tour del Golden Circle. Questo sito è anche molto importante dal punto di vista geologico in quanto qui si incontrano le placche tettoniche del Nord America e dell’Europa, che si allontanano ogni anno di qualche mm. Facciamo una bella passeggiata di 1 oretta nel canyon formatosi fra le due placche tettoniche; ci fermiamo sul luogo dove si teneva il parlamento (Alpingi), passiamo vicino alla pozza Drekkingarhylur dove venivano annegate le donne accusate di adulterio o altri crimini e arriviamo alla cascata Öxaráfoss. Sulla via del ritorno passiamo di fianco ad un’antica fattoria e ad una tipica chiesetta, una delle più antiche d’Islanda.

Riprendiamo la macchina e ci dirigiamo verso Geysir. Anche se il Grande Geysir, che ha dato il nome a questo fenomeno naturale, non emette più il classico getto d’acqua da numerosi anni, vicino a lui possiamo ancora trovare 1 geyser attivo: Strokkur. Questo emette un getto di 15/30 m ogni 8/10 min che viene poi risucchiato nella cavità sottostante. Il getto dura solo qualche secondo ma è davvero impressionante.

Completiamo il tour del Golden Circle con la visita alla cascata di Gullfoss. Ammetto che ci arrivo senza grandi aspettative, dato il gran numero di cascate viste in questa vacanza ma…devo ricredermi: Gullfoss vince la prima posizione nella classifica delle cascate per la sua imponenza!

Dopo la classica lavata da cascata, ci rimettiamo in macchina, direzione Landmannalaugar – passando per Árnes, strada 32 che continua nella 26, fino ad incrociare la F208 (da nord). La F208 è una strada sterrata solo per 4×4, un po’ sconnessa ma non particolarmente complessa (non è esposta e non ci sono guadi se non uno subito prima del camping che si può non fare parcheggiando la macchina subito prima e arrivando a piedi) che in poco più di 1h porta al Brennisteinsalda camping e alla partenza di tutti i trekking per esplorare questa zona.

Arriviamo al camping per l’ora di cena. Lo spettacolo che ci si presenta è già uno straordinario assaggio delle bellezze di questo luogo: siamo circondati da montagne strate di tutti i colori dell’arcobaleno, sembra di essere dentro ad un quadro acquarellato…o ad una foto con troppi filtri!

Il camping è molto spartano, ci sono dei servizi igienici a disposizione e un tendone dove si può mangiare al riparo ma per avere un pasto caldo è necessario avere il proprio camping gas; non c’è corrente elettrica per i campeggiatori. Per fortuna siamo preparate a tutto e sfruttiamo l’acqua calda del bagno per reidratare un’ottima busta di pollo al curry disidratato e riusciamo anche noi a mangiare un pasto caldo!

Nella zona dedicata alle tende il terreno è ghiaioso e molto fangoso quindi fatichiamo a trovare un buon punto dove montare la nostra. Seguendo l’esempio dei nostri vicini circondiamo la tenda di pietroni: il vento qui può essere così forte da sradicarle!

Volendo nello stesso camping c’è anche un rifugio ma i posti sono pochi,vanno riservati mesi prima e costano circa 80€ a notte.

Memore di ieri notte, inizio a tremare dal freddo pensando di infilarmi in tenda. Andiamo a fare quattro passi per riscaldarci e vediamo del vapore salire da dietro al rifugio. Ci avviciniamo e vediamo che c’è una sorgente di acqua calda dove già un po’ di campeggiatori si stanno crogiolando con una birra in mano. Non ci penso due volte, mi metto il costume (sempre nello zainetto durante tutto il viaggio) e mi immergo. Una sensazione di calore meravigliosa mi avvolge. Rimaniamo dentro a goderci l’imbrunire e usciamo solo quando abbiamo accumulato abbastanza calore per la notte. Ritorniamo in tenda alla luce della frontale.

Km: 280

Notte: Brennisteinsalda

Voti:

Thingvellir: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,4/5

Geysir: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,1/5

Gullfoss: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,5/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda occidentale – giorno 11

Ci svegliamo sotto una leggera pioggerella e le nuvole basse. Ci fermiamo alla spiaggia di Ytri Tunga dove di solito si vedono le foche ma anche questa volta le foche fanno le timide!

Dopo 1 oretta arriviamo a Borgarnes che rientra fra le cittadine più grandi che abbiamo visto. Qui facciamo rifornimento di benzina e spesa e facciamo un giretto nella città (che non ha caratteristiche particolari).

Oggi é dedicata alle caverne: prima la caverna nel tunnel di lava, poi la caverna sotto il ghiacciaio.

Ci dirigiamo a Vidgelmir Cave, a est di Borgarnes e poco più a nord del ghiacciaio di Langjökull.

Qui un’eruzione di lava di circa 1100 anni fa, ha creato un tunnel sotterraneo lungo 1,5km. Il tunnel è visitabile solo con una visita guidata – The Cave, 90 min, 6500 ISK per persona – ma ne vale veramente la pena. Ci dotano di caschetto con luce frontale e si assicurano che siamo tutti sufficientemente coperti perché dentro ci sono 0 gradi e molta umidità.

La nostra guida Joe, una giovane geologa inglese, inizia a raccontarci come si è formato il tunnel: la lava fuoriuscita cola lentamente a valle e, a contatto con l’aria fredda, si raffredda e si solidifica in superficie. La lava che rimane sotto questa crosta rimane caldissima e fluida quindi continua il suo tragitto verso valle. Quando l’eruzione termina, la lava restante cola fino a valle sotto la crosta e lascia dietro di se un tunnel vuoto. È proprio all’interno di questo tunnel che ci inoltriamo per una passeggiata di 40 min.

Vediamo diverse formazioni di lava, stalagmiti e stalattiti sottilissime che sono rivoli di lava solidificata. A differenza delle stesse formazioni in altri tipi di caverne, dove queste evolvono nel tempo grazie a depositi di sali minerali, quelle di lava hanno esattamente la stessa forma che hanno assunto oltre 1000 anni fa.

La lava è principalmente di colore nero ma in alcuni tratti assume toni di bianco/giallo grazie alla presenza di depositi sulfurei e arancioni/rossi causati da residui di rame.

Arrivati in fondo al percorso, la guida ci fa vivere un’esperienza molto bella: spegniamo tutte le frontali e rimaniamo al buio totale ed in silenzio per qualche minuto. Non capita davvero mai di non riuscire a vedere neanche l’ombra della propria mano!

Dopo aver montato la tenda nel bellissimo camping di Húsafell, dedichiamo il pomeriggio ad un’altra caverna, quella scavata sotto il ghiacciaio di Langjökull. L’esperienza, di nuovo fattibile esclusivamente con tour guidato (Into the Glacier , 4h, 19.500 ISK per persona + 2.000 ISK per navetta dal camping), parte proprio dal camping (ma volendo si può arrivare autonomamente con un 4×4 alla base del ghiacciaio – Klaki Basecamp). Qui cambiamo mezzo e saliamo su un gigante bus delle nevi: ruote chiodate e sgonfiabili via app, e si parte in salita sulla neve in mezzo al ghiacciaio! Il tragitto dura 30 min.

Arriviamo a 1260 mt, all’entrata di un tunnel lungo 300 mt che penetra fino a 50mt sotto la superficie del ghiacciaio.

La guida ci insegna a “leggere” il ghiaccio cioè ad identificare attraverso le stratificazione come si è formato il ghiacciaio anno dopo anno. Si alternano strati di neve ed acqua durante tutto l’inverno, mentre l’estate è identificabile grazie ad una striscia più scura di detriti che sporcano la neve durante la bella stagione e rimangono poi intrappolati sotto la prima neve dell’inverno.

Questo tunnel è stato progettato per 4 anni e scavato in soli 14 mesi da due squadre di 4 persone ciascuna.

Lungo il tunnel ci sono diverse grotte, una delle quali viene usata come bar e pista da ballo, un’altra come cappella – sono stati celebrati qui già una ventina di matrimoni!

Torniamo al camping dove ceniamo in compagnia di due ragazze francesi.

Km: 170

Notte: Húsafell

Voti:

Vidgelmir Cave: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,4/5

Into the Glacier: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,3/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda Pensiola di Snaefellsnes – giorno 10

Oggi visitiamo la penisola di Snaefellsnes. Dicono che questa penisola rappresenti l’Islanda in miniatura: qui infatti possiamo trovare vulcani, montagne e ghiacciai, spiagge nere, foche ed uccelli marini,…

La prima tappa è il museo dello squalo. Infatti, una delle specialità culinarie più particolari di questo paese è lo squalo putrefatto (Hakarl) ed é proprio in questa fabbrica familiare che viene preparato. Nell’oceano intorno alla Groenlandia ed all’Islanda vive un particolare tipo di squalo che, per sopravvivere alle rigide temperature dell’acqua, all’interno della sua carne contiene un acido – la stessa molecola del liquidò antigelo che mettiamo nella macchina – che lo protegge dal freddo. Per questo motivo la sua carne, se mangiata fresca, è altamente tossica. Quando gli islandesi se ne sono accorti, hanno cominciato ad utilizzare solo il fegato di questo cetaceo per produrre olio da combustione, per utilizzo locale e da esportazione. La carne, non utilizzata, veniva seppellita sotto la sabbia. In tempo di carestia, si dice che qualcuno abbia ritrovato della carne di squalo rimasta per lunghi mesi sotto la sabbia e che, colto dalla fame, abbia provato a mangiarla e che questa non sia risultata più tossica. Da qui è nato il processo di fermentazione che ancora oggi viene utilizzato per rendere commestibile questa carne. Quando i pescherecci di Reykjavik trovano uno di questi squali nelle loro reti, pescato per sbaglio, lo vendono a questi produttori. La caccia di questo squalo infatti è ormai vietata. La carne di questo squalo viene tagliata a pezzi e lasciata in una cassa di legno per sei settimane. Durante questo primo periodo l’acido inizia ad evaporare. In seguito la carne viene appesa ad essiccare per circa sei mesi. L’acido forma intorno alla carne una specie di crosta che permette alla carne per rimanere morbida e all’ammoniaca di evaporare. Il risultato è un alimento estremamente ricco di vitamine, proteine, sali minerali, Omega3, con un caratteristico retrogusto di ammoniaca. Oggi gli islandesi mangiano pezzettini di questa carne di squalo come snack con il pane nero e il brennivin (vodka locale).

Con un po’ di apprensione – data dai terribili racconti di chi ha già provato questa delicacy locale – assaggiamo anche noi lo squalo. ne siamo piacevolmente sorprese. Il sapore inizialmente è abbastanza neutro per poi lasciare un retrogusto di formaggio erborinato (ovvero con la muffa).

Seconda tappa è la Kirkjufell Mountain, nel Grundafjördur, la montagna più Instagrammata dell’Islanda e divenuta particolarmente famosa perché appare in molte scene di Game of Thrones. Effettivamente vista da dietro alle cascatelle sulla sx della strada è molto scenografica!

Arriviamo sulla punta della penisola, dove inizia il parco nazionale dello Snaefellsjökull. Subito prima di entrare nel parco, facciamo un giretto per Hellisandur, un bizzarro villaggio di pescatori trasformato in “museo” di street art in quanto tantissime case sono coperte da murales.

Ci fermiamo per un breve spuntino sulla spiaggia di Skarðsvík, all’inizio della strada sterrata. Mentre guardiamo il mare a poche decine di metri dalla spiaggia ecco spuntare un enorme pinna di una balena. Per niente spaventata la balena fa lunghi giri molto vicina riva per poi allontanarsi e ritornare verso la costa: rimaniamo affascinate dai suoi movimenti così vicino a noi!

Qui due strade sterrate portano al faro e a delle scogliere. Facciamo il breve tratto di sterrato per arrivare al faro (Öndverðarnes lighthouse). La vista è bella ma niente di pazzesco.

Scendiamo a sud fino alla spiaggia nera di Djúpalón. Lasciamo la macchina in cima alla scogliera e scendiamo per una bella passeggiata sui ciottoli neri, in mezzo a formazioni rocciose che prendono (si dice) sembianze di elfi e troll.

Usciamo dal parco ed arriviamo a Hellnar. Qui ci fermiamo a mangiare una buonissima zuppa di pesce al Fjöruhúsið café, in riva al mare.

Proseguiamo con una passeggiata lungo la costa per arrivare fino ad Arnarstapi. In questo tratto infatti c’è un facile sentiero in cima ai faraglioni, da cui si gode di un bellissimo panorama, che collega i due paesi. Camminiamo fino al porto di Arnarstapi (45 min andata) e ritorniamo poi verso Hellnar passando per il centro di Arnarstapi e tagliano poi di nuovo sulla costa.

Finiamo la nostra giornata con un hot tub rigenerante con vista sull’oceano!

Km: 200

Notte: nei pressi di Budir

Voti:

Bjarnarhöfn Shark museum (Hakarl): ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,2/5

Kirkjufell Mountain: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4/5

Hellisandur: ⭐️⭐️⭐️ 3,4/5

Skarðsvíkg: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4/5

Öndverðarnes lighthouse: ⭐️⭐️⭐️ 3,4/5

Djúpalón: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 3,9/5

Hellnar: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4/5

Arnarstapi: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda Westfjords – giorno 9

Ultimo giorno dei fiordi occidentali, ci dedichiamo alla lingua di terra più a ovest del paese. Da Tálknafjordur scendiamo ancora a sud. Prima facciamo un breve stop a Patreksfjordur dove c’è un supermercato con panetteria (Albína) proprio all’inizio del paese. Circumnavighiamo il fiordo ed entriamo nella penisola di Látrabjarg. Qui le spiagge hanno 1000 sfumature oro, rosa, nere.

Ci fermiamo alla spiaggia di Breidavik, sicuramente una delle più belle spiagge del paese. Qui c’è un hotel e un camping. Con un caffè fumante fra le mani, facciamo una lunga passeggiata sulla spiaggia deserta.

La strada prosegue ancora verso ovest fino ad una scogliera incredibile: la scogliera di Látrabjarg. Queste scogliere, che fiancheggiano il faro di Bjargtangar, si estendono per 12 km con un’altezza che va da 40 a 400 m. Camminiamo fino in cima alla scogliera da cui possiamo ammirare le pareti di roccia perfettamente verticali che si gettano nel mare. Nelle insenature migliaia di gabbiani e altri uccelli vengono a deporre le uova e quando ci si avvicina si sente un rumore assordante.

Riprendiamo la strada verso est e facciamo ancora un passo di montagna per scendere verso la baia di Raudasandur. Questa baia è l’emblema della pace: c’è la bassamarea quindi si crea una specie di laguna dove nulla si muove. Grazie alla lingua di sabbia uscita con la bassamarea si può camminare fino alle scogliere dall’altra parte della baia dove spesso sonnecchiano le foche!

Finalmente c’è il sole ed una piacevole temperatura, ci godiamo il pranzo sulla terrazza del French Café mangiando una buonissima zuppa e il tradizionale pane non lievitato con salmerino affumicato.

Proseguiamo ancora verso est perché stasera lasciamo i fiordi occidentali su un traghetto che collega Brjáslaekur con Stykkishólmur, sulla penisola di Snaefellsnes. Prima di imbarcarci, ci godiamo un bagno in un’altra pozza calda: Hellulaug. Questa pozza, a differenza di quelle di ieri, è ricavata in un’insenatura naturale di pietra in riva all’oceano. Con l’alta marea si può fare il bagno nell’oceano e poi scaldarsi nella pozza. Purtroppo quando arriviamo noi c’è bassa marea e la spiaggia è coperta di alghe quindi preferiamo restare nella pozza.

Mentre siamo a mollo nell’acqua calda ripensiamo ai tre giorni passati e ai paesaggi che abbiamo visto. La cosa che più mi ha colpito dei Westfjords è la varietà dei paesaggi, l’incontaminazione della natura, l’assenza quasi totale di turisti. Certo ci sono alcune difficoltà in più nel visitare questi posti: le strade sono quasi tutte sterrate e anche quelle asfaltate sono spesso strette e ripide, bisogna stare attenti alla benzina perché ci sono pochissimi benzinai, ristoranti e bar quasi inesistenti…ma forse sono anche queste cose a rendere questi posti così speciali!

Prendiamo il traghetto che, facendo una breve sosta all’isola di Flatey, in poco più di 2h30 ci porta a Stykkishólmur. L’ultima parte del viaggio è davvero scenografica perché il mare è puntellato da migliaia di isolotti di roccia di tutte le dimensioni.

Restiamo subito a fascinate dal paesino di Stykkishólmur, forse il più carino visto fino ad ora.

Arriviamo alla nostra guesthouse che dista solo qualche minuto dal porto. Ci troviamo davanti ad una casetta tutta in legno, a due piani, nello stile tipico delle case dei pescatori. All’interno ogni centimetro è occupato da oggetti di qualunque tipo. Il proprietario, un omaccione barbuto dal sorriso bonario, ci accoglie calorosamente.

Km: 220

Notte: Stykkishólmur

Voti:

Breidavik: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4/5

Scogliera di Látrabjarg: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,4/5

Raudasandur: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,4/5

Hellulaug: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 3,9/5

Stykkishólmur: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda Westfjords – giorno 8

I prossimi due giorni sono dedicati alla scoperta di questa terra ai confini dell’Islanda. Dalle prime impressioni, questa terra sembra tanto desolata quanto fredda. In realtà, la padrona della guesthouse ci dice che anche d’inverno la temperatura non scende sotto i -10 e che sono già due inverni che non cade quasi neve. Ce lo dice con un pizzico di rammarico perché quando c’è abbastanza neve, uno dei divertimenti invernali della zona è salire in cima alle montagne circostanti con le macchine con le ruote chiodate!

Partiamo da Flateyri e ci dirigiamo verso sud tagliando la prima lingua di terra e arrivando a Thingeyri.

Da qui parte una bellissima strada fattibile solo con 4 × 4 che porta alla punta del fiordo (Svalvogar) con meravigliose viste a picco sull’acqua. La strada è fattibile solo con 4 × 4 non troppo leggero, attenzione ai dirupi e ad eventuali macchine nell’altro senso. Non mi ci avventurerei con maltempo. Il navigatore ci manda oltre il faro ma non c’è niente di particolare, il punto più bello è al faro.

Ritorniamo indietro e scendiamo sul fiordo successivo (Borgarfjiordur). Qui nell’insenatura del fiordo si trova una maestosa cascata (Dynjandi), la più larga del paese, che sembra quasi un albero di Natale di cascate. Saliamo a vederla da vicino.

Scendendo ancora a sud, proprio in fondo al fiordo sud Sudurfirdir passiamo davanti alla pozza calda di Reykjaefjardarlaug. Non ci fermiamo perché la vista non ci sembra eccezionale. Proseguiamo fino a Bildudalur da cui parte un lungo sterrato (molto più largo e facile del precedente) che porta fino alla punta del fiordo. Qui il panorama cambia totalmente perché tutta la costa è formata da spiagge di sabbia bianca. Ci fermiamo in una spiaggia a fare quattro passi.

Lo sterrato finisce in un piccolo paese (Sélardalur)dove da un lato c’è una fattoria di un artista islandese (era chiusa quindi non abbiamo potuto visitarla) e verso il mare invece una chiesetta, due casette ed un faro. Facciamo un breve giro ma la cosa veramente interessante sono i paesaggi lungo la strada.

Decidiamo di fermarci a dormire a Tálknafjordur. La cittadina non è davvero niente speciale, anch’essa si sostenta con la pesca. Nel centro del paese c’è un enorme frigo con del pesce fresco in vendita in self service.

10 minuti più a nord c’è la pozza calda di Pollurinn. Decidiamo di andarci per l’aperitivo. Compriamo due birre al bar – al supermercato infatti in Islanda non è consentita la vendita di bevande con tasso alcolico superiore a 2,25% quindi si trovano solo birre “annacquate”.

Queste piscine termali sono leggermente sopra al livello della strada e hanno la vista a picco sul fiordo. Sono composte da quattro vasche di temperature diverse: la più calda è talmente bollente che non riusciamo a starci dentro. Ci accorgiamo subito che questo sito è frequentato quasi solo da locali che arrivano qui direttamente in accappatoio e ciabatte, si rilassano nelle pozze calde, si fanno la doccia e tornano a casa in accappatoio! Ci mettiamo nella vasca più grande e dopo una mezz’oretta ci ritroviamo con la vasca tutta per noi e possiamo goderci un magnifico aperitivo con il sole che tramonta nell’acqua proprio davanti a noi.

Km: 130

Notte: Tálknafjordur

Voti:

Svalvogar (strada per): ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,5/5

Dynjandi: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,3/5

Sélardalur (strada per): ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,1/5

Pollurinn: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,3/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda Westfjords – giorno 7

La mattina inizia con una colazione coccola nella fattoria-museo di Glaumbaer, a 8 km a nord della ring road. Questa antica fattoria, che risale al XVIII secolo, è fatta di casette con il tetto coperto di erba, piene di attrezzi ed utensili dell’epoca. Nella casa più grande si trovano tante salette da té che sembrano quelle delle bambole. Mangiamo tre specialità locali: un pane fritto con salmone, una specie di crêpes con crema e marmellata, una torta di skyr, lo yogurt locale. Questo breve tour è valso veramente la pena.

Riprendiamo la ring road verso ovest e dopo poco più di un’ora lasciamo la strada principale (15 min verso sud) per raggiungere il canyon di Kolugljúfur. Questo breve detour ci porta su un ponte da cui è possibile ammirare un canyon incredibile con tre piccole cascate subito sopra. Tira un vento tale che facciamo fatica a stare in piedi e ci teniamo ben distanti dalle pareti del canyon che ancora una volta sono prive di protezioni.

Ritorniamo sulla strada 1 e continuiamo ancora verso ovest per un’altra oretta. Raggiungiamo così l’intersezione con la strada 68 che ci porta verso i fiordi occidentali (West Fjordur).

La nostra meta è Ísafjörður e per raggiungerlo da sud bisogna superare prima 5 fiordi, alcuni salendo e scendendo da passi di montagna, altri seguendo tutta la costa lungo il fiordo. Anche se potremmo aspettarceli tutti molto simili, in realtà ciascuno ha caratteristiche peculiari che rendono il viaggio molto interessante. Purtroppo il tempo non è particolarmente bello; in cima ad un passo addirittura ci troviamo avvolti in una nebbia fittissima e dobbiamo procedere a passo d’uomo sulla strada sterrata. Per fortuna tira sempre vento molto forte per cui al fiordo successivo ritroviamo un po’ di visibilità.

Facciamo una pausa in un delizioso caffè a Sudavik che sembra essere l’unico luogo abitato nell’arco di molti chilometri. Il caffè Litlibaer è una piccola casetta arroccata subito a monte della strada 68 in cui al piano di sotto ci sono due piccole salette da tè e al piano di sopra due stanze con antichi oggetti della storia della casa. Nonostante l’ora di chiusura (17) sia passata da mezz’ora, i proprietari gentilissimi ci accolgono con un sorriso e ci rifocilliamo con una tazza di tè e un waffle con la tipica marmellata di rabarbaro. Questo frutto infatti è uno dei pochi che cresce in Islanda tutto l’anno.

Subito più a nord del caffè c’è una spiaggia dove spesso si possono avvistare le foche. Noi non le vediamo, ma forse anche loro con questo tempo non hanno voglia di stare in spiaggia!

Arriviamo ad Ísafjörður. Anche se all’inizio questo paesotto sembra abbastanza insignificante, in realtà ha una caratteristica molto particolare. Addentrandoci nel paese verso il mare, troviamo il quartiere antico fatto con case interamente coperte di lamiera colorata.

Subito dopo Ísafjörður, si trova un tunnel (Vestfjarðagöng) lungo 9 km che collega questa città a due altre città: Flateyri a sud e Suðureyri a ovest. La sua peculiarità, unica al mondo, è quella di essere composto da 3 gallerie che si congiungono in un’intersezione a T circa a metà del tragitto più lungo. Inoltre quando il tunnel si divide in due rami diventa mono corsia. Di conseguenza, ogni volta che si vedono dei fari il lontananza bisogna accostarsi in una delle piazzole laterali e far passare l’altra macchina per poi ripartire. I primi metri fanno decisamente paura, poi si prende confidenza e tutto fila liscio!

Arriviamo al Flateyri, piccolissimo paese di pescatori, dove dormiamo in una deliziosa guesthouse nel cuore del paese.

Km: 550

Notte: Flateyri

Voti:

Glaumbaer: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,3/5

Kolugljúfur: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 3,9/5

Ísafjörður: ⭐️⭐️⭐️ 3,2/5

Flateyri: ⭐️⭐️⭐️ 3,3/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda settentrionale e Myvatn – giorno 6

La prima metà della giornata è dedicata alla regione vulcanica di Krafla, a 7km a nord della ring road.

In cima alla strada si trova un nerissimo cratere (anche questo si chiama Víti) dal diametro di 300 m, con al suo interno una pozza d’acqua azzurra che crea un forte contrasto: molto scenografico.

Appena più sotto (verso la ring road) si trova però la parte più interessante di questa zona: Leirhnjúkur. Qui si può camminare tra formazioni vulcaniche, colate di lava e piccoli crateri ancora attivi. Il luogo si formò a seguito di una fontana di lava, durata due anni all’inizio del 1700. I primi punti hanno colori sull’ocra e l’azzurro, con laghetti caldi da cui sale un denso vapore. Più avanti si trovano rocce nere e il terreno sembra apparentemente morto ma se si avvicina la mano si sente il calore salire dal centro della terra. Tutto intorno dalla terra arida salgono sbuffi di aria calda: sembra una terra in cui si è appena conclusa una battaglia e i roghi si stanno ancora spegnendo. Camminiamo per un’ora e mezza in mezzo a questi paesaggi un po’ spettrali.

La seconda tappa sono Hverir (che si trova lungo la ring road), una zona in cui si vede chiaramente l’attività geotermale del sottosuolo. Ci sono pozze di fango in cui ribolle un denso liquido nero, camini di pietra da cui soffia un vapore denso e fortissimo, mini spruzzi di acqua calda che salgono dal terreno e depositi sulfurei.

Hverfjall è il prossimo stop. Saliamo fino alla cima del cratere di questo vulcano formatosi 2700 anni fa a seguito di una devastante eruzione. A differenza dei vulcani visti finora non contiene acqua al suo interno bensì solo sabbia e rocce nere. Camminiamo lungo la sommità del cratere, su un bordo di pietrisco, arrivando al punto più alto per goderci il panorama del lago Myvatn sotto di noi (ci vogliono circa 20-25 minuti). Anche qui siamo sorpresi dalla mancanza totale di protezioni.

Tira un vento fortissimo ed inizia piovere. Raggiungiamo quindi la macchina per mangiare.

Subito dopo visitiamo la grotta di Grjótagjá, diventata famosa per la scena d’amore fra John Snow e Ygritte in Game of Thrones. Ammetto che il luogo è davvero romantico. La pozza blu a 45 gradi è nascosta in una fessura tra le rocce appena visibile dal bordo della strada e si insinua per qualche decina di metri sotto la montagna. Ai turisti non è consentito fare il bagno qui ma ieri la nostra guida ci ha confessato che i locali ci vanno spesso durante la notte a fare il bagno, naturalmente alla maniera islandese: nudi.

Ulima tappe della zona di Myvatn è Dimmiborgir, un vastissimo campo di lava. Qui si ha la possibilità fare alcuni circuiti attraverso formazioni laviche di svariate forme, archi e oblò rotondi. Noi decidiamo di fare due anelli per un totale di 3 km.

Riprendiamo la macchina e circumnavighiamo il lago da sud passando per Skutustadagígar, una zona in cui ci sono una serie piccoli crateri neri e coni di scorie.

Ritorniamo verso nord e ci dirigiamo verso Akureyri.

Lungo la strada facciamo una sosta alla cascata di Godafoss. La cascata prende il nome da un gesto dell’oratore delle leggi nell’anno Mille quando decise che il cristianesimo sarebbe diventata la religione dell’Islanda e gettò in questa cascata le statue pagane delle divinità nordiche. Vale la pena fermarsi per una breve visita a questa cascata che si trova proprio lungo la ring road.

Per arrivare ad Akureyri, ci sono due strade alternative: una attraverso un tunnel a pagamento e l’altra, 16 km più lunga, che passa lungo la costa del fiordo. Noi abbiamo scelto questa seconda alternativa che ci ha ripagate con dei bellissimi scorci sul fiordo. Arriviamo ad Akureyri all’ora dell’aperitivo. Questa è la seconda città dell’Islanda, anche se in realtà sembra più un grosso paese. Si vede però subito la differenza con i paesini che abbiamo attraversato finora. Ci fermiamo a bere una birra locale (al Ölstofa Akureyrar) e proviamo due birre artigianali prodotte qui (Einstok).

Continuiamo per un’altra ora e mezza verso ovest attraversando vallate incantate e cantando a squarciagola. Sembra davvero di essere alla fine del mondo.

È da 3 giorni che vediamo numerosissimi arcobaleni. Spuntano quasi ogni volta che da qualche parte all’orizzonte piove. Lungo questa strada ne vediamo uno incredibile e vicinissimo a cui sembra quasi di poter passare sotto! Davvero non ne ho mai visti così tanti.

Arriviamo a Varmahlíd dove lasciamo la strada 1 (ring road) e ci inoltriamo in una vallata secondaria. Qui troviamo una fattoria che affitta qualche camera. La signora che ci accoglie esce con una maglietta a maniche corte mentre noi abbiamo due pile, due giacche a vento e un cappello di lana calato sugli occhi e sentiamo freddo. Lei non solo ci dice di star bene ma vanta le meraviglie di vivere in questo posto: siamo assolutamente in mezzo al nulla, mi viene ansia solo a pensare di vivere qui!! Compriamo un paté fatto dalla signora con agnello della sua fattoria e ci prepariamo la cena.

Km: 450

Notte: vicino a Hrifunes

Voti:

Krafla: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,4/5

Hverir: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,3/5

Hverfjall: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,1/5

Grjótagjá: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,1/5

Dimmiborgir: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4/5

Skutustadagígar: ⭐️⭐️⭐️ 3,5/5

Akureyri: ⭐️⭐️⭐️ 3/5

Godafoss: ⭐️⭐️⭐️ 3,5/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda Askja – giorno 5

Per la prima volta non ci svegliamo infreddolite, nella nostra piccola capanna di legno. Purtroppo le previsioni metereologiche danno acqua a catinelle ma alle 9 un gigante fuoristrada della compagnia GeoTravel ci viene a prendere per l’escursione al vulcano Askja. (210.000 ISK per 8 persone + 4.800 ISK per persona per pranzo).

Ci ricongiungiamo con Ila ed i suoi amici: la brigata al completo parte per 14 ore di escursione. Dopo pochi km imbocchiamo una strada sterrata (F88) che attraversa il deserto del Myvatn, il deserto più grande d’Europa!

Ci fermiamo subito a sgonfiare un poco le gomme in modo da procedere meglio sulla strada dissestata.

Inizia un paesaggio lunare: terra sabbiosa nera come la pece, grandi fratture nel terreno, scure rocce vulcaniche modellate dal vento e dalla pioggia. La guida ci spiega che questa zona è desertica per la conformazione del terreno molto drenante: appena l’acqua tocca il suolo, viene completamente assorbita lasciando la superficie perfettamente asciutta.

Per chilometri non si vede altro. Improvvisamente dietro una duna appare un’oasi verde: c’è un fiume che attraversa il deserto e irriga le terre circostanti.

Durante la nostra ascesa al vulcano attraversiamo 3 guadi di cui uno è un po’ troppo profondo (e sulla via del ritorno diventa decisamente impraticabile) per dei 4×4 normali. Infatti per chi non ha una jeep adeguata consigliano un altro percorso (F905 e F910), 67km più lungo ma con guadi bassi e affrontabili con macchine normali.

Facciamo uno stop in una località che fa da base ai ranger del parco e dove ci sono una guest house e una zona di camping. Qui, in un buco scavato nel terreno e coperto da pelli di cavallo, un bandito ha trascorso un intero inverno rubando pecore e pescando pesciolini nel fiume vicino: non possiamo neanche immaginare come questo sia possibile considerando le temperature invernali in questo deserto di neve.

La seconda tappa è prevista al campo base del vulcano dove pranziamo e facciamo una passeggiata di mezz’ora dentro un bellissimo canyon che termina con una cascata.

Nonostante le lunghe ore di macchina in mezzo ad un deserto, i paesaggi in continua evoluzione e così lontani da quello a cui siamo abituati, ci tengono gli occhi incollati al finestrino.

Verso le 15 raggiungiamo finalmente il parcheggio del cratere. Usciamo dalla macchina ed inizia a nevicare/grandinare con un vento gelido. Ecco, le previsioni avevano ragione e i colori del cratere non risplenderanno…sono un po’ triste!

Camminiamo sulla neve una mezz’oretta e d’improvviso ci troviamo in cima al cratere più incredibile che abbia mai visto. Come se non bastasse, il vento scaccia le nuvole e il sole fa capolino illuminando l’acqua nel cratere e il lago subito dietro: che meraviglia!

La più grande eruzione del vulcano Askja nel 1875 ha formato un grande lago Öskjuvatn ed una pozza di acqua calda proprio nel cratere del vulcano dormiente, chiamata Víti, che in islandese vuol dire inferno.

Approfittiamo del sole, scendiamo nel cratere (attenzione è molto scivolosa!) e, con coraggio (ci sono pur sempre 8 gradi), ci mettiamo il costume – con grande disappunto della guida che vorrebbe facessimo tutti il bagno all’‘islandese cioè nudi come lui. Ci immergiamo nella pozza di acqua calda (29°). Siamo soli in tutto il lago, sembra di stare in paradiso!

L’esperienza ci fa toccare con mano l’attività vulcanica ancora presente qui: in alcuni punti del lago ci scottiamo i piedi a causa delle fuoriuscite di acqua bollente dal terreno che formano delle bollicine sulla superficie dell’acqua.

Ci rivestiamo e camminiamo lungo i bordi del cratere fino a raggiungere il grande lago formatosi dietro al vulcano. La guida si mette a scavare con le mani fra i sassolini sul bordo del lago e ci fa sentire come in alcuni punti esca acqua calda. Il resto del lago è però freddissimo (d’altronde è ghiacciato per gran parte dell’anno). La conformazione attuale di questo lago è più giovane rispetto alla sua formazione iniziale. Infatti, più di recente, un pezzo di montagna sulla sponda opposta a dove siamo noi si è staccata e, cadendo nell’acqua, ha creato uno tsunami talmente violento da modificare il perimetro del lago e inondare persino il lago Víti.

Riprendiamo la Jeep e ricominciamo a scendere dalla montagna. Sono già le 18 ed il tempo è tornato ad essere nuvoloso e freddo: sembra che la finestra di sole aspettasse solo noi!

Anche lungo il viaggio di ritorno la guida ci racconta un sacco di aneddoti interessanti su questa terra incredibile. Gli chiediamo degli ultimi episodi vulcanici avvenuti qui e ci racconta che dal 2014 al 2018 si sono succedute numerose eruzioni della durata anche di mesi che facevano fuoriuscire dal terreno colate di lava nel mezzo del deserto. È strano immaginare che possa uscire della lava da un terreno pianeggiante!

Ci racconta anche delle spedizioni invernali al vulcano: per salire con solo 2 turisti sono necessarie 3 fuoristrada in quanto molto spesso le macchine si impantanano nella neve, svicolano sul ghiaccio, si rompono…quindi ci vuole sempre un aiuto per risolvere i problemi. Inoltre per l’ascesa sono necessari almeno 2 gg, con 12/14 ore di guida al giorno. Nonostante questo ci racconta di queste spedizioni con gli occhi che brillano, dicendo quanto si diverte ogni volta!

Dopo tre ore di strada ritorniamo al paese di Reykjahlid. Concludiamo la giornata con una cena alla fattoria di Vogafjós con vista sulle stalle delle mucche mangiando formaggi fatti in loco e dell’ottimo agnello.

Km: 260 (di cui 200 su strada sterrata)

Notte: Reykjahlid

Voti:

Askja: ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ 5/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.