Islanda fiordi orientali – giorno 4

Dopo una lunga doccia e una colazione rigenerante e qualche immancabile goccia di pioggia, ripartiamo, direzione fiordi dell’est.

Le strade che percorriamo sono molto panoramiche: salgono e scendono passi di montagna per arrivare su fiordi molto caratteristici. Una delle cose che ci colpisce lungo la strada è l’assenza totale di guardrail su strette strade sterrate a picco sul mare! È anche vero che ogni poche centinaia di metri ci sono dei lavori in corso quindi il rischio è che fra poco tempo queste strade diventino asfaltate e perdono un po’ il loro fascino.

Dopo qualche ora di viaggio il nostro primo stop è a Seydisfjördur, paesino di casette colorate con una bellissima chiesa che si staglia contro le montagne. C’è anche una caratteristica stradina con una pavimentazione arcobaleno lungo la quale ci sono alcune botteghe di artigiani locali.

Una nave da crociera è appena entrata nel fiordo e sembra un gigante in mezzo alle piccole casette colorate.

Torniamo poi indietro fino alla ring road verso nord. Dopo qualche km raggiungiamo la strada 94 in direzione di Borgafjördur. La strada che percorriamo ci ricorda la valle incantata: enormi prati, un fiume che costeggia la strada, le montagne in fondo la valle,… Arriviamo a Borgafjördur con un meraviglioso tramonto che fa brillare le montagne dei colori dell’arcobaleno. Le uniche attrazioni del paesino sono la chiesetta e una minuscola casa rossa coperta di erba proprio lungo la strada principale del paese.

Proseguiamo per altri 5 km e arriviamo in un minuscolo porticciolo di pescatori che sembra quello del presepio. Camminando lungo una passerella di legno si arriva ad una minuscola isoletta verde in cui d’estate nidificano le pulcinella di mare. Purtroppo in questa stagione questi simpatici uccelli hanno già migrato verso luoghi più caldi.

Ritorniamo sulla strada principale e ci dirigiamo verso il lago Myvatn.

Lungo il tragitto ci fermiamo a Mödrudalur in una fattoria (Fjallakaffi) a qualche km di facile sterrato dalla strada principale. In questo paesino i tetti delle case sono tutti coperti di erba. Questa vecchia fattoria serve piatti locali a km zero con i suoi prodotti. Mangiamo dell’agnello essiccato, una zuppa di muschio e un filetto di agnello con verdurine locali. Una vera delizia!

Al nostro arrivo sul lago Myvatn, a Reykjahlid, c’è il diluvio universale. Per fortuna riusciamo a trovare un mini cottage in un camping dove passare la notte all’asciutto (Hlid camping).

Km: 580

Notte: Reykjahlid

Voti:

Seydisfjördur: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 3,8/5

Borgafjördur: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 3,8/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda sud orientale – giorno 3

Se la prima notte era stata agitata da una tempesta di vento, la scorsa notte è stata tormentata da una tempesta di pioggia.

Per fortuna gli insegnamenti scout di tirare bene il sovrattetto della tenda ci hanno salvato dall’allagamento. Ci svegliamo sole, davanti al ghiacciaio, in mezzo al verde.

Dopo la nostra ormai tradizionale colazione in macchina, ci dirigiamo di nuovo verso ovest, tornando leggermente indietro, in direzione del ghiacciaio Vatnajökull, ghiacciaio più grande Europa (8.100 kmq – quanto l’Umbria), che copre circa l’8% dell’Islanda.

Ci fermiamo a pranzare a Freysnes dove proviamo uno dei piatti più tipici di questo paese: il salmerino (charr), una specie di trota tipica dell’Atlantico del Nord.

Alle 13 abbiamo appuntamento con la nostra guida (Local Guides, costo 27.900 ISK per persona per un tour privato) che ci porterà ad esplorare il ghiacciaio.

Dopo averci attrezzato per camminata e scalata su ghiaccio, montiamo su una gigante jeep Ford (le ruote mi arrivano alle spalle!) con cui ci avviciniamo alla base del ghiacciaio. Durante il tragitto scopriamo che queste macchine hanno un sistema ingegnoso che permette all’interno dell’abitacolo di gonfiare e sgonfiare gli pneumatici per poter avanzare meglio sulla neve. Già qui inizio con un centinaio di domande!!

Alla base del ghiacciaio infiliamo i ramponi iniziamo a zampettare sul ghiaccio. La guida è molto simpatica ed è laureata in geologia quindi ci racconta un sacco di particolari interessanti sulla conformazione del ghiacciaio, delle montagne intorno e del lago formatosi ai piedi. Fa davvero impressione vedere i diversi livelli a cui era il ghiacciaio 20 e 50 anni fa. La velocità con cui si sta sciogliendo il ghiacciaio purtroppo fa pensare che fra 7/10 anni questa lingua di ghiacciaio non esisterà più.

Un’altra particolarità rispetto ai ghiacciai che sono abituata a vedere, è che questo è molto basso: siamo a 1200 m (la cima del ghiacciaio è a 2100 m). Questo fa in modo che le montagne circostanti siano coperte di erba verdissima e che alcune parti del ghiacciaio siano coperte di muschio. Inoltre essendo questo ghiacciaio sopra ad un vulcano, molte delle sue parti sono coperte da detriti lavici.

Dopo una mezz’ora di salita arriviamo alle prime pareti di ghiaccio.

Qui proviamo per la prima volta a scalare sul ghiaccio usando i ramponi e due piccozze. Facciamo alcuni tentativi aumentando sempre di più la difficoltà (solo con una piccozza e poi solo con ramponi e mani!) ma rimanendo su ghiaccio relativamente morbido. Continuiamo poi a salire sul ghiacciaio dove il ghiaccio diventa sempre più azzurro e luminoso. La guida è molto felice di avere solo due clienti che si entusiasmano ad ogni sua proposta e ci guida attraverso un percorso insolito verso la parte più alta e spettacolare del ghiacciaio.

Dopo un’altra oretta di salita arriviamo ad un grosso crepaccio con all’interno una bellissima cascata. Dopo aver preparato le corde, la guida ci dice di calarci dentro al crepaccio e di risalire con le tecniche appena apprese. Già sull’orlo del crepaccio la vista è davvero mozzafiato, ma, anche se legate, l’idea di scendere là sotto e dover ri-uscire da sola fa veramente paura. Una volta in fondo, il rumore della cascata è assordante e il ghiaccio è di un blu intenso come forse non l’ho mai visto. Inizio a piantare le piccozze per risalire ma mi accorgo subito che il ghiaccio qui non è “morbido” come fuori bensì duro come il marmo!! Le piccozze rimbalzano indietro senza alcuna intenzione di fare presa. La paura inizia a salire ma dall’alto la guida mi sorride e capisco che non ho scelta se non di farcela. Al 10º tentativo finalmente la piccozza fa presa e con un sospiro di sollievo mi ci aggrappo e riesco almeno a superare il primo pezzo in pendenza negativa. Dopo 4/5 tiri arrivo a del ghiaccio più morbido e a quel punto sembra così facile che salgo su come uno stambecco! Che esperienza!

Continuiamo la nostra ascesa del ghiacciaio per un’altra oretta e arriviamo nella parte alta del ghiacciaio, lontano dai percorsi degli altri turisti, dove il ghiaccio cambia totalmente conformazione e invece di lunghi faraglioni forma delle torri verticali. Qui ci aspetta la sfida più difficile del percorso. La guida arriva in cima ad un torrione di ghiaccio tutto in pendenza negativa e ci dice di provare a risalirlo con le piccozze. Il ghiaccio qui è ancora diverso: duro ma molto friabile quindi appena si fa forza sulla piccozza piantata, il ghiaccio si sgretola.

Saliamo di qualche metro ma dopo diversi tentativi gettiamo la spugna. Nonostante questo, lo spettacolo del ghiaccio intorno è incredibile.

Scendiamo a valle e riprendiamo la macchina per arrivare ad Höfn dove montiamo la tenda in un campeggio in riva al mare.

Km: 200

Notte: Höfn

Voti:

Vatnajökull: ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,8/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda sud orientale – giorno 2

Dopo una notte in piena bufera, ci alziamo intirizzite, smontiamo la tenda e partiamo in direzione di Brennisteinsalda. La strada (F208 sud) è davvero mozzafiato: passiamo attraverso campi di lava con buffe formazioni che sembrano funghi, prati verdissimi con fiumiciattoli, montagne con tantissimi gradazioni di rosso e marrone, davvero eccezionale.

Dopo un’ora abbondante di strada arriviamo ad un primo guado dove per fortuna un turista francese ci dà delle indicazioni per attraversarlo ma rimane un po’ scettico sulla nostra macchina a suo dire un po’ bassa e senza marce ridotte per i guadi successivi. Infatti ci distanziano dalla meta una decina di guadi sempre più profondi e complessi da attraversare. Dopo qualche riflessione, a malincuore, facciamo marcia indietro sapendo che potremo comunque raggiungere la nostra metà attraverso un’altra strada da nord (F208 nord).

Nonostante questo la strada è stata talmente bella che è valsa il viaggio. Ritorniamo sulla ring road, e proseguiamo verso est, deviando di 3 km a nord, verso il canyon Fjaðrárgljúfur diventato famoso perché Justin Bieber ci ha girato un videoclip. Questo canyon è stato chiuso al pubblico per molto tempo per gli impatti del turismo ma per nostra fortuna ha riaperto a giugno di quest’anno. Camminiamo per mezz’oretta addentrandoci nel canyon che visto dall’alto fa davvero impressione.

Cerchiamo poi un posto per pranzare ma capiamo subito che dopo le due è impossibile. Per fortuna abbiamo le nostre scorte e ci facciamo due panini che mangiamo in macchina.

Entriamo nel parco di Skaftafell. Oltrepassiamo, ma solo momentaneamente, l’immenso ghiacciaio di Vatnajökull e proseguiamo fino alla laguna glaciale di Jökulsárlón. Questa laguna di 25 kmq è diventata estremamente turistica perché immensi pezzi ghiaccio si staccano dal ghiacciaio, navigano nella laguna e si gettano in mare attraverso un fiumiciattolo, creando effetti molto scenografici. Possono metterci fino a 5 anni ad entrare nell’Atlantico. Bisogna sapere che gli iceberg possono essere più azzurri o più bianchi a seconda dell’età del ghiaccio. Infatti più il ghiaccio è antico più è complesso e più risulterà azzurro ai nostri occhi. Dobbiamo ammettere che nonostante i turisti l’impatto è davvero unico. Fa impressione anche pensare che fino agli anni ‘30 questa laguna non esisteva e il ghiacciaio arrivava fino alla ring road. Si sta ritirando 500 m all’anno, creando una laguna sempre più grande.

Camminiamo fino alla spiaggia nera, la Diamond Beach, dove gli iceberg spinti dal fiume nel mare, vengono spinti nuovamente sulla spiaggia dalle onde. In questo momento ci sono tanti iceberg nel mare ma la forza delle onde non riesce a spingerli sulla spiaggia. In compenso ci sono un sacco di foche che giocano fra gli iceberg. Ri-incrociamo Ila e ci scambiamo le prime impressioni di viaggio.

Purtroppo intorno a questo lago ghiacciato non si può più campeggiare quindi cerchiamo un altro posto dove passare la notte. Torniamo un poco indietro ad una seconda laguna, Fjallsárlón, forse un po’ meno famosa ma sperando di trovare un angolino nascosto dove montare la tenda. La laguna e il ghiacciaio davanti a cui ci troviamo sono a nostro parere ancora più spettacolari del precedente.

In lontananza sulla collina antistante la laguna vediamo delle jeep e cerchiamo un modo per raggiungerle. Imbocchiamo una stradina secondaria non segnalata e dopo 15 min di sterrato raggiungiamo proprio il punto che avevamo identificato dal basso: è perfetto. Troviamo un angolo riparato dal vento ma vista ghiacciaio dove montare la tenda. Ci godiamo quindi uno splendido aperitivo con i rombi di enormi serraccate che si staccano dal ghiacciaio e finiscono nella laguna.

Km: 250

Notte: Fjallsárlón

Voti:

Brennisteinsalda per ora solo la strada sud per arrivarci: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,1/5

Fjaðrárgljúfur: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,4/5

Jökulsárlón: ⭐️⭐️⭐️⭐️ ⭐️ 4,6/5

Fjallsárlón: ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,6/5

Islanda sud occidentale – giorno 1

Dopo una notte in un hotel a fianco all’aeroporto, inforchiamo la nostra Suzuki 4 × 4 (Vitara) e partiamo in direzione sud-est. Il programma è di fare il giro del paese sulla famosa ring road (Hringvegur) che segue il perimetro esterno dell’Islanda toccando le mete più interessanti da visitare, in senso antiorario.

La prima tappa è la cascata di Seljalandsfoss dove incrociamo Ila con i suoi amici. La cascata è carina anche se niente eccezionale ma ha la particolarità i poterla ammirare da dietro: molto romantico!

Camminando 10 minuti a sinistra della cascata arriviamo ad un’altra cascata, un po’ più piccola, nascosta dentro ad un canyon a cui si accede saltellando su delle pietre che emergono dal fiume.

Riprendiamo la strada e arriviamo alla seconda: la cascata di Skógafoss. Questa cascata è decisamente più impressionante (fa un salto di 62 m) e la luce del sole che fa capolino fra le nuvole ci regala un meraviglioso arcobaleno a 360° proprio alla base della cascata.

Volendo fare la foto per il blog mi sono letteralmente lavata e ho passato il resto della giornata con i jeans fradici: consiglio non fatelo perché il tempo inclemente di questo paese non perdona!

Terza tappa è il nostro primo ghiacciaio della terra dei ghiacci: il Mýrdalsjökull. Decidiamo di avvicinarlo dalla lingua glaciale chiamata Solheimakokull che è una delle più accessibili (4,2 km dalla ring road). Infatti dopo una breve camminata (800 mt – 10 min) arriviamo in vista di un lago con all’interno alcuni grossi iceberg. Dietro si stagliano montagnette verdi ed un grande ghiacciaio coperto in parte da detriti lavici in quanto questo ghiacciaio nasconde Il vulcano dormiente Katla. La prima cosa che mi colpisce è la bassissima altitudine di questo ghiacciaio, non come quello a cui siamo abituati in Italia.

Facciamo qualche passo sul ghiaccio per ammirare il lago dall’alto.

Proseguendo lungo la ring road arriviamo a Dyrhólaey, un farò a picco su un faraglione di pietra. A destra e a sinistra in questo sperone di roccia ci sono delle spiagge di sabbia nera, davvero suggestivo. I faraglioni si gettano in acqua creando degli archi e dei grandi “oblò “ di pietra con vista sull’oceano.

Facciamo una lunga passeggiata per arrivare fino ad una delle spiagge nere (Hjörleifshöfði).

La tappa successiva è la prima cottadina della ring road: Vik. Qui troviamo un supermercato (l’unico che incontreremo per centinaia di chilometri) dove ci riforniamo di ogni genere provviste per i nostri prossimi pranzi e cene. Secondo step molto importante, la benzina: qui ogni volta che si incontra un benzinaio bisogna ricordarsi di fare benzina, rischio di rimanere a secco nel bel mezzo del nulla.

È ora di cercare un luogo dove piantare la tenda stanotte. Ci inoltriamo su delle stradine di campagna in direzione del Brennisteinsalda, nostra prima tappa di domani, e troviamo una vecchia fattoria aperta ma abbandonata in cui ci avventuriamo e decidiamo di piantare la tenda nel prato antistante.

Concludiamo (o meglio pensiamo di concludere) la giornata con una bellissima cena in compagnia di Ila e dei suoi amici provando le prime specialità culinarie dell’Islanda.

Ed ecco che arriva la parte più impegnativa di tutta la giornata: montare la tenda con raffiche di 50 nodi di vento al buio: non una saggia idea da lupetto!!

Per fortuna la vista al risveglio ha più che compensato lo sforzo!

Km: 450

Notte: vicino a Hrifunes

Voti:

Seljalandsfoss: ⭐️⭐️⭐️ 3,5/5

Skógafoss: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 3,8/5

Solheimakokull: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 3,8/5

Dyrhólaey: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,3/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.