Islanda fiordi orientali – giorno 4

Dopo una lunga doccia e una colazione rigenerante e qualche immancabile goccia di pioggia, ripartiamo, direzione fiordi dell’est.

Le strade che percorriamo sono molto panoramiche: salgono e scendono passi di montagna per arrivare su fiordi molto caratteristici. Una delle cose che ci colpisce lungo la strada è l’assenza totale di guardrail su strette strade sterrate a picco sul mare! È anche vero che ogni poche centinaia di metri ci sono dei lavori in corso quindi il rischio è che fra poco tempo queste strade diventino asfaltate e perdono un po’ il loro fascino.

Dopo qualche ora di viaggio il nostro primo stop è a Seydisfjördur, paesino di casette colorate con una bellissima chiesa che si staglia contro le montagne. C’è anche una caratteristica stradina con una pavimentazione arcobaleno lungo la quale ci sono alcune botteghe di artigiani locali.

Una nave da crociera è appena entrata nel fiordo e sembra un gigante in mezzo alle piccole casette colorate.

Torniamo poi indietro fino alla ring road verso nord. Dopo qualche km raggiungiamo la strada 94 in direzione di Borgafjördur. La strada che percorriamo ci ricorda la valle incantata: enormi prati, un fiume che costeggia la strada, le montagne in fondo la valle,… Arriviamo a Borgafjördur con un meraviglioso tramonto che fa brillare le montagne dei colori dell’arcobaleno. Le uniche attrazioni del paesino sono la chiesetta e una minuscola casa rossa coperta di erba proprio lungo la strada principale del paese.

Proseguiamo per altri 5 km e arriviamo in un minuscolo porticciolo di pescatori che sembra quello del presepio. Camminando lungo una passerella di legno si arriva ad una minuscola isoletta verde in cui d’estate nidificano le pulcinella di mare. Purtroppo in questa stagione questi simpatici uccelli hanno già migrato verso luoghi più caldi.

Ritorniamo sulla strada principale e ci dirigiamo verso il lago Myvatn.

Lungo il tragitto ci fermiamo a Mödrudalur in una fattoria (Fjallakaffi) a qualche km di facile sterrato dalla strada principale. In questo paesino i tetti delle case sono tutti coperti di erba. Questa vecchia fattoria serve piatti locali a km zero con i suoi prodotti. Mangiamo dell’agnello essiccato, una zuppa di muschio e un filetto di agnello con verdurine locali. Una vera delizia!

Al nostro arrivo sul lago Myvatn, a Reykjahlid, c’è il diluvio universale. Per fortuna riusciamo a trovare un mini cottage in un camping dove passare la notte all’asciutto (Hlid camping).

Km: 580

Notte: Reykjahlid

Voti:

Seydisfjördur: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 3,8/5

Borgafjördur: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 3,8/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda sud orientale – giorno 3

Se la prima notte era stata agitata da una tempesta di vento, la scorsa notte è stata tormentata da una tempesta di pioggia.

Per fortuna gli insegnamenti scout di tirare bene il sovrattetto della tenda ci hanno salvato dall’allagamento. Ci svegliamo sole, davanti al ghiacciaio, in mezzo al verde.

Dopo la nostra ormai tradizionale colazione in macchina, ci dirigiamo di nuovo verso ovest, tornando leggermente indietro, in direzione del ghiacciaio Vatnajökull, ghiacciaio più grande Europa (8.100 kmq – quanto l’Umbria), che copre circa l’8% dell’Islanda.

Ci fermiamo a pranzare a Freysnes dove proviamo uno dei piatti più tipici di questo paese: il salmerino (charr), una specie di trota tipica dell’Atlantico del Nord.

Alle 13 abbiamo appuntamento con la nostra guida (Local Guides, costo 27.900 ISK per persona per un tour privato) che ci porterà ad esplorare il ghiacciaio.

Dopo averci attrezzato per camminata e scalata su ghiaccio, montiamo su una gigante jeep Ford (le ruote mi arrivano alle spalle!) con cui ci avviciniamo alla base del ghiacciaio. Durante il tragitto scopriamo che queste macchine hanno un sistema ingegnoso che permette all’interno dell’abitacolo di gonfiare e sgonfiare gli pneumatici per poter avanzare meglio sulla neve. Già qui inizio con un centinaio di domande!!

Alla base del ghiacciaio infiliamo i ramponi iniziamo a zampettare sul ghiaccio. La guida è molto simpatica ed è laureata in geologia quindi ci racconta un sacco di particolari interessanti sulla conformazione del ghiacciaio, delle montagne intorno e del lago formatosi ai piedi. Fa davvero impressione vedere i diversi livelli a cui era il ghiacciaio 20 e 50 anni fa. La velocità con cui si sta sciogliendo il ghiacciaio purtroppo fa pensare che fra 7/10 anni questa lingua di ghiacciaio non esisterà più.

Un’altra particolarità rispetto ai ghiacciai che sono abituata a vedere, è che questo è molto basso: siamo a 1200 m (la cima del ghiacciaio è a 2100 m). Questo fa in modo che le montagne circostanti siano coperte di erba verdissima e che alcune parti del ghiacciaio siano coperte di muschio. Inoltre essendo questo ghiacciaio sopra ad un vulcano, molte delle sue parti sono coperte da detriti lavici.

Dopo una mezz’ora di salita arriviamo alle prime pareti di ghiaccio.

Qui proviamo per la prima volta a scalare sul ghiaccio usando i ramponi e due piccozze. Facciamo alcuni tentativi aumentando sempre di più la difficoltà (solo con una piccozza e poi solo con ramponi e mani!) ma rimanendo su ghiaccio relativamente morbido. Continuiamo poi a salire sul ghiacciaio dove il ghiaccio diventa sempre più azzurro e luminoso. La guida è molto felice di avere solo due clienti che si entusiasmano ad ogni sua proposta e ci guida attraverso un percorso insolito verso la parte più alta e spettacolare del ghiacciaio.

Dopo un’altra oretta di salita arriviamo ad un grosso crepaccio con all’interno una bellissima cascata. Dopo aver preparato le corde, la guida ci dice di calarci dentro al crepaccio e di risalire con le tecniche appena apprese. Già sull’orlo del crepaccio la vista è davvero mozzafiato, ma, anche se legate, l’idea di scendere là sotto e dover ri-uscire da sola fa veramente paura. Una volta in fondo, il rumore della cascata è assordante e il ghiaccio è di un blu intenso come forse non l’ho mai visto. Inizio a piantare le piccozze per risalire ma mi accorgo subito che il ghiaccio qui non è “morbido” come fuori bensì duro come il marmo!! Le piccozze rimbalzano indietro senza alcuna intenzione di fare presa. La paura inizia a salire ma dall’alto la guida mi sorride e capisco che non ho scelta se non di farcela. Al 10º tentativo finalmente la piccozza fa presa e con un sospiro di sollievo mi ci aggrappo e riesco almeno a superare il primo pezzo in pendenza negativa. Dopo 4/5 tiri arrivo a del ghiaccio più morbido e a quel punto sembra così facile che salgo su come uno stambecco! Che esperienza!

Continuiamo la nostra ascesa del ghiacciaio per un’altra oretta e arriviamo nella parte alta del ghiacciaio, lontano dai percorsi degli altri turisti, dove il ghiaccio cambia totalmente conformazione e invece di lunghi faraglioni forma delle torri verticali. Qui ci aspetta la sfida più difficile del percorso. La guida arriva in cima ad un torrione di ghiaccio tutto in pendenza negativa e ci dice di provare a risalirlo con le piccozze. Il ghiaccio qui è ancora diverso: duro ma molto friabile quindi appena si fa forza sulla piccozza piantata, il ghiaccio si sgretola.

Saliamo di qualche metro ma dopo diversi tentativi gettiamo la spugna. Nonostante questo, lo spettacolo del ghiaccio intorno è incredibile.

Scendiamo a valle e riprendiamo la macchina per arrivare ad Höfn dove montiamo la tenda in un campeggio in riva al mare.

Km: 200

Notte: Höfn

Voti:

Vatnajökull: ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,8/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda sud orientale – giorno 2

Dopo una notte in piena bufera, ci alziamo intirizzite, smontiamo la tenda e partiamo in direzione di Brennisteinsalda. La strada (F208 sud) è davvero mozzafiato: passiamo attraverso campi di lava con buffe formazioni che sembrano funghi, prati verdissimi con fiumiciattoli, montagne con tantissimi gradazioni di rosso e marrone, davvero eccezionale.

Dopo un’ora abbondante di strada arriviamo ad un primo guado dove per fortuna un turista francese ci dà delle indicazioni per attraversarlo ma rimane un po’ scettico sulla nostra macchina a suo dire un po’ bassa e senza marce ridotte per i guadi successivi. Infatti ci distanziano dalla meta una decina di guadi sempre più profondi e complessi da attraversare. Dopo qualche riflessione, a malincuore, facciamo marcia indietro sapendo che potremo comunque raggiungere la nostra metà attraverso un’altra strada da nord (F208 nord).

Nonostante questo la strada è stata talmente bella che è valsa il viaggio. Ritorniamo sulla ring road, e proseguiamo verso est, deviando di 3 km a nord, verso il canyon Fjaðrárgljúfur diventato famoso perché Justin Bieber ci ha girato un videoclip. Questo canyon è stato chiuso al pubblico per molto tempo per gli impatti del turismo ma per nostra fortuna ha riaperto a giugno di quest’anno. Camminiamo per mezz’oretta addentrandoci nel canyon che visto dall’alto fa davvero impressione.

Cerchiamo poi un posto per pranzare ma capiamo subito che dopo le due è impossibile. Per fortuna abbiamo le nostre scorte e ci facciamo due panini che mangiamo in macchina.

Entriamo nel parco di Skaftafell. Oltrepassiamo, ma solo momentaneamente, l’immenso ghiacciaio di Vatnajökull e proseguiamo fino alla laguna glaciale di Jökulsárlón. Questa laguna di 25 kmq è diventata estremamente turistica perché immensi pezzi ghiaccio si staccano dal ghiacciaio, navigano nella laguna e si gettano in mare attraverso un fiumiciattolo, creando effetti molto scenografici. Possono metterci fino a 5 anni ad entrare nell’Atlantico. Bisogna sapere che gli iceberg possono essere più azzurri o più bianchi a seconda dell’età del ghiaccio. Infatti più il ghiaccio è antico più è complesso e più risulterà azzurro ai nostri occhi. Dobbiamo ammettere che nonostante i turisti l’impatto è davvero unico. Fa impressione anche pensare che fino agli anni ‘30 questa laguna non esisteva e il ghiacciaio arrivava fino alla ring road. Si sta ritirando 500 m all’anno, creando una laguna sempre più grande.

Camminiamo fino alla spiaggia nera, la Diamond Beach, dove gli iceberg spinti dal fiume nel mare, vengono spinti nuovamente sulla spiaggia dalle onde. In questo momento ci sono tanti iceberg nel mare ma la forza delle onde non riesce a spingerli sulla spiaggia. In compenso ci sono un sacco di foche che giocano fra gli iceberg. Ri-incrociamo Ila e ci scambiamo le prime impressioni di viaggio.

Purtroppo intorno a questo lago ghiacciato non si può più campeggiare quindi cerchiamo un altro posto dove passare la notte. Torniamo un poco indietro ad una seconda laguna, Fjallsárlón, forse un po’ meno famosa ma sperando di trovare un angolino nascosto dove montare la tenda. La laguna e il ghiacciaio davanti a cui ci troviamo sono a nostro parere ancora più spettacolari del precedente.

In lontananza sulla collina antistante la laguna vediamo delle jeep e cerchiamo un modo per raggiungerle. Imbocchiamo una stradina secondaria non segnalata e dopo 15 min di sterrato raggiungiamo proprio il punto che avevamo identificato dal basso: è perfetto. Troviamo un angolo riparato dal vento ma vista ghiacciaio dove montare la tenda. Ci godiamo quindi uno splendido aperitivo con i rombi di enormi serraccate che si staccano dal ghiacciaio e finiscono nella laguna.

Km: 250

Notte: Fjallsárlón

Voti:

Brennisteinsalda per ora solo la strada sud per arrivarci: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,1/5

Fjaðrárgljúfur: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,4/5

Jökulsárlón: ⭐️⭐️⭐️⭐️ ⭐️ 4,6/5

Fjallsárlón: ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,6/5

Islanda sud occidentale – giorno 1

Dopo una notte in un hotel a fianco all’aeroporto, inforchiamo la nostra Suzuki 4 × 4 (Vitara) e partiamo in direzione sud-est. Il programma è di fare il giro del paese sulla famosa ring road (Hringvegur) che segue il perimetro esterno dell’Islanda toccando le mete più interessanti da visitare, in senso antiorario.

La prima tappa è la cascata di Seljalandsfoss dove incrociamo Ila con i suoi amici. La cascata è carina anche se niente eccezionale ma ha la particolarità i poterla ammirare da dietro: molto romantico!

Camminando 10 minuti a sinistra della cascata arriviamo ad un’altra cascata, un po’ più piccola, nascosta dentro ad un canyon a cui si accede saltellando su delle pietre che emergono dal fiume.

Riprendiamo la strada e arriviamo alla seconda: la cascata di Skógafoss. Questa cascata è decisamente più impressionante (fa un salto di 62 m) e la luce del sole che fa capolino fra le nuvole ci regala un meraviglioso arcobaleno a 360° proprio alla base della cascata.

Volendo fare la foto per il blog mi sono letteralmente lavata e ho passato il resto della giornata con i jeans fradici: consiglio non fatelo perché il tempo inclemente di questo paese non perdona!

Terza tappa è il nostro primo ghiacciaio della terra dei ghiacci: il Mýrdalsjökull. Decidiamo di avvicinarlo dalla lingua glaciale chiamata Solheimakokull che è una delle più accessibili (4,2 km dalla ring road). Infatti dopo una breve camminata (800 mt – 10 min) arriviamo in vista di un lago con all’interno alcuni grossi iceberg. Dietro si stagliano montagnette verdi ed un grande ghiacciaio coperto in parte da detriti lavici in quanto questo ghiacciaio nasconde Il vulcano dormiente Katla. La prima cosa che mi colpisce è la bassissima altitudine di questo ghiacciaio, non come quello a cui siamo abituati in Italia.

Facciamo qualche passo sul ghiaccio per ammirare il lago dall’alto.

Proseguendo lungo la ring road arriviamo a Dyrhólaey, un farò a picco su un faraglione di pietra. A destra e a sinistra in questo sperone di roccia ci sono delle spiagge di sabbia nera, davvero suggestivo. I faraglioni si gettano in acqua creando degli archi e dei grandi “oblò “ di pietra con vista sull’oceano.

Facciamo una lunga passeggiata per arrivare fino ad una delle spiagge nere (Hjörleifshöfði).

La tappa successiva è la prima cottadina della ring road: Vik. Qui troviamo un supermercato (l’unico che incontreremo per centinaia di chilometri) dove ci riforniamo di ogni genere provviste per i nostri prossimi pranzi e cene. Secondo step molto importante, la benzina: qui ogni volta che si incontra un benzinaio bisogna ricordarsi di fare benzina, rischio di rimanere a secco nel bel mezzo del nulla.

È ora di cercare un luogo dove piantare la tenda stanotte. Ci inoltriamo su delle stradine di campagna in direzione del Brennisteinsalda, nostra prima tappa di domani, e troviamo una vecchia fattoria aperta ma abbandonata in cui ci avventuriamo e decidiamo di piantare la tenda nel prato antistante.

Concludiamo (o meglio pensiamo di concludere) la giornata con una bellissima cena in compagnia di Ila e dei suoi amici provando le prime specialità culinarie dell’Islanda.

Ed ecco che arriva la parte più impegnativa di tutta la giornata: montare la tenda con raffiche di 50 nodi di vento al buio: non una saggia idea da lupetto!!

Per fortuna la vista al risveglio ha più che compensato lo sforzo!

Km: 450

Notte: vicino a Hrifunes

Voti:

Seljalandsfoss: ⭐️⭐️⭐️ 3,5/5

Skógafoss: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 3,8/5

Solheimakokull: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 3,8/5

Dyrhólaey: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,3/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Arzúa / Santiago di Compostela – 40 Km

 

Mi sveglio alle 3.30 pensando che sia gia l’ora di alzarsi. Prima di riuscire a riaddormentarmi passa un po’ di tempo e più che dai pensieri vengo travolta da un sacco di emozioni: la voglia di arrivare a Santiago dopo tutti questi km ma allo stesso tempo il desiderio che l’esperienza del cammino non finisca così presto, la speranza di arrivare a Santiago con qualcuno degli amici con cui abbiamo condiviso il cammino, la tristezza di lasciare Ila e Gigetto appena ritrovati, la voglia di arrivare con loro a Santiago anche se sappiamo che dovremo andare più veloci per arrivare entro stasera…

Usciamo e iniziamo da subito ad incontrare altri pellegrini, tra cui non mancano volti (o meglio ombre a quest’ora del mattino) conosciuti, ma siamo ancora tutti un po’ addormentati per chiacchierare.

Camminiamo per un po’ nel bosco, poi a bordo strada ma per fortuna sulla terra: essendo il tratto più frequentato del cammino qui fanno molta attenzione a non far camminare i pellegrini proprio sulla strada. Notiamo la differenza anche dal numero di bar che ci sono e soprattutto dal numero di questi che sono aperti alle 6 del mattino!!

Oggi dobbiamo fare 41 Km…quindi dosiamo bene le energie e  facciamo qualche pausa in più per rifocillarci. Per la prima volta incontriamo anche tanti pellegrini in bici che invidiamo tantissimo durante le discese. Ci sono pellegrini che vengono da 3 cammini diversi, la maggior parte zoppica o accusa dolori e conta i km che mancano ma tutti hanno la grinta di chi sta per concludere il cammino.

Attraversiamo molti paesini, molti pellegrini si fermano a Lavacolla e concluderanno il cammino domani. Saliamo fino al Monte Gozo, salita faticosa per la stanchezza e il cemento ma da lassù finalmente vediamo la meta: Santiago.
L’ingresso nella città è purtroppo rovinato dai grandi svincoli stradali che dobbiamo attraversare ma siamo troppo stanche per darci peso.

Mano a mano che ci avviciniamo al centro ci sono sempre più pellegrini che hanno già concluso il loro cammino che si mescolano a quelli che stanno arrivando e li incitano. Mi colpisce in particolare un ragazzo handicappato che ha fatto il suo cammino su una bici con i pedali a mano e ci urla di non mollare: non riesco a smettere di pensare alla sua forza di volontà e al sorriso con cui ci ha incoraggiato.
Il passo diventa sempre più veloce, le gambe vanno da sole: mancano 300 mt, mi salgono le lacrime agli occhi (anche a ripensarci), prendo Manu per mano ed entriamo nella piazza della cattedrale al suono delle cornamuse. Le lacrime mi scorrono sulle guance, un raggio di sole ha appena fatto capolino fra le nuvole: guardo in alto e dico GRAZIE!

Ci sdraiamo per terra al centro della piazza, gli zaini ancora addosso. Guardo la cattedrale di San Giacomo apostolo, la meta tanto attesa, ancora incredula e ripercorro mentalmente tutte le tappe di questi ultimi 11 giorni e mezzo. Il secondo giorno ho dubitato ce l’avremmo fatta, il terzo giorno ero certa che saremmo andate a Santiago il giorno dopo in pullman, il quarto giorno abbiamo fatto il patto che saremmo arrivate solo fino a Lugo, a 100 km da Santiago…e oggi invece siamo qui!!
Mi giro verso Manu e la ringrazio per aver stretto i denti ad ogni dolore (e sono stati tanti) che ha provato, per avermi dimostrato che è bello farsi aiutare e che solo così si possono battere i propri limiti, per essere stata la mia spalla nei momenti di difficoltà e avermi trascinata quando mi mancavano le forze, per avermi ricordato, ogni volta che serviva, che se la tua bocca guarda in sù a sorriso torna anche il buon umore.

Dico un grazie anche a Maimoú, la nostra mascotte, che ha creato un’occasione di gioco e di “rifugio” quando avevamo bisogno di una coccola.

Penso ai legami che abbiamo creato, in cui non importano l’età, il ritmo del cammino o le sofferenze fisiche ma importa solo la voglia di camminare insieme e condividere le emozioni del cammino. Penso alle prime tappe dove contava solo arrivare prima degli altri per avere il posto nell’albergue e le ultime dove, quando arrivavamo per prime, scrutavamo l’orizzonte sperando di veder arrivare i nostri compagni di viaggio.

Ci godiamo a lungo lo spettacolo dei pellegrini che arrivano, urlano, cantano, piangono, scattano foto e partecipiamo alla loro gioia.
Quando riusciamo a rialzarci ci rendiamo conto che ci fa male ogni singolo muscolo…e che abbiamo una fame boia!! Ci godiamo un buon pranzetto di pesce in un ristorantino vicino alla cattedrale dopo il quale andiamo a prendere la Compostela, il certificato ufficiale del pellegrinaggio, che “sigilla” i 343 Km fatti a piedi da Oviedo a Santiago.

Ma il vero cammino per me è finito il mattino dopo (motivo per cui ho aspettato a condividere questo post) per due ragioni.
La prima è che i nostri compagni di cammino sono arrivati il mattino dopo, senza di loro non era finito neanche il mio cammino ed accoglierli alla cattedrale è stato emozionante quasi come arrivare di nuovo: Ila e Gigetto, i Mantovani, i vet, Nico, i padovani.
La seconda è stata la meravigliosa messa degli italiani in cattedrale che ha magicamente dato un senso a tutto quel camminare, che mi ha aperto il cuore e che credo mi terrà “in cammino” ancora per molto tempo.

As Seixas / Arzúa – 30 km

Stamattina siamo pigre e rimandiamo persino la sveglia di 15 min! 😛 Usciamo con altri 2 pellegrini. Per fortuna siamo in forze e camminiamo da subito abbastanza veloci.

Il sentiero sale e prosegue in costa regalandoci una bella vista sull’alba. Camminiamo per 3 ore fino ad arrivare a Melide dove confluiscono il cammino del Norte, quello Primitivo e quello Francese. La cittadina è molto carina ma per noi cambia completamente il paesaggio: ci sono pellegrini che spuntano da ogni parte, di tutti i tipi e cartelli pubblicitari di qualsiasi cosa diretta ai pellegrini. Siamo un po’ frastornate.
Qui ci ricongiungiamo finalmente con Ila e Jason, che, nonostante un’assurda giornata che li ha costretti a fare 40km, arrivano provati ma felici della loro avventura.

Riprendiamo insieme il cammino chiacchierando e raccontandoci le diversissime esperienze dei due cammini: non solo altitudine, km, tipo di percorso sono differenti ma anche lo spirito delle persone che hanno incontrato, le motivazioni, i momenti di condivisione vissuti. È arricchente e bellissimo poter vivere questo scambio con delle persone che ti conoscono bene e che, avendo vissuto un’esperienza simile, ti possono davvero capire. Capiamo un po’ di più la differenza tra i cammini perché in questo tratto è pieno di pellegrini che camminano con noi, cosa a cui, sul nostro cammino in montagna, non eravamo assolutamente abituate.

Con ritmi un po’ altalenanti a seconda dei dolori dell’uno o dell’altro arriviamo a Ribadisco, un paesino meraviglioso sul fiume con casette in pietra e un bellissimo ponte romano. Buttiamo giù gli zaini e ci immergiamo fino alle ginocchia nell’acqua ghiacciata del fiume.

Arriviamo a Arzúa dopo gli ultimi 3 km e ci sistemiamo all’albergue dove soggiorniamo tutti insieme. Doccia e pranzo in centro (che non è particolarmente carino ma sicuramente vivace).
Dopo una siesta e la messa di ferragosto, per caso trovata in italiano con benedizione speciale per i pellegrini (che domani per gli ultimi 40 km ci servirà tutta!!) ci godiamo un’ultima birretta prima della nanna con un gruppetto di nuovi amici pellegrini.

Lugo / As Seixas – 33 km

La camminata mattutina inizia su un bellissimo ponte romano che passa sopra il rio Miño, che costeggia il lato sud di Lugo. Ci raccontiamo i sogni della notte, sbocconcellando la nostra colazione. È stranissimo: da quando sono qui ho ricominciato a ricordarmi un sacco di sogni che faccio…e preoccupantemente sono uno più assurdo dell’altro!!

Camminiamo un po’ rallentate dai dolori muscolari, il ginocchio di Manu non le dà pace neanche con gli antidolorifici. Verso le 7 Manu, che è davanti e dà il ritmo, inizia inspiegabilmente a rallentare. Penso sia il ginocchio ma ad un certo punto si accascia al ciglio della strada vomitando. Mi spavento, più che altro perché siamo in mezzo al nulla e anche solo trovare un taxi sarà un’impresa. Fa freddo, ci copriamo quanto possibile. Manu riprende colore e stoicamente mi dichiara che è pronta a ripartire.

Ci rimettiamo in marcia; inizia un tratto di sterrato, che aiuta l’andatura e il recupero di Manu che cerco di far idratare e nutrire in continuazione per riacquistare le forze. Il sole è rosso fuoco, la campagna è abbastanza monotona.
Quando ritorniamo sull’asfalto per distrarci infiliamo gli auricolari. Io ascolto l’audiolibro di  Siddharta: mi lascio trasportare dalla storia e mi chiedo come sia possibile che lui superi esercitazioni di privazioni e digiuni, sopportazione di dolore, silenzio e meditazione mentre io non riesco a smettere di pensare al dolore che mi provoca la vescica che ho sul piede che è tornata ad essere grossa come un pomodorino!! 😦

Ci fermiamo a fare pausa colazione / cura vesciche nella fiorita piazzetta di San Roman de Retorta. Da qui il paesaggio cambia e attraversiamo una serie di paesini romanici uno più carino dell’altro, ciascuno con 3 case in croce ed almeno una stalla. Dalla porta di una di queste spunta una signora che ci offre del formaggio fresco appena fatto.

Riprendiamo il cammino con una salita verticale. I piedi gemono. A 6 km dall’arrivo troviamo un baretto aperto dove fanno il caffè in una specie di teiera, tipico della zona. Arriviamo ad As Seixas poco dopo le 13. Doccia rigenerante e poi un bel panino al comedor locale.

Pomeriggio con nuovi compagni di cammino: oggi per la prima volta incontriamo qualche pellegrino che ha fatto il francese mentre aspettiamo invano i mantovani, i padovani e i vet che però devono essersi fermati da qualche altra parte…avete osato abbandonare “le Vodafone” così?!?! 😦
Ci rilassiamo all’ombra degli alberi, massaggi con olio di arnica, pediluvi ghiacciati e chiacchiere sui libri che stiamo leggendo (il tutto in spagnolo quindi la mia partecipazione si limita a qualche breve commento…ahahahha).

Castroverde / Lugo – 26 km

Stamattina ce la prendiamo con calma…ehm…gli amici che stanno facendo la meravigliosa vita da spiaggia non credo concordino con questa affermazione dato che la sveglia è suonata alle 6…ma a noi è sembrato un lusso!!

Partiamo al buio con la solita colazione “on the way”.
Oggi la tappa dovrebbe essere breve secondo la guida…anche se alla fine il GPS segna 26 km quindi breve mica tanto!!!
Il vero problema è che la maggior parte é su strada asfaltata…e spacca i piedi, le caviglie e le ginocchia!!

In compenso potrei definirla la tappa “in compagnia”: la maggior parte del tempo abbiamo camminato in compagnia di qualche amico…prima incontriamo i 6 ragazzi mantovani che fanno colazione e optano per una deviazione (pazzi!!) per andare a vedere una chiesa romanica, poi ci raggiunge Lele, del trio dei padovani, che è rimasto solo e zoppica e insieme raggiungiamo i due “vet”(erinari) veneti. Il tempo, parlando, passa un po’ più in fretta…condividiamo le esperienze dei giorni scorsi, i timori organizzativi dei prossimi giorni in cui i cammini si mescolano e ci saranno molti più “concorrenti” per i posti negli albergue.
Entrando a Lugo becchiamo anche “Lo sborone” con la sua pazientissima compagna di cammino che naturalmente si vanta delle sue prossime e future imprese…mah!!!

Al 9° giorno di cammino posso dire che la fatica è quasi al 100% una questione di psicologia: ieri la tappa è stata molto, molto più faticosa con salite e discese ripide, lunghe ore senza ristoro, tanto caldo…ma è passata “velocemente”. Oggi le aspettative sono di una tappa facile e corta…e il nostro corpo era preparato a questo. Quindi il fatto che, nonostante i km scorrano, la meta rimanga lontana, che 10 minuti sul cemento sembrino durare un’eternità, che ogni conversazione sembri troppo breve….è solo segno che le aspettative non corrispondevano alla realtà!! O forse è solo la prima grande vescica che è spuntata sul tallone che mi ricorda ogni metro che percorro?!

Avvistiamo Lugo, una città rotonda in cima ad una collina con palazzoni moderni, colorati ed anonimi fuori, ma con un cuore antico protetto dalle mura romane. Ci fermiamo a fare colazione in piazza con caffè e torta. In questa zona, in quasi tutti i bar, hanno la bellissima abitudine di passare fra i tavoli con stuzzichini vari all’ora dell’aperitivo quindi dalla torta passiamo direttamente alla tortilla di patate, cozze in umido, mozzarelline in carrozza e crema di funghi…ma alla fine è mezzogiorno….che male c’è?!

Attraversiamo tutta la città, saliamo e scendiamo ripide rampe di scale e finalmente arriviamo all’ostello. Le attività del pomeriggio sono più o meno sempre quelle: pisolino, biancheria, birretta. Mangiamo alle 6.30 : siamo decisamente sballate come orario….non sappiamo se stiamo facendo un pranzo spagnolo o una cena tedesca…ma l’importante è nutrirsi: domani ci aspettano 33 km e tanto cemento!!

Facciamo un paio di km dopo cena giusto per “far girare l’acido lattico”…e poi ci rilassiamo con libro e chiacchiere prima della nanna!
Siamo esattamente a -100 km da Santiago!!!! 😀

Padrón / Castroverde – 33 km

La tappa di oggi si prevede lunga (33 km) ma, dai commenti su internet e a giudicare dalle carte altimetriche, facile e tranquilla. Io invece la chiamerei la tappa infame: è vero, ogni chilometro probabilmente finisce con un saldo altimetrico pari a 0 ma è composto da 500 mt di salita verticale e altrettanti di discesa verticale, un andamento davvero imparagonabile a quella degli altri giorni!!

Alle 5.30 inizia, rigorosamente al buio, la nostra danza di saliscendi. Per fortuna il cielo è limpido e pieno di stelle: vediamo anche due stelle cadenti lunghissime!
Dopo 1 oretta di marcia, mentre stiamo camminando su un sentiero in salita stretto fra i rovi, ancora al buio, ci troviamo davanti un grande covone di paglia che ci sbarra la strada. Ci chiediamo se non abbiamo sbagliato strada ma il GPS sembra dire di no quindi, ridendo e maledicendo il male ai muscoli, ci arrampichiamo e superiamo l’inaspettato ostacolo…ormai è diventato un allenamento da marines!!

L’arrivo in cima al primo picco della giornata ci regala  un’alba dagli splendidi colori. Discendiamo poi in una vallata ed entriamo in un banco di nebbia. La temperatura crolla improvvisamente di 10 gradi poi risale e inizia un saliscendi anche della temperatura che ha sbalzi di 5/6 gradi ogni tornante.

Come previsto, tutti i bar dei paesini che incontriamo lungo il cammino sono chiusi. Verso le 9.30, dopo 19km, arriviamo in un paesino dove sappiamo esserci un bar sul quale riponiamo tutte la nostra fiducia per un caffè: ancora una volta, con grande delusione e affaticamento, troviamo la saracinesca abbassata!

Ripartiamo e facciamo i 5km che ci separano da Cadavo, una cittadina un po’ più grande dove molti pellegrini fanno tappa. Finalmente troviamo un bar aperto (con delle orrende brioche confezionate) nel quale conosciamo un gruppetto di pellegrini che ci racconta che in quei giorni c’è la festa del paese e che ieri c’è stata musica fino alle 5 del mattino con i vecchietti del luogo scatenati che ballavano! Loro hanno festeggiato fino alle 2 ecco perché non sono ancora partiti: inizia a fare molto molto caldo e non li invidio per niente!!

Gli ultimi 8 km fino a Castroverde sono in discesa…molto in discesa. Cerchiamo di farla un po’ allegre per non soffrire troppo il male alle ginocchia e ci becchiamo anche i complimenti per il passo da un pellegrino che ha dimostrato doti di gran camminatore. Passiamo vicino ad un bellissimo monastero.
Arriviamo all’albergue seconde solo ad un gruppetto di giovani spagnoli con le gambe lunghe il doppio delle nostre…e ci riteniamo molto soddisfatte della nostra performance!! 🙂

A cose fatte scopriamo di aver fatto 1.100 mt di dislivello in salita e 1.700 in discesa, oltre ai 33 km…non stento a credere che l’ho trovata la tappa più difficile del cammino!! :-O

Ci trasciniamo in doccia e poi in un comedor a mangiare un po’ di pulpo a la Gallega, la specialità locale!
Torniamo all’albergue dove nel frattempo sono arrivate molte nostre vecchie conoscenze delle tappe precedenti. Molti si “leccano le ferite” (= si bucano le vesciche). Dopo un po’ di chiacchiere e di racconti ci appisoliamo. Ceniamo (ehm…forse chiamare cena le insalate pronte in vaschetta è un parolone ma in questo albergue ci sono fornelli ma non pentole o padelle né piatti quindi era l’unica alternativa possibile) tutti insieme all’albergue, da domani ci mescoleremo al cammino del Norte e dopodomani a quello francese quindi sarà sempre più difficile ritrovare gli stessi compagni di viaggio che ci hanno accompagnato fin qui. 😦

Castro / Padrón – 27 km

Sgattaioliamo fuori dall’albergue silenzioso e ci troviamo sotto una nuova meravigliosa stellata. Ci fermiamo 5 minuti con il naso all’insù sbocconcellando un biscotto poi ripartiamo.

La prima oretta la facciamo fra bosco e strada ma l’asfalto non è ancora caldo e non ci sono macchine quindi non soffriamo. Il ginocchio di Manu però inizia a lamentarsi e l’Intercity accenna qualche battuta d’arresto.
Attraversiamo il paesino di Peñafuente e ricominciamo a salire nel bosco. Dopo un po’ attraversiamo un cancello ed entriamo nella zona delle pale eoliche. È bellissimo camminarci così vicino, sentire il rumore che fanno, vedere la forma delle pale. Costeggiamo le pale per qualche ora, in mezzo a cespugli di lavanda.
Il ginocchio fuma e ci costringe a rallentare e a fermarci ogni poco, fino a quando l’adorato Moment non fa effetto.

Scendiamo 500 mt di dislivello fino ad arrivare al paesino di Cabreira dove lasciamo le Asturie ed entriamo in Galizia: ce ne accorgiamo dal fatto che la conchiglia segnavia si gira di 180°, ora è la parte larga della conchiglia che punta verso Santiago, non più l’attaccatura. La cosa ci destabilizza per 1 minuto ma poi capiamo. Arriviamo a Fonfría dove ricarichiamo le borracce e poi proseguiamo fino Barbeitos dove facciamo la nostra adorata pausa caffè.

Siamo ricaricate e decisamente meno doloranti e in poco più di 1 ora raggiungiamo la città di A Fonsagrada, la più brutta cittadina vista finora con grandi caseggiati fatiscenti e negozi spogli che sembrano aver di recente passato una guerra. Entriamo in un supermercatino a fare la spesa perché nel paesino di stasera non c’è neanche un bar.

Cariche di provviste usciamo da A Fonsagrada e arriviamo in un paesino piccolissimo che si chiama Padrón dove c’è l’albergue. Inizia il descanso: doccia, pranzo, lavaggio panni e un po’ di sole (ma occhio a non bruciarsi i piedini se no domani urliamo doppio! 🙂

Andiamo a fare quattro passi per il paesino e facciamo acqua, poi massaggio di rito con olio di arnica e birretta ghiacciata! Stasera ci tocca pure cucinare perché non c’è niente intorno: ebbene si…dopo tutte queste ore di marcia non ho neanche voglia di mettermi ai fornelli! 😉