Day 3 – verso Pokhara

Alle 7 lasciamo Kathmandu con un pullmino, direzione Pokhara, alle pendici dell’Anapurna. Da qui partirà il nostro trekking.

Il viaggio sarà lungo…molto lungo…e decidiamo di fermarci a metà per un’attività spezza-viaggio.

Dopo 4 ore di strada, arriviamo sul fiume Trishuli, dove ci fermiamo per fare rafting. Fa un freddo boia e l’idea di mettersi in costume e cerata non è delle più rosee. Superato l’impatto iniziale, la discesa è molto piacevole…il fiume è largo, circondato da colline ricoperte di vegetazione da giungla. Sopra le nostre teste ogni tanto passano piccoli ponti tibetani sospesi che collegano micro paesini alla sponda dove passa la strada principale.

Lungo il fiume ci sono degli scoli dell’acqua dove le donne si lavano e lavano i panni (senza sapone a giudicare dall’assenza di schiuma nell’acqua di scolo che si riversa nel fiume).

Dopo 2 ore di discesa e numerose rapide che ci hanno coperto d’acqua, arriviamo in un ristorante dove ci rifocilliamo con il – ormai solito – pasto tipico: riso, curry, dhal, verdure marinate e salsine piccanti!

Ripartiamo e il percorso diventa un’avventura. La strada è un unico immenso cantiere. La strada è talmente dissestata che mi sveglio dopo essermi appisolata un momento perché sembra che il pulmino ondeggia come una barca all’ancora con l’onda di traverso! In più punti ci dobbiamo fermare, spegnere il motore e aspettare che la colonna di pulmini davanti a noi sfili a senso alternato.

Ad un certo punto la strada è bloccata e siamo costretti a prendere una deviazione, chiaramente troppo stretta e con buche troppo profonde per il nostro mezzo quindi ci dobbiamo fermare e riempire di pietre i buchi per passarci sopra. Per fortuna ad ogni fermata gruppi di uomini locali accorrono per aiutarci.

Da questo punto di vista ho trovato i nepalesi estremamente disponibili e gentili, sempre pronti ad aiutarti. C’è sicuramente grande rispetto per gli stranieri ma ho l’impressione che lo stesso atteggiamento ci sia anche fra concittadini.

Arriviamo a Pokhara. La cittadina sembra carinissima e molto a misura d’uomo. Domani si inizia il trekking!

Day 2 – Kathmandu

Per la prima volta soffro il fuso…sto decisamente invecchiando! Dopo 20 min di lotta interna mi tiro giù dal letto e mi preparo a riaffrontare i rumori e la polvere della città!

Come prima cosa mi dirigo di nuovo verso Durbar square per vedere la Kumari, la dea vivente.

Per arrivarci a piedi attraverso il quartiere di Thamel, molto turistico (anche se di turisti ne girano pochi in questo momento), e poi proseguo lungo Gangalal Marg, che mi conquista con una successione di immagini autentiche della vita di questa città.

Le tre cose che mi colpiscono sono:

1. non c’è distinzione di spazi fra pedoni, biciclette, motorini e macchine. Si mescolano tutti e nessuno si ferma mai, incrociandosi come le maglie di una rete in modo (quasi) perfetto e (quasi…molto quasi) senza scontri.

2. I tempietti religiosi sorgono ovunque, anche nei posti più improbabili e ci sono statue votive anche nei canali di scolo dei marciapiedi dove corrono i topi (povere divinità…)

3. La città, e soprattutto le attività commerciali, si sviluppano in verticale. Infatti la maggior parte dei negozi/bar/attività che cercate, non sono al livello della strada bensì o all’interno o al di sopra di quello che vedete affacciato sulla strada. Ieri sera, per trovare il caffè dove volevo andare, ci sono dovuta passare davanti 3 volte fino a notare un cartello con una freccia che mi portava al piano di sopra!

Mi fermo solo per brevi istanti perché voglio arrivare in tempo al Kumari Chen – il palazzo della Kumari – per vederla affacciarsi alla finestra.

La dea vivente è una bambina, in età prepuberale, scelta nella casta Newari degli Shakya, che sono buddisti. La bambina scelta intorno ai 3 anni di vita, deve avere 32 lakshina, perfezioni fisiche, deve superare una serie di prove e deve combaciare astrologicamente prima con il re, ora con il primo ministro.

Vive reclusa nel palazzo senza mai uscire fino a quando non avrà le prime mestruazioni e perderà quindi i suoi poteri divini. A quel punto ritornerà nel mondo dei mortali (dicono, ed è facile immaginare, con grandissime fatiche!)

Entro nel primo cortile del palazzo dove altri turisti già stanno aspettando. Dopo poco ci chiedono di mettere via cellulari e macchine fotografiche (è vietato fotografarla) e la Kumari si affaccia alla finestra centrale del cortile. È vestita con un saari rosso, ha gli occhi molto truccati con il kajal e un copricapo che si appoggia su una crocchia di capelli.

Ha lo sguardo molto serio, quasi severo; non sorride mai e non guarda nessuno negli occhi. Sta affacciata un paio di minuti poi sbuffa e si allontana dalla finestra scomparendo.

Da Durbar square mi dirigo verso l’Asan Bazar, il mercato della città, da sempre uno dei miei posti preferiti da visitare in ogni città in cui vado.

Più che su amovibili bancarelle, questo mercato si sviluppa attraverso microscopiche botteghe lungo 6 strade che si uniscono a raggiera in Asan Square. Ci sono anche tanti venditori di frutta che portano in giro la merce in ceste legate alle loro biciclette.

Proseguendo arrivo al Garden of Dreams, un rigoglioso giardino, piccola oasi di tranquillità, nascosto dietro ad un alto muro che lo isola anche dal rumore e dalla polvere della città. Essendo inverno non ci sono molti fiori ma immagino che in primavera sia una meraviglia.

Poco lontano si trova il palazzo reale di Narayanhiti, reso tristemente celebre dal massacro della famiglia reale del Nepal nel 2001, ancora oggi coperto da un velo di mistero.

Dalla nascita della democrazia il palazzo è diventato un museo pubblico in cui si possono vedere le stanze usate dagli ultimi monarchi con alcuni oggetti della loro quotidianità.

Visito il museo (sembra una grande casa aristocratica anni 70) e la cosa più interessante è che gli altri visitatori sono tutti nepalesi, che guardano a bocca aperta tutte le ricchezze di quelli che fino a poco tempo fa erano i loro regnanti. Ci sono anche 3 scolaresche in visita di classe. Il professore si sofferma sui segni dei proiettili che hanno ucciso la famiglia reale, per insegnare e ricordare la storia recente.

A pranzo provo un altro piatto tibetano: Thukpa, una zuppa di noodles e verdure. Anche qui l’aglio si spreca, ma a parte questo molto buona e rigenerante.

Conosco quelli che per i prossimi giorni saranno i miei compagni di viaggio e come prima cosa andiamo a fare una classe di yoga con un yogi locale che ci fa praticare e poi ci guida in una corta meditazione. Sicuramente molto benefica per togliere le tensioni dell’aereo che si fanno ancora sentire (confermo ulteriore segno di invecchiamento!).

Nel tardo pomeriggio facciamo il briefing iniziale di viaggio e poi pronti per la cena tradizionale nepalese di benvenuto.

On the road again…

Dopo quasi 3 anni di stop forzato…si torna a viaggiare! La sveglia alle 5 non si fa neanche sentire tale è la felicità di rimettere lo zaino in spalla!

Destinazione: NEPAL! Con un comodo volo Qatar Airways con scalo a Doha, arrivo a Kathmandu in poco più di 11 ore.

La giornata inizia alle 9 del mattino, nel cuore della notte italiana (la sveglia è stata impegnativa!).

Per conoscere questo nuovo paese ho deciso di iniziare il mio viaggio affidandomi ad una guida locale, Dipendra, che mi accompagna a scoprire Patan e Kathmandu.

Saliamo sulla sua moto e ci addentriamo nel folle traffico mattutino. Dopo qualche metro, tiro fuori la mia mascherina FFP2 – che pensavo di usare per proteggermi dal covid – e la indosso per proteggermi, almeno un poco, da polvere e smog!

La prima tappa è la città reale di Patan. Fra Kathmandu e Patan, l’urbanizzazione si è estesa così tanto che non si capisce dove finisca una e dove incominci l’altra.

I punti di interesse turistico di Patan si concentrano tutti intorno all’area della piazza principale, il Durbar (che vuol dire palazzo). In questa piazza infatti si trova il vecchio palazzo reale, circondato da templi, principalmente induisti, in cui i reali andavano a pregare e ancora oggi molto venerati.

Quasi tutti i templi hanno la tipica forma della pagoda nepalese con tetto squadrato e più livelli sovrapposti. Ognuno è dedicato ad una diversa divinità o ad una diversa incarnazione delle 3 principali divinità: Brahmā (il creatore), Visnù (il preservatore) e Śiva (il distruttore).

All’interno del palazzo reale c’è una mostra molto interessante che spiega come riconoscere l’iconografia delle statue induiste e buddiste, fondamentalmente se si vuole capire qualcosa di quello che si sta guardando.

Dipendra mi racconta la storia di questo paese, un insieme di piccoli regni monarchici, uniti da un re dell’etnia Gurkha che ha conquistato uno a uno i piccoli regni e nel 1768 ha formato per la prima volta il Nepal unito.

La monarchia è rimasta al governo fino al 2007 quindi è un tema ancora molto sentito dalla popolazione.

Dopo la visita della Durbar square di Patan con tutti i suoi monumenti, Dipendra mi porta a scoprire la produzione di un oggetto molto particolare: la ciotola tibetana da meditazione. Un ragazzo mi fa la dimostrazione delle onde generate dal metallo di queste ciotole (anzi dal mix di 7 metalli usati per costruirle) quando vengono colpite, sia vuote (avvicinando la mano si sentono delle vibrazioni fortissime) sia piene d’acqua (l’acqua ribolle come se stesse per uscire tutta dalla ciotola con un semplice tocco). Mi dispiace non aver fatto un video di quanto ho visto perché ero davvero stupita. Stavo per acquistare una di queste ciotole ma i $250 di costo mi hanno fatto tentennare.

Torniamo a Kathmandu, dove Dipendra mi porta a mangiare un piatto tipico tibetano, molto comune qui, il momo. Momo sono dei ravioli cotti al vapore ripieni di carne o verdure (molto comuni quelli di bufalo che ho provato). Mi è arrivata una ciotola con 10 ravioli dentro che Dipendra ha annegato in una specie di zuppa fredda verde che era a disposizione sui tavolini, molto fresca e limonosa. Ottima combinazione!

Dopo pranzo visitiamo il Durbar di Kathmandu. Anche qui, come a Patan, c’è il palazzo reale ed intorno tantissimi templi. La particolarità del palazzo reale è che per metà è in stile tradizionale nepalese, per metà il stile coloniale inglese.

Tanti monumenti anche qui sono ancora in ricostruzione dopo la devastazione del terremoto del 2015 che ha fatto gravissimi danni.

Torno verso l’hotel e girovago nel quartiere di Thamel, il quartiere turistico, hyppie e dei trekkers della città. Le stradine sono una successione di mini negozi che vendono articoli da montagna (zaini e abbigliamento principalmente), di grandi marche ma spesso contraffatti. Le strade sono strette e anche qui i clacson dei motorini è un suono di fondo che non si spegne mai.

Concludo la mia cena con il piatto tipico nepalese, il Dal Bath, un piatto rotondo in cui ci sono tanti ingredienti da mescolare insieme. I due principali ingredienti sono il dal (una zuppa di lenticchie speziata) e l’accompagnamento di riso o di dhindo (una specie di polenta di grano saraceno). Inoltre ci sono un curry (di carne o verdura), dei pickles, una salsa piccante e qualche altra verdura. Quando il cameriere mi ha portato il piatto mi ha detto che potevo mangiarlo con le mani. Dopo qualche boccone con la forchetta, in altri due si sono avvicinati e con molta delicatezza mi hanno detto che queste cose si DEVONO mangiare con le mani. Ho ceduto al senso della pulizia e…via di mani!

Islanda Reykjavik – giorno 14

Ultimo giorno di questo meraviglioso viaggio. Decidiamo di trascorrerlo a Reykjavík che in realtà non era prevista nel nostro piano di viaggio perché non ci ispirava particolarmente – e che invece si è rivelata una bellissima scoperta!

Quando arriviamo, il centro è chiuso al traffico e non capiamo subito perché. Parcheggiamo e proseguiamo a piedi. Ci addentriamo nel centro storico – Old Reykjavík – e scopriamo che questo week-end la città è in festa per la Culture Night. Le strade sono gremite di persone, c’è una maratona che si sta svolgendo proprio fra le vie del centro storico, c’è una banda che suona e musica che esce da tutte le porte. Facciamo un giro nella zona del lago Tjörnin, su cui si affacciano diversi edifici storici e case di lamiera colorata. A pochi passi dal lago di trova uno dei luoghi più animati della zona durante i weekend d’estate: la piazza di Austurvöllur, una prato verde dove rilassarsi e fare un picnic. Intorno a questa piazza sorgono il parlamento della città (Alpingi) e l’unica cattedrale cattolica del paese (Dómkirkjan í Reykjavík).

Pranziamo su un tavolino al sole all’Icelandic Street Food, un simpatico baretto che propone zuppa di agnello o di pesce, servita dentro una pagnotta di pane nero. Si può fare il bis gratuitamente e alla fine ci si può servire liberamente di biscotti, brownies e waffles al bancone.

Continuiamo la nostra passeggiata per le strade di Laugavegur, a est della città vecchia. L’ambiente di festa è davvero frizzante! Percorriamo la Skólavördustígur, la via degli artisti e dell’“arcobaleno” del pride, e arriviamo fino alla Hallgrímskirkja, la grande chiesa di cemento, uno dei principali simboli della città. Anche se sicuramente imponente ed interessante dal punto di vista architettonico, non mi conquista dal punto di vista estetico.

Percorriamo Laugavegur, la via pedonale più famosa di Reykjavik per lo shopping. Incrociamo la via Klappartígur, una piccola via in salita, piena di tavolini all’aperto che troviamo inondata di sole. Poco più sotto un DJ sceglie la nostra colonna sonora. La situazione è troppo invitante: ci fermiamo a bere l’ultima birra della vacanza, finalmente al sole! Beviamo una Icelandic White Ale, una weiss locale, leggermente acidula, molto profumatamente perfetta per quest’ora!

Terminiamo il nostro giro della città nella zona del Old Harbour. Anche qui l’ambiente è vivace, c’è musica e tante famiglie che passeggiano. La zona è molto carina, ci sono vecchi pescherecci in secca e diversi ristorantini sui moli. Siamo davvero dispiaciute di dover restituire la macchina stasera in aeroporto e non poterci fermare qui per la serata: l’ambiente promette una serata stupenda!

Riportiamo la macchina al Blue Car Rental all’aeroporto di Keflavik, ancora un po’ infastidite dal “traffico” che abbiamo ritrovato intorno alla capitale dopo 14 giorni di solitudine e pace. Trascorriamo l’ultima notte in un hotel vicino all’aeroporto (Base Hotel).

Dopo 14 giorni di scoperta, posso dire che sono rimasta incredibilmente affascinata da questo paese. Le alte aspettative con cui sono partita sono state pienamente attese.

Panorami vastissimi, paesaggi e colori in continuo cambiamento, centinaia di chilometri di natura incontaminata: mari, montagne, laghi, deserti, …

È stato un viaggio “chilometrico” (3300 km guidati) e un po’ freddo, ma anche estremamente rilassante per la mente ed arricchente per occhi e spirito. Ho visto almeno 2 panorami che sono entrati a far parte della top 10 delle più belle immagini impresse nella mia memoria: il Brenninsteinsalda e il cratere del vulcano Askja.

Un grazie speciale alla migliore compagna di viaggio che si possa desiderare – Manu – che viaggio dopo viaggio, esperienza dopo esperienza, mi spalleggia, rassicura, incita…ma con cui soprattutto, senza bisogno di parole, riesco a condividere ogni emozione che il viaggio ci regala.

Un grazie immenso anche per tutte le bellissime foto che pazientemente scatta e seleziona per il mio blog…senza di lei rimarrebbero solo parole 🙂

Km: 110

Notte: Keflavik

Voti:

Reykjavik : ⭐️⭐️⭐️⭐️ 3,7/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda Brennisteinsalda – giorno 13

Ci svegliamo sotto la pioggerellina ma stavolta non ho avuto freddo neanche un secondo in tutta la notte!! Compriamo un caffé caldo (di giorno c’è un vecchio autobus in fondo al camping adibito a mini market) e decidiamo quale trekking fare per scoprire questa zona.

Scegliamo un percorso di 12 km che parte dalla strada F208, circa 1km prima del camping (indicazioni per Sudurnámur).

Il percorso sale subito a 950mt di altitudine (da 600mt), abbastanza in verticale, poi prosegue in costa per circa 4km. Proprio quando arriviamo in cima spunta il sole e ci mostra i colori del Brenninsteinsalda in tutto il loro splendore: è uno spettacolo incredibile, forse il più bel panorama che abbia mai visto in montagna!

Il percorso riscende su un lago di sabbia bianca, a est del monte Brenninsteinsalda per risalire fino alla cima del monte e scendere dal lato opposto, passando in mezzo ad una distesa di massi lavici neri.

È davvero difficile descrivere i paesaggi e i colori che vediamo. Ogni raggio di luce e ogni ombra donano una tonalità diversa ai colori delle montagne. Il paesaggio è in continuo cambiamento. Il Brenninsteinsalda è principalmente rosso, ocra, verde e nero. I monti circostanti prendono le tonalità del verde bottiglia, dell’oro e dell’azzurro del cielo. Purtroppo in alcuni tratti scendono le nuvole e cade una pioggerellina leggera ma da quanto ci hanno detto al camping questo accade molto di frequente, anzi, il fatto di aver avuto il sole per parte del percorso è la notizia eccezionale.

Camminiamo circa 4h30 con numerose pause per cercare (con scarsissimo successo) di catturare i colori e le luci che compaiono solo vagamente in qualche foto.

Dopo esserci rifocillate, riprendiamo la macchina e ritorniamo verso nord sulla F208. Il percorso è ancora più bello con qualche raggio di sole. Appena finisce lo sterrato, passiamo sopra un ponte dal quale notiamo un fiume con l’acqua eccezionalmente azzurra. Prendiamo la prima stradina laterale sulla destra per cercare di scoprire da dove venga. Ci troviamo davanti ad una bellissima cascata (Sigoldufoss), in cima ad un canyon che forma diversi laghetti con colori da cartolina.

Riprendendo la strada in direzione di Selfoss, facciamo una breve deviazione a Gjáin. Non sappiamo bene cosa stiamo andando a vedere, prendiamo una strada sterrata per un paio di km e arriviamo in un piccolo parcheggio. Ci affacciamo oltre il bordo del canyon e ci appare un piccolo giardino bucolico con cascatelle, ponticelli, piccole grotte, fiori e piante ovunque…sembra di essere in un giardino giapponese o in un racconto sulle ninfe degli antichi greci.

Dormiamo a Selfoss dove ci concediamo un’ottima cena di pesce al ristorante Tryggvaskali.

Km: 180

Notte: Selfoss

Voti:

Brenninsteinsalda: ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ 5/5

Sigoldufoss: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,1/5

Gjáin: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,3/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda Golden Circle – giorno 12

Nonostante non piova e non tiri vento, stanotte ho sofferto il freddo come mai nella vacanza: ero un blocco di ghiaccio dentro il sacco a pelo! Dopo una doccia calda e un litro di caffè bollente, ripartiamo!

Prendiamo la strada F550, una strada sterrata ma percorribile facilmente con un 4×4. Il paesaggio è stupendo, in mezzo a montagne e ghiacciai. Passiamo vicino al Okjökull, il primo ghiacciaio scomparso in Islanda a causa del surriscaldamento globale, la cui scomparsa hanno commemorato proprio qualche giorno fa.

La strada termina nel parco nazionale di Thingvellir, dove i vichinghi fondarono il primo parlamento democratico del mondo, l’Alpingi. Iniziamo da qui il nostro tour del Golden Circle. Questo sito è anche molto importante dal punto di vista geologico in quanto qui si incontrano le placche tettoniche del Nord America e dell’Europa, che si allontanano ogni anno di qualche mm. Facciamo una bella passeggiata di 1 oretta nel canyon formatosi fra le due placche tettoniche; ci fermiamo sul luogo dove si teneva il parlamento (Alpingi), passiamo vicino alla pozza Drekkingarhylur dove venivano annegate le donne accusate di adulterio o altri crimini e arriviamo alla cascata Öxaráfoss. Sulla via del ritorno passiamo di fianco ad un’antica fattoria e ad una tipica chiesetta, una delle più antiche d’Islanda.

Riprendiamo la macchina e ci dirigiamo verso Geysir. Anche se il Grande Geysir, che ha dato il nome a questo fenomeno naturale, non emette più il classico getto d’acqua da numerosi anni, vicino a lui possiamo ancora trovare 1 geyser attivo: Strokkur. Questo emette un getto di 15/30 m ogni 8/10 min che viene poi risucchiato nella cavità sottostante. Il getto dura solo qualche secondo ma è davvero impressionante.

Completiamo il tour del Golden Circle con la visita alla cascata di Gullfoss. Ammetto che ci arrivo senza grandi aspettative, dato il gran numero di cascate viste in questa vacanza ma…devo ricredermi: Gullfoss vince la prima posizione nella classifica delle cascate per la sua imponenza!

Dopo la classica lavata da cascata, ci rimettiamo in macchina, direzione Landmannalaugar – passando per Árnes, strada 32 che continua nella 26, fino ad incrociare la F208 (da nord). La F208 è una strada sterrata solo per 4×4, un po’ sconnessa ma non particolarmente complessa (non è esposta e non ci sono guadi se non uno subito prima del camping che si può non fare parcheggiando la macchina subito prima e arrivando a piedi) che in poco più di 1h porta al Brennisteinsalda camping e alla partenza di tutti i trekking per esplorare questa zona.

Arriviamo al camping per l’ora di cena. Lo spettacolo che ci si presenta è già uno straordinario assaggio delle bellezze di questo luogo: siamo circondati da montagne strate di tutti i colori dell’arcobaleno, sembra di essere dentro ad un quadro acquarellato…o ad una foto con troppi filtri!

Il camping è molto spartano, ci sono dei servizi igienici a disposizione e un tendone dove si può mangiare al riparo ma per avere un pasto caldo è necessario avere il proprio camping gas; non c’è corrente elettrica per i campeggiatori. Per fortuna siamo preparate a tutto e sfruttiamo l’acqua calda del bagno per reidratare un’ottima busta di pollo al curry disidratato e riusciamo anche noi a mangiare un pasto caldo!

Nella zona dedicata alle tende il terreno è ghiaioso e molto fangoso quindi fatichiamo a trovare un buon punto dove montare la nostra. Seguendo l’esempio dei nostri vicini circondiamo la tenda di pietroni: il vento qui può essere così forte da sradicarle!

Volendo nello stesso camping c’è anche un rifugio ma i posti sono pochi,vanno riservati mesi prima e costano circa 80€ a notte.

Memore di ieri notte, inizio a tremare dal freddo pensando di infilarmi in tenda. Andiamo a fare quattro passi per riscaldarci e vediamo del vapore salire da dietro al rifugio. Ci avviciniamo e vediamo che c’è una sorgente di acqua calda dove già un po’ di campeggiatori si stanno crogiolando con una birra in mano. Non ci penso due volte, mi metto il costume (sempre nello zainetto durante tutto il viaggio) e mi immergo. Una sensazione di calore meravigliosa mi avvolge. Rimaniamo dentro a goderci l’imbrunire e usciamo solo quando abbiamo accumulato abbastanza calore per la notte. Ritorniamo in tenda alla luce della frontale.

Km: 280

Notte: Brennisteinsalda

Voti:

Thingvellir: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,4/5

Geysir: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,1/5

Gullfoss: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,5/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda occidentale – giorno 11

Ci svegliamo sotto una leggera pioggerella e le nuvole basse. Ci fermiamo alla spiaggia di Ytri Tunga dove di solito si vedono le foche ma anche questa volta le foche fanno le timide!

Dopo 1 oretta arriviamo a Borgarnes che rientra fra le cittadine più grandi che abbiamo visto. Qui facciamo rifornimento di benzina e spesa e facciamo un giretto nella città (che non ha caratteristiche particolari).

Oggi é dedicata alle caverne: prima la caverna nel tunnel di lava, poi la caverna sotto il ghiacciaio.

Ci dirigiamo a Vidgelmir Cave, a est di Borgarnes e poco più a nord del ghiacciaio di Langjökull.

Qui un’eruzione di lava di circa 1100 anni fa, ha creato un tunnel sotterraneo lungo 1,5km. Il tunnel è visitabile solo con una visita guidata – The Cave, 90 min, 6500 ISK per persona – ma ne vale veramente la pena. Ci dotano di caschetto con luce frontale e si assicurano che siamo tutti sufficientemente coperti perché dentro ci sono 0 gradi e molta umidità.

La nostra guida Joe, una giovane geologa inglese, inizia a raccontarci come si è formato il tunnel: la lava fuoriuscita cola lentamente a valle e, a contatto con l’aria fredda, si raffredda e si solidifica in superficie. La lava che rimane sotto questa crosta rimane caldissima e fluida quindi continua il suo tragitto verso valle. Quando l’eruzione termina, la lava restante cola fino a valle sotto la crosta e lascia dietro di se un tunnel vuoto. È proprio all’interno di questo tunnel che ci inoltriamo per una passeggiata di 40 min.

Vediamo diverse formazioni di lava, stalagmiti e stalattiti sottilissime che sono rivoli di lava solidificata. A differenza delle stesse formazioni in altri tipi di caverne, dove queste evolvono nel tempo grazie a depositi di sali minerali, quelle di lava hanno esattamente la stessa forma che hanno assunto oltre 1000 anni fa.

La lava è principalmente di colore nero ma in alcuni tratti assume toni di bianco/giallo grazie alla presenza di depositi sulfurei e arancioni/rossi causati da residui di rame.

Arrivati in fondo al percorso, la guida ci fa vivere un’esperienza molto bella: spegniamo tutte le frontali e rimaniamo al buio totale ed in silenzio per qualche minuto. Non capita davvero mai di non riuscire a vedere neanche l’ombra della propria mano!

Dopo aver montato la tenda nel bellissimo camping di Húsafell, dedichiamo il pomeriggio ad un’altra caverna, quella scavata sotto il ghiacciaio di Langjökull. L’esperienza, di nuovo fattibile esclusivamente con tour guidato (Into the Glacier , 4h, 19.500 ISK per persona + 2.000 ISK per navetta dal camping), parte proprio dal camping (ma volendo si può arrivare autonomamente con un 4×4 alla base del ghiacciaio – Klaki Basecamp). Qui cambiamo mezzo e saliamo su un gigante bus delle nevi: ruote chiodate e sgonfiabili via app, e si parte in salita sulla neve in mezzo al ghiacciaio! Il tragitto dura 30 min.

Arriviamo a 1260 mt, all’entrata di un tunnel lungo 300 mt che penetra fino a 50mt sotto la superficie del ghiacciaio.

La guida ci insegna a “leggere” il ghiaccio cioè ad identificare attraverso le stratificazione come si è formato il ghiacciaio anno dopo anno. Si alternano strati di neve ed acqua durante tutto l’inverno, mentre l’estate è identificabile grazie ad una striscia più scura di detriti che sporcano la neve durante la bella stagione e rimangono poi intrappolati sotto la prima neve dell’inverno.

Questo tunnel è stato progettato per 4 anni e scavato in soli 14 mesi da due squadre di 4 persone ciascuna.

Lungo il tunnel ci sono diverse grotte, una delle quali viene usata come bar e pista da ballo, un’altra come cappella – sono stati celebrati qui già una ventina di matrimoni!

Torniamo al camping dove ceniamo in compagnia di due ragazze francesi.

Km: 170

Notte: Húsafell

Voti:

Vidgelmir Cave: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,4/5

Into the Glacier: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,3/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda Pensiola di Snaefellsnes – giorno 10

Oggi visitiamo la penisola di Snaefellsnes. Dicono che questa penisola rappresenti l’Islanda in miniatura: qui infatti possiamo trovare vulcani, montagne e ghiacciai, spiagge nere, foche ed uccelli marini,…

La prima tappa è il museo dello squalo. Infatti, una delle specialità culinarie più particolari di questo paese è lo squalo putrefatto (Hakarl) ed é proprio in questa fabbrica familiare che viene preparato. Nell’oceano intorno alla Groenlandia ed all’Islanda vive un particolare tipo di squalo che, per sopravvivere alle rigide temperature dell’acqua, all’interno della sua carne contiene un acido – la stessa molecola del liquidò antigelo che mettiamo nella macchina – che lo protegge dal freddo. Per questo motivo la sua carne, se mangiata fresca, è altamente tossica. Quando gli islandesi se ne sono accorti, hanno cominciato ad utilizzare solo il fegato di questo cetaceo per produrre olio da combustione, per utilizzo locale e da esportazione. La carne, non utilizzata, veniva seppellita sotto la sabbia. In tempo di carestia, si dice che qualcuno abbia ritrovato della carne di squalo rimasta per lunghi mesi sotto la sabbia e che, colto dalla fame, abbia provato a mangiarla e che questa non sia risultata più tossica. Da qui è nato il processo di fermentazione che ancora oggi viene utilizzato per rendere commestibile questa carne. Quando i pescherecci di Reykjavik trovano uno di questi squali nelle loro reti, pescato per sbaglio, lo vendono a questi produttori. La caccia di questo squalo infatti è ormai vietata. La carne di questo squalo viene tagliata a pezzi e lasciata in una cassa di legno per sei settimane. Durante questo primo periodo l’acido inizia ad evaporare. In seguito la carne viene appesa ad essiccare per circa sei mesi. L’acido forma intorno alla carne una specie di crosta che permette alla carne per rimanere morbida e all’ammoniaca di evaporare. Il risultato è un alimento estremamente ricco di vitamine, proteine, sali minerali, Omega3, con un caratteristico retrogusto di ammoniaca. Oggi gli islandesi mangiano pezzettini di questa carne di squalo come snack con il pane nero e il brennivin (vodka locale).

Con un po’ di apprensione – data dai terribili racconti di chi ha già provato questa delicacy locale – assaggiamo anche noi lo squalo. ne siamo piacevolmente sorprese. Il sapore inizialmente è abbastanza neutro per poi lasciare un retrogusto di formaggio erborinato (ovvero con la muffa).

Seconda tappa è la Kirkjufell Mountain, nel Grundafjördur, la montagna più Instagrammata dell’Islanda e divenuta particolarmente famosa perché appare in molte scene di Game of Thrones. Effettivamente vista da dietro alle cascatelle sulla sx della strada è molto scenografica!

Arriviamo sulla punta della penisola, dove inizia il parco nazionale dello Snaefellsjökull. Subito prima di entrare nel parco, facciamo un giretto per Hellisandur, un bizzarro villaggio di pescatori trasformato in “museo” di street art in quanto tantissime case sono coperte da murales.

Ci fermiamo per un breve spuntino sulla spiaggia di Skarðsvík, all’inizio della strada sterrata. Mentre guardiamo il mare a poche decine di metri dalla spiaggia ecco spuntare un enorme pinna di una balena. Per niente spaventata la balena fa lunghi giri molto vicina riva per poi allontanarsi e ritornare verso la costa: rimaniamo affascinate dai suoi movimenti così vicino a noi!

Qui due strade sterrate portano al faro e a delle scogliere. Facciamo il breve tratto di sterrato per arrivare al faro (Öndverðarnes lighthouse). La vista è bella ma niente di pazzesco.

Scendiamo a sud fino alla spiaggia nera di Djúpalón. Lasciamo la macchina in cima alla scogliera e scendiamo per una bella passeggiata sui ciottoli neri, in mezzo a formazioni rocciose che prendono (si dice) sembianze di elfi e troll.

Usciamo dal parco ed arriviamo a Hellnar. Qui ci fermiamo a mangiare una buonissima zuppa di pesce al Fjöruhúsið café, in riva al mare.

Proseguiamo con una passeggiata lungo la costa per arrivare fino ad Arnarstapi. In questo tratto infatti c’è un facile sentiero in cima ai faraglioni, da cui si gode di un bellissimo panorama, che collega i due paesi. Camminiamo fino al porto di Arnarstapi (45 min andata) e ritorniamo poi verso Hellnar passando per il centro di Arnarstapi e tagliano poi di nuovo sulla costa.

Finiamo la nostra giornata con un hot tub rigenerante con vista sull’oceano!

Km: 200

Notte: nei pressi di Budir

Voti:

Bjarnarhöfn Shark museum (Hakarl): ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,2/5

Kirkjufell Mountain: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4/5

Hellisandur: ⭐️⭐️⭐️ 3,4/5

Skarðsvíkg: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4/5

Öndverðarnes lighthouse: ⭐️⭐️⭐️ 3,4/5

Djúpalón: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 3,9/5

Hellnar: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4/5

Arnarstapi: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda Westfjords – giorno 9

Ultimo giorno dei fiordi occidentali, ci dedichiamo alla lingua di terra più a ovest del paese. Da Tálknafjordur scendiamo ancora a sud. Prima facciamo un breve stop a Patreksfjordur dove c’è un supermercato con panetteria (Albína) proprio all’inizio del paese. Circumnavighiamo il fiordo ed entriamo nella penisola di Látrabjarg. Qui le spiagge hanno 1000 sfumature oro, rosa, nere.

Ci fermiamo alla spiaggia di Breidavik, sicuramente una delle più belle spiagge del paese. Qui c’è un hotel e un camping. Con un caffè fumante fra le mani, facciamo una lunga passeggiata sulla spiaggia deserta.

La strada prosegue ancora verso ovest fino ad una scogliera incredibile: la scogliera di Látrabjarg. Queste scogliere, che fiancheggiano il faro di Bjargtangar, si estendono per 12 km con un’altezza che va da 40 a 400 m. Camminiamo fino in cima alla scogliera da cui possiamo ammirare le pareti di roccia perfettamente verticali che si gettano nel mare. Nelle insenature migliaia di gabbiani e altri uccelli vengono a deporre le uova e quando ci si avvicina si sente un rumore assordante.

Riprendiamo la strada verso est e facciamo ancora un passo di montagna per scendere verso la baia di Raudasandur. Questa baia è l’emblema della pace: c’è la bassamarea quindi si crea una specie di laguna dove nulla si muove. Grazie alla lingua di sabbia uscita con la bassamarea si può camminare fino alle scogliere dall’altra parte della baia dove spesso sonnecchiano le foche!

Finalmente c’è il sole ed una piacevole temperatura, ci godiamo il pranzo sulla terrazza del French Café mangiando una buonissima zuppa e il tradizionale pane non lievitato con salmerino affumicato.

Proseguiamo ancora verso est perché stasera lasciamo i fiordi occidentali su un traghetto che collega Brjáslaekur con Stykkishólmur, sulla penisola di Snaefellsnes. Prima di imbarcarci, ci godiamo un bagno in un’altra pozza calda: Hellulaug. Questa pozza, a differenza di quelle di ieri, è ricavata in un’insenatura naturale di pietra in riva all’oceano. Con l’alta marea si può fare il bagno nell’oceano e poi scaldarsi nella pozza. Purtroppo quando arriviamo noi c’è bassa marea e la spiaggia è coperta di alghe quindi preferiamo restare nella pozza.

Mentre siamo a mollo nell’acqua calda ripensiamo ai tre giorni passati e ai paesaggi che abbiamo visto. La cosa che più mi ha colpito dei Westfjords è la varietà dei paesaggi, l’incontaminazione della natura, l’assenza quasi totale di turisti. Certo ci sono alcune difficoltà in più nel visitare questi posti: le strade sono quasi tutte sterrate e anche quelle asfaltate sono spesso strette e ripide, bisogna stare attenti alla benzina perché ci sono pochissimi benzinai, ristoranti e bar quasi inesistenti…ma forse sono anche queste cose a rendere questi posti così speciali!

Prendiamo il traghetto che, facendo una breve sosta all’isola di Flatey, in poco più di 2h30 ci porta a Stykkishólmur. L’ultima parte del viaggio è davvero scenografica perché il mare è puntellato da migliaia di isolotti di roccia di tutte le dimensioni.

Restiamo subito a fascinate dal paesino di Stykkishólmur, forse il più carino visto fino ad ora.

Arriviamo alla nostra guesthouse che dista solo qualche minuto dal porto. Ci troviamo davanti ad una casetta tutta in legno, a due piani, nello stile tipico delle case dei pescatori. All’interno ogni centimetro è occupato da oggetti di qualunque tipo. Il proprietario, un omaccione barbuto dal sorriso bonario, ci accoglie calorosamente.

Km: 220

Notte: Stykkishólmur

Voti:

Breidavik: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4/5

Scogliera di Látrabjarg: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,4/5

Raudasandur: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,4/5

Hellulaug: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 3,9/5

Stykkishólmur: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.

Islanda Westfjords – giorno 8

I prossimi due giorni sono dedicati alla scoperta di questa terra ai confini dell’Islanda. Dalle prime impressioni, questa terra sembra tanto desolata quanto fredda. In realtà, la padrona della guesthouse ci dice che anche d’inverno la temperatura non scende sotto i -10 e che sono già due inverni che non cade quasi neve. Ce lo dice con un pizzico di rammarico perché quando c’è abbastanza neve, uno dei divertimenti invernali della zona è salire in cima alle montagne circostanti con le macchine con le ruote chiodate!

Partiamo da Flateyri e ci dirigiamo verso sud tagliando la prima lingua di terra e arrivando a Thingeyri.

Da qui parte una bellissima strada fattibile solo con 4 × 4 che porta alla punta del fiordo (Svalvogar) con meravigliose viste a picco sull’acqua. La strada è fattibile solo con 4 × 4 non troppo leggero, attenzione ai dirupi e ad eventuali macchine nell’altro senso. Non mi ci avventurerei con maltempo. Il navigatore ci manda oltre il faro ma non c’è niente di particolare, il punto più bello è al faro.

Ritorniamo indietro e scendiamo sul fiordo successivo (Borgarfjiordur). Qui nell’insenatura del fiordo si trova una maestosa cascata (Dynjandi), la più larga del paese, che sembra quasi un albero di Natale di cascate. Saliamo a vederla da vicino.

Scendendo ancora a sud, proprio in fondo al fiordo sud Sudurfirdir passiamo davanti alla pozza calda di Reykjaefjardarlaug. Non ci fermiamo perché la vista non ci sembra eccezionale. Proseguiamo fino a Bildudalur da cui parte un lungo sterrato (molto più largo e facile del precedente) che porta fino alla punta del fiordo. Qui il panorama cambia totalmente perché tutta la costa è formata da spiagge di sabbia bianca. Ci fermiamo in una spiaggia a fare quattro passi.

Lo sterrato finisce in un piccolo paese (Sélardalur)dove da un lato c’è una fattoria di un artista islandese (era chiusa quindi non abbiamo potuto visitarla) e verso il mare invece una chiesetta, due casette ed un faro. Facciamo un breve giro ma la cosa veramente interessante sono i paesaggi lungo la strada.

Decidiamo di fermarci a dormire a Tálknafjordur. La cittadina non è davvero niente speciale, anch’essa si sostenta con la pesca. Nel centro del paese c’è un enorme frigo con del pesce fresco in vendita in self service.

10 minuti più a nord c’è la pozza calda di Pollurinn. Decidiamo di andarci per l’aperitivo. Compriamo due birre al bar – al supermercato infatti in Islanda non è consentita la vendita di bevande con tasso alcolico superiore a 2,25% quindi si trovano solo birre “annacquate”.

Queste piscine termali sono leggermente sopra al livello della strada e hanno la vista a picco sul fiordo. Sono composte da quattro vasche di temperature diverse: la più calda è talmente bollente che non riusciamo a starci dentro. Ci accorgiamo subito che questo sito è frequentato quasi solo da locali che arrivano qui direttamente in accappatoio e ciabatte, si rilassano nelle pozze calde, si fanno la doccia e tornano a casa in accappatoio! Ci mettiamo nella vasca più grande e dopo una mezz’oretta ci ritroviamo con la vasca tutta per noi e possiamo goderci un magnifico aperitivo con il sole che tramonta nell’acqua proprio davanti a noi.

Km: 130

Notte: Tálknafjordur

Voti:

Svalvogar (strada per): ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,5/5

Dynjandi: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,3/5

Sélardalur (strada per): ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,1/5

Pollurinn: ⭐️⭐️⭐️⭐️ 4,3/5

I voti sono dati cercando di comparare i luoghi visti all’interno dello stesso viaggio.