Shirakawago & Kanazawa

Usciamo dal lodge e l’arietta fredda di montagna ci sveglia rapidamente. Con 10 minuti di macchina arriviamo al paesino di Shirakawago. Il paesino è un villaggio di coltivatori di riso con una caratteristica ormai unica: ha conservato le tradizionali case con i tetti spioventi di paglia. Ci addentriamo nel paesino, le case tradizionali si alternano a case moderne. Il primo impatto non ci entusiasma, ci sembra poco omogeneo. A poco a poco però si svela la sua bellezza: non è un paesino da cartolina, un po’ finto, per turisti…bensì un paesino in piena attività con persone che vivono la loro vita in questi luoghi. Mi colpisce una contadina china quasi a 90 gradi sul suo aratro e mi vengono in mente le strofe di De Gregori “curva sul tramonto sembra una bambina…”

Più ci addentriamo nel paesino, più ne restiamo affascinati. È presto e non ci sono ancora troppi turisti; osserviamo i negozianti spazzare davanti al loro negozio, le sale da the con le finestre di carta di riso aperte per fare entrare qualche raggio di sole.

Dopo un paio d’ore riprendiamo il bus per Kanazawa. Quando arriviamo è ora di pranzo e ci dirigiamo verso il mercato Omi-Cho per cercare un po’ di pesce fresco. Troviamo un ristorantino di sushi: naturalmente il menù è solo in giapponese, ma ci basiamo sulle foto…e ordiniamo tutto quello che non riconosciamo!! 🙂 Non avremmo potuto scegliere meglio!

Ci avviamo verso il palazzo imperiale e ci fermiamo a prendere un caffè in un caffè giapponese. La sala è piccola con cucina a vista. Un uomo in giacca e cravatta sta pranzando da solo in un angolo risucchiando rumorosamente i suoi Udon. Osservo il cuoco con la bandana in testa lavorare dietro al bancone ma su uno schermo passano le immagini della parata militare della Corea del Nord che mi catturano e mi lasciano attonita.

Quando entriamo nei giardini del castello di Kanazawa inizia una leggera pioggerellina che nell’arco di poco diventa sempre più intensa fino a tramutarsi in scrosci d’acqua dai quali è difficile proteggersi anche con l’ombrello. Nonostante questo trascorriamo un paio d’ore a vagare fra i giardini del castello e gli incantevoli giardini di Kenroku-en. Anche qui la fioritura dei ciliegi è un po’ in ritardo cosa che ci permette di godere ancora di tanti ciliegi in fiore!

È difficile spiegare a parole la bellezza di questi giardini: la varietà di panorami e di specie vegetali dai mille colori, il silenzio e la tranquillità che vi regnano, la presenza e il rumore dell’acqua,…Il risultato è che ci si sente in un’oasi di pace anche nel bel mezzo della città!

Un po’ bagnati ma con ancora tanta voglia di scoperta andiamo a vedere il quartiere dei samurai (Nagamachi). Oggi rimangono due strette strade di case con i tetti di ceramica laccata e i portali in legno. Visitiamo una casa tradizionale con un bellissimo giardino contemplativo nascosto all’interno e una casa da te al piano alto.

La giornata si conclude con la visita al vecchio quartiere delle geishe (Higashi-chaya-gai), un quadrilatero di viuzze con casette in legno e piccole lanterne rosse. Ne riceviamo una visione un po’ melanconica: è l’ora di chiusura dei negozi di artigianato e delle sale da the che caratterizzano la zona e la pioggia sembra lavare via i colori…ma l’assenza di persone la rende anche un po’ magica.

Mangiamo dei dumplins di riso e pesce in un ristorantino non lontano dall’hotel prima di crollare nel letto dopo una doccia bollente!

Tokyo & Shirakawago

Oggi iniziamo la giornata con una bella figuraccia: dato che in hotel c’è una piscina, io e mamma inforchiamo accappatoio e ciabatte e scendiamo per farci una nuotata mattutina. Un membro dello staff, appena si aprono le porte dell’ascensore, ci vede da lontano e ci corre incontro con le braccia a X urlandoci “change change”!! Tutti si voltano pensando ad un allarme…la scena è super imbarazzante ma altrettanto esilarante e a stento tratteniamo le risate!! Spieghiamo che stiamo cercando la piscina ma non sente ragioni e, senza darci l’informazione richiesta, urla solo “change change”. Ritorniamo in camera a vestirci di tutto punto e ripartiamo ma stavolta mancano i 2€ per entrare in piscina…rinuncio alla nuotata…mi è bastata la camminata a mettermi fame!!!

Partiamo con i bagagli per andare alla stazione dove dobbiamo convertire i japan rail pass acquistati in Italia in biglietti validi per gli Shinkansen (i “freccia rossa” locali) e aspettare papà.
Iniziamo a capire qualcosa della metropolitana locale e a muoverci abbastanza abilmente. Stamattina però notiamo una cosa nuova: alcuni vagoni sono indicati come “women only”! L’ora di punta deve essere davvero un inferno qui!!

Recuperiamo papà che, per riuscire a prendere il nostro treno deve fare uno scatto da centometrista, ma finalmente siamo tutti e 4 insieme!
Dopo 3 ore di treno arriviamo a Kanazawa dove abbiamo la corrispondenza con il pullman per Shirakawago, un villaggio tradizionale giapponese con le casette in paglia.

La campagna che attraversiamo è ricca di coltivazioni di riso e ciliegi in fiore. La strada inizia a salire ed appaiono macchie di neve: guardiamo le nostre maniche corte e ci chiediamo dove stiamo finendo!!

Scendiamo dal bus e una navetta ci porta fino al lodge: ci troviamo davanti ad moderno rifugio…immerso nella neve!!!
Mettiamo su ON la modalità montagna e via! La camera ha 4 loculi con dentro letti singoli e la finestra è coperta da quasi 2 mt di neve.

Modalità montagna vuol anche dire relax quindi andiamo a fare un onsen – le terme tradizionali giapponesi. Il rito prevede si spogliarsi nudi in una anticamera, entrare in una prima stanza dove ci si siede su uno sgabello e lavarsi interamente, poi immergersi nelle vasche di acqua molto alcalinica che sgorga calda dalle montagne. Il nostro onsen ha una vasca interna e una – stupenda – esterna fatta di grosse pietre scure e una fontanella che immette l’acqua nella vasca. Relax totale!!

Tokyo

La giornata inizia con la colazione in hotel. Il buffet mescola alimenti occidentali e giapponesi ma io naturalmente mi attacco ad un businessman giapponese e copio esattamente la sua colazione, tentennando – ma lasciandomi convincere – sul pesce marinato e sulla zuppa di alghe.

Prima tappa di oggi è il famosissimo mercato del pesce, Tsukiji. Tutto intorno al mercato coperto pullulano bancarelle e micro ristorantini che propongono ogni possibile tipo di pesce ed alga. Noi tre sembriamo nel paese dei balocchi!! Proviamo qualsiasi cosa ci passi sotto le grinfie: le palline di Mochi (dolci tipici delle feste popolari fatti da una involucro gelatinoso di farina di riso e una pasta di fagioli dolci all’interno), delle fragole bianche (che sembrano solo acerbe ma in realtà sono dolcissime), ricci di mare crudi, capesante grigliate con ricci, cracker di alghe, alghe marinate, tonno essiccato, rotolo di frittata con pasta di pesce, chele di granchio gigante…insomma non ci siamo risparmiate!!

Dopo aver mangiato per colazione,pranzo e cena insieme, ci addentriamo nel vero e proprio mercato coperto. L’ingresso a questa parte del mercato, dedicata al commercio all’ingrosso, è concesso ai turisti solo nell’ultima ora di attività, dalle 10 alle 11 de mattino. La scena è quella di un mercato in chiusura in cui tutti si affrettano verso gli ultimi affari e qualcuno incomincia già a dedicarsi alle pulizie.
Camminiamo in fretta sbirciando fra i banchi ancora in attività e cercando di identificare almeno qualcuna delle migliaia di specie di pesce in vendita. Una delle cose che ci colpisce di più e l’assenza totale di odore di pesce e la pulizia dei banchi. La maggior parte degli addetti ai lavori indossa guanti bianchi. Per il trasporto delle merci utilizzano degli strani carretti elettrici che si guidano con una ruota che assomiglia a quella delle giostre per bambini. In molti banchi a quest’ora tagliano con la sega elettrica i filetti di tonno che hanno appena congelato – e che assomigliano ora a blocchi di legno – e che partiranno verso i ristoranti di sushi all’estero.
Un signore prepara dei sushi di tonno appena pescato per lui e i suoi colleghi. Lo osserviamo con l’acquolina in bocca…e lui ci allunga 3 sushi…capiamo la differenza con tutti gli altri sushi: un’esplosione di mare in bocca!

Dopo aver passato qui quasi tutta la mattina, decidiamo di incamminarci verso Ginza. Il panorama cambia completamente: torniamo nella modernità di grattacieli e negozi di moda.
Incuriosite andiamo alla scoperta di qualche negozio e grande magazzino. Entriamo da Itsuya, la più grande cartoleria che abbia mai visto: 8 piani interi dedicati a penne, carta, agende e oggetti da ufficio.

La sister architetta ci fa fare un altro giro di splendidi edifici costruiti da archistar tra cui quello di Mikimoto e il Dear Ginza. Trovare questi palazzi senza Google maps (è la prima volta dopo 5 anni di SIM Vodafone illimitata che mi trovo a girare solo con cartine cartacee e la guida alla mano!) è un’impresa: gli indirizzi di Tokyo indicano luoghi approssimativi, con punti di riferimento alquanto vaghi anche per i locali. Fortunatamente sono tutti talmente gentili che si prodigano per aiutarci e chiedono ad altri locali finché non trovano qualcuno che conosca il posto.

Dopo tutte queste ricerche e questa modernità ci rifugiamo ai giardini imperiali, un’oasi di pace in piena Tokyo con laghetti, ponticelli, siepi colorate e ciliegi in fiore.
Ci riposiamo ai giardini leggendo la storia di Tokyo.

L’ultimo quartiere che vogliamo visitare oggi è Roppongi, quartiere ricco di Tokyo caratterizzato da alcuni grattacieli molto rinomati quali la midtown tower, Rappongi Hills e il Mori Art Museum. La parte più bella di questo quartiere si svela però inaspettata: un dedalo di piccole viette con locande, yakitori (spiedinerie) e izakaya (birrerie locali) in legno con le tipiche tende alle porte. Gironzoliamo affascinate e cerchiamo il posto più adatto per prendere una birra.
Due signori giapponesi ci approcciano chiedendo se abbiamo bisogno (non sembra essere una zona molto frequentata dai turisti!) e noi rispondiamo che stiamo solo cercando un posto per bere una birra. Ci invitano a seguirli ed entriamo in una porticina di legno senza insegna. Dentro ci sono solo due tavoli di legno. Intorno ad uno 5 signore stanno ridendo. Ci accomodiamo insieme ai nostri ospiti intorno all’altro. Ordiniamo da bere (e loro anche da mangiare) e iniziamo a chiacchierare. Sono un banchiere e un medico internista. Cerchiamo di sfruttare l’occasione per fare un sacco di domande a cui non siamo ancora riuscite a dare risposte, sopratutto su quello che mangiamo. Per esempio ci sono dei cestini di uova sul tavolo e scopriamo che sono uova fresche che loro mescolano al riso caldo e alla soia. Le uova sono gratis, il riso si paga…!! In 1 ora ciascun nostro commensale si mangia la bellezza di 3 uova crude con il riso…per il colesterolo qui è un party!!

Dopo 1 oretta ci congediamo: è la notte di Pasqua e decidiamo di partecipare alla veglia pasquale nella chiesa francescana di Roppongi…non sappiamo cosa ci aspetta!! Dopo una prima bellissima fiaccolata nel giardino della chiesa, inizia una serie di salmi cantati e letture della Bibbia che sembrano non avere fine. Complice l’illuminazione fioca dovuta solo alle candele, mamma da un lato e sorella dall’altro, non riescono a stare sveglie. Io tiro gomitate e canto a tutto volume…ma gli sforzi sembrano vani!!
Dopo 2 ore di cerimonia (non siamo neanche a metà messa!!) l’intera assemblea si sposta in una sala adiacente dove assistiamo ad un rito particolarmente emozionante: la comunità accoglie 6 nuovi membri adulti che hanno scelto di battezzarsi. Il battesimo si svolge alla maniera dei primi cristiani: uno ad uno I battezzandi si infilano in una grande vasca d’acqua dove tutto il loro corpo viene purificato e benedetto e la comunità canta un canto di gioia. Confesso che nonostante la bellezza del rito dopo 2h30 battiamo in ritirata esauste dalla giornata.

Sulla via del ritorno ci fermiamo a mangiare in un ristorantino delizioso in cui mangiamo sedute per terra su un bancone di legno che circonda la cucina a vista. La specialità del luogo è l’Oden, un brodo scuro con verdure, alghe, radici e delle specie di ravioli, cotti a vapore e immersi nel brodo.
Mia sorella è intollerante al glutine che per la cucina locale è molto complicato perché non può mangiare salsa di soia che qui è onnipresente. Questa difficoltà ha come lato positivo il fatto che interagiamo molto con cuochi e camerieri per cercare di capire che cosa può e non può mangiare. Stasera diventiamo amiche del cuoco che si prende a cuore la situazione e fa di tutto perché mi sorella posso godersi la sua cena senza pericoli. Mia sorella stasera è dispettosa, cerca di provocarmi poi mi da troppi bacini e io la scaccio: il cuoco, per niente abituato a queste dimostrazioni di affetto e giocosità scoppia a ridere in continuazione vedendoci!!

Tokyo

A distanza di 10 anni dall’ultimo viaggio di famiglia, questa Pasqua ci regaliamo un momento tutti e 4 insieme!! Destinazione: Giappone.
Naturalmente non tutto può andare liscio e papà ci deve abbandonare per i primi giorni a causa del lavoro.

Mamma, sister ed io arriviamo all’aeroporto di Narita avendo viaggiato sullo stesso volo di Delia e Carla! L’unica differenza è che noi usciamo assordate dai pianti notturni di quello che sembrava un intero asilo nido e con i crampi da posizioni assurde assunte in 12 ore di volo mentre Delia, che ha viaggiato in Magnifica, esce con la pelle luminosa e una trousse di Bulgari sotto il braccio…#lifeisunfair!!

La prima difficoltà sta nell’identificare il treno giusto da prendere. Per fortuna ho le idee abbastanza chiare su cosa dobbiamo prendere perché mi rendo velocemente conto che il livello di inglese è veramente veramente basso!!

Alla stazione prendiamo un taxi. Il taxista, a differenza di quasi tutti i successivi interlocutori locali, non smette un attimo di parlare!! Dopo 10 min si dimena al volante cercando di convincerci ad andare ad una super serata in un Club a Rappongi where (cit. lett.) “fucking fucking fucking”…mamma non è molto contenta dell’incitazione e fa facce di disapprovazione dal sedile posteriore!!!

Ci accoglie un bel hotel con un bellissimo giardino. Siamo incredibilmente fortunati: quest’anno la fioritura dei ciliegi è stata enormemente ritardata dal maltempo quindi la città è ancora coperta di alberi in fiore che la dipingono di bianco e rosa.

Dopo un primo pranzo ricco di sorprese della cucina giapponese – alias non ho la più pallida idea di che cosa mi sono infilata in bocca per nessuno dei piatti che ho mangiato – usciamo alla scoperta della città.

Prima tappa Meiji Shrine, il tempio shintoista più importante di Tokyo. Il tempio è in mezzo ad un bel bosco con piante secolari ma di per sé non è particolarmente affascinate. Mi innamoro invece del parco contiguo – Yoyogi -coperto di ciliegi in fiore che la brezza scuote facendo scendere una pioggia leggera di petali.

Scendiamo lungo Takeshita-dori, la strada della moda manga. Mia sorella inizialmente dice che non le interessa e che la salterebbe per andare a vedere i palazzi degli archistar…ma dopo 5 min ha gli occhi sgranati e si diverte come una bambina!! 🙂

Giriamo a dx in Omotesandou, una grande via con palazzi molto particolari a sx e a dx, molti dei quali ospitano flagship di marche di alta moda. Ci sono grandi firme dell’architettura internazionale che si alternano a piccoli complessi abitativi e a templi dall’aria antica che creano uno strano mix temporale. Se capitate di qui non vi perdete i palazzi di Prada, Tod’s, Stella McCartney e Dior…giusto per citare quelli che mi hanno colpita di più!

Finiamo in mezzo ad una festa nel negozio di Dolce & Gabbana e, per finire la giornata in pieno frastorno, ci buttiamo nella mischia dell’incrocio più affollato al mondo: Shibuya! Rimango incantata e atterrita per qualche secondo dalla fiume in piena di gente che sfocia appena scatta il verde!!

Cercando un posticino dove mangiare, finiamo in un quartiere con casette basse e baratti minuscoli dove ci stanno solo 5/10 persone alla volta. Una ragazza gentilissima ci indica un ristorante di sushi. Da fuori sembra solo uno dei tanti sushi bar ma ci sono 3 coppie giapponesi che aspettano fuori e questo ci sembra di buon auspicio! Dopo un po’ di attesa conquistiamo il nostro primo piatto di sushi: abbiamo praticamente le lacrime agli occhi dalla bontà…Sushizanmai ci ha conquistate!!

Johannesburg

Dopo una colazione a base di toast con peanut butter & jelly – che non mangiavo da quando ero piccola e non mi ricordavo così buono!!! – una delle mamas ci accompagna a visitare Johannesburg, o meglio Soweto, la township più grande sel Sud Africa. Visitiamo una torre commemorativa delle 49 township di Johannesburg, poi un villaggio culturale in cui sono raccolte testimonianze delle tradizioni e delle credenze locali. Poi visitiamo la casa di Mandela e il museo  Hector Pieterson, il ragazzino ucciso dalle forze dell’ordine durante le manifestazioni studentesche del 1976.
Colmo finalmente qualche lacuna storico – culturale ma le domande che sorgono sono ancora di più. Per questo, anche se non era in programma, spingo per andare a vedere anche il museo dell’apartheid in centro a Johannesburg. L’esperienza è toccante. L’ingresso separa bianchi e neri (ad ognuno sul biglietto di ingresso viene assegnato un “colore” e nella parte iniziale ciascuno fa esperienza della separazione dai visitatori, magari amici, con un colore diverso dal proprio). Le fotografie sono forti e i video che vediamo ancora di più. Rimango davvero colpita, in primis dalla mia ignoranza ma sopratutto dalla storia così travagliata di questa gente. Serberò per lungo tempo quelle immagini negli occhi e nel cuore.

Purtroppo siamo giunti al termine di questo viaggio meraviglioso, è tempo di salutare i miei nuovi amici che mi hanno accompagnato in questi 17 intensi giorni di cammino. Insieme abbiamo imparato a conoscerci, a rispettarci, a fare fronte comune quando ce n’era bisogno e a lasciarci andare ad un po’ di isterismo femminile quando ce lo potevamo permettere. Insieme abbiamo riso fino a farci venire le lacrime, abbiamo cantato a squarciagola e siamo rimasti a bocca aperta sotto la maestosità di quel cielo stellato. Ci siamo scambiati pensieri, opinioni…e accenti! Insieme abbiamo trattenuto il fiato davanti a leoni e leopardi e abbiamo tirato il fiato davanti ad un birretta ghiacciata (o quasi) che fa dimenticare anche le fatiche dei giorni più roventi.

Vorrei quindi ringraziare ognuno di loro per quello che mi ha donato, per quanto mi ha arricchito, per aver percorso insieme un piccolo tratto di strada.
Ma specialmente vorrei ringraziare Elena che si è fidata ciecamente e si è lanciata, ad occhi chiusi, anima e corpo in questa avventura; ma sopratutto Manu che mi sopporta nelle mie piccole manie, che mi dà la forza di buttarmi in nuove sfide, che mi sprona a superare i miei limiti e che ha scelto di condividere con me anche questa nuova, bellissima avventura.

PS: ma come è possibile che io sia già pronta per ripartire?!?!?!

Kruger Park

Il Kruger, mentre ci avviamo verso l’uscita, ci regala due ultime scene memorabili.
La prima è quella – un po’ macabra – di un impala morto accasciato sul ramo di un albero, evidentemente portato da qualche predatore in attesa di poter usufruire del suo pasto. La seconda invece è una soap opera fra giraffe! Ci avviciniamo a quella che sembra una famigliola di giraffe: una maschio, una femmina e una giraffina. Il maschio sta corteggiando la femmina, le gira intorno, si struscia sul suo collo, la annusa. Lei fa un po’ la preziosa. Allora lui insiste, diventa più “esplicito” e le mostra…“il gioiello di famiglia”…a quel punto lei sembra convincersi un po di più…ma ecco che dall’altra parte della strada provengono dei rumori e in un batter d’occhio arrivano correndo altri 2 maschi di cui uno prontamente scaccia il seduttore e si avvicina alla femmina in segno di protezione. Inizia una danza fra giraffe: il seduttore cerca un angolo scoperto per avvicinarsi alla femmina, gli altri due maschi cercano di tenerlo lontano e la femmina si gode la scena. Il piccolo in tutto questo è stato lasciato in un angolo a cercare di mangiare foglie per lui decisamente troppo in alto!! Ridiamo come matti facendo la voce fuori campo della soap opera!
Arriviamo a Johannesburg nel pomeriggio. Stasera saremo ospiti di alcune famiglie locali che ci accoglieranno a dormire nelle loro case. Arriviamo tutti in una delle case nella quale 3 mamas stanno preparando la nostra cena. Naturalmente si scatena un acquazzone proprio mentre scendiamo dalle macchine. La casetta nella quale arriviamo é piccola ma accogliente. Entriamo dalla porta sul retro che dà su un piccolo cucinino. Più avanti c’è un salotto con una vecchia televisione nel quale ci accomodiamo. Alle 6.30 ci  servono la cena. Hanno preparato pollo arrosto, pesce fritto, riso bollito, insalata di barbabietole, insalata di cavolo e carote e spinaci in padella. Il tutto è messo a buffet sul tavolo da cui ognuno si serve. Giochiamo un po’ con i nipotini di una delle signore che, incuriositi, sono venuti a conoscerci.
Dopo cena andiamo a fare un giro per Johannesburg. Non è consigliabile girare per la città da soli, sopratutto la sera, tranne che in due zone molto precise. Andiamo prima a vedere New Town che dovrebbe essere la piazza principale e moderna della città ma l’ambiente non ci sembra rassicurante e non scendiamo neanche dalle macchine. Andiamo poi a Melville, una zona, anzi una via, in cui ci sono un sacco di baretti e localini. C’è musica ovunque. Rimaniamo impressionati dal fatto che, benché ufficialmente l’integrazione sia totale, i bar sono frequentati o da bianchi o da neri. Troviamo un solo bar che sembra frequentato da entrambi. Esce bella musica e decidiamo di entrare. Presto capiamo che qui pero c’è un altro tipo di “separazione”…è frequentato quasi esclusivamente da gay. Trascorriamo una ultima serata divertentissima ballando e ridendo insieme!

Kruger Park

La mattina inizia veeeeeeeeeramente presto: 3.30 in piedi pronte per partire per il Safari. È buio pesto, saliamo su una jeep aperta sui lati e partiamo illuminando i bordi della strada con le torce in cerca di animali. Vediamo solo qualche impala e qualche kudu (delle antilopi con le corna attorcigliate, simbolo del parco). Piano piano aumenta la luce e il ranger inchioda per la prima volta. Chiediamo eccitati cosa abbia visto e subito vediamo sbucare un leprotto. Il ranger prova a spiegarci qualche cosa su di lui ma ci risediamo delusi senza neanche prestarsi attenzione. Dopo un po’ finalmente scorgiamo un gruppetto di leonesse con un giovane leone. Stanno sdraiati sul ciglio della strada, tranquilli. Probabilmente hanno mangiato da poco e non sentono lo stimolo della fame. Poco lontano un gruppetto di iene sgranocchia una carcassa lasciata dai leoni.
Li osserviamo ad occhio nudo e poi con il binocolo per apprezzare ogni dettaglio. Ripartiamo e dopo poco si ferma una macchina che ci segnala che più avanti sulla strada ci sono 2 leoni maschi anziani. Qui nel parco capiamo velocemente che questa è la regola non scritta: chiunque veda qualcosa di interessante si ferma per segnalarlo alle altre macchine di passaggio nella zona. Troviamo effettivamente i leoni. Sono vecchi, molto magri e un po’ malandati. La guida ci spiega che quando i leoni diventano vecchi e non sono più performanti nella caccia, vengono abbandonati dal gruppo e devono cavarsela da soli. Quest’anno il cibo scarseggia perché le piogge sono state poco abbondanti quindi questi leoni rischiano fortemente di morire di fame.
Torniamo al campo e dopo una buona colazione ri-usciamo con le nostre macchine per fare qualche altro giro. E questa volta siamo davvero fortunati: é la volta del leopardo…anzi di 2 leopardi!!! Il primo ci viene segnalato da una macchina su una strada sterrata poco lontana. I leopardi riposano quasi sempre sui rami dei grandi alberi quindi per vederli, a differenza di tutti gli altri grandi animali, bisogna tenere il naso all’insù. Troviamo il nostro amico bello addormentato su un ramo, all’ombra delle fronde, in tutta la sua bellezza. È davvero splendido. Ad un certo punto si alza, si stiracchia, sbadiglia e si siede come per guardarci. Ci sono 5/6 macchine che lo stanno osservando trattenendo il fiato. Dopo un po’ il leopardo si risdraia. Proseguiamo e dopo un po di gazzelle, scimmie, rinoceronti e faraone troviamo un altro agglomerato di macchine. Ci avviciniamo molto lentamente e la macchina di fronte ci dice che c’è un altro leopardo. Questo è ancora più vicino e se possibile più bello dell’altro!
Sulla via del ritorno assistiamo ad un a scena davvero toccante: sulla strada giace un cucciolo di scimmia morto, forse colpito da una macchina. Poco lontano la mamma urla disperata. Sopra volteggia un avvoltoio che dopo poco scende in picchiata cercando di portarsi via il cucciolo. Mamma scimmia si avvicina e con tutte le sue energie si rizza in piedi e urla a più non posso per scacciare l’uccello. La scena si ripete un paio di volte…mi piange il cuore.
Al tramonto facciamo l’ultimo safari. Vediamo un gruppetto di elefanti e il ranger ci racconto il loro rito di “sepoltura” dei morti: quando un elefante muore tutti gli altri lo accerchiano e gli danno dei colpetti con la proboscide fino a quando il corpo non diventa freddo e si assicurano così che sia davvero morto. Poi iniziano a fare un rumore particolare raspando sul terreno con le zampe in modo da richiamare sul luogo tutti gli elefanti in zona. Infine staccano un ramo da un albero e lo mettono sopra al corpo senza vita per indicarne la morte. Sorprendente.
Poco dopo il tramonto vediamo arrivare verso di noi un branco di licaoni. Solitamente scappano molto facilmente quindi spegnamo la jeep e ci mettiamo ad osservare. Dopo qualche minuto sentiamo un ruggito e con un balzo due leoni atterrano in mezzo alla strada proprio di fronte a noi. I licaoni scappano abbaiando.  Un leone marchia il territorio facendo pipì e mescolandola alla sabbia e l’altro verifica che l’odore sia sufficientemente forte per tenere a debita distanza i licaoni. Poi si strusciano e si acoccolano insieme sul ciglio della strada. Che giornata emozionante!! 🙂

Kruger Park

Oggi partiamo per l’ultima ma forse più importante tappa naturalistica del viaggio: il Kruger Park.

Dopo qualche ora di macchina entriamo in questa enerme riserva naturale. Non facciamo in tempo ad entrare nel parco che siamo accolti da zebre e giraffe che mangiano poco lontano dalla strada. L’altra differenza che notiamo subito è la grande presenza di uccelli: dai piccoli uccellini che vegetano sul dorso delle giraffe alle aquile e agli avvoltoi che non avevo mai visto da così vicino. Ci sono decine di uccellini coloratissimi e tutti diversi che svolazzano intorno alla macchina.

Proseguendo facciamo un nuovo incontro: scimmiette e babbuini. Passano da una parte all’altra della strada rincorrendosi con i piccoli appena nati aggrappati sulla schiena o sulla pancia. Un babbuino grande si ferma in mezzo alla strada, ci guarda e poi si sposta al lato della strada. Si siede, appoggia i polsi sulle ginocchia con le mani penzolanti come su un trono e si guarda intorno circospetto.

Continuiamo ad esplorare il parco. Dopo diversi km – o forse erano pochi ma fatti a 30km/h sembravano comunque tanti – passiamo sopra un ponte. Alla nostra sx si intravede una pozza e notiamo del movimento. Invertiamo la rotta e cerchiamo di scoprire chi si muove fra le fronde. Scopriamo con immensa gioia che sono due immensi bufali: possiamo aggiungere una spunta alla nostra check list dei Big Five. I Big Five sono i 5 animali più grandi visibili in zona, sono uno dei simboli più importanti del Sud Africa (su ogni banconota ne è rappresentato uno) e sono l’obiettivo di ogni turista che viene qui. Fino ad ora ne abbiamo visto 4: leone, rinoceronte, elefante e bufalo. Ce ne manca uno, quello più raro: il leopardo.
Arriviamo al campo che è il più grande del parco. Sembra di essere stati improvvisamente catapultati in America. Una squadra di ranger ci accoglie, ci sistema nelle nostre casette – ognuna con 3 letti, un bagnetto e una piccola cucina esterna – ci prenota i safari per il giorno dopo. Ci sono 3 ristoranti, 2 bar, 2 piscine e un supermercato fornitissimo con una cella frigo per le birre grande come camera mia!!

Anche oggi le temperature sono pazzescamente elevate: tocchiamo i 42 gradi. Cerchiamo un po di rinfresco in piscina ma l’acqua è più calda di quella delle vasche idromassaggio alla SPA e scappiamo. L’unica soluzione è un giro nella cella frigo e conseguente stappo di birretta ghiacciata in attesa della cena.

Hlane Park

Ci svegliamo alle 4.45 del mattino per andare in cerca di animali all’alba quando l’aria è ancora fresca ed è più probabile che loro non si nascondano all’ombra degli alberi. Partiamo con un ranger del parco su una jeep aperta in modo da poter avvistare bene gli animali. Dopo poco il ranger si ferma e ci indica un albero secco. Non vediamo niente ad occhio nudo ma con il binocolo vediamo un bel pitone allungato su un ramo. Proseguiamo e vediamo dei movimenti nell’erba. Ci avviciniamo e spuntano 3 grossi leoni che si lasciano avvicinare tranquillamente. Sono bellissimi!
Li osserviamo per un po’ poi ci allontaniamo e andiamo alla ricerca degli elefanti. Dopo poco avvistiamo una famigliola di elefanti con un cucciolo. Il papà si tiene un po’ distante mentre la mamma non perde d’occhio il piccolo che avrà all’incirca 1 anno. Ad un certo punto lui attraversa la strada proprio davanti a noi. La mamma se ne accorge e lo segue. Il piccolo si avvicina un po’ alla macchina e la mamma inizia a correre nella nostra direzione per allontanarci. Scatta un attimo di panico nei nostri occhi (ci hanno appena detto che gli elefanti corrono a 40km/h) ma il ranger prontissimo ingrana la retro e si allontana! Questi immensi pachidermi passano l’80% del loro tempo a mangiare e espellono il 40% del cibo ingerito senza digerirlo. Per questo il loro sterco secco è molto utile per accendere fuochi e quello fresco viene diluito nell’acqua e bevuto dalle popolazioni locali come medicina per i dolori di stomaco.
Spunta il sole e sale la mancanza di caffeina! Il ranger ferma la jeep, alza il paraschizzi per farne un piccolo tavolino di appoggio e tira fuori un thermos di caffè e un piatto di muffin…i miei occhi si trasformano in cuoricini.
Ci scaldiamo al sole e facciamo colazione in mezzo alla savana. Riprendiamo il nostro giro e rincorriamo due giraffe. Poi andiamo a caccia di famiglie di impala, gazzelle e antilopi. Questi animali normalmente hanno tempi di gestazione di 6 mesi e partoriscono nel mese di ottobre. Quest anno ha piovuto molto poco quindi l’alimentazione è stata carente. Per questo i tempi si sono allungati e la maggior parte delle femmine ha partorito ai primi di dicembre. Ecco perché ci sono decine di cuccioli che scorazzano con le mamme.
In mezzo alla strada un gruppo di gnu ci blocca la strada. Ci guardiamo intorno per cercare anche le zebre. Infatti il ranger ci racconta che spesso le due specie viaggiano in coppia perché gli uni hanno un udito molto sviluppato e gli altri l’olfatto quindi si aiutano nel prevenire gli attacchi dei predatori. Sono anche compatibili per quanto riguarda l’alimentazione in quanto gli uni mangiano le erbe alte, gli altri le erbe basse quindi possono cibarsi nelle stesse zone senza essere in competizione.
Rientriamo al campo dopo 3 ore molto soddisfatti. Passiamo il resto della giornata al campo, al riparo dal caldo – le temperature toccano i 40 gradi – ad osservare rinoceronti, ippopotami e coccodrilli che si rinfrescano nella pozza.

Hlane Park

Appena usciti dalla zona recintata intorno al Country Club, facciamo un simpatico incontro: a bordo strada c’è una giraffa che ci guarda pacifica. Pochi km dopo entriamo in uno dei 3 parchi nazionali dello Swaziland (il 90% del paese è parco Nazionale!!): Hlane park. Qui alloggiamo a Ndlovou Camp in delle casette di pietra con il tetto di paglia in mezzo alla sabbia. Davanti al Camp c’è l’unica grossa pozza del parco dove rinoceronti, ippopotami e coccodrilli passano gran parte della loro giornata a non fare niente con nostra grande gioia che godiamo della loro presenza a pochi metri di distanza.
Partiamo subito per fare un giro in macchina. Le strade sono tutte sterrate e la vegetazione abbastanza folta dato che qui è piena estate – come ci ricordano i 39 gradi all’ombra di oggi – quindi avvistare animali non è facilissimo. Ci dividiamo e manteniamo il contatto radio con le altre macchine in modo da avvisarsi in caso di avvistamenti. Finalmente spuntano 4 grandi giraffe che seguiamo per un po’. Il parco è pieno pieno di impala che spuntano da ogni angolo. I piccoli sono nati ai primi di dicembre quindi spesso dietro alle mamme spuntano 4 zampine traballanti dei cuccioli. Vediamo anche tanti gnu e qualche facocero. Dopo tre ore di ricerche rientriamo al campo esauriti dal caldo. Ceniamo a lume di candela, anzi a lume di lampada a petrolio che è l’unica fonte di luce che c’è al campo, e poi rimaniamo a bocca aperta per due ore sotto una delle stellate più incredibili che abbia mai visto.