Arzúa / Santiago di Compostela – 40 Km

 

Mi sveglio alle 3.30 pensando che sia gia l’ora di alzarsi. Prima di riuscire a riaddormentarmi passa un po’ di tempo e più che dai pensieri vengo travolta da un sacco di emozioni: la voglia di arrivare a Santiago dopo tutti questi km ma allo stesso tempo il desiderio che l’esperienza del cammino non finisca così presto, la speranza di arrivare a Santiago con qualcuno degli amici con cui abbiamo condiviso il cammino, la tristezza di lasciare Ila e Gigetto appena ritrovati, la voglia di arrivare con loro a Santiago anche se sappiamo che dovremo andare più veloci per arrivare entro stasera…

Usciamo e iniziamo da subito ad incontrare altri pellegrini, tra cui non mancano volti (o meglio ombre a quest’ora del mattino) conosciuti, ma siamo ancora tutti un po’ addormentati per chiacchierare.

Camminiamo per un po’ nel bosco, poi a bordo strada ma per fortuna sulla terra: essendo il tratto più frequentato del cammino qui fanno molta attenzione a non far camminare i pellegrini proprio sulla strada. Notiamo la differenza anche dal numero di bar che ci sono e soprattutto dal numero di questi che sono aperti alle 6 del mattino!!

Oggi dobbiamo fare 41 Km…quindi dosiamo bene le energie e  facciamo qualche pausa in più per rifocillarci. Per la prima volta incontriamo anche tanti pellegrini in bici che invidiamo tantissimo durante le discese. Ci sono pellegrini che vengono da 3 cammini diversi, la maggior parte zoppica o accusa dolori e conta i km che mancano ma tutti hanno la grinta di chi sta per concludere il cammino.

Attraversiamo molti paesini, molti pellegrini si fermano a Lavacolla e concluderanno il cammino domani. Saliamo fino al Monte Gozo, salita faticosa per la stanchezza e il cemento ma da lassù finalmente vediamo la meta: Santiago.
L’ingresso nella città è purtroppo rovinato dai grandi svincoli stradali che dobbiamo attraversare ma siamo troppo stanche per darci peso.

Mano a mano che ci avviciniamo al centro ci sono sempre più pellegrini che hanno già concluso il loro cammino che si mescolano a quelli che stanno arrivando e li incitano. Mi colpisce in particolare un ragazzo handicappato che ha fatto il suo cammino su una bici con i pedali a mano e ci urla di non mollare: non riesco a smettere di pensare alla sua forza di volontà e al sorriso con cui ci ha incoraggiato.
Il passo diventa sempre più veloce, le gambe vanno da sole: mancano 300 mt, mi salgono le lacrime agli occhi (anche a ripensarci), prendo Manu per mano ed entriamo nella piazza della cattedrale al suono delle cornamuse. Le lacrime mi scorrono sulle guance, un raggio di sole ha appena fatto capolino fra le nuvole: guardo in alto e dico GRAZIE!

Ci sdraiamo per terra al centro della piazza, gli zaini ancora addosso. Guardo la cattedrale di San Giacomo apostolo, la meta tanto attesa, ancora incredula e ripercorro mentalmente tutte le tappe di questi ultimi 11 giorni e mezzo. Il secondo giorno ho dubitato ce l’avremmo fatta, il terzo giorno ero certa che saremmo andate a Santiago il giorno dopo in pullman, il quarto giorno abbiamo fatto il patto che saremmo arrivate solo fino a Lugo, a 100 km da Santiago…e oggi invece siamo qui!!
Mi giro verso Manu e la ringrazio per aver stretto i denti ad ogni dolore (e sono stati tanti) che ha provato, per avermi dimostrato che è bello farsi aiutare e che solo così si possono battere i propri limiti, per essere stata la mia spalla nei momenti di difficoltà e avermi trascinata quando mi mancavano le forze, per avermi ricordato, ogni volta che serviva, che se la tua bocca guarda in sù a sorriso torna anche il buon umore.

Dico un grazie anche a Maimoú, la nostra mascotte, che ha creato un’occasione di gioco e di “rifugio” quando avevamo bisogno di una coccola.

Penso ai legami che abbiamo creato, in cui non importano l’età, il ritmo del cammino o le sofferenze fisiche ma importa solo la voglia di camminare insieme e condividere le emozioni del cammino. Penso alle prime tappe dove contava solo arrivare prima degli altri per avere il posto nell’albergue e le ultime dove, quando arrivavamo per prime, scrutavamo l’orizzonte sperando di veder arrivare i nostri compagni di viaggio.

Ci godiamo a lungo lo spettacolo dei pellegrini che arrivano, urlano, cantano, piangono, scattano foto e partecipiamo alla loro gioia.
Quando riusciamo a rialzarci ci rendiamo conto che ci fa male ogni singolo muscolo…e che abbiamo una fame boia!! Ci godiamo un buon pranzetto di pesce in un ristorantino vicino alla cattedrale dopo il quale andiamo a prendere la Compostela, il certificato ufficiale del pellegrinaggio, che “sigilla” i 343 Km fatti a piedi da Oviedo a Santiago.

Ma il vero cammino per me è finito il mattino dopo (motivo per cui ho aspettato a condividere questo post) per due ragioni.
La prima è che i nostri compagni di cammino sono arrivati il mattino dopo, senza di loro non era finito neanche il mio cammino ed accoglierli alla cattedrale è stato emozionante quasi come arrivare di nuovo: Ila e Gigetto, i Mantovani, i vet, Nico, i padovani.
La seconda è stata la meravigliosa messa degli italiani in cattedrale che ha magicamente dato un senso a tutto quel camminare, che mi ha aperto il cuore e che credo mi terrà “in cammino” ancora per molto tempo.

As Seixas / Arzúa – 30 km

Stamattina siamo pigre e rimandiamo persino la sveglia di 15 min! 😛 Usciamo con altri 2 pellegrini. Per fortuna siamo in forze e camminiamo da subito abbastanza veloci.

Il sentiero sale e prosegue in costa regalandoci una bella vista sull’alba. Camminiamo per 3 ore fino ad arrivare a Melide dove confluiscono il cammino del Norte, quello Primitivo e quello Francese. La cittadina è molto carina ma per noi cambia completamente il paesaggio: ci sono pellegrini che spuntano da ogni parte, di tutti i tipi e cartelli pubblicitari di qualsiasi cosa diretta ai pellegrini. Siamo un po’ frastornate.
Qui ci ricongiungiamo finalmente con Ila e Jason, che, nonostante un’assurda giornata che li ha costretti a fare 40km, arrivano provati ma felici della loro avventura.

Riprendiamo insieme il cammino chiacchierando e raccontandoci le diversissime esperienze dei due cammini: non solo altitudine, km, tipo di percorso sono differenti ma anche lo spirito delle persone che hanno incontrato, le motivazioni, i momenti di condivisione vissuti. È arricchente e bellissimo poter vivere questo scambio con delle persone che ti conoscono bene e che, avendo vissuto un’esperienza simile, ti possono davvero capire. Capiamo un po’ di più la differenza tra i cammini perché in questo tratto è pieno di pellegrini che camminano con noi, cosa a cui, sul nostro cammino in montagna, non eravamo assolutamente abituate.

Con ritmi un po’ altalenanti a seconda dei dolori dell’uno o dell’altro arriviamo a Ribadisco, un paesino meraviglioso sul fiume con casette in pietra e un bellissimo ponte romano. Buttiamo giù gli zaini e ci immergiamo fino alle ginocchia nell’acqua ghiacciata del fiume.

Arriviamo a Arzúa dopo gli ultimi 3 km e ci sistemiamo all’albergue dove soggiorniamo tutti insieme. Doccia e pranzo in centro (che non è particolarmente carino ma sicuramente vivace).
Dopo una siesta e la messa di ferragosto, per caso trovata in italiano con benedizione speciale per i pellegrini (che domani per gli ultimi 40 km ci servirà tutta!!) ci godiamo un’ultima birretta prima della nanna con un gruppetto di nuovi amici pellegrini.